L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un'azienda di rivendita auto, recuperando l'IVA relativa all'acquisto di dodici veicoli. Secondo i verificatori, il fornitore era una società cartiera e l'operazione rientrava in una frode carosello IVA. L'amministrazione ha ritenuto l'acquirente consapevole dell'illecito. Dopo la decisione favorevole all'azienda in secondo grado, l'Agenzia si è rivolta alla Corte di Cassazione lamentando l'errata ripartizione dell'onere della prova sulla buona fede dell'acquirente. La Suprema Corte, evidenziando la complessità della fattispecie e la presenza di eccezioni formali sul ricorso, non ha deciso la causa nell'immediato. Con ordinanza interlocutoria, la Corte ha rinviato il procedimento alla Quinta Sezione per la trattazione approfondita in pubblica udienza.
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