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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Anno 2025

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Regolarità Contributiva: i termini per sanare
Una società ha impugnato un DURC negativo, sostenendo che la sua richiesta di rateazione dei debiti contributivi avrebbe dovuto garantirle la regolarità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il termine perentorio di 15 giorni per sanare la posizione, notificato dall'INPS, prevale sulla possibilità generale di chiedere una rateazione. La mancata osservanza di tale termine giustifica l'emissione del DURC negativo e la conseguente perdita dei benefici contributivi.
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Esdebitazione irrisoria: quando il debito non si cancella
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'esdebitazione a due debitori, poiché la percentuale di pagamento dei creditori (5,6% del totale) è stata giudicata irrisoria. Secondo la Corte, per ottenere la liberazione dai debiti non basta la buona condotta del debitore (meritevolezza), ma è necessario anche un soddisfacimento non puramente simbolico dei creditori. Il caso chiarisce che una percentuale di pagamento troppo bassa, come quella in esame, costituisce un ostacolo oggettivo all'ottenimento del beneficio.
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Esdebitazione: Soddisfazione Irrisoria Blocca Beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un Tribunale che negava il beneficio dell'esdebitazione a due debitori. Nonostante la loro condotta fosse stata ritenuta meritevole, la percentuale di soddisfacimento dei creditori (5,6% del totale, con i creditori chirografari rimasti a zero) è stata giudicata 'irrisoria'. La Corte ha stabilito che il requisito oggettivo del pagamento, seppur parziale, deve essere sostanziale e non meramente simbolico, rientrando nella valutazione discrezionale del giudice di merito.
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Sospensione termini processuali: no al doppio cumulo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un contribuente per tardività. Il caso verteva sul calcolo del termine di impugnazione e sulla possibilità di cumulare la sospensione termini processuali speciale, prevista per la definizione agevolata, con la sospensione feriale. La Corte ha stabilito che la sospensione speciale di sei mesi assorbe quella feriale, escludendo la possibilità di un doppio cumulo e confermando un orientamento consolidato.
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Licenziamento azienda sequestrata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente di un'azienda soggetta a sequestro preventivo. La sentenza chiarisce che il termine di sei mesi per la decisione sui contratti, previsto dalla normativa antimafia (D.Lgs. 159/2011), non è perentorio ma acceleratorio. Viene inoltre stabilito che in questo contesto speciale non si applicano le tutele ordinarie del diritto del lavoro, come l'obbligo di repechage. Il licenziamento in un'azienda sequestrata segue quindi regole specifiche che prevalgono sulla disciplina comune.
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Cessione del credito PA: contratto batte legge speciale
Una società di factoring si è vista negare il pagamento di crediti acquistati da una clinica privata verso un'Azienda Sanitaria Locale. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che una specifica clausola contrattuale, che richiedeva l'espressa accettazione della Pubblica Amministrazione per la cessione del credito PA, è pienamente valida e prevale sulle norme generali in materia di factoring che prevedono il silenzio-assenso. La Corte ha sottolineato che il contratto fa legge tra le parti e le sue condizioni si estendono anche al cessionario del credito.
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Mobilità docenti: onere della prova e precedenze
Una docente ha contestato le regole della mobilità docenti per l'anno 2016/2017, ritenendo illegittima la precedenza accordata ai vincitori di un precedente concorso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità dei criteri stabiliti dalla contrattazione collettiva. Inoltre, ha chiarito che il docente che lamenta un errore deve specificare quale norma è stata violata e chi ne ha beneficiato ingiustamente, pur rimanendo in capo all'amministrazione l'onere finale di dimostrare la correttezza del proprio operato.
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Prescrizione rimborso fiscale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando il diritto di una società a un rimborso fiscale IRPEG del 1990. La sentenza chiarisce che la prescrizione rimborso fiscale è stata sospesa dalla L. 350/2003, creando un obbligo per l'Agenzia di non eccepire la prescrizione per un decennio, e che la richiesta originaria in dichiarazione era sufficiente ad evitare la decadenza. Infine, il credito non era stato specificamente contestato dall'ufficio.
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Classificazione catastale: sì a DOCFA per obsolescenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la legittimità dell'uso della procedura DOCFA per aggiornare la classificazione catastale di un immobile. Il caso riguardava un contribuente che aveva richiesto una revisione della rendita a causa dell'obsolescenza degli impianti e della soppressione del servizio di portineria. La Corte ha stabilito che tali fattori sono idonei a giustificare una modifica della categoria e classe catastale e ha dichiarato inammissibili i motivi del ricorso dell'Agenzia, in parte perché sollevati per la prima volta in sede di legittimità.
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Allegazione specifica del danno: onere della prova
Una lavoratrice ha citato in giudizio la sua azienda, un operatore postale, per ottenere un risarcimento danni a causa della mancata assegnazione di una zona di recapito fissa, sostenendo che ciò aggravasse la sua attività. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, evidenziando la mancanza di dettagli specifici nel ricorso iniziale riguardo al presunto pregiudizio. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, sottolineando che l'allegazione specifica del danno è un requisito fondamentale che non può essere colmato in un secondo momento attraverso testimonianze. Di conseguenza, il ricorso della lavoratrice è stato definitivamente respinto.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
La Corte di Cassazione dichiara estinto un processo relativo alla retribuzione feriale di una lavoratrice. La società datrice di lavoro, dopo aver perso in appello, ha presentato ricorso per cassazione per poi rinunciarvi. La Corte stabilisce che la rinuncia al ricorso è efficace anche senza accettazione della controparte e condanna la società rinunciante al pagamento delle spese legali in base al principio di soccombenza virtuale, poiché l'impugnazione era manifestamente infondata.
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Compenso amministratore giudiziario: regole di calcolo
Un amministratore giudiziario ha impugnato la liquidazione del proprio compenso per la gestione di beni sequestrati, ritenendola troppo bassa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il metodo di calcolo basato sul criterio della "gestione più onerosa". La Corte ha stabilito che, in caso di gestione di un patrimonio unitario ma composto da diverse categorie di beni (aziende, immobili, etc.), il compenso amministratore giudiziario si calcola sulla categoria più complessa, maggiorato di una percentuale per le altre, e non sommando compensi separati. È stato inoltre negato l'aumento straordinario del 100% per mancanza dei presupposti di eccezionale complessità.
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Contraddittorio endoprocedimentale e accertamento
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un medico-chirurgo destinatario di un avviso di accertamento per maggiori ricavi non dichiarati. Il ricorso del professionista, basato principalmente sulla violazione del contraddittorio endoprocedimentale, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che la violazione di tale principio non invalida l'atto se il contribuente non fornisce la prova di resistenza, ossia non dimostra concretamente come il dialogo preventivo avrebbe cambiato l'esito dell'accertamento. La sentenza conferma la legittimità dell'accertamento analitico-induttivo basato su un complesso di presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Ripetizione di indebito: no se la causa è legittima
Una compagnia aerea ha citato in giudizio il proprio fornitore di carburante per ottenere la restituzione delle tariffe aeroportuali (c.d. 'airport fees') pagate, sostenendo che fossero illegittime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la richiesta di ripetizione di indebito non è fondata se il pagamento ha una causa legittima, come in questo caso il contratto di fornitura. Il fornitore si era limitato a trasferire un costo imposto a monte dalle società di gestione aeroportuale, senza applicare ricarichi. L'eventuale illecito, quindi, non risiedeva nel rapporto tra fornitore e compagnia aerea, ma in quello tra gestori aeroportuali e fornitore.
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Collaboratori sportivi: quando è lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'associazione sportiva, confermando la riqualificazione dei suoi collaboratori in lavoratori subordinati. La sentenza chiarisce che le mansioni generiche come pulizia e manutenzione, svolte con regolarità e sotto la direzione del datore di lavoro, non rientrano nel regime agevolato previsto per i collaboratori sportivi, a prescindere dalla formale affiliazione al CONI. La natura sostanziale del rapporto di lavoro prevale sempre sulla forma contrattuale.
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Retribuzione feriale: le indennità vanno incluse
Una società di trasporti ha contestato la decisione di includere varie indennità accessorie (trasferta, mansioni extra, etc.) nel calcolo della retribuzione feriale dei propri dipendenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in linea con il diritto europeo, la retribuzione durante le ferie deve comprendere tutti gli importi legati all'esecuzione delle mansioni per evitare di penalizzare economicamente il lavoratore e disincentivarlo dal godere del suo diritto al riposo.
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Contraddittorio endoprocedimentale: Cassazione decide
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento fiscale lamentando la violazione del contraddittorio endoprocedimentale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione, soprattutto in presenza della regola della 'doppia conforme', e sottolinea che la Corte non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Termine contestazione illecito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda sanzionata per lavoro irregolare, stabilendo principi chiave sul termine di contestazione dell'illecito. Si è chiarito che il termine di 90 giorni non decorre dalla prima ispezione, ma dalla conclusione di tutte le indagini necessarie, la cui durata e complessità sono valutate dal giudice. La Corte ha inoltre confermato il pieno valore probatorio dei verbali ispettivi per i fatti accertati direttamente dai funzionari e ha ribadito l'insindacabilità nel merito della liquidazione delle spese legali, se contenuta nei parametri di legge.
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Comportamento antieconomico: l’accertamento è valido?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società alberghiera soggetta a un accertamento fiscale per comportamento antieconomico, avendo dichiarato perdite per più anni. L'ordinanza ha stabilito la legittimità dell'accertamento induttivo basato su presunzioni di maggiori ricavi, anche in presenza di contabilità formalmente corretta. La Corte ha inoltre chiarito che la mancata instaurazione del contraddittorio preventivo non invalida l'atto se il contribuente non fornisce la "prova di resistenza", ossia non dimostra che la sua partecipazione avrebbe portato a un risultato diverso.
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Contraddittorio endoprocedimentale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi soci contro avvisi di accertamento per maggiori imposte (II.DD., IVA, IRAP). La controversia verteva principalmente sulla presunta violazione del contraddittorio endoprocedimentale. La Corte ha stabilito che, per le imposte dirette, era sufficiente il rispetto del termine dilatorio di 60 giorni dal PVC, mentre per l'IVA (imposta armonizzata), il contribuente non ha superato la "prova di resistenza", non avendo dimostrato quali difese concrete avrebbe potuto presentare se il contraddittorio fosse stato attivato. Gli altri motivi di ricorso sono stati giudicati inammissibili per genericità e tecnica di formulazione.
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