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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Incentivi opere pubbliche: no per manutenzione
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio un ente per ottenere il pagamento di incentivi legati a progetti di opere pubbliche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto centrale è la distinzione tra "lavori" e "servizi": gli incentivi opere pubbliche, secondo la legge, spettano solo per i primi. Le attività di manutenzione del verde e sgombraneve sono state qualificate come servizi di manutenzione ordinaria, escludendole così dal beneficio economico.
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Retribuzione feriale: le indennità variabili contano
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che nella retribuzione feriale devono essere incluse anche le indennità variabili corrisposte in modo continuativo e collegate all'esecuzione delle mansioni. La decisione si fonda sul principio europeo secondo cui la paga durante le ferie non deve essere inferiore a quella ordinaria, per non dissuadere il lavoratore dal godere del proprio diritto al riposo. La sentenza ha inoltre ribadito che, in assenza di un regime di stabilità forte, la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Inerzia del lavoratore: non basta a perdere il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33731/2023, ha stabilito che la prolungata inerzia del lavoratore nel rivendicare differenze retributive non comporta automaticamente la perdita del diritto. Il caso riguardava un dipendente che chiedeva il pagamento di maggiorazioni per la pausa mensa. L'azienda sosteneva che il ritardo nella richiesta avesse generato un legittimo affidamento sulla rinuncia al diritto. La Corte ha respinto tale tesi, affermando che il semplice ritardo, di per sé, non costituisce una rinuncia tacita, la quale deve invece manifestarsi con comportamenti inequivocabili. L'inerzia del lavoratore, quindi, non è sufficiente a estinguere il suo credito.
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Cessazione materia del contendere: la Rottamazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un caso riguardante contributi previdenziali non versati. La società ricorrente, durante il giudizio, ha aderito alla "rottamazione ter", pagando integralmente il debito e rinunciando al ricorso. La Corte ha stabilito che l'adesione a una definizione agevolata e il conseguente pagamento estinguono il giudizio, poiché viene a mancare l'oggetto stesso della disputa.
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Pensione integrativa: quando spetta? La Cassazione
Un ex dipendente di un istituto di credito ha richiesto una pensione integrativa basata su una convenzione aziendale. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che l'integrazione è dovuta solo se la pensione pubblica (INPS) non raggiunge un trattamento minimo garantito dalla convenzione stessa, e non come somma aggiuntiva automatica. La Corte ha rigettato sia il ricorso del lavoratore che quello della banca, ritenendo 'plausibile' e non sindacabile in sede di legittimità l'interpretazione del contratto fornita dai giudici di merito.
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Assegno sociale e stato di bisogno: no al fraude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33532/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di assegno sociale e stato di bisogno. Il caso riguardava una cittadina a cui era stato negato il beneficio poiché aveva simulato una condizione di necessità. La Corte ha confermato che lo stato di bisogno deve essere effettivo e non solo apparente, rigettando il ricorso e sottolineando che un comportamento fraudolento volto a creare artificialmente i presupposti per l'accesso alla prestazione ne impedisce il riconoscimento.
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Indennità di Buonuscita: Calcolo per i Forestali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32980/2023, ha stabilito che l'indennità forestale, percepita dagli ex dipendenti del Corpo forestale della Regione Sicilia, deve essere inclusa nel calcolo dell'indennità di buonuscita anche per il periodo successivo al 1° gennaio 2004. Nonostante una legge regionale avesse allineato le modalità di calcolo a quelle statali, la Corte ha chiarito che la normativa nazionale (art. 38, d.P.R. 1032/1973) non contiene un elenco tassativo degli emolumenti utili, ma una clausola di chiusura che permette di includere assegni fissi, continuativi e pensionabili come l'indennità in questione. Di conseguenza, il ricorso dell'ente pensionistico è stato respinto.
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Premio di produttività: spetta al lavoratore somministrato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il premio di produttività spetta anche al lavoratore somministrato, in applicazione del principio di parità di trattamento. L'ente utilizzatore non può negare il bonus se non è esplicitamente escluso dai contratti collettivi. Un precedente giudicato su un altro lavoratore non ha efficacia vincolante.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Un lavoratore contesta la compensazione spese legali decisa dalla Corte d'Appello in una causa contro una compagnia assicurativa. La Corte di Cassazione conferma la legittimità della compensazione basata sulla novità della questione legale, ma annulla la condanna del lavoratore al pagamento delle spese di un terzo ente, evocato in giudizio solo come litisconsorte necessario e non come avversario. La decisione chiarisce l'applicazione del principio della soccombenza.
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Lavoro Subordinato: indici e prova in Cassazione
Una società ha contestato la classificazione di un rapporto di segreteria come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Ha stabilito che l'utilizzo di attrezzature aziendali, un orario e una sede di lavoro fissi e l'esclusività della prestazione costituiscono indici sufficienti a dimostrare la natura subordinata del rapporto, prevalendo su altri aspetti.
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Incentivo pubblico impiego: no per i servizi
Un dipendente pubblico ha richiesto un incentivo per attività di manutenzione del verde e sgombraneve. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al compenso, chiarendo che l'incentivo pubblico impiego spetta solo per 'opere e lavori' che modificano la realtà fisica, e non per 'servizi' come quelli in questione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Progressione stipendiale docenti: sì anche ai precari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31662/2023, ha stabilito che i docenti precari hanno diritto alla stessa progressione stipendiale dei colleghi di ruolo, basata sull'anzianità di servizio maturata. La Corte ha chiarito che la mancanza del titolo di abilitazione all'insegnamento o la natura temporanea dei contratti non costituiscono ragioni oggettive per giustificare una disparità di trattamento economico, poiché le mansioni svolte sono sostanzialmente identiche. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea.
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Stabilizzazione precari: no a chi è già di ruolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore, già dipendente a tempo indeterminato di un'Azienda Sanitaria, che era stato assunto per una posizione superiore tramite una procedura di stabilizzazione precari. La Corte ha confermato la nullità del nuovo contratto, ribadendo che la stabilizzazione è una deroga eccezionale alla regola del concorso pubblico, riservata esclusivamente ai lavoratori genuinamente precari e non a chi ha già un rapporto di lavoro stabile con la stessa amministrazione.
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Spese processuali: la rinuncia agli atti non basta
Una società si opponeva a un precetto, notificava la rinuncia all'azione alla controparte ma non la depositava telematicamente in tribunale. La controparte si costituiva in giudizio e otteneva la condanna della società al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società e chiarendo che la rinuncia, per essere efficace e bloccare le spese, deve essere formalizzata con il deposito in cancelleria prima che per la controparte scada il termine per costituirsi.
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Contratto individuale: più forte del collettivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto individuale di lavoro che prevede condizioni più favorevoli per il dipendente, come un bonus incondizionato, non può essere peggiorato da un successivo contratto collettivo aziendale. La Corte ha confermato che la previsione individuale rappresenta un diritto acquisito. Inoltre, ha ribadito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi, in assenza di un regime di stabilità reale del posto di lavoro, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto.
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Trasferimento ramo d’azienda: obblighi del cedente
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento ramo d'azienda illegittimo, l'obbligo del datore di lavoro cedente che non ottempera all'ordine di reintegra ha natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile detrarre quanto percepito dal lavoratore presso il cessionario. L'obbligo di pagare l'intera retribuzione sorge dalla mora del creditore (datore di lavoro).
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Contrasto tra giudicati: quale sentenza prevale?
Un'azienda risolve un rapporto di lavoro basandosi su una sentenza favorevole, nonostante un precedente giudicato avesse disposto la reintegra del lavoratore in seguito a un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione, nel confermare l'illegittimità della risoluzione, chiarisce i criteri per risolvere il contrasto tra giudicati, sottolineando il valore del giudicato implicito e la stabilità delle decisioni passate in giudicato, anche nei confronti del successore nel rapporto controverso.
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Appello parte diversa: quando è inammissibile?
Un lavoratore propone appello contro una sentenza, ma lo notifica a una società diversa da quella del primo grado. La Corte d'Appello dichiara l'inammissibilità e la Cassazione conferma. L'ordinanza sottolinea come, in un appello parte diversa, sia onere dell'appellante spiegare chiaramente le ragioni del mutamento soggettivo, pena l'inammissibilità per difetto di specificità.
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Retribuzione docenti precari: sì all’anzianità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31518/2023, ha stabilito che la retribuzione dei docenti precari deve tenere conto dell'intera anzianità di servizio maturata, applicando la stessa progressione stipendiale prevista per i docenti di ruolo. La Corte ha respinto il ricorso di un'amministrazione regionale, affermando che la mancanza del titolo di abilitazione o la frammentarietà degli incarichi non costituiscono motivi validi per giustificare una disparità di trattamento economico, in applicazione del principio di non discriminazione previsto dalla normativa europea.
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Progressione stipendiale docenti: sì anche senza titolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31514/2023, ha stabilito che i docenti precari hanno diritto alla progressione stipendiale basata sull'anzianità di servizio, al pari dei colleghi di ruolo, anche in assenza del titolo di abilitazione. La mancanza di tale titolo non costituisce una ragione oggettiva per giustificare una disparità di trattamento retributivo, dato che le mansioni svolte sono identiche. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea, che impone il riconoscimento dell'esperienza maturata ai fini retributivi.
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