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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Anno 2024

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Competenza territoriale ispettorato: il luogo del reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10100/2024, ha stabilito un importante principio sulla competenza territoriale ispettorato. In caso di illeciti omissivi, come la mancata comunicazione di assunzione, il luogo di commissione è la sede legale dell'azienda, da cui l'adempimento doveva partire, e non il luogo di lavoro del dipendente. Di conseguenza, è territorialmente competente l'Ispettorato del Lavoro della provincia in cui ha sede legale la società e non quello del luogo dove il lavoratore presta la sua attività.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta corretti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10083/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare ai soli dipendenti della sede produttiva soppressa. La Corte ha stabilito che, in assenza di un accordo sindacale, i criteri di scelta legali devono essere applicati comparando tutti i lavoratori con professionalità omogenee dell'intero complesso aziendale, non potendo l'azienda restringere arbitrariamente l'ambito di selezione per motivi di costi o per un presunto rifiuto non provato al trasferimento.
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Conciliazione sede sindacale: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10065/2024, ha stabilito la nullità di un accordo di conciliazione firmato presso la sede aziendale, anche se con l'assistenza di un rappresentante sindacale. La validità di tali accordi, che implicano rinunce a diritti del lavoratore, richiede il rispetto del requisito del luogo: la 'conciliazione in sede sindacale' deve avvenire fisicamente presso gli uffici del sindacato, un luogo neutro che garantisce la libera volontà del lavoratore, e non solo con la mera presenza di un assistente sindacale in azienda.
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Credito previdenziale: prova e ammissione al passivo
Un'agenzia di riscossione ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un credito tributario e di un ingente credito previdenziale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo il ricorso. È stato stabilito che, in caso di contestazione da parte del curatore, l'agente della riscossione deve fornire prova documentale completa a supporto della pretesa per il credito previdenziale, non essendo sufficiente il solo estratto di ruolo. La Corte ha inoltre ribadito la giurisdizione del giudice ordinario sulle questioni di prescrizione dei crediti tributari già consolidati.
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Controllo automatizzato: quando è legittimo senza avviso
Una società si è opposta a una cartella di pagamento che disconosceva un credito d'imposta, emessa a seguito di un controllo automatizzato. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della procedura, chiarendo che quando il disconoscimento deriva da una semplice verifica incrociata dei dati forniti dal contribuente stesso (in questo caso, il credito era già stato utilizzato), l'Amministrazione Finanziaria può procedere direttamente con l'iscrizione a ruolo senza un preventivo avviso bonario, poiché non si tratta di una valutazione di merito ma di un riscontro puramente documentale.
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Agevolazioni fiscali ASD: registrazione e data certa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11078/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) a cui erano state negate le agevolazioni fiscali per l'anno 2010. Il diniego era basato sulla registrazione tardiva (avvenuta nel 2012) dell'atto costitutivo, redatto nel 2009. La Corte ha chiarito che il problema non è la registrazione come requisito costitutivo, ma la sua assenza, che impedisce di fornire la prova con "data certa" della conformità dello statuto ai requisiti di legge per il periodo d'imposta oggetto di accertamento.
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Ricorso inammissibile: motivi nuovi in Cassazione
L'appello di un cittadino straniero contro la convalida del suo trattenimento è stato dichiarato ricorso inammissibile dalla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che gli argomenti del ricorrente, inclusa una presunta richiesta di asilo, costituivano fatti nuovi non presentati al giudice di primo grado e, pertanto, non potevano essere esaminati per la prima volta in sede di legittimità.
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Clausola compromissoria statuto: quando è valida?
Una società contesta un lodo arbitrale che la condannava a liquidare la quota di un'ex socia, sostenendo che la clausola compromissoria dello statuto non fosse applicabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la clausola compromissoria nello statuto copre tutte le controversie originate dal rapporto sociale, inclusa la liquidazione della quota post-esclusione. Le eccezioni sulla competenza dell'arbitro, inoltre, devono essere sollevate tempestivamente durante l'arbitrato stesso.
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Errore revocatorio: quando è inammissibile?
Un cittadino straniero ha presentato ricorso per la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore revocatorio di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che se la decisione originale si basa su più ragioni autonome e sufficienti (rationes decidendi), il ricorso per revocazione deve contestarle tutte efficacemente. Contestare una valutazione di merito non costituisce un errore di fatto, ma un errore di giudizio, non sanabile con la revocazione.
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Imposta registro lodo arbitrale: si paga sempre?
Una società ha ricevuto una cartella di pagamento per l'imposta di registro su un lodo arbitrale reso esecutivo. Nonostante la successiva sospensione dell'esecutività da parte della Corte d'Appello, la Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento. La sentenza chiarisce che il presupposto per l'imposta registro lodo arbitrale non è la sua concreta eseguibilità, ma l'esistenza stessa del provvedimento giudiziario che lo rende esecutivo e quindi soggetto a registrazione.
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Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10936/2024, ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a 6 mensilità in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti a termine. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, chiarendo importanti principi sulla decorrenza dei termini per l'impugnazione e sui criteri per la quantificazione del danno.
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Liberazione fideiussore: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10888/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni fideiussori, chiarendo i presupposti per la liberazione del fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c. e l'inammissibilità delle eccezioni di nullità antitrust sollevate tardivamente. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il peggioramento delle condizioni economiche del debitore e la consapevolezza della banca grava interamente sul garante.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e bookmaker esteri
Una società di scommesse estera ha contestato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse per l'anno 2010. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il bookmaker rimane responsabile per il pagamento dell'imposta anche per i periodi precedenti al 2011. La Corte ha chiarito che la declaratoria di incostituzionalità della norma per le ricevitorie (CTD) non si estende al bookmaker, confermando la solidarietà passiva tra i due soggetti e l'assenza di contrasti con il diritto dell'Unione Europea.
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Restituzione canone depurazione: quando è un diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10867/2024, ha confermato il diritto degli utenti alla restituzione del canone depurazione qualora il servizio non venga effettivamente erogato. La Corte ha ribadito che il canone ha natura di corrispettivo per una prestazione specifica e, in sua assenza, il pagamento è indebito. Viene inoltre stabilito che il termine di prescrizione per richiedere il rimborso è quello ordinario di dieci anni, non quello breve di cinque.
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Tentativo di conciliazione: licenziamento valido verbale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10734/2024, ha stabilito la validità della comunicazione di licenziamento per giustificato motivo oggettivo formalizzata all'interno del verbale conclusivo del fallito tentativo di conciliazione. Secondo la Corte, la legge non impone un intervallo temporale o un atto separato tra la constatazione del fallimento della procedura e la comunicazione del recesso, purché la volontà del datore di lavoro sia espressa in forma scritta in modo chiaro e consapevole per il lavoratore. Il ricorso della lavoratrice, che sosteneva la necessità di una comunicazione successiva, è stato rigettato.
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Onere della prova: cartella senza avviso bonario
Una società di costruzioni ha impugnato una cartella di pagamento derivante da controllo automatizzato, lamentando la mancata ricezione dell'avviso bonario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'onere della prova: spetta al contribuente, e non all'Agenzia delle Entrate, dimostrare in modo specifico la discrepanza tra i dati dichiarati e quelli pretesi, poiché la cartella si basa sulla sua stessa dichiarazione. La semplice contestazione generica non è sufficiente.
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Contratti a termine: quando sono legittimi nel P.A.?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a contratti a termine stipulati da un Comune per l'assunzione di istruttori di vigilanza. I lavoratori sostenevano che i contratti mascherassero esigenze ordinarie e permanenti. La Corte d'Appello aveva ritenuto i contratti legittimi, legandoli a progetti specifici per esigenze straordinarie. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dei lavoratori inammissibile, specificando di non poter riesaminare nel merito la valutazione dei fatti compiuta dai giudici precedenti e confermando la decisione impugnata.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Una società, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza tributaria sfavorevole, ha aderito a una sanatoria fiscale pagando il debito. La Corte, su richiesta delle parti, ha dichiarato la cessazione materia del contendere e l'estinzione del giudizio. È stato chiarito che, in questi casi, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente.
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Inquadramento PA: l’onere di impugnare il bando
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che chiedevano un inquadramento superiore. La decisione si fonda sulla mancata impugnazione del bando di concorso originario, considerato un atto vincolante. L'ordinanza sottolinea che, in presenza di una duplice 'ratio decidendi' nella sentenza d'appello, il ricorrente deve contestarle entrambe, pena l'inammissibilità del ricorso stesso.
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Bando di selezione: limiti all’impugnazione in Cassazione
Un dipendente ha contestato la graduatoria di un bando di selezione interno, sostenendo che un titolo di studio di una collega fosse stato sopravvalutato. I tribunali di merito gli hanno dato ragione. L'ente datore di lavoro ha fatto ricorso in Cassazione, focalizzandosi sull'interpretazione del bando di selezione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché l'argomento specifico sull'interpretazione del bando non era stato sollevato nel precedente grado di appello e, inoltre, era stato formulato in modo proceduralmente scorretto.
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