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D.L. 18/2020 — Sezione Seconda Penale

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54 provvedimenti

Altri anni per D.L. 18/2020

Condanna per truffa e prescrizione del reato con stop Covid
La Corte di Appello ha confermato la condanna per truffa a carico de L'Imputato, escludendo l'estinzione dell'accusa per decorso del tempo e applicando il blocco pandemico di sessantaquattro giorni. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che nel periodo di emergenza sanitaria non vi fossero udienze fissate né termini pendenti. I Giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione emergenziale non opera in modo automatico su tutti i procedimenti. Senza una reale stasi processuale, il periodo pandemico non si aggiunge ai tempi ordinari di calcolo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando l'avvenuta prescrizione del reato già prima della decisione di secondo grado.
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Frode assicurativa: punito anche l’estraneo alla polizza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti condannati per truffa, uso di atti falsi e frode assicurativa per aver manipolato polizze e attestati di rischio a danno di varie compagnie. I ricorrenti invocavano la prescrizione dei reati, contestavano la tempestività della querela e sostenevano l'estraneità di chi non figurava formalmente come contraente della polizza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la frode assicurativa non costituisce un reato proprio e punisce chiunque realizzi condotte ingannevoli sul contratto, compresi i terzi complici. La Corte ha inoltre ribadito la piena validità della sospensione della prescrizione per emergenza sanitaria e la corretta tempestività della querela, presentata subito dopo la conclusione delle indagini interne aziendali.
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Truffa contrattuale: intascano i soldi ma si salvano col tempo
I Venditori hanno stipulato un contratto preliminare per la vendita di un terreno, incassando 160.000 euro e rilasciando una procura a vendere a favore dell'Acquirente. Successivamente, hanno venduto lo stesso terreno a un terzo soggetto per 30.000 euro. Accusati di truffa contrattuale, i Venditori sono stati condannati nei gradi precedenti. La Corte di Cassazione, pur ritenendo fondata la ricostruzione della loro responsabilità penale e l'esistenza del raggiro, ha dovuto annullare la sentenza senza rinvio. Il reato è infatti risultato estinto per prescrizione, essendo decorso il tempo massimo previsto dalla legge per perseguire l'illecito, prolungato dalle sospensioni processuali e dal periodo dell'emergenza pandemica.
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Termini massimi di custodia cautelare: Covid batte scarcerazione
Il Tribunale del Riesame di Napoli ha ripristinato le misure cautelari nei confronti di alcuni imputati per associazione mafiosa, ritenendo che i termini massimi di custodia cautelare fossero stati legittimamente sospesi per via dell'emergenza Covid-19. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la normativa emergenziale non potesse allungare i termini massimi di fase. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che la sospensione dei termini processuali prevista durante la pandemia si applica anche ai termini massimi di custodia cautelare nei procedimenti in cui si siano verificati effettivi rinvii delle udienze a causa dell'emergenza sanitaria. Di conseguenza, i ricorrenti restano soggetti alle misure e sono condannati al pagamento delle spese processuali.
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Notifica al difensore: il cambio di legale non ferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per ricettazione continuata e aggravata di assegni. L'imputato contestava la validità della notifica al difensore, sostenendo che l'avviso dell'udienza di appello fosse stato inviato al precedente avvocato revocato e non al nuovo. I giudici hanno chiarito che la notifica al difensore è valida se effettuata al professionista che assisteva l'imputato al momento della fissazione dell'udienza, poiché in quel momento si cristallizza la procedura di cancelleria. Inoltre, è stata confermata la regolarità della notifica via PEC all'imputato tramite il difensore durante l'emergenza pandemica. La condanna è stata confermata con l'obbligo di pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna tardiva
L'Imputato era stato condannato in appello per un reato finanziario commesso nel giugno 2014. La difesa ha eccepito la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza di secondo grado del dicembre 2021. La Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19 per calcolare un termine più lungo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la sospensione emergenziale non si applica ai periodi di inattività tra il deposito dell'appello e la citazione in giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Omessa notifica al difensore di fiducia: condanna annullata
L'Imputato, condannato nei primi gradi di giudizio per tentata rapina di un'autovettura e resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha eccepito la nullità assoluta del processo a causa del rinvio di un'udienza durante la pandemia, la cui nuova data era stata comunicata solo al difensore d'ufficio e non al difensore di fiducia precedentemente nominato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che l'omessa notifica al difensore di fiducia lede il diritto di difesa e determina una nullità generale e insanabile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza d'appello e quella di primo grado, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Larino per la celebrazione di un nuovo e regolare processo.
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Sospensione della prescrizione: truffa confermata dopo i rinvii
L'Imputato, condannato per truffa per aver acquistato capi d'abbigliamento pagandoli con assegni firmati da un terzo, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente sosteneva che il reato fosse estinto per decorrenza dei termini, contestando il calcolo dei periodi di sospensione, in particolare la sovrapposizione tra la sospensione per emergenza sanitaria e quella dovuta all'astensione del difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione legata all'emergenza Covid-19 si applica interamente (64 giorni) per le udienze fissate nella prima fase emergenziale, anche in presenza di altre concomitanti cause di rinvio. Di conseguenza, calcolando correttamente tutti i periodi di stop del processo richiesti dalla difesa, il reato non era affatto prescritto.
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Sospensione della prescrizione per Covid-19: condanna confermata
Un cittadino, condannato per possesso ingiustificato di grimaldelli, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata prescrizione del reato. L'imputato sosteneva che la sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria dovesse applicarsi solo per i giorni compresi tra l'udienza fissata e la fine del primo periodo di blocco, e non per l'intero periodo di emergenza di 64 giorni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la sospensione della prescrizione per Covid-19 opera in modo generalizzato per tutti i procedimenti pendenti dal 9 marzo all'11 maggio 2020. Di conseguenza, il reato non era estinto e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione Covid: condanna definitiva
L'Imputato, condannato in appello a sei mesi di arresto per possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l'avvenuta estinzione del reato, contestando il calcolo del periodo di sospensione dovuto all'emergenza COVID-19. Secondo il ricorrente, la sospensione doveva limitarsi ai giorni successivi alla data dell'udienza rinviata, anziché coprire l'intero periodo emergenziale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione opera automaticamente per l'intero periodo di sessantaquattro giorni previsto dalla legge emergenziale per tutte le udienze originariamente fissate in quell'arco temporale. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata e la condanna è diventata definitiva, con obbligo di pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Notifica al difensore di fiducia: PEC contro carta in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la nullità del processo d'appello per omessa notifica personale del rinvio d'udienza dovuto all'emergenza Covid-19. La comunicazione era stata infatti inviata tramite PEC solo al suo avvocato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, durante l'emergenza pandemica, la notifica al difensore di fiducia tramite posta elettronica certificata è pienamente valida ed efficace anche per l'assistito. Questa modalità eccezionale, prevista dal decreto legge n. 18/2020, si basa sul solido rapporto fiduciario tra cliente e legale, idoneo a garantire l'effettiva conoscenza dell'atto. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato per tentata rapina impropria e resistenza a pubblico ufficiale, ponendo a suo carico anche le spese del giudizio.
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Truffa a consumazione prolungata: colpevole ma prescritta
Una finta esperta di diritto del lavoro ha raggirato diversi lavoratori promettendo finti recuperi di crediti e incassando acconti ripetuti fino al 2013. I giudici di merito l'hanno condannata per truffa aggravata. La Corte di Cassazione ha chiarito che si tratta di una truffa a consumazione prolungata, il cui termine di prescrizione decorre dall'ultimo pagamento. Tuttavia, gli ermellini hanno riscontrato un errore nel calcolo della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19, poiché mancavano i presupposti operativi per applicarla a questo processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la condanna penale senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato, confermando però i risarcimenti civili già decisi a favore delle vittime.
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Truffa in concorso: condannati i finti mediatori
Tre soggetti sono stati condannati per il reato di truffa in concorso per aver venduto un macchinario da cantiere senza averne la reale disponibilità, inducendo le vittime a versare ventimila euro. Due imputati hanno sostenuto di aver svolto solo una semplice attività di mediazione senza malafede, mentre una terza imputata ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato, contestando l'applicazione della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato la responsabilità dei mediatori e chiarito che la sospensione di sessantatré giorni dovuta alla pandemia era pienamente applicabile, avendo determinato il rinvio di un'udienza. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello. Gli imputati sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: il Covid non salva i condannati
Due soggetti venivano condannati per ricettazione di carta filigranata originale per banconote. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato, contestando in particolare il calcolo dei sessantaquattro giorni di sospensione legati all'emergenza Covid-19. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che la prescrizione del reato non era maturata prima della sentenza di appello. I giudici hanno chiarito che, oltre alla sospensione per l'emergenza sanitaria, andavano sommati i rinvii disposti in primo grado e quelli richiesti dalla difesa per trattative di patteggiamento. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione Covid: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputata era stata condannata a un anno di reclusione per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche commesso nel 2014. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che la sospensione della prescrizione legata all'emergenza Covid-19 non poteva applicarsi in modo generalizzato a tutti i procedimenti pendenti, ma solo a quelli con udienze effettivamente fissate nel periodo di blocco (9 marzo - 11 maggio 2020). Poiché nel caso specifico nessuna udienza ricadeva in tale intervallo, il reato si era già estinto. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Sospensione della prescrizione Covid-19: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Parte Civile contro la sentenza d'appello che aveva dichiarato prescritto il reato di appropriazione indebita contestato all'Imputato. La ricorrente lamentava il mancato calcolo dei sessantaquattro giorni di sospensione previsti dall'emergenza sanitaria. La Suprema Corte ha chiarito che la sospensione della prescrizione Covid-19 non si applica in modo automatico a tutti i processi pendenti, ma solo a quelli con udienze o scadenze fissate tra il 9 marzo e l'11 maggio 2020. Poiché nel caso specifico la prima udienza si era tenuta solo a fine 2021, la sospensione non era applicabile e il reato era già estinto. La Parte Civile è stata condannata alle spese.
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Sospensione prescrizione Covid non automatica: condanna annullata
Un imputato, condannato per truffa, ha ottenuto l'annullamento della sentenza in Cassazione. Il caso verteva sulla corretta applicazione della sospensione prescrizione Covid. La Corte di Appello aveva esteso i termini di prescrizione applicando la normativa emergenziale. La Cassazione ha invece stabilito che la sospensione non è automatica. Essa si applica solo se il procedimento ha subito una stasi effettiva durante il lockdown del 2020. Poiché la prima udienza del processo era fissata per il 2021, non c'è stato alcun blocco da compensare. Di conseguenza, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione e la condanna annullata.
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Truffa: assegno a vuoto non sposta la data del reato, condanna annullata
Un agente di commercio viene condannato per truffa per aver inoltrato falsi ordini a nome di clienti ignari, ritirando personalmente la merce e pagando solo molto tempo dopo con assegni a vuoto. La Cassazione ha annullato la condanna per prescrizione, stabilendo un principio chiave sulla consumazione del reato di truffa. Il reato si perfeziona nel momento in cui l'agente ottiene l'ingiusto profitto, cioè quando riceve la merce, e non quando, successivamente, emette gli assegni scoperti. Questa diversa datazione ha reso il reato prescritto, estinguendo la pena.
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Confisca e COVID: la sospensione dei termini procedurali salva l’atto
Un soggetto ricorre in Cassazione sostenendo che il decreto di confisca dei suoi beni sia nullo perché depositato oltre il termine di legge. L'errore, secondo la difesa, risiede nel calcolo della sospensione dei termini procedurali introdotta per l'emergenza COVID-19. La Corte d'Appello aveva considerato un periodo di 98 giorni. La Cassazione, invece, corregge il calcolo, stabilendo che la sospensione corretta è di 64 giorni. Sulla base di questo ricalcolo, il decreto di confisca risulta depositato in tempo utile. Il ricorso viene quindi respinto e la confisca confermata, stabilendo un principio chiaro sul calcolo dei termini durante la pandemia.
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Prescrizione del reato di truffa: la Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per truffa aggravata dalla recidiva. L'imputato aveva acquistato materiale edile pagando con assegni privi di copertura, dissimulando la propria insolvenza. Tuttavia, la difesa ha eccepito l'intervenuta prescrizione del reato di truffa, sostenendo che il termine massimo fosse scaduto prima della sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che la contestazione della recidiva era avvenuta tardivamente, ovvero quando il reato era già estinto. Poiché il termine di sette anni e mezzo era decorso nel maggio 2024, ben prima della decisione del Tribunale, la condanna è stata annullata senza rinvio.
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