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D.P.R. 917/1986 — Anno 2025

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489 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Accertamento per relationem: i limiti dell’obbligo
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte dirette e IVA relative all'anno 2006. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento, chiarendo che in un accertamento per relationem non è necessario allegare atti già noti al contribuente, come un verbale di constatazione da lui firmato. La Corte ha inoltre validato l'uso di presunzioni gravi, precise e concordanti, come i valori OMI e i mutui di importo superiore al prezzo dichiarato, per ricostruire i ricavi non dichiarati. La sentenza è stata cassata con rinvio solo per la parte relativa alle sanzioni, in quanto il giudice di secondo grado aveva omesso di pronunciarsi su quel specifico motivo.
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Esterovestizione: Cassazione su sede fittizia all’estero
Una società di telecomunicazioni con sede legale in Austria è stata accusata di esterovestizione dall'Agenzia delle Entrate per aver fittiziamente localizzato la propria residenza fiscale all'estero al fine di evadere l'IVA in Italia. Dopo che le commissioni tributarie di merito avevano dato ragione alla società, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno errato nel non considerare il complesso degli elementi probatori presentati dall'Amministrazione finanziaria, che indicavano la sede effettiva e il centro decisionale della società in Italia. Il semplice pagamento di alcune imposte nello stato estero non è sufficiente a escludere l'esterovestizione se tutti gli altri indizi portano alla conclusione opposta. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Legittimazione del fallito: quando può agire in giudizio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza tributaria favorevole a una società, poi fallita. La Cassazione ha stabilito che la legittimazione del fallito a proseguire il giudizio è subordinata alla prova della 'mera inerzia' del curatore fallimentare. La corte territoriale aveva errato nel non accertare tale condizione, portando alla cassazione della sentenza con rinvio.
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Motivazione per relationem: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria che si basava su un'altra decisione non ancora definitiva. La Corte ha stabilito che la motivazione per relationem è illegittima se non riproduce e valuta criticamente il contenuto richiamato, configurandosi altrimenti come 'motivazione apparente'. Il caso riguardava l'accertamento fiscale a carico di un socio, legato a quello della società partecipata.
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Motivazione per relationem: quando la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria che si basava su una decisione non ancora definitiva riguardante la società partecipata. La Corte ha stabilito che una motivazione per relationem è illegittima se non riproduce e valuta criticamente il contenuto dell'atto richiamato, configurandosi come 'motivazione apparente' e violando il diritto di difesa del contribuente.
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Scissione parziale: responsabilità e fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di fallimento di una società turistica a seguito di una scissione parziale. Nonostante il trasferimento di importanti asset a una società beneficiaria, la società scissa è rimasta insolvente e responsabile per ingenti debiti tributari. La Corte ha ritenuto che la scissione non fosse totale, dato che alla scissa era rimasto un ramo d'azienda con valore economico. Di conseguenza, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società beneficiaria, sottolineando che la valutazione della natura della scissione è un accertamento di fatto e che la rateizzazione dei debiti da parte di terzi non esclude lo stato di insolvenza della debitrice originaria priva di patrimonio.
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Reddito d’impresa: affitto non basta per qualifica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice locazione di immobili, anche se ristrutturati, non è sufficiente per qualificare l'attività come generatrice di reddito d'impresa. Nel caso specifico, un contribuente aveva ristrutturato e affittato un intero edificio. L'Agenzia delle Entrate contestava la detraibilità delle spese, sostenendo si trattasse di attività d'impresa. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, sottolineando che l'attività contestata si era svolta in anni successivi a quello oggetto di accertamento, rendendola irrilevante ai fini della qualificazione del reddito per quell'annualità.
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Tassazione plusvalenza e ritardo P.A.: le novità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19093/2025, stabilisce un principio fondamentale sulla tassazione plusvalenza derivante da occupazione usurpativa. Sebbene tali somme siano generalmente tassabili, l'imposta non è dovuta qualora il pagamento da parte della Pubblica Amministrazione avvenga con un ritardo ingiustificato, tale da far ricadere l'operazione sotto un regime fiscale successivo e più oneroso per il cittadino. La Corte ha rinviato il caso al giudice di merito per verificare la sussistenza di tale ritardo.
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Onere della prova contribuente: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21526/2025, ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni, confermando che l'onere della prova riguardo l'inerenza e l'esistenza dei costi deducibili spetta interamente al contribuente. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato maggiori ricavi basandosi su dati OMI e dichiarazioni degli acquirenti, e la non deducibilità di costi per fatture con luogo di destinazione della merce incongruente. La Corte ha ritenuto legittimo l'accertamento, sottolineando che non è sufficiente la mera contabilizzazione di un costo per provarne la deducibilità. Il ricorso è stato accolto solo in relazione alla mancata pronuncia del giudice di merito sull'entità delle sanzioni, con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Contribuzione volontaria: quando è vietata la prosecuzione?
La richiesta di pensione di un lavoratore è stata respinta a causa della sovrapposizione tra la sua contribuzione volontaria e una preesistente iscrizione obbligatoria a un altro fondo previdenziale (Gestione Separata). La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso e ribadendo il divieto di cumulare le due forme di contribuzione per gli stessi periodi.
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Deduzione ammortamenti: chi deduce in affitto d’azienda?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il locatore (concedente) di un ramo d'azienda può legittimamente effettuare la deduzione ammortamenti sui beni aziendali, a condizione che nel contratto sia presente un'esplicita deroga alla disciplina del Codice Civile. Questa deroga deve attribuire al locatore l'onere di conservare l'efficienza dell'organizzazione e degli impianti. La Corte ha chiarito che la validità di tale clausola non è inficiata dalla presenza di altre pattuizioni che pongono a carico dell'affittuario le spese di manutenzione ordinaria, in quanto si tratta di due tipologie di costi ben distinte.
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Responsabilità direttore lavori: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui limiti della responsabilità del direttore dei lavori in un complesso caso di vizi edilizi. La sentenza chiarisce che il professionista non risponde automaticamente di ogni difetto, ma solo per le violazioni del suo specifico dovere di vigilanza. Il caso riguardava la costruzione di una villa, dove il committente aveva citato in giudizio l'architetto e diverse imprese per gravi difetti. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva esteso la condanna dell'architetto oltre i motivi del suo ricorso, violando il divieto di 'reformatio in peius', e che gli aveva attribuito una responsabilità generica per tutti i vizi, senza distinguere tra errori esecutivi delle imprese e reali carenze di supervisione.
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Operazioni inesistenti: la prova del pagamento non basta
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva permesso a un contribuente di dedurre parzialmente i costi di presunte operazioni inesistenti basandosi sulla sola prova dei pagamenti tracciabili. La Corte ha ribadito che, di fronte a indizi di fittizietà forniti dall'Agenzia delle Entrate, l'onere della prova grava sul contribuente, il quale deve dimostrare l'effettiva esecuzione della prestazione, non bastando la mera esibizione di fatture e pagamenti. La motivazione della corte inferiore è stata giudicata 'apparente' e quindi nulla.
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Costi operazioni inesistenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di costi operazioni inesistenti, annullando la decisione di una corte di merito. Il caso riguardava una società vinicola che aveva dedotto costi da fatture emesse da società fittizie, alcune delle quali tramite un'azienda intermediaria. La corte inferiore aveva erroneamente riqualificato le operazioni da 'oggettivamente inesistenti' a 'soggettivamente inesistenti', permettendo la deduzione dei costi. La Cassazione ha censurato questa conclusione per la sua palese contraddittorietà, ribadendo che i costi per operazioni oggettivamente inesistenti non sono mai deducibili e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Attività d’impresa: quando la gestione immobiliare lo è
Un contribuente contestava la qualifica di 'attività d'impresa' attribuita alle sue operazioni immobiliari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che una serie coordinata di operazioni, come l'acquisto, la ristrutturazione e la successiva locazione o vendita di immobili a terzi, integra i requisiti di professionalità e organizzazione tipici dell'attività d'impresa, superando la mera gestione patrimoniale.
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Accertamento induttivo: la Cassazione decide
Una società produttrice di latticini ha subito un accertamento induttivo a causa di gravi irregolarità contabili. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del metodo di accertamento, ma ha annullato la sentenza per un errore nel calcolo degli utili attribuiti al socio di maggioranza, rinviando il caso per un nuovo giudizio su questo specifico punto.
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Contributi previdenziali: redditi da S.a.s. inclusi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore autonomo, iscritto alla gestione commercianti, deve versare i contributi previdenziali sulla totalità dei redditi d'impresa, includendo anche quelli derivanti dalla partecipazione come socio accomandante in una S.a.s., anche se non svolge attività lavorativa in tale società. La decisione si fonda sul principio di trasparenza fiscale applicabile alle società di persone, che qualifica tali proventi come reddito d'impresa per il socio.
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Risarcimento danno tassabile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19275/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla tassabilità del risarcimento del danno. Il caso riguarda una lavoratrice che ha ricevuto una somma a titolo di risarcimento per l'illegittima reiterazione di contratti a termine da parte di un'amministrazione pubblica. La Corte ha chiarito che tale somma non è automaticamente un reddito imponibile. È necessario verificare se il risarcimento ha una funzione sostitutiva di un reddito mancato (lucro cessante), nel qual caso è tassabile, oppure se ristora un danno di natura diversa, non patrimoniale o da 'danno comunitario', nel qual caso è esente da imposte. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio perché non aveva compiuto questa fondamentale distinzione.
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Categoria catastale: vincolante per l’esenzione ICI
La Corte di Cassazione ha stabilito che la categoria catastale di un immobile, una volta accertata con sentenza passata in giudicato, è vincolante per il Comune ai fini dell'esenzione ICI. Anche se l'ente locale non ha partecipato al giudizio catastale, deve rispettarne l'esito. La Corte ha quindi respinto i ricorsi del Comune che pretendeva il pagamento dell'imposta su un immobile giudizialmente riconosciuto come rurale (categoria D/10) e quindi esente.
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Territorialità IVA: consulenza o servizi su beni?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale. Il caso riguardava la corretta qualificazione di servizi ai fini della territorialità IVA. La Corte ha stabilito che i servizi di controllo qualità e confezionamento di prodotti ortofrutticoli non sono consulenza, ma prestazioni relative a beni mobili. Di conseguenza, l'IVA è dovuta nel luogo di esecuzione (Italia) e non nel paese del committente, rendendola detraibile per il rappresentante fiscale della società estera.
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