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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Seconda Civile

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Eccesso di potere condominio: i limiti del giudice
Un condomino impugna una delibera per una costosa perizia energetica, sostenendo un eccesso di potere del condominio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che il controllo del giudice non può estendersi al merito o alla convenienza economica delle scelte dell'assemblea, che rientrano nel suo potere discrezionale, a meno che non arrechino un grave pregiudizio alla cosa comune.
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Impugnazione delibera: quando il ricorso è inammissibile
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti dell'impugnazione delibera condominiale. Il caso riguarda una condomina che, dopo aver ottenuto l'annullamento di una delibera per l'errata applicazione delle tabelle millesimali, ha ricorso in Cassazione per ottenerne la dichiarazione di nullità, sollevando nuove questioni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per due motivi principali: la carenza di interesse ad agire, poiché l'annullamento già soddisfaceva la sua pretesa, e il divieto di introdurre nuove censure (ius novorum) in sede di legittimità.
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Uso della cosa comune: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 1158/2024, si è pronunciata sui limiti dell'uso della cosa comune. Il caso riguardava una disputa tra comproprietari: uno aveva pavimentato un'area comune per creare un dehors, l'altro aveva costruito un balcone. La Corte ha stabilito che la pavimentazione era una miglioria legittima, mentre il balcone, riducendo luce e aria alla proprietà sottostante, alterava il bene comune e doveva essere rimosso. La sentenza ribadisce che l'uso della cosa comune è lecito finché non ne altera la destinazione e non impedisce agli altri il pari utilizzo.
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Ricorso improcedibile: l’onere di deposito sentenza
Una società di costruzioni ha impugnato una condanna al risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile perché la società non ha depositato la copia notificata della sentenza d'appello, un adempimento formale obbligatorio. L'ordinanza sottolinea come questo onere sia cruciale per verificare la tempestività dell'impugnazione, confermando inoltre che il ricorso era stato presentato tardivamente.
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Rinuncia al ricorso: niente spese se c’è accordo
Una società aveva proposto ricorso per regolamento di competenza avverso un'ordinanza del Tribunale di Forlì. Prima dell'udienza, ha presentato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione, applicando le nuove norme procedurali, ha dichiarato estinto il giudizio. In virtù dell'accettazione della rinuncia, la Corte non ha condannato la parte ricorrente alle spese, accogliendo la richiesta congiunta delle parti di compensarle integralmente.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento contratto preliminare, confermando la decisione dei giudici di merito. Una promittente venditrice non aveva trasferito l'immobile libero da pesi e ipoteche entro il termine essenziale pattuito. Di conseguenza, il recesso del promissario acquirente e la sua richiesta di restituzione del doppio della caparra sono stati ritenuti legittimi. Il ricorso della venditrice è stato dichiarato inammissibile, in quanto mirava a un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità.
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Usucapione cantina: la Cassazione chiarisce i limiti
Il caso riguarda una controversia sulla proprietà di alcune cantine. A seguito di una divisione immobiliare in cui le cantine non erano state identificate catastalmente, i condividenti avevano di fatto utilizzato vani diversi da quelli loro assegnati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi di una delle parti, confermando la decisione di merito che aveva riconosciuto l'avvenuta usucapione cantina a favore dei resistenti. La Corte ha ribadito che la valutazione del possesso ultraventennale è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità e che l'assenza di un preciso identificativo catastale nell'atto di acquisto non osta all'accessione del possesso.
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Servitù padre di famiglia: quando si costituisce?
La Corte di Cassazione conferma la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia, dichiarando inammissibile il ricorso del proprietario del fondo servente. Il caso riguardava un passaggio veicolare creato dall'originario unico proprietario prima di frazionare e vendere l'immobile a due soggetti diversi. La Corte ha ribadito che la presenza di opere visibili e permanenti, come un lastricato e un cancello, destinate all'utilità di una parte del fondo a peso dell'altra, è sufficiente a far nascere la servitù al momento della separazione delle proprietà.
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Usucapione comproprietà: la prova del possesso esclusivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due comproprietari che chiedevano di ottenere la proprietà esclusiva di un immobile tramite usucapione comproprietà. La Corte ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che i ricorrenti non avevano fornito una prova adeguata del possesso esclusivo, idoneo a escludere l'altro comproprietario. È stato evidenziato che la semplice recinzione e la costruzione sul fondo comune non sono sufficienti, potendo rientrare in un quadro di reciproca tolleranza tra titolari.
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Difetto di legittimazione ad impugnare e giudicato
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze del difetto di legittimazione ad impugnare. Un fornitore otteneva un decreto ingiuntivo contro un committente. In un separato giudizio, il contratto veniva risolto per inadempimento del fornitore. L'appello contro la risoluzione veniva proposto da una società diversa dalla ditta individuale originaria, senza provare la successione nel rapporto. La Cassazione, in un precedente giudizio, aveva dichiarato l'appello inammissibile. Nella sentenza attuale, la Corte conferma che la sentenza di primo grado è passata in giudicato nei confronti della ditta individuale (che non aveva appellato) e che l'appello inammissibile della società non ha interrotto tale processo. Di conseguenza, gli eredi del fornitore sono stati condannati a restituire le somme incassate in forza del decreto ingiuntivo, ormai revocato.
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Usucapione beni statali: la notifica è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34572/2024, ha stabilito che la legge 296/2006, che impone la notifica all'Agenzia del Demanio per l'usucapione di beni pervenuti allo Stato da eredità giacenti, si applica anche ai possessi iniziati prima della sua entrata in vigore ma non ancora completati. La mancata notifica rende il possesso clandestino, interrompendo di fatto il termine per l'usucapione beni statali. La Corte ha rigettato il ricorso di un privato che rivendicava la proprietà di un immobile, confermando che la nuova norma ha introdotto un requisito essenziale per la validità del possesso.
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Usucapione beni dello Stato: la legge cambia le regole
La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge 296/2006, pur non essendo retroattiva, si applica ai periodi di usucapione non ancora conclusi alla sua entrata in vigore. In tema di usucapione beni dello Stato, la mancata notifica del possesso all'Agenzia del Demanio, richiesta dalla nuova norma, rende il possesso stesso "clandestino" e quindi inefficace ai fini dell'acquisto della proprietà. La sentenza chiarisce che questa norma crea un vizio sopravvenuto nel possesso, interrompendone l'utilità fino all'adempimento della comunicazione.
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Notificazione usi civici: quando è valida senza relata
La Corte di Cassazione conferma che l'assenza della relazione di notificazione sull'atto consegnato al destinatario costituisce una mera irregolarità e non una nullità, se la notifica ha raggiunto il suo scopo. In un caso di controversia su usi civici, il ricorso è stato respinto perché il reclamo era stato proposto tardivamente, essendo la notificazione usi civici del provvedimento di primo grado ritenuta valida nonostante la mancanza della relata.
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Provvigione mediatore: spetta anche al collaboratore?
Un acquirente si opponeva al pagamento della provvigione a un'agenzia immobiliare, sostenendo che il collaboratore che gli aveva mostrato l'immobile non era iscritto all'albo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la provvigione mediatore è dovuta, poiché è sufficiente l'iscrizione dell'agenzia. L'attività del collaboratore, se meramente materiale e accessoria, non necessita di iscrizione personale e non invalida il diritto alla provvigione dell'impresa mandante.
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Compensi difensore: la Cassazione e la proporzionalità
Un avvocato ha citato in giudizio i suoi ex clienti per il mancato pagamento degli onorari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del legale, stabilendo che il calcolo dei compensi difensore deve seguire un principio di proporzionalità. Il giudice può basarsi sull'importo effettivamente riconosciuto alla parte (decisum) anziché su quello richiesto (disputatum), specialmente se vi è una notevole differenza. La Corte ha inoltre confermato la responsabilità dell'avvocato per non aver informato i clienti sulla possibilità di impugnare una decisione sfavorevole sulle spese legali, configurando una perdita di chance.
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Presunzione di insussistenza del pregiudizio: no indennizzo
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di indennizzo per l'irragionevole durata di un processo penale conclusosi con la prescrizione. L'ordinanza applica il principio della presunzione di insussistenza del pregiudizio, secondo cui spetta all'imputato dimostrare un interesse concreto all'assoluzione nel merito, superando la presunzione che la prescrizione abbia rappresentato un vantaggio. Poiché la ricorrente non ha fornito tale prova né ha rinunciato espressamente alla prescrizione, il suo ricorso è stato respinto.
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Actio negatoria servitutis: prova e qualificazione
Un proprietario agisce per far accertare la sua proprietà esclusiva su un viottolo e rimuovere opere altrui. La Cassazione, confermando le decisioni di merito, qualifica la domanda come rivendicazione e non come actio negatoria servitutis, rigettando il ricorso per mancato assolvimento del gravoso onere probatorio sulla proprietà.
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Difetto di conformità: la prova dopo i 6 mesi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società venditrice per un difetto di conformità su un piano cucina, manifestatosi oltre un anno dopo la consegna. La sentenza stabilisce che la rottura di un materiale, venduto come ultra-resistente, a seguito di un comune urto domestico costituisce prova presuntiva del vizio originario, assolvendo così l'onere probatorio a carico del consumatore anche dopo il termine di sei mesi previsto dalla legge.
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Dolo incidente: conoscenza debiti esclude risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente di quote sociali che lamentava un dolo incidente da parte dei venditori per la presenza di debiti fiscali non dichiarati. La richiesta di risarcimento è stata respinta poiché l'acquirente, in quanto socio di un'altra società che già deteneva il 50% del capitale, era in condizione di conoscere la situazione debitoria. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso anche in virtù del principio della "doppia conforme", essendo le sentenze di primo e secondo grado basate sulla medesima valutazione dei fatti.
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Servitù coattiva di passaggio su fondo non intercluso
La Corte di Cassazione ha confermato la costituzione di una servitù coattiva di passaggio a favore di un'abitazione con accesso difficile, a carico del fondo di un istituto scolastico. La decisione si fonda sulla necessità di tutelare le esigenze abitative e l'accessibilità per persone con disabilità, anche quando il fondo non è completamente intercluso. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della scuola, ritenendo corretta la valutazione della Corte d'Appello che aveva bilanciato i diritti delle parti, e ha confermato l'indennizzo stabilito, sottolineando che la valutazione dei fatti e delle prove spetta al giudice di merito.
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