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D.P.R. 633/1972 — Sezione Seconda Civile

29 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 633/1972

Provvigione mediatore immobiliare: dovuta anche senza incarico formale
L'Agenzia Immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione mediatizia a L'Acquirente per la compravendita di terreni. L'Acquirente ha contestato l'intervento del mediatore, sostenendo di aver trattato direttamente con I Venditori. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno riconosciuto il diritto dell'Agenzia alla provvigione, aggiungendo l'IVA. La Cassazione ha rigettato il ricorso de L'Acquirente. Ha ribadito che il diritto alla Provvigione mediatore immobiliare sorge se l'attività del mediatore ha favorito la conclusione dell'affare, anche se l'acquirente non ha formalmente incaricato il mediatore o ha trattato direttamente. L'IVA è un onere accessorio dovuto.
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Accollo debiti e compensazione prezzo: la Cassazione decide
Una società acquirente ha acquistato macchinari aziendali per un prezzo complessivo di 200.000 euro, trattenendo contrattualmente 90.000 euro per il TFR dei dipendenti assunti. In seguito, l'acquirente ha preteso di ridurre ulteriormente il prezzo da versare alla venditrice, trattenendo altre somme per ferie e permessi non goduti dai lavoratori. La società ha invocato la tesi dell'accollo debiti e compensazione prezzo. La Corte di Cassazione ha confermato che l'acquirente non può ridurre unilateralmente il prezzo pattuito per debiti pregressi non espressamente previsti nel contratto, specie senza provare di aver già pagato i lavoratori. Inoltre, l'eventuale ritardo nell'emissione della fattura non esonera dal versare l'IVA al venditore. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'acquirente, condannandola al pagamento del saldo prezzo residuo.
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Risarcimento del Danno IVA: Quando l’Imposta non è Dovuta
Un'Azienda Danneggiata ha citato in giudizio un Fornitore per i danni subiti al tetto di un capannone, chiedendo il risarcimento per la riparazione. La controversia è giunta in Cassazione, che ha dovuto chiarire se l'IVA pagata per le riparazioni dovesse rientrare nel "Risarcimento del danno IVA" e da quando dovessero decorrere gli interessi. La Corte ha stabilito che se l'Azienda Danneggiata ha la possibilità di detrarre l'IVA, questa non deve essere inclusa nel risarcimento. Ha inoltre precisato che gli interessi devono calcolarsi dalla data dei singoli esborsi e fino all'effettivo pagamento, non fino alla data della sentenza.
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Risarcimento danni con IVA e garanzie nei contratti
I proprietari di un condominio hanno citato in giudizio la società committente e l'impresa appaltatrice per i danni strutturali causati dagli scavi per un'autorimessa interrata. La Corte d'Appello ha riconosciuto il risarcimento danni con IVA anche in assenza di fatture per riparazioni già eseguite. I giudici di merito hanno inoltre condannato la committente a manlevare l'appaltatrice in virtù di una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato che l'IVA spetta sempre al danneggiato a prescindere dall'esecuzione immediata dei lavori. Gli Ermellini hanno invece annullato la decisione sulla manleva: assumere l'onere di stipulare una polizza assicurativa non equivale automaticamente all'obbligo di garantire in proprio l'appaltatore negligente.
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Rivalsa IVA nell’appalto: niente rimborso senza fattura
Un'impresa edile ha eseguito lavori di ristrutturazione su un immobile per conto di una società committente. L'appaltatore ha richiesto il pagamento di un presunto saldo e l'addebito delle imposte sui compensi già incassati. Il tribunale e la corte d'appello hanno accertato la presenza di vizi nelle opere, disponendo addirittura la restituzione di somme a favore del cliente. L'impresa ha impugnato la decisione contestando la valutazione dei difetti e pretendendo la rivalsa IVA nell'appalto. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dell'appaltatore. I giudici hanno stabilito che, in assenza di regolare emissione della fattura, il costruttore non può esigere il versamento dell'IVA dal committente. Tale pretesa si tradurrebbe in un ingiusto arricchimento a danno del cliente.
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Rivalsa IVA: l’impresa chiede il saldo ma deve restituire i soldi
Un'impresa edile ha chiesto ai committenti il saldo dei lavori di ristrutturazione. I committenti hanno dimostrato di aver già pagato una somma superiore al dovuto, ottenendo la condanna dell'impresa alla restituzione della differenza. L'impresa ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando una errata valutazione dei pagamenti e rivendicando il diritto alla rivalsa IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che il diritto alla rivalsa IVA non può sorgere in mancanza dell'emissione della relativa fattura da parte del prestatore del servizio e in assenza di una specifica domanda giudiziale formulata nel primo grado di giudizio. Di conseguenza, l'impresa perde definitivamente la causa e deve rimborsare le spese legali.
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IVA nel contratto di appalto: si paga oltre il prezzo concordato
Un committente ha impugnato la decisione che lo condannava a pagare il saldo dei lavori e l'IVA all'impresa edile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'IVA nel contratto di appalto è dovuta per legge oltre al prezzo pattuito. Infatti, mentre il corrispettivo dei lavori deriva dall'accordo tra le parti, l'obbligo di pagare l'IVA discende direttamente dalle norme fiscali dello Stato. Di conseguenza, il committente deve rimborsare l'imposta all'appaltatore anche se l'accordo iniziale non la menzionava espressamente.
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Gravi difetti di costruzione: quando il rustico non fa sconti
L'Acquirente di un immobile al rustico ha citato in giudizio l'Impresa Costruttrice richiedendo il risarcimento dei danni per ritardata consegna, la restituzione dell'IVA e l'eliminazione di alcuni vizi alle pareti privi di isolamento termico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente. La Corte ha chiarito che la quietanza di pagamento del prezzo non comprende automaticamente l'IVA, salvo accordo contrario. Inoltre, il danno da ritardo per un immobile consegnato al rustico non può essere calcolato sul valore locativo di una casa finita. Infine, la mancanza di isolamento termico su una porzione limitata di muro non integra i gravi difetti di costruzione previsti dall'articolo 1669 del codice civile, poiché non compromette la funzionalità globale dell'edificio.
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Principio di irretroattività: no a sconti IVA su vecchi acconti
Un promittente venditore ha contestato il calcolo del saldo dovuto per il trasferimento di due immobili, stabilito con sentenza ex art. 2932 c.c. La Corte d'Appello aveva detratto dal saldo l'IVA versata sugli acconti tra il 2001 e il 2002, applicando un'esenzione introdotta solo nel 2006. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del venditore, stabilendo che il regime fiscale degli acconti si determina al momento del pagamento. Applicare l'esenzione successiva viola il principio di irretroattività della legge (Art. 11 preleggi). La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Onere della prova IVA: spetta alla ditta dimostrare il prezzo
Un committente si opponeva al decreto ingiuntivo richiesto da una ditta per il saldo della fornitura e posa di infissi, lamentando infiltrazioni d'acqua e sostenendo che l'IVA fosse già inclusa nel prezzo. La Corte d'Appello respingeva l'opposizione, ritenendo che spettasse al committente dimostrare che il prezzo pattuito comprendesse l'imposta. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova IVA: spetta al creditore che richiede il pagamento dimostrare se l'IVA sia inclusa o esclusa dal corrispettivo concordato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del committente limitatamente a questo aspetto, rinviando la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Patrocinio a spese dello Stato: no a interessi senza fattura
Un avvocato, dopo aver difeso soggetti ammessi al patrocinio a spese dello Stato, ha richiesto il pagamento dei suoi compensi presentando una semplice fattura pro forma. Il Ministero della Giustizia ha ritardato il pagamento richiedendo la fattura fiscale effettiva. L'avvocato ha quindi agito in giudizio per ottenere gli interessi. La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere il pagamento dei compensi legali legati al patrocinio a spese dello Stato è indispensabile presentare la fattura fiscale e non una semplice nota pro forma, poiché quest'ultima non ha valore fiscale. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del professionista limitatamente alla sproporzione delle spese legali liquidate dal Tribunale, che superavano i limiti tariffari per una causa di valore esiguo, rinviando la decisione per una corretta quantificazione.
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Rivalsa IVA senza fattura: il committente vince contro l’impresa
Un committente ha affidato a un'impresa edile la ristrutturazione di un immobile. Sorge una controversia sui pagamenti e sui difetti delle opere. L'appaltatore riceve acconti per 21.000 euro senza emettere fattura. La Corte d'Appello calcola l'imposta sull'intero importo dei lavori, sottraendo poi l'acconto. La Cassazione accoglie il ricorso del committente, stabilendo che la rivalsa IVA senza fattura non è ammessa. Per gli acconti non fatturati al momento del pagamento, l'imposta non può essere pretesa dal cliente. Inoltre, la Suprema Corte rileva una motivazione apparente nella riduzione dei danni operata in appello, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Danni da infiltrazioni: il Condominio paga tutto, anche al condomino
Una società immobiliare, proprietaria di un locale in un supercondominio, subisce danni da infiltrazioni provenienti da parti comuni. La Cassazione stabilisce che si applica la regola della responsabilità solidale del condominio. Questo significa che tutti i condomini sono responsabili per l'intero importo del danno nei confronti del danneggiato, anche se quest'ultimo è a sua volta un condomino. Il danneggiato ha diritto al risarcimento totale da parte del condominio, che poi provvederà internamente a ripartire la spesa tra tutti i proprietari, compreso quello danneggiato, in base ai millesimi. La Corte ha anche affrontato una questione tecnica relativa all'inclusione dell'IVA nel risarcimento.
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Vizio di ultrapetizione: Condannata a pagare più del richiesto
Una cliente contesta il saldo per lavori di ristrutturazione. L'impresa ottiene un decreto ingiuntivo per una certa somma. La Corte d'Appello, però, condanna la cliente a pagare un importo superiore a quello originariamente richiesto. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, riconoscendo il cosiddetto 'vizio di ultrapetizione'. I giudici hanno stabilito che un tribunale non può condannare una parte a pagare più di quanto le è stato chiesto, violando un principio fondamentale del processo civile. Il caso è stato quindi rinviato a un'altra sezione della Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Ritardo consegna: risarcimento e detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società di costruzioni che ha richiesto il risarcimento per il ritardo consegna di un'autovettura di lusso. La Corte ha confermato che le fatture quietanzate per il noleggio di un veicolo sostitutivo costituiscono prova idonea del danno. Tuttavia, ha stabilito che l'IVA pagata non è risarcibile se la società acquirente può detrarla fiscalmente, trattandosi di un bene strumentale. Infine, è stato chiarito che una diffida ad adempiere successiva alla scadenza dei termini non sana il ritardo già maturato.
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Accettazione dell’opera: l’uso vale come ok
Un committente si rifiutava di saldare il corrispettivo a un'impresa edile, sostenendo la mancata consegna formale dell'opera e la presenza di vizi. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che l'utilizzo dell'immobile da parte del committente costituisce un'accettazione dell'opera per fatti concludenti. Questo comportamento prevale sulla mancanza di un verbale di consegna formale e fa sorgere il diritto dell'appaltatore al pagamento, anche in presenza di difetti di modesta entità che non impediscono l'uso del bene.
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Promessa di pagamento del debito altrui: è nulla
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31296/2023, ha stabilito che la promessa di pagamento del debito altrui, effettuata con un atto unilaterale come un'email, è da considerarsi giuridicamente nulla. La Corte ha chiarito che l'istituto della promessa di pagamento, previsto dall'art. 1988 c.c., ha solo un effetto processuale di inversione dell'onere della prova e può riguardare esclusivamente un debito proprio del dichiarante, non potendo creare nuove obbligazioni a carico di terzi. Per assumere il debito di un'altra persona sono necessari specifici contratti come l'espromissione.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Un acquirente ha presentato ricorso alla Suprema Corte dopo essere stato condannato in appello al pagamento di forniture agricole. La Corte di appello aveva fondato la sua decisione su una motivazione apparente, presumendo la distruzione dei documenti di trasporto. La Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che l'ipotesi di un giudice non può costituire un 'fatto noto' per provare la consegna, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Prova del credito: testimoni più forti di fatture?
Una debitrice si oppone a un decreto ingiuntivo contestando l'irregolarità formale delle fatture. I tribunali di merito, tuttavia, confermano il debito basandosi sulla prova del credito fornita da testimoni. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso finale, stabilendo che la valutazione dell'attendibilità delle testimonianze spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. La decisione ribadisce inoltre le regole procedurali per contestare la capacità di un testimone.
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Responsabilità disciplinare notaio: il caso dei mutui
Un notaio è stato sospeso per tre mesi per aver sistematicamente redatto contratti di compravendita con prezzi 'gonfiati' per consentire agli acquirenti di ottenere mutui di importo superiore ai limiti di legge. Questa condotta è stata considerata una grave violazione della responsabilità disciplinare del notaio. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, sottolineando la violazione del dovere di chiarezza, del decoro professionale e della leale concorrenza, ma ha annullato l'addebito del doppio contributo unificato.
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