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Legge 119/2018

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907 provvedimenti

Responsabilità solidale IVA: Il Fisco Non Incassa Due Volte
L'Agenzia delle Entrate richiede a una Società di Leasing il pagamento dell'IVA su un immobile. La Società non aveva versato l'imposta perché l'Azienda Utilizzatrice aveva presentato una dichiarazione d'intento. L'Azienda Utilizzatrice, in seguito, sana la propria posizione pagando il debito tramite una definizione agevolata. Il Fisco, però, pretende i soldi anche dalla Società di Leasing. La Corte di Cassazione stabilisce che, in caso di responsabilità solidale IVA, la pace fiscale fatta da un coobbligato vale anche per l'altro. Il Fisco non può incassare due volte la stessa imposta. La Cassazione dà ragione alla Società di Leasing e ordina un nuovo processo per verificare che l'imposta richiesta sia effettivamente la stessa già pagata.
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Utili extracontabili: la forma tardiva non batte il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria accerta maggiori ricavi non dichiarati in capo a una società a ristretta base familiare. Scatta la presunzione legale: gli utili extracontabili si considerano automaticamente distribuiti ai soci. L'azienda si difende sostenendo di aver inserito tali somme in una riserva non distribuibile nel bilancio redatto cinque anni dopo, in occasione di una sanatoria fiscale. I giudici di merito danno ragione all'impresa, ma la Cassazione ribalta il verdetto. Il contrasto è netto: la forma contabile postuma si scontra con la sostanza dell'evasione originaria. La Suprema Corte stabilisce che un'annotazione tardiva non basta a superare la presunzione di distribuzione. Serve la prova concreta che, nell'anno esatto in cui i fondi sono stati prodotti, questi siano stati effettivamente trattenuti o reinvestiti dall'azienda, e non intascati dai proprietari.
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Utili extracontabili: il bilancio tardivo non salva i soci
Il caso esamina un accertamento fiscale a carico di una società a responsabilità limitata a ristretta base familiare. L'Amministrazione Finanziaria contestava la presenza di utili extracontabili per l'anno 2017, presumendone la distribuzione ai soci e richiedendo le relative imposte. La società si difendeva sostenendo di aver sanato la posizione tramite rottamazione e di aver appostato tali somme in una riserva non distribuibile nel bilancio del 2019. Mentre i giudici di merito davano ragione all'azienda, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno chiarito che una registrazione contabile tardiva non è sufficiente a superare la presunzione di distribuzione. È necessaria una prova sostanziale che dimostri il reale accantonamento delle somme nell'anno in cui sono state prodotte.
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Presunzione di distribuzione degli utili: no ai bilanci postumi
L'Agenzia delle Entrate ha accertato ricavi non dichiarati in capo a una società a ristretta base familiare, imputando i relativi redditi ai soci in virtù della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili. I contribuenti si sono difesi sostenendo di aver superato tale presunzione inserendo i maggiori ricavi in una riserva non distribuibile nel bilancio di tre anni successivo, in occasione di una sanatoria fiscale. Mentre i giudici di merito hanno dato ragione ai soci, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Gli Ermellini hanno chiarito che un'operazione contabile postuma non costituisce prova contraria valida. La presunzione opera nell'anno in cui i ricavi occulti sono stati prodotti e richiede la dimostrazione di un effettivo accantonamento in quel preciso periodo d'imposta.
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Fisco e presunzione di distribuzione degli utili extracontabili
La vicenda esamina un accertamento fiscale a carico di una società a ristretta base familiare. L'Agenzia delle Entrate contestava la mancata applicazione delle ritenute su redditi di capitale, fondandosi sulla presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci per l'anno 2015. La società opponeva di aver superato tale presunzione inserendo i maggiori ricavi in una riserva non distribuibile nel bilancio 2019, a seguito di una rottamazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici supremi hanno stabilito che una registrazione contabile postuma ha valore meramente formale. Per vincere la presunzione, il contribuente deve dimostrare l'effettivo accantonamento delle somme nello stesso anno in cui i ricavi occulti sono stati prodotti, rendendo irrilevanti le manovre contabili tardive.
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Autotutela: estinzione del processo tributario
Una società di logistica ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che dichiarava inammissibile l'appello relativo a un atto di recupero di un credito d'imposta. Durante la pendenza del giudizio, l'Agenzia delle Entrate ha esercitato il potere di **Autotutela**, annullando integralmente la pretesa impositiva. Di conseguenza, le parti hanno richiesto congiuntamente l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, disponendo la compensazione delle spese e confermando che l'estinzione esclude il raddoppio del contributo unificato.
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Termine breve per ricorso in Cassazione: il Fisco decade
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole ai soci di una società di persone estinta. Uno dei soci ha aderito alla definizione agevolata, determinando l'estinzione del giudizio nei suoi confronti. Per gli altri soci, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il punto centrale riguarda il mancato rispetto del **termine breve per ricorso in Cassazione**. La sentenza d'appello era stata infatti notificata all'ufficio finanziario da uno dei soci mesi prima del deposito del ricorso. Poiché le posizioni dei soci sono considerate cause dipendenti e inscindibili, la notifica effettuata da un solo soggetto fa decorrere il termine per impugnare verso tutti i partecipanti al processo, rendendo nullo l'intervento tardivo dell'amministrazione finanziaria.
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Raddoppio dei termini per l’accertamento e pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a una società immobiliare e ai suoi soci, riguardante un accertamento per plusvalenze non dichiarate. Il punto centrale della controversia riguardava la legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento in presenza di violazioni con rilievo penale. Mentre l'Ufficio sosteneva la tempestività dell'atto basandosi sulla normativa vigente, i contribuenti eccepivano la decadenza del potere impositivo. Durante il giudizio di legittimità, i contribuenti hanno presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della normativa sulla pace fiscale. La Corte di Cassazione, preso atto dell'adesione alla sanatoria e del mancato deposito di istanze di trattazione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'efficacia della definizione agevolata sulla pretesa tributaria originaria.
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Cessazione della materia del contendere e spese legali
Una contribuente otteneva in primo grado l'annullamento di cartelle esattoriali con condanna dell'ente alla rifusione delle spese. Durante l'appello, interveniva lo stralcio dei debiti sotto i mille euro previsto dalla legge. Il giudice d'appello dichiarava la cessazione della materia del contendere e compensava le spese di entrambi i gradi. La contribuente ricorreva in Cassazione sostenendo che la compensazione dovesse riguardare solo l'appello, mantenendo il diritto al rimborso del primo grado. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cessazione della materia del contendere derivante da una norma di legge comporta la caducazione di tutte le pronunce precedenti non definitive, imponendo la compensazione totale delle spese per l'intera controversia.
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Definizione agevolata: estinzione del processo fiscale
Una società commerciale ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla detraibilità IVA per l'acquisto di merci. Dopo una decisione sfavorevole in appello, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società ha scelto di aderire alla definizione agevolata prevista dalla normativa vigente, depositando la prova del pagamento della prima rata. La Suprema Corte, riscontrata la regolarità della domanda, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Estratto di ruolo: guida alla sua impugnabilità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un contribuente che intendeva impugnare un estratto di ruolo per far valere la prescrizione di crediti tributari. La decisione ribadisce che, in assenza di atti esecutivi o notifiche irregolari, manca l'interesse ad agire richiesto dall'Art. 100 c.p.c. Inoltre, l'annullamento automatico dei debiti sotto i mille euro previsto dal D.L. 119/2018 giustifica la compensazione delle spese legali.
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Rottamazione cartelle: stop al giudizio in Cassazione
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria in merito a un contenzioso tributario riguardante una società immobiliare. Al centro della disputa vi è la rottamazione cartelle invocata dai contribuenti per estinguere i debiti derivanti da accertamenti su compravendite immobiliari ritenute incongrue. La Corte ha disposto il rinvio della causa per permettere la notifica formale della documentazione relativa al pagamento delle rate della definizione agevolata, al fine di verificare se permanga l'interesse dell'ufficio a proseguire il giudizio.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di accertamento relativo a IRES, IVA e IRAP, contestando la ricostruzione induttiva dei ricavi operata dall'Agenzia delle Entrate. Dopo che i giudici di merito avevano dato ragione alla contribuente, la causa è approdata in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla normativa sulla pace fiscale. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro i termini di legge, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, ponendo fine alla lite tributaria.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società di rappresentanza ha impugnato un avviso di accertamento relativo a IRES, IRAP e IVA per l'anno 2007. Durante il giudizio di legittimità, la parte ha richiesto la definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del D.L. 119/2018. Avendo documentato il pagamento della prima rata e non essendo intervenuto alcun diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione conferma che la definizione agevolata comporta la chiusura della lite senza raddoppio del contributo unificato, restando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rottamazione-ter e stop al giudizio in Cassazione
Una società contribuente ha impugnato diversi avvisi di accertamento relativi a Ires, Irap e Iva per gli anni 2008-2010. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha richiesto la cessazione della materia del contendere avendo aderito alla Rottamazione-ter. La Corte di Cassazione ha rilevato che l'estinzione del giudizio è subordinata al perfezionamento della definizione agevolata e alla prova dei pagamenti. Per tale motivo, la Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo, ordinando all'Agenzia delle Entrate di verificare la regolarità della procedura e la sua estensione a tutti gli atti impugnati.
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Sospensione termini processuali: le regole del cumulo
La Corte di Cassazione ha analizzato la complessa interazione tra diverse tipologie di sospensione termini processuali nel rito tributario. Il caso riguardava una società calzaturiera che aveva impugnato sanzioni per ritenute non versate. La Suprema Corte ha confermato che la sospensione per la definizione agevolata delle liti fiscali si cumula con quella prevista per l'emergenza Covid-19, ma assorbe la sospensione feriale ordinaria. Tuttavia, la sentenza di merito è stata cassata poiché il giudice d'appello aveva erroneamente applicato il principio del giudicato, ritenendo annullata una sanzione sulla base di una sentenza che riguardava un diverso avviso di accertamento relativo a operazioni intracomunitarie, e non quello oggetto del contendere.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla detrazione IVA per l'acquisto di un complesso immobiliare. Dopo una sentenza favorevole in appello, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società ha richiesto di aderire alla definizione agevolata prevista dal D.L. n. 119/2018. Nonostante un iniziale diniego, l'amministrazione finanziaria ha successivamente ammesso la contribuente al ravvedimento operoso per il versamento delle somme dovute. Avvenuto il pagamento, entrambe le parti hanno richiesto l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, portando alla chiusura definitiva della lite.
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Rottamazione ter: estinzione del giudizio in Cassazione
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria basata su cartelle di pagamento asseritamente mai notificate. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il caso è giunto in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, il ricorrente ha aderito alla Rottamazione ter, provvedendo al pagamento delle prime rate. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, precisando che l'adesione alla definizione agevolata, anche se il pagamento non è ancora integrale, è sufficiente a chiudere il processo senza che la sentenza impugnata passi in giudicato.
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Consolidato fiscale: effetti della sanatoria
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a una società controllata in merito a presunti ricavi omessi derivanti da operazioni di transfer pricing. La contestazione riguardava la cessione di impianti a società estere del gruppo senza l'adeguata contabilizzazione di servizi di assistenza. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, la società capogruppo ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che nel regime di consolidato fiscale la sanatoria della controllante estingue la pretesa tributaria anche verso la controllata.
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Definizione agevolata: stop alle liti fiscali
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento relativo a Ires, Irap e Iva per l'anno d'imposta 2008. Durante la pendenza del giudizio in Cassazione, la contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del D.L. 119/2018, provvedendo al regolare versamento degli importi dovuti. L'Amministrazione Finanziaria ha confermato la regolarità della procedura, procedendo allo sgravio dei ruoli e dichiarando di non avere ulteriori pretese. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese di lite a carico della parte che le ha anticipate.
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