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D.P.R. 917/1986 — Anno 2024

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388 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Onere della prova rimborso: tassazione fondi pensione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28605/2024, ha chiarito che l'onere della prova rimborso IRPEF spetta interamente al contribuente. Il caso riguardava la richiesta di un ex dirigente di applicare una tassazione agevolata al 12,5% sulla parte di liquidazione del fondo pensione ritenuta 'rendimento'. La Corte ha stabilito che, per ottenere il beneficio, il contribuente deve dimostrare concretamente che tali somme derivano da un effettivo investimento sul mercato finanziario, non essendo sufficiente una certificazione generica dell'ex datore di lavoro.
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COSAP concessionario autostradale: quando è dovuto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria autostradale è tenuta al pagamento del COSAP (Canone per l'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche) per l'occupazione del soprassuolo comunale con viadotti. La Corte ha chiarito che, ai fini del pagamento, rileva la gestione economica e funzionale dell'infrastruttura, che genera profitto per il concessionario, e non la proprietà formale del bene, che appartiene allo Stato. L'occupazione, in assenza di un titolo concessorio specifico rilasciato dal Comune, è considerata presupposto sufficiente per l'imposizione del canone.
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Plusvalenza terreni: la Cassazione decide
In un caso riguardante la vendita di lotti di terreno ereditati, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che annullava l'accertamento per plusvalenza terreni. La motivazione chiave risiede nel brevissimo lasso di tempo (18 giorni) tra l'approvazione del piano di lottizzazione e la vendita, ritenuto insufficiente a generare un reale incremento di valore tassabile.
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Plusvalenza diritto superficie: non tassabile su terreni
Una società energetica acquista diritti di superficie e servitù su terreni agricoli per un parco eolico. L'Agenzia Fiscale richiede una ritenuta, qualificando i corrispettivi come 'redditi diversi'. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la plusvalenza diritto superficie su terreni agricoli non è tassabile, poiché non si tratta né di aree fabbricabili né di obblighi personali 'di permettere', ma di diritti reali.
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Assegnazione socio cooperativa: non è ricavo tassabile
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assegnazione di un immobile da parte di una cooperativa edilizia a un proprio socio non costituisce un'operazione che genera ricavo tassabile ai fini IRES e IRAP. L'Amministrazione finanziaria aveva erroneamente equiparato tale operazione a una cessione di beni, tassando il corrispettivo come ricavo. La Suprema Corte ha invece chiarito che, data la natura mutualistica della cooperativa, l'assegnazione socio cooperativa è un'operazione che avviene al costo e non mira al profitto. Di conseguenza, il valore dell'assegnazione non deve essere ricompreso tra i ricavi del conto economico, ma gestito contabilmente nello stato patrimoniale, senza generare materia imponibile.
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Plusvalenza da esproprio: la prova spetta al Fisco
Una contribuente vende un terreno a una società ferroviaria in una procedura di esproprio. L'Agenzia delle Entrate tassa la plusvalenza, ma la Cassazione conferma l'annullamento dell'avviso. La plusvalenza da esproprio è tassabile solo se il terreno si trova in zone omogenee A, B, C o D. L'onere di provare tale collocazione grava sull'Amministrazione Finanziaria. Poiché il terreno era in "zona F" (servizi pubblici), la tassazione era illegittima.
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Costi deducibili: la Cassazione e l’antieconomicità
Una società si è vista negare la deducibilità di ingenti costi di locazione a fronte di ricavi da sublocazione molto inferiori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, sebbene l'inerenza dei costi sia un giudizio qualitativo, una palese antieconomicità può essere un sintomo della mancanza di inerenza, rendendo i costi deducibili non ammissibili. L'Ufficio ha quindi legittimamente contestato la sproporzione macroscopica tra i costi sostenuti e i ricavi generati.
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Deducibilità perdita su crediti: il nesso con l’attività
Un'azienda tessile concede una fideiussione milionaria a un'altra società, sostenendo fosse parte di una strategia commerciale. A seguito del fallimento della società garantita, l'azienda paga il debito e deduce la perdita. L'Agenzia delle Entrate nega la deducibilità, ritenendo l'operazione estranea all'oggetto sociale. La Cassazione conferma, sottolineando che l'azienda non ha fornito prove concrete del collegamento tra la garanzia e la propria attività d'impresa, rendendo la deducibilità della perdita su crediti illegittima.
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Deducibilità perdita su crediti: il nesso di inerenza
La Corte di Cassazione nega la deducibilità di una perdita su crediti derivante da una fideiussione. Una società aveva garantito un'altra entità sperando in una futura collaborazione commerciale, ma l'accordo non si è mai concretizzato. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove documentali solide che dimostrino il nesso di inerenza con l'attività d'impresa, la perdita non può essere dedotta fiscalmente, poiché l'operazione appare come una scelta finanziaria slegata dall'oggetto sociale e priva di adeguate garanzie.
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Differenza da recesso: è un costo deducibile?
Una società a responsabilità limitata aveva dedotto come costo la somma extra pagata a un socio receduto, nota come differenza da recesso. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione. La Corte di Cassazione ha confermato la non deducibilità, qualificando tale importo non come un costo operativo, ma come una remunerazione del capitale, la cui deduzione è vietata dalla normativa fiscale (art. 109 TUIR).
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Tassazione indennità fine rapporto: no a riduzioni
Una contribuente ha richiesto il rimborso di imposte versate su un'indennità di fine rapporto, sostenendo di aver diritto a una specifica riduzione percentuale. L'Agenzia delle Entrate ha negato tale riduzione. La Corte di Cassazione ha confermato la posizione dell'Agenzia, stabilendo che la riduzione sulla tassazione indennità fine rapporto è applicabile solo se il fondo previdenziale è alimentato da contributi diretti del lavoratore, condizione assente nel caso di specie.
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Imposta di registro diritto di superficie: No al 15%
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27293/2024, ha stabilito che la costituzione di un diritto di superficie su un terreno agricolo per la realizzazione di un impianto fotovoltaico non è soggetta all'aliquota del 15%. La Corte chiarisce la distinzione tra "costituzione" e "trasferimento" di un diritto reale, escludendo l'applicabilità della norma sull'imposta di registro per il trasferimento di terreni agricoli. La decisione si basa su un'interpretazione letterale della legge, sottolineando che la creazione di un diritto di superficie non equivale a un trasferimento di proprietà. L'Agenzia delle Entrate è stata anche sanzionata per lite temeraria per aver insistito in un ricorso manifestamente infondato.
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Utili extra bilancio: l’avviso al socio è valido?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avviso di accertamento per la presunta distribuzione di utili extra bilancio a un socio di una società a ristretta base è valido, anche se l'atto presupposto notificato alla società presenta vizi di notifica. La mancata notifica alla società non invalida automaticamente l'accertamento al socio, ma gli consente di contestare nel merito le pretese del Fisco.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Una società di ristorazione e i suoi soci impugnano un accertamento induttivo per maggiori ricavi. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'Amministrazione Finanziaria può basare l'accertamento su una pluralità di indizi gravi, precisi e concordanti che rendono inattendibile la contabilità, non limitandosi a un singolo elemento come l'omessa emissione di scontrini.
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Transfer pricing: la scelta del metodo di calcolo
Una società produttrice contesta un accertamento fiscale basato sul transfer pricing. La Corte di Cassazione chiarisce che non esiste una gerarchia predefinita tra i metodi di calcolo, come il TNMM e il CUP. La scelta deve ricadere sul metodo più aderente al caso concreto. La sentenza viene cassata con rinvio solo per l'omessa pronuncia sulla rideterminazione delle sanzioni.
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Scomputo Ritenute d’Acconto: la Cassazione decide
Una società si è vista negare il diritto allo scomputo ritenute d'acconto per l'anno 2009, poiché l'Agenzia delle Entrate riteneva che la deduzione dovesse avvenire secondo il principio di competenza economica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che per lo scomputo delle ritenute si applica la regola specifica dell'art. 22 TUIR, basata sul momento in cui la ritenuta è stata operata (principio di cassa), e non il principio generale di competenza economica (art. 109 TUIR) che riguarda i componenti di reddito. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Giudicato penale tributario: l’impatto sulla lite
L'Agenzia delle Entrate contesta l'annullamento di un accertamento fiscale basato unicamente su una sentenza di assoluzione penale. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione sul giudicato penale tributario e l'impatto di recenti riforme legislative, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza emettere un verdetto finale.
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Perdite su crediti: i limiti alla deduzione fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 26123/2024, ha chiarito i limiti di deducibilità delle perdite su crediti. L'Agenzia Fiscale contestava a una società il superamento del limite forfettario per la svalutazione dei crediti. La Corte ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. È stato ritenuto che la società avesse correttamente distinto tra le svalutazioni forfettarie, soggette a limiti percentuali (art. 106 TUIR), e le perdite su crediti effettive e documentate relative ad anni precedenti, integralmente deducibili senza limiti (art. 101 TUIR). La Cassazione ha ribadito di non poter riesaminare nel merito le prove, giudicando la valutazione della corte d'appello immune da vizi logici.
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Principio di competenza: la consegna per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25845/2024, interviene sul principio di competenza fiscale. Il caso riguarda un'azienda produttrice di macchinari a cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'imputazione di ricavi all'anno in cui i beni erano stati resi disponibili nel proprio magazzino, anziché nell'anno successivo in cui erano stati effettivamente spediti e installati. La Corte ha stabilito che, ai fini fiscali, la 'consegna' che determina il momento impositivo non è la mera messa a disposizione, ma il trasferimento materiale della disponibilità del bene dal venditore all'acquirente. Pertanto, i ricavi devono essere imputati all'esercizio in cui i beni escono dalla sfera di controllo del venditore.
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Principio di competenza: la consegna fisica è decisiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25788/2024, ha stabilito un punto fermo sul principio di competenza fiscale. Una società produttrice di macchinari aveva registrato i ricavi nell'anno in cui i beni erano stati resi disponibili nel proprio magazzino, prima della spedizione e montaggio presso il cliente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato tale prassi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, chiarendo che, ai fini fiscali, la 'consegna' che determina il momento di imputazione del ricavo per la vendita di beni mobili coincide con il trasferimento della disponibilità materiale del bene, ovvero quando questo esce fisicamente dalla sfera del venditore. La mera comunicazione della disponibilità al ritiro non è sufficiente.
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