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D.Lgs. 152/2006 — Sezione Terza Penale

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491 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 152/2006

Ne bis in idem: no in reati ambientali permanenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per reati ambientali e urbanistici. La Corte ha escluso l'applicazione del principio del ne bis in idem, distinguendo nettamente tra la condotta di 'raccolta' di rifiuti, oggetto di un precedente procedimento, e quella di 'smaltimento' e 'realizzazione di discarica abusiva', contestata nel nuovo giudizio. È stata inoltre ribadita la natura di reato permanente della discarica abusiva, la cui consumazione perdura nel tempo.
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Confisca profitto reato: si calcola il lordo o il netto?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un sequestro preventivo per traffico illecito di rifiuti. La sentenza ribadisce due principi fondamentali sulla confisca del profitto del reato: primo, il profitto da confiscare è il vantaggio economico lordo, senza detrarre i costi sostenuti per l'attività illecita; secondo, in caso di concorso di persone, l'intero profitto può essere sequestrato a un singolo concorrente in base al principio solidaristico.
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Scarico industriale: reato anche senza tubazioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per scarico industriale non autorizzato. La sentenza chiarisce che qualsiasi sistema di deflusso stabile, anche non una tubazione, integra il reato. Viene inoltre discussa l'inapplicabilità della particolare tenuità del fatto per condotte perduranti e la discrezionalità del giudice nel commisurare la pena.
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Legittimazione ricorso confisca: chi può opporsi?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11618/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro la confisca di beni aziendali. La decisione si fonda sulla carenza di legittimazione del ricorrente, il quale, pur essendo possessore e preposto della società proprietaria, non vantava un diritto di proprietà o altro interesse qualificato alla restituzione. Questo caso evidenzia come la semplice disponibilità materiale di un bene non sia sufficiente per esercitare la legittimazione al ricorso contro la confisca.
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Gestione illecita rifiuti: la Cassazione chiarisce
Un imprenditore, titolare di una cava, durante i lavori di scavo rinviene rifiuti precedentemente interrati da terzi. Anziché bonificare l'area e avvisare le autorità, sposta e accumula i rifiuti in un'altra zona del sito. Condannato per gestione illecita rifiuti nei primi due gradi di giudizio, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte respinge le sue difese nel merito, chiarendo che anche chi sposta rifiuti altrui compie un'attività di gestione sanzionabile. Tuttavia, accoglie il motivo relativo all'errata applicazione di una pena congiunta (arresto e multa) invece che alternativa (arresto o multa). Nonostante ciò, la Corte dichiara l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione e annulla la sentenza di condanna senza rinvio.
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Traffico illecito di rifiuti: competenza territoriale
La Corte di Cassazione interviene su un caso di traffico illecito di rifiuti per chiarire i criteri di determinazione della competenza territoriale. La sentenza dichiara inammissibile il rinvio pregiudiziale di un Tribunale, giudicandolo esplorativo, e coglie l'occasione per definire il momento consumativo del reato. Viene stabilito che la competenza si radica nel luogo in cui la condotta organizzata, continuativa e su ingenti quantitativi diventa penalmente rilevante, non necessariamente dove avviene lo stoccaggio finale o si realizza il profitto.
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Gestione dei rifiuti: reato anche per il biogas
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10236/2024, ha stabilito che la violazione delle prescrizioni relative alla gestione del biogas in una discarica integra il reato di illecita gestione dei rifiuti. Anche se il biogas non è di per sé un rifiuto, le norme che ne regolano l'estrazione e il trattamento sono considerate funzionali alla corretta gestione dei rifiuti smaltiti, facendo scattare la responsabilità penale per l'amministratore e non una mera sanzione amministrativa.
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Rito abbreviato: prove decisive e onere della prova
La Corte di Cassazione annulla una sentenza di condanna per porto di arma impropria e di assoluzione per particolare tenuità del fatto per trasporto illecito di rifiuti. La decisione è stata annullata perché il giudice di merito, nel contesto di un rito abbreviato, ha erroneamente escluso delle prove difensive decisive, depositate tempestivamente. Inoltre, la Corte ha chiarito che, per il reato di porto di arma impropria, è necessario prima accertare la concreta idoneità offensiva dell'oggetto, e solo dopo valutare la giustificazione del porto.
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Tenuità del fatto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero contro una sentenza di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il caso riguardava lo smaltimento illecito di carcasse animali da parte dell'amministratore di un parco faunistico. La Corte ha stabilito che il ricorso era inammissibile perché non rispettava il principio di autosufficienza, non avendo allegato le prove (chat e testimonianze) che avrebbero dovuto dimostrare la sistematicità della condotta, elemento chiave per escludere la tenuità del fatto.
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Stoccaggio rifiuti: reato permanente e prescrizione
La Cassazione Penale conferma che lo stoccaggio rifiuti non autorizzato è un reato permanente. Il ricorso di un imprenditore, condannato per aver stoccato oltre 15.000 taniche per dialisi, è stato dichiarato inammissibile. La prescrizione decorre solo dalla cessazione della condotta illecita, ovvero dalla rimozione dei rifiuti.
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Sospensione condizionale pena: annullamento senza rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una sentenza di condanna per gestione illecita di rifiuti. Il motivo risiede nella totale assenza di motivazione da parte del giudice di merito riguardo alla negata sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte, accertata l'omissione e la presenza dei presupposti, ha concesso direttamente il beneficio, annullando la sentenza su quel punto senza necessità di un nuovo processo.
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Rifiuto liquido: quando le acque reflue diventano reato
Il titolare di un'officina è stato condannato per gestione illecita di rifiuti. In Cassazione, ha sostenuto di non produrre liquidi inquinanti. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che le acque di lavorazione stoccate in una vasca Imhoff, senza un collegamento diretto alla fognatura, non sono più semplici acque reflue ma un vero e proprio rifiuto liquido, la cui gestione necessita di specifiche autorizzazioni.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su tenuità del fatto
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile presentato da due amministratori contro una sentenza di assoluzione per particolare tenuità del fatto. Il caso riguardava il superamento dei limiti di stoccaggio di rifiuti. La Suprema Corte ha respinto i motivi relativi alla mancata assunzione di una prova e alla presunta illogicità della motivazione, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Notifica persona giuridica: conoscenza effettiva vale?
Una società impugna un sequestro probatorio, ma il ricorso viene dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione chiarisce che, ai fini del termine per l'impugnazione, la 'conoscenza effettiva' del provvedimento da parte del legale rappresentante equivale alla notifica persona giuridica formale, anche se quest'ultima non è stata eseguita correttamente. La coincidenza tra la figura dell'indagato e quella del vertice aziendale rende la conoscenza del provvedimento immediata e certa per la società.
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Gestione illecita rifiuti: la sentenza della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imprenditore accusato di gestione illecita rifiuti RAEE. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il trasporto non autorizzato di rifiuti implica un deposito preliminare illecito, provabile anche senza un sopralluogo specifico. Inoltre, è stato ribadito che l'uso dell'acronimo 'RAEE' nell'imputazione non la rende generica. Sono state respinte anche le richieste di applicazione della causa di non punibilità e delle attenuanti generiche.
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Particolare tenuità del fatto e condotta post reato
Un imprenditore, condannato per aver modificato il proprio impianto senza autorizzazione, ha ottenuto l'annullamento della sentenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel non considerare la condotta successiva al reato, come l'immediata attivazione per regolarizzare la situazione e ridurre le emissioni, ai fini della valutazione della particolare tenuità del fatto che esclude la punibilità.
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Scarico non autorizzato: quando è reato ambientale?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di scarico non autorizzato a carico dell'amministratore di una società di trasporti. La sentenza chiarisce che lo sversamento di acque derivanti dal lavaggio di automezzi industriali in fognatura pubblica, senza permesso, costituisce reato ambientale anche se lo scarico è solo periodico o non attivo al momento dell'ispezione. È stato inoltre ribadito che le acque piovane, una volta entrate in contatto con sostanze inquinanti, sono a loro volta considerate reflui industriali e necessitano di autorizzazione per essere scaricate.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore contro il sequestro preventivo di un autocarro. Il veicolo era stato utilizzato per il trasporto di terre da scavo, sospettate di essere rifiuti illecitamente smaltiti su un terreno agricolo. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, confermando la validità della misura cautelare basata sulla presenza del 'fumus commissi delicti' e del 'periculum in mora', nonostante la documentazione prodotta dalla difesa, giudicata ininfluente o creata a posteriori.
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Traffico illecito di rifiuti: quando è ingente?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per traffico illecito di rifiuti. La sentenza conferma che il requisito dell'"ingente quantitativo" (nel caso di specie, 20 tonnellate di tessili) si valuta sul complesso delle operazioni e che il reato è di pericolo presunto, non richiedendo la prova di un danno ambientale effettivo. La Corte ha inoltre respinto le argomentazioni che miravano a una rilettura dei fatti, ribadendo i limiti del giudizio di legittimità.
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Traffico illecito di rifiuti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di traffico illecito di rifiuti, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato per quanto riguarda gli aspetti penali della condanna. La Suprema Corte ha confermato la solidità delle motivazioni dei giudici di merito nel riconoscere la responsabilità penale. Tuttavia, ha annullato la sentenza limitatamente agli effetti civili, rinviando a un nuovo giudizio per la quantificazione dei danni in favore della Città Metropolitana, a causa della carenza di motivazione sul punto.
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