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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

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2836 provvedimenti

Nullità della CTU: quando e come eccepirla in giudizio
Una società appaltatrice perde un ricorso contro un comune per la risoluzione di un contratto d'appalto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo i termini perentori per contestare la nullità della CTU. La Corte ha stabilito che l'eccezione di nullità della CTU deve essere sollevata dal difensore nella prima difesa utile dopo il deposito della perizia. Le osservazioni del consulente di parte non sono sufficienti. Inoltre, il CTU può acquisire documenti di natura tecnica per rispondere ai quesiti del giudice, purché non si sostituisca alle parti nell'onere di provare i fatti principali.
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Omesso esame fatto decisivo: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che contestava il parziale riconoscimento di un credito. La Corte ha chiarito che il vizio di omesso esame di un fatto decisivo non può essere utilizzato per ottenere un nuovo giudizio sul merito della causa o per contestare la valutazione delle prove fatta dal giudice precedente, ribadendo i rigidi limiti del giudizio di legittimità.
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Calcolo usura: la Cassazione boccia metodi astratti
Una società debitrice ha contestato un finanziamento sostenendo l'applicazione di tassi usurari. Il suo metodo per il calcolo usura prevedeva la somma di tutti i costi potenziali, inclusi interessi di mora e penali. La Corte di Cassazione ha rigettato questo approccio, affermando che il calcolo deve rispettare il principio di simmetria, confrontando valori omogenei con il TEGM ufficiale e non basandosi su scenari astratti o ipotetici. Di conseguenza, il ricorso della società è stato respinto.
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Normativa appalti pubblici: la data del bando decide
Un'impresa edile ha citato in giudizio un Comune per i ritardi subiti nell'esecuzione di un appalto per l'ampliamento di un cimitero. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'ente locale, chiarendo un punto cruciale sulla normativa appalti pubblici: la legge applicabile si determina in base alla data di pubblicazione del bando di gara o, in sua assenza, dell'invito a partecipare, e non in base a precedenti delibere interne dell'amministrazione.
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Lavoro Subordinato: indici e prova in Cassazione
Una società ha contestato la classificazione di un rapporto di segreteria come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Ha stabilito che l'utilizzo di attrezzature aziendali, un orario e una sede di lavoro fissi e l'esclusività della prestazione costituiscono indici sufficienti a dimostrare la natura subordinata del rapporto, prevalendo su altri aspetti.
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Recupero aiuti comunitari: errore o riduzione lineare?
Un'imprenditrice agricola contesta il recupero di aiuti comunitari, sostenendo si trattasse di un errore non rilevabile della P.A. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno respinto il ricorso, qualificando l'operazione non come un errore, ma come una legittima "riduzione lineare" prevista dalla normativa UE per rispettare i tetti di spesa. La sentenza chiarisce che tale adeguamento è un meccanismo fisiologico del sistema e conferma la giurisdizione del giudice ordinario in materia.
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Incentivo pubblico impiego: no per i servizi
Un dipendente pubblico ha richiesto un incentivo per attività di manutenzione del verde e sgombraneve. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al compenso, chiarendo che l'incentivo pubblico impiego spetta solo per 'opere e lavori' che modificano la realtà fisica, e non per 'servizi' come quelli in questione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Progressione stipendiale docenti: sì anche ai precari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31662/2023, ha stabilito che i docenti precari hanno diritto alla stessa progressione stipendiale dei colleghi di ruolo, basata sull'anzianità di servizio maturata. La Corte ha chiarito che la mancanza del titolo di abilitazione all'insegnamento o la natura temporanea dei contratti non costituiscono ragioni oggettive per giustificare una disparità di trattamento economico, poiché le mansioni svolte sono sostanzialmente identiche. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea.
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Stabilizzazione precari: no a chi è già di ruolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore, già dipendente a tempo indeterminato di un'Azienda Sanitaria, che era stato assunto per una posizione superiore tramite una procedura di stabilizzazione precari. La Corte ha confermato la nullità del nuovo contratto, ribadendo che la stabilizzazione è una deroga eccezionale alla regola del concorso pubblico, riservata esclusivamente ai lavoratori genuinamente precari e non a chi ha già un rapporto di lavoro stabile con la stessa amministrazione.
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Spese processuali: la rinuncia agli atti non basta
Una società si opponeva a un precetto, notificava la rinuncia all'azione alla controparte ma non la depositava telematicamente in tribunale. La controparte si costituiva in giudizio e otteneva la condanna della società al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società e chiarendo che la rinuncia, per essere efficace e bloccare le spese, deve essere formalizzata con il deposito in cancelleria prima che per la controparte scada il termine per costituirsi.
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Contratto individuale: più forte del collettivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto individuale di lavoro che prevede condizioni più favorevoli per il dipendente, come un bonus incondizionato, non può essere peggiorato da un successivo contratto collettivo aziendale. La Corte ha confermato che la previsione individuale rappresenta un diritto acquisito. Inoltre, ha ribadito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi, in assenza di un regime di stabilità reale del posto di lavoro, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto.
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Trasferimento ramo d’azienda: obblighi del cedente
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento ramo d'azienda illegittimo, l'obbligo del datore di lavoro cedente che non ottempera all'ordine di reintegra ha natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile detrarre quanto percepito dal lavoratore presso il cessionario. L'obbligo di pagare l'intera retribuzione sorge dalla mora del creditore (datore di lavoro).
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Amministrazione straordinaria: inefficacia pagamenti
Una società in amministrazione straordinaria aveva effettuato pagamenti all'Agenzia delle Entrate dopo l'emissione del decreto di ammissione alla procedura ma prima della sua iscrizione nel registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di tali pagamenti. Ha stabilito che, nella specifica disciplina della Legge Marzano, lo spossessamento del debitore e l'inefficacia degli atti sono immediati e decorrono dalla data del decreto ministeriale, non dalla sua successiva pubblicità.
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Cessione crediti PA: validità e requisiti formali
La Corte di Cassazione conferma la validità di una cessione di crediti nei confronti di un ente pubblico. L'ordinanza chiarisce che, per i contratti anteriori al Codice Appalti del 2006, è sufficiente che l'atto di cessione notificato contenga le fatture relative ai crediti, anche se i dettagli dei contratti d'appalto sono solo in esse indicati. La Corte ha inoltre ribadito che il timbro postale apposto sul retro del documento di accettazione è idoneo a conferire data certa, respingendo il ricorso dell'ente debitore e confermando la piena validità ed efficacia della cessione crediti pubblica amministrazione.
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Contrasto tra giudicati: quale sentenza prevale?
Un'azienda risolve un rapporto di lavoro basandosi su una sentenza favorevole, nonostante un precedente giudicato avesse disposto la reintegra del lavoratore in seguito a un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione, nel confermare l'illegittimità della risoluzione, chiarisce i criteri per risolvere il contrasto tra giudicati, sottolineando il valore del giudicato implicito e la stabilità delle decisioni passate in giudicato, anche nei confronti del successore nel rapporto controverso.
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Collaudo Appalto Pubblico: il Rifiuto
Un consorzio di costruzioni ha citato in giudizio un Ministero per il mancato pagamento del saldo di un contratto di appalto pubblico, sostenendo che il ritardo del Ministero nell'approvare il certificato di collaudo equivaleva a un'approvazione tacita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che in un collaudo appalto pubblico, l'inerzia prolungata e ingiustificata della pubblica amministrazione equivale a un rifiuto del collaudo, non a un'accettazione. Ciò consente all'appaltatore di fare causa, ma obbliga il giudice a verificare la qualità e l'accettabilità effettiva dell'opera.
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Prova della spesa fondi UE: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31587/2023, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile che chiedeva il saldo di un contributo europeo per la costruzione di un albergo. La Corte ha stabilito che, per la corretta prova della spesa fondi UE, non sono sufficienti documenti contabili basati su prezziari standard, poiché non dimostrano l'effettivo costo sostenuto. La decisione, in linea con l'interpretazione della Corte di Giustizia UE, sottolinea la necessità di una documentazione che fornisca un quadro fedele e preciso delle spese realmente effettuate, confermando l'interpretazione restrittiva della deroga alle fatture quietanzate.
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Appello parte diversa: quando è inammissibile?
Un lavoratore propone appello contro una sentenza, ma lo notifica a una società diversa da quella del primo grado. La Corte d'Appello dichiara l'inammissibilità e la Cassazione conferma. L'ordinanza sottolinea come, in un appello parte diversa, sia onere dell'appellante spiegare chiaramente le ragioni del mutamento soggettivo, pena l'inammissibilità per difetto di specificità.
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Retribuzione docenti precari: sì all’anzianità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31518/2023, ha stabilito che la retribuzione dei docenti precari deve tenere conto dell'intera anzianità di servizio maturata, applicando la stessa progressione stipendiale prevista per i docenti di ruolo. La Corte ha respinto il ricorso di un'amministrazione regionale, affermando che la mancanza del titolo di abilitazione o la frammentarietà degli incarichi non costituiscono motivi validi per giustificare una disparità di trattamento economico, in applicazione del principio di non discriminazione previsto dalla normativa europea.
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Progressione stipendiale docenti: sì anche senza titolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31514/2023, ha stabilito che i docenti precari hanno diritto alla progressione stipendiale basata sull'anzianità di servizio, al pari dei colleghi di ruolo, anche in assenza del titolo di abilitazione. La mancanza di tale titolo non costituisce una ragione oggettiva per giustificare una disparità di trattamento retributivo, dato che le mansioni svolte sono identiche. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea, che impone il riconoscimento dell'esperienza maturata ai fini retributivi.
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