LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.P.R. 917/1986 — Anno 2026

Pagina 3 di 31

616 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Estensione del giudicato favorevole: annullato l’atto al socio
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un socio per recuperare imposte derivanti dal maggior reddito attribuito a una società di persone ormai estinta. L'atto di accertamento societario presupposto era stato notificato violando il termine di attesa di sessanta giorni previsto dallo Statuto del Contribuente. Successivamente, un altro socio della medesima compagine ha ottenuto una decisione definitiva di annullamento dell'atto impositivo per lo stesso vizio procedurale. Gli eredi del primo socio hanno chiesto l'estensione del giudicato favorevole per azzerare la pretesa fiscale nei propri confronti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'estensione del giudicato favorevole ad opera di un socio beneficia l'intera compagine sociale per quanto riguarda i vizi comuni del reddito societario, rendendo illegittima la tassazione del singolo.
Continua »
Litisconsorzio necessario studio associato: rinvio in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso accertamenti IRPEF verso due professionisti per i redditi di partecipazione relativi a un ente professionale cessato prima della notifica degli atti. I giudici di secondo grado avevano annullato la pretesa fiscale ritenendo formato un giudicato favorevole. L'ufficio finanziario ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha analizzato la questione del litisconsorzio necessario studio associato, ossia la necessità di integrare il contraddittorio tra tutti gli associati e l'associazione estinta. Data la rilevanza della materia per l'uniformità dell'orientamento giurisprudenziale, la Cassazione ha rinviato la causa a nuovo ruolo per consentire la trattazione in pubblica udienza.
Continua »
Abuso del diritto: lecita la vendita di quote invece di immobili
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente l'abuso del diritto per aver costituito una società apposita, rivalutato le quote con imposta agevolata e poi ceduto le partecipazioni a un gruppo terzo per la compravendita di un immobile. Il Fisco riteneva che l'operazione mascherasse una cessione immobiliare diretta per eludere la tassazione ordinaria sulle plusvalenze. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, chiarendo che la compravendita indiretta di beni tramite quote è lecita se sostenuta da reali esigenze organizzative ed economiche.
Continua »
Abuso del diritto tributario: lecite le quote societarie
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente l'abuso del diritto tributario per la costituzione di una nuova società, l'acquisto di un immobile bancario, la successiva rivalutazione delle quote societarie con imposta agevolata e la loro tempestiva vendita a un gruppo commerciale. Il Fisco ha riqualificato l'operazione come cessione diretta dell'immobile, pretendendo le maggiori imposte sulla plusvalenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che la costituzione di una società non è elusiva se imposta dalle condizioni della procedura di vendita o giustificata da complesse esigenze gestionali e urbanistiche. La Suprema Corte ha cassato la decisione di secondo grado con rinvio per una nuova valutazione del caso.
Continua »
Cessione quote e abuso del diritto tributario: operazione valida
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente l'abuso del diritto tributario per aver costituito una società immobiliare, acquistato un immobile e ceduto le quote societarie rivalutate a una grande azienda dopo pochi mesi. Il Fisco riteneva che l'operazione mascherasse una vendita diretta del bene per eludere le imposte sulla plusvalenza immobiliare. I giudici hanno invece confermato la piena legittimità dell'operazione. Il contribuente ha dimostrato l'esistenza di valide ragioni economiche extrafiscali, come l'accesso a linee di credito bancarie, l'esecuzione di lavori di ristrutturazione e la persistente operatività della società. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, ribadendo che il risparmio fiscale lecito è una facoltà garantita dalla legge.
Continua »
Diniego di annullamento in autotutela: Fisco condannato
L'Amministrazione Finanziaria ha opposto un rifiuto all'istanza presentata da una lavoratrice per quattro avvisi di accertamento ormai definitivi. La lavoratrice chiedeva la cancellazione dei ruoli su redditi percepiti in Germania e già tassati nello Stato estero. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la decisione dell'ufficio riscontrando sia l'applicazione della convenzione contro le doppie imposizioni, sia la contrarietà del rifiuto all'interesse generale. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contestando soltanto la legittimità dell'accertamento iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso pubblico. Il giudizio sul diniego di annullamento in autotutela riguarda solo la presenza di un interesse pubblico alla rimozione dell'atto e non i vizi dell'accertamento definitivo. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese.
Continua »
Accertamento fiscale al socio prestanome: risponde chi è socio
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a una società di persone per operazioni inesistenti. Di conseguenza, ha recuperato a tassazione il reddito imputato al socio detentore del novantacinque per cento delle quote. Il socio ha impugnato l'atto sostenendo la mancata allegazione del verbale di verifica fiscale e la sua natura di mero prestanome estraneo alla gestione aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'accertamento fiscale al socio prestanome. I giudici hanno chiarito che non occorre allegare il verbale se l'atto impositivo ne riproduce i punti essenziali. Inoltre, la qualità formale di socio comporta l'imputazione automatica dei redditi per trasparenza, a prescindere dall'effettiva gestione o dall'incasso dei profitti. Il socio deve pagare le spese legali.
Continua »
Contributi Cassa Forense: niente arretrati per i giudici onorari
Un avvocato ha opposto una cartella esattoriale avente ad oggetto i Contributi Cassa Forense richiesti dall'ente di previdenza per l'attività di giudice onorario di tribunale svolta dal 2007 al 2010. L'ente sosteneva l'obbligo di versamento mediante l'applicazione analogica delle norme dettate per i giudici onorari aggregati. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso dell'ente previdenziale. La Corte ha stabilito che prima della riforma del 2012 non sussisteva alcun obbligo normativo di versare i Contributi Cassa Forense sulle indennità percepite dai giudici onorari di tribunale. La disciplina speciale prevista per altre figure onorarie non si applica per analogia e la legge successiva non ha valore retroattivo. Di conseguenza, la pretesa dell'ente è illegittima e l'atto viene annullato.
Continua »
Consolidato nazionale e trasferimento ROL: le regole del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento emessa nei confronti di un gruppo societario. L'ufficio contestava il mancato rispetto delle formalità dichiarative della controllata. La Corte di Cassazione ha confermato la validità in tema di consolidato nazionale e trasferimento ROL, stabilendo che la volontà dell'azienda si desume dal comportamento concludente e dalla lettura unitaria delle dichiarazioni. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria per omessa pronuncia, in quanto i giudici d'appello avevano totalmente trascurato di decidere sulla legittimità della sanzione irrogata per indebita compensazione. La causa è stata rinviata per un nuovo esame limitatamente al profilo sanzionatorio.
Continua »
Definizione agevolata: il Fisco chiude il contenzioso estero
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, sostenendo che mantenesse in Italia il centro dei propri interessi economici nonostante la residenza formale alle Isole Samoa. L'Ufficio ha quindi richiesto le imposte sugli interessi maturati su depositi bancari esteri. Dopo il decesso del contribuente, gli eredi hanno proseguito il giudizio. Nelle more del processo davanti alla Corte di Cassazione, gli eredi hanno aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, saldando l'importo concordato. L'amministrazione finanziaria ha attestato la regolarita dei pagamenti ed ha chiesto la fine della causa. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e stabilito che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
Continua »
Dichiarazione fraudolenta: per il sequestro contano i costi netti
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di sequestro preventivo emessa a carico dell'Indagato per i reati di dichiarazione fraudolenta e autoriciclaggio. L'Indagato gestiva numerose locazioni brevi e i giudici di merito avevano qualificato i guadagni come reddito d'impresa, calcolando l'imposta evasa sui ricavi lordi e senza dedurre i costi. La Cassazione ha stabilito che, per verificare il superamento della soglia di punibilità del reato tributario, l'imposta va quantificata sul reddito netto, deducendo le spese d'impresa inerenti. Se la deduzione dei costi riporta l'imposta evasa sotto la soglia di legge, il reato tributario viene meno e cade anche l'accusa di autoriciclaggio. La causa è stata rinviata per un nuovo calcolo dell'imposta effettiva.
Continua »
Esenzione ICI immobili pubblici: no alle società commerciali
Un'azienda gestrice di fondi immobiliari ha impugnato un avviso di accertamento relativo al mancato pagamento delle imposte comunali su alcuni beni. La società sosteneva di aver diritto all'esenzione ICI immobili pubblici in quanto gli immobili svolgevano funzioni di interesse generale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha stabilito che le società di capitali non possono beneficiare dell'agevolazione. Il beneficio richiede sia la natura non commerciale del possessore sia l'utilizzo diretto dell'immobile per finalità esenti. L'uso indiretto o la presenza di una società commerciale escludono il beneficio fiscale. La società soccombente deve pagare le imposte pretese dal Comune e le spese di giudizio.
Continua »
Deducibilità spese di sponsorizzazione: stop ai tagli del Fisco
L'Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente la deducibilità spese di sponsorizzazione erogate ad associazioni sportive dilettantistiche, applicando anche il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha chiarito che la deducibilità spese di sponsorizzazione a favore di compagini sportive dilettantistiche gode di una presunzione assoluta di inerenza entro il limite legale di 200.000 euro. Se la società beneficiaria svolge una concreta attività promozionale, il Fisco non può disconoscere la spesa. Inoltre, i giudici hanno escluso il raddoppio dei termini per il calcolo dell'IRAP, dato che le violazioni di questa imposta non prevedono sanzioni penali. La Corte ha quindi cassato la decisione impugnata e rinviato la causa per un nuovo giudizio.
Continua »
Costi documentati non deducibili senza principio di competenza
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società la deduzione di costi per difetto di imputazione temporale, emettendo un avviso di accertamento. Il giudice d'appello aveva inizialmente dato ragione al contribuente, sostenendo che la mera presenza della documentazione fiscale rendesse le spese deducibili. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la semplice fatturazione non garantisce la deducibilità se manca il rispetto del principio di competenza. Le norme di imputazione temporale dei componenti di reddito sono infatti tassative e inderogabili. Un costo relativo a prestazioni di servizi deve essere imputato all'esercizio in cui la prestazione è completata, indipendentemente dalla data della fattura o dal pagamento. La Suprema Corte ha dunque accolto il ricorso dell'ufficio, cassando la sentenza con rinvio per un nuovo esame della controversia.
Continua »
Dichiarazione infedele e vendita d’arte: condanna confermata
Un medico professionista subisce una condanna penale per il reato di dichiarazione infedele. Il professionista ha omesso di indicare nelle dichiarazioni dei redditi e IVA i guadagni derivanti dalla vendita di preziose opere d'arte e oggetti di valore. I beni venivano esposti nel proprio studio ed esibiti a clienti facoltosi. Inoltre, il contribuente ha applicato indebitamente l'esenzione IVA su prestazioni di medicina estetica senza dimostrarne la finalità terapeutica. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale. Il giudice ha chiarito che la vendita ripetuta di opere d'arte configura un'attività speculativa occasionale soggetta a tassazione. Pertanto, il ricorso del contribuente viene interamente rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Abuso del diritto escluso nella cessione di quote societarie
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente l'abuso del diritto per aver costituito una società allo scopo di acquistare un immobile e cedere successivamente le partecipazioni rivalutate, tassate con imposta sostitutiva agevolata, invece di vendere direttamente l'edificio. Il Fisco riteneva l'operazione priva di sostanza economica e finalizzata solo al risparmio d'imposta. I giudici di secondo grado hanno confermato l'accertamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, cassando la sentenza. Gli Ermellini hanno chiarito che il bando di gara imponeva l'acquisto da parte di persone giuridiche e che la gestione societaria rispondeva a precise esigenze organizzative, di ristrutturazione edilizia e di limitazione del rischio patrimoniale. La Cassazione ha demandato al giudice del merito una nuova valutazione approfondita di tali ragioni economiche ed extrafiscali.
Continua »
Abuso del diritto tributario: lecita la vendita di quote
L'Agenzia delle Entrate contestava a una contribuente l'abuso del diritto tributario per aver costituito una società immobiliare, acquistato un immobile e poi ceduto le partecipazioni sociali rivalutate a un gruppo commerciale con imposta sostitutiva agevolata, invece di cedere direttamente l'immobile. Il Fisco riteneva la compagine societaria un mero schermo elusivo per azzerare le plusvalenze ordinarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Erario. I giudici hanno confermato che l'operazione possedeva una concreta sostanza economica, documentata dalle pratiche edilizie svolte per valorizzare l'immobile prima della vendita. Il contribuente ha il diritto di scegliere legittimamente l'opzione fiscale più vantaggiosa offerta dalla legge senza incorrere in elusione.
Continua »
Abuso del diritto tributario: quote societarie e immobili
L'Agenzia delle Entrate contestava a diversi contribuenti l'abuso del diritto tributario per aver costituito una società al solo scopo di acquistare un immobile e cedere successivamente le relative quote sociali rivalutate a un terzo acquirente. Secondo il Fisco, l'operazione mascherava una vendita immobiliare diretta per fruire di un regime fiscale agevolato. I contribuenti si difendevano evidenziando che il bando di vendita bancario imponeva la partecipazione in forma societaria e che la struttura rispondeva a precise esigenze organizzative e di gestione del rischio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti: la creazione di una società ad hoc non costituisce automaticamente un artificio elusivo se giustificata da vincoli contrattuali, complessità urbanistiche o limitazione della responsabilità patrimoniale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione del merito.
Continua »
Proventi illeciti e omessa dichiarazione dei redditi: la condanna
Due soggetti condannati per commercio illecito di beni contraffatti subiscono una condanna penale per omessa dichiarazione dei redditi. Gli imputati non avevano dichiarato al Fisco oltre trecentomila euro di proventi illeciti, superando la soglia di punibilità. La difesa eccepisce la violazione del diritto di non autoincriminarsi, sostenendo che dichiarare i guadagni avrebbe compromesso la difesa nel parallelo processo penale, e contesta la divisione a metà dei profitti. La Corte di Cassazione respinge i ricorsi. I giudici confermano che i guadagni illegali costituiscono redditi imponibili. L'obbligo fiscale di dichiarare le somme percepite prevale sul diritto al silenzio e non richiede l'indicazione della causale delittuosa. In assenza di patti diversi tra concorrenti nell'illecito, il reddito va imputato in quote paritarie.
Continua »
Bancarotta fraudolenta patrimoniale: scissione e debiti
I giudici di merito condannavano un imprenditore per bancarotta fraudolenta patrimoniale. L'accusa contestava una scissione parziale che aveva trasferito immobili per oltre 4,8 milioni di euro a una nuova società, lasciando la ditta originaria con ingenti debiti fiscali fino al fallimento dichiarato otto anni dopo. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna con rinvio. La Corte ha chiarito che il giudice deve verificare la reale messa in pericolo del credito erariale. Nella disciplina tributaria la società beneficiaria della scissione risponde dei debiti fiscali pregressi in modo solidale e illimitato, a differenza dei debiti civili ordinari. I giudici di merito hanno omesso di esaminare la capienza economica della nuova impresa e l'effettiva prosecuzione dell'attività aziendale.
Continua »