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d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater — Sezione Lavoro Civile

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143 provvedimenti

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Tardività del ricorso: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Azienda Sanitaria Locale contro un suo dirigente medico a causa della tardività del ricorso. L'appello, presentato oltre il termine semestrale dalla pubblicazione della sentenza di secondo grado, non è stato esaminato nel merito, confermando la condanna dell'Azienda al risarcimento del danno per mancata corresponsione di una parte dell'indennità di posizione.
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Qualificazione rapporto di lavoro: limiti alla prova
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato full-time, anziché part-time come formalizzato. La società datrice di lavoro ha impugnato la decisione in Cassazione, contestando la valutazione delle prove testimoniali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti e delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito. La sentenza è cruciale per comprendere i limiti del giudizio di legittimità sulla qualificazione rapporto di lavoro.
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Indennità rischio radiologico: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9981/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti di un'azienda ospedaliera che richiedevano l'indennità di rischio radiologico. La Corte ha stabilito che non è sufficiente affermare di lavorare in una 'zona controllata', ma è necessario allegare e provare specificamente la frequenza e la durata dell'esposizione al rischio. La genericità della domanda iniziale ha reso impossibile la valutazione nel merito.
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Mansioni superiori: prova e limiti del ricorso
Un lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione dopo che il Tribunale gli aveva negato il riconoscimento di mansioni superiori a quelle contrattuali. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non può riesaminare le prove e i fatti del caso, compito che spetta esclusivamente al giudice di merito. L'inammissibilità è derivata dal fatto che il ricorso mescolava critiche sulla valutazione delle testimonianze (questioni di fatto) con presunte violazioni di legge, superando i limiti del giudizio di legittimità.
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Mansioni superiori: qualifica di inviato speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, riconoscendo le mansioni superiori di 'inviato speciale' a una giornalista, nonostante la mancanza di una nomina scritta. La Suprema Corte ha stabilito che lo svolgimento effettivo delle mansioni prevale sui requisiti formali. Il ricorso dell'azienda radiotelevisiva, basato sulla necessità di un atto scritto e sulla natura del programma televisivo, è stato respinto. La sentenza sottolinea che l'interpretazione dei requisiti contrattuali, come il periodo di 'biennio solare', rientra nella competenza del giudice di merito se logicamente motivata.
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Indennità rischio radiologico: prova e presupposti
Una lavoratrice del settore sanitario, non inquadrata come tecnico di radiologia, ha richiesto il pagamento dell'indennità di rischio radiologico. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che, a differenza del personale medico e tecnico di radiologia per cui il rischio è presunto per legge, gli altri lavoratori devono fornire la prova oggettiva di un'esposizione abituale, continua e non occasionale in una 'zona controllata', con un assorbimento di dosi radioattive superiore ai limiti normativamente stabiliti. L'onere della prova grava interamente sul lavoratore che richiede l'indennità.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta locale
Una società avviava un licenziamento collettivo limitandolo a una sola sede. Un lavoratore impugnava il recesso. La Cassazione ha confermato l'illegittimità, chiarendo che nel licenziamento collettivo la platea dei lavoratori da considerare deve includere l'intero complesso aziendale, salvo specifiche e comprovate esigenze tecnico-produttive. La sola distanza geografica non è una giustificazione valida.
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Giudicato amministrativo: effetti su terzi e concorsi
Un lavoratore fa causa dopo essere stato escluso da una promozione in un concorso pubblico. Una separata sentenza del giudice amministrativo annulla l'intera procedura di concorso. La Corte di Cassazione chiarisce che il giudicato amministrativo di annullamento ha effetti "erga omnes" (verso tutti), rendendo la pretesa originaria del lavoratore infondata perché il concorso non esiste più, anche se egli non era parte del giudizio amministrativo. Il ricorso del lavoratore viene quindi respinto.
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Impugnazione rito Fornero: quando è inammissibile
Un lavoratore ha impugnato un'ordinanza emessa nella fase sommaria del rito Fornero direttamente in Appello, ma il ricorso è stato respinto per due motivi distinti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso inammissibile perché il lavoratore non ha contestato una delle ragioni autonome della decisione, rendendo inutile l'esame delle altre. Questo caso chiarisce le regole per una corretta impugnazione rito Fornero.
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Inquadramento dipendenti pubblici: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico, trasferito da un'università a un'agenzia fiscale, ha ottenuto in Appello il corretto inquadramento economico basato sul suo titolo di studio, come previsto da un regolamento interno dell'ente di destinazione. L'agenzia ha presentato ricorso in Cassazione, ma è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso non erano pertinenti alla reale motivazione della sentenza d'appello, rendendo l'impugnazione inefficace. Il caso sottolinea l'importanza di strutturare correttamente un ricorso sull'inquadramento dipendenti pubblici.
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Licenziamento collettivo: limiti geografici e scelta
Una società ha effettuato un licenziamento collettivo considerando solo i dipendenti di una sede specifica. I tribunali hanno dichiarato il licenziamento illegittimo, poiché l'azienda non ha giustificato la mancata inclusione di personale con professionalità simili di altre sedi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che nel licenziamento collettivo, la platea dei lavoratori non può essere limitata geograficamente senza valide e oggettive ragioni tecnico-produttive, confermando la reintegra del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: illegittimo se limitato a 1 sede
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo un licenziamento collettivo in cui la società aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare alla sola sede interessata dalla riorganizzazione. Secondo la Corte, in assenza di comprovate e oggettive ragioni tecnico-produttive che impediscano la comparazione, la scelta deve estendersi a tutti i dipendenti con profili professionali fungibili nell'intera azienda. La violazione di questo principio comporta la reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta per sede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4958/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola sede geografica. Secondo la Corte, in presenza di professionalità fungibili in altre sedi, la comparazione deve avvenire a livello aziendale globale, a meno che non sussistano oggettive e comprovate esigenze tecnico-produttive che giustifichino una scelta diversa. La motivazione generica basata sulla sola dislocazione geografica è stata ritenuta insufficiente, portando alla reintegra del lavoratore.
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Mancata notifica per virus? Appello inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4887/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice il cui appello era stato respinto per mancata notifica all'azienda. La difesa aveva addotto come giustificazione un attacco ransomware al sistema informatico dello studio legale. La Suprema Corte ha stabilito che un virus informatico non costituisce una 'causa non imputabile' con carattere di assolutezza tale da giustificare la rimessione in termini. Inoltre, ha sanzionato la violazione del principio di autosufficienza, poiché la ricorrente non aveva trascritto nel ricorso gli atti che provavano la tempestiva allegazione del problema tecnico nel giudizio di merito.
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Licenziamento collettivo: limiti e criteri di scelta
Una società tecnologica ha effettuato un licenziamento collettivo limitandolo ingiustamente a una singola filiale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del provvedimento, stabilendo che la selezione dei lavoratori deve includere tutte le sedi aziendali se esistono professionalità comparabili. Questa violazione dei criteri di scelta giustifica la reintegra del dipendente. L'ordinanza sottolinea come nel licenziamento collettivo la platea dei lavoratori non possa essere ristretta su base puramente geografica.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta per sede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3260/2024, ha respinto il ricorso di una società che, in una procedura di licenziamento collettivo, aveva limitato la platea dei dipendenti da licenziare a una sola delle sue sedi. La Corte ha ribadito che, in assenza di comprovate e specifiche esigenze tecnico-produttive che rendano i lavoratori non fungibili, la comparazione deve avvenire su tutta la platea aziendale di dipendenti con mansioni simili. La limitazione territoriale unilaterale costituisce una violazione dei criteri di scelta, comportando l'applicazione della tutela reintegratoria per il lavoratore.
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Licenziamento illegittimo per assenza: quando è lecito
Un'azienda di trasporti licenzia un dipendente per assenze ingiustificate, ma la Corte di Cassazione conferma che si tratta di un licenziamento illegittimo. Le assenze del lavoratore erano una reazione legittima all'inadempimento del datore di lavoro, che non aveva mai specificato le mansioni da svolgere né fornito gli strumenti necessari. La Corte ha ritenuto proporzionato il rifiuto del dipendente di presentarsi al lavoro di fronte a una grave mancanza aziendale, annullando il provvedimento espulsivo e respingendo le eccezioni procedurali della società.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due dottoresse che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione, a causa del tardivo recepimento di direttive UE. La Corte ha confermato che il diritto al risarcimento si è estinto per prescrizione. È stato ribadito il principio consolidato secondo cui il termine di prescrizione decennale decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge 370/1999, momento in cui l'inadempimento dello Stato è divenuto definitivo e il diritto azionabile.
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Licenziamento collettivo: illegittimo se la platea è limitata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1970/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui un'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare alla sola sede oggetto di chiusura, ignorando la presenza di professionalità fungibili in altre unità produttive. Tale limitazione costituisce una violazione dei criteri di scelta legali e comporta il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro.
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Platea licenziamento collettivo: i criteri di scelta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1959/2024, ha stabilito che in un licenziamento collettivo per chiusura di una sede, l'azienda non può limitare la platea dei lavoratori da licenziare solo a quelli della filiale interessata. Se esistono professionalità fungibili in altre sedi, la comparazione deve avvenire a livello aziendale. La violazione di questo principio rende il licenziamento illegittimo e comporta la reintegrazione del lavoratore.
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