Un socio di una società in nome collettivo ha impugnato una cartella di pagamento per debiti IVA e IRAP, invocando il beneficio di preventiva escussione previsto dall'art. 2304 c.c. La Corte di Giustizia Tributaria aveva inizialmente accolto il ricorso, ritenendo che il fisco non avesse provato adeguatamente l'insufficienza del patrimonio sociale. La Corte di Cassazione ha però ribaltato il verdetto. I giudici hanno stabilito che la produzione del modello Unico della società, indicante un patrimonio netto negativo, costituisce prova certa dell'incapienza sociale. Inoltre, per quanto riguarda l'IRAP, la Suprema Corte ha chiarito che il beneficio non è applicabile poiché l'imposta grava direttamente sui soci per il principio di trasparenza, rendendo la loro responsabilità primaria e non sussidiaria.
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