Il Condannato ha proposto un ricorso straordinario per cassazione contestando la qualificazione di un mandato di arresto europeo e lamentando conseguenze sulla detenzione sofferta all'estero. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per tre ragioni principali. In primo luogo, il difensore era privo di procura speciale, necessaria per attivare questo rimedio eccezionale. In secondo luogo, il ricorso straordinario per cassazione è stato depositato con oltre due anni di ritardo, superando ampiamente il termine perentorio di 180 giorni. Infine, la doglianza riguardava una presunta errata valutazione giuridica e non un errore di fatto o una svista materiale, unici presupposti ammessi dalla legge per questo tipo di impugnazione. Di conseguenza, Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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