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d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater — Sezione Lavoro Civile

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Indennità rischio radiologico e onere della prova
Un operatore sanitario, non impiegato nel reparto di radiologia, ha richiesto il pagamento dell'indennità di rischio radiologico. La sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che il personale non specificamente addetto alla radiologia deve fornire allegazioni precise e dettagliate sulla frequenza, durata e natura della sua esposizione al rischio. La genericità delle affermazioni iniziali non può essere sanata in corso di causa e rende inammissibili le richieste di prova, in quanto considerate meramente esplorative. La sentenza ribadisce il principio fondamentale dell'onere di allegazione specifica dei fatti a fondamento della propria pretesa.
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Mobilità individuale: quando non è trasferimento?
Un lavoratore ha contestato un cambio di mansioni all'interno dello stesso edificio, considerandolo un trasferimento illegittimo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che un cambio di assegnazione all'interno della stessa unità produttiva, come definita dal CCNL, costituisce "mobilità individuale" e non un trasferimento. L'ordinanza ha dichiarato il ricorso inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Qualifica superiore e contrattazione collettiva
Una giornalista ha richiesto il riconoscimento della qualifica superiore di caporedattore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la contrattazione collettiva aziendale, che prevedeva requisiti numerici più stringenti (coordinamento di almeno 12 persone) rispetto al contratto nazionale, dovesse prevalere in virtù della specificità del settore del servizio pubblico radiotelevisivo, riconosciuta dalle stesse parti sociali.
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Onere prova pagamento retribuzione: chi deve provare?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che l'onere della prova del pagamento della retribuzione spetta esclusivamente al datore di lavoro. La produzione di una singola busta paga e alcuni bonifici è stata ritenuta insufficiente a dimostrare l'estinzione totale del debito verso un lavoratore, il cui rapporto era stato riqualificato come subordinato. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove effettuata dai giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità.
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Contratto di agenzia: stabilità e obblighi
La Corte di Cassazione conferma che per qualificare un rapporto come contratto di agenzia è decisiva la stabilità della collaborazione, desumibile da una serie di indizi concreti. In un caso riguardante il versamento di contributi previdenziali, la Corte ha rigettato il ricorso di una società, stabilendo che la continuità, la frequenza della fatturazione e la natura dell'incarico prevalgono sulla qualificazione formale data dalle parti, facendo scattare gli obblighi contributivi.
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Compenso funzionario onorario: la giurisdizione
Un ex funzionario onorario ha richiesto il pagamento per attività svolte dopo la scadenza del suo incarico ministeriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la richiesta di un compenso funzionario onorario non predeterminato rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo, poiché riguarda un interesse legittimo e non un diritto soggettivo. La decisiva carenza di specificità del ricorso è stata un fattore chiave per la decisione.
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Limite percentuale assunzioni: la prova è a carico del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una compagnia aerea, confermando la nullità di due contratti a tempo determinato stipulati con una lavoratrice. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il rispetto del limite percentuale per le assunzioni a termine grava interamente sul datore di lavoro. In questo caso, la documentazione prodotta dall'azienda è stata ritenuta insufficiente e fuorviante, non dimostrando il rispetto del tetto del 15% dell'organico a tempo indeterminato, portando alla conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato.
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Lavoro subordinato: quando l’appello è inammissibile
Un grafico pubblicitario, dopo anni di contratti di consulenza, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, non riscontrando prove di assoggettamento al potere direttivo del datore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso del lavoratore inammissibile, poiché mirava a una rivalutazione dei fatti e delle prove, compito che non spetta al giudice di legittimità, ribadendo la distinzione tra giudizio di merito e di legittimità.
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Qualificazione rapporto di lavoro: Cassazione chiarisce
Un grafico pubblicitario chiede la qualificazione del rapporto di lavoro come subordinato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo è che le censure del lavoratore miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, mancando la prova dell'assoggettamento al potere direttivo del datore di lavoro.
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Inquadramento Lavorativo: Controllo vale Coordinamento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di alcuni dipendenti a un superiore inquadramento lavorativo. La sentenza chiarisce che, se il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) prevede mansioni alternative (es. 'coordinamento e/o controllo'), lo svolgimento di una sola di esse è sufficiente per ottenere il livello superiore. Nel caso di specie, l'attività di controllo svolta dai lavoratori è stata ritenuta idonea a giustificare il parametro retributivo 178, anche in assenza di compiti di coordinamento.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte di un'azienda sanitaria pubblica. La sentenza ribadisce che, nel pubblico impiego, il superamento del limite di durata dei contratti a termine genera un 'danno comunitario' presunto, che non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. Viene quindi liquidata un'indennità risarcitoria, escludendo però la possibilità di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte rigetta sia il ricorso dell'ente pubblico, che contestava la sussistenza del danno, sia quello del lavoratore, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna della Regione.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non riesamina
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un dipendente pubblico contro il Ministero dell'Istruzione. Il ricorrente contestava un trasferimento e denunciava condotte di mobbing, ma il suo appello è stato giudicato una generica richiesta di riesame dei fatti, non consentita in sede di legittimità, anziché una critica basata su vizi di legge. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio sul merito della vicenda.
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Inammissibilità del ricorso: i requisiti formali
Una lavoratrice si opponeva a un decreto del Tribunale che ammetteva solo parzialmente i suoi crediti nel fallimento del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa di gravi vizi procedurali. La decisione sottolinea l'importanza di non mescolare motivi di ricorso eterogenei (c.d. motivo misto) e di specificare con precisione le norme violate e le argomentazioni a sostegno. L'ordinanza ribadisce che la violazione dei requisiti formali impedisce al giudice di esaminare il merito della questione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Una cassa di previdenza privata aveva impugnato in Cassazione una sentenza che la condannava a restituire a un pensionato un contributo di solidarietà. Tuttavia, prima della decisione, l'ente ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando integralmente le spese legali tra le parti. La motivazione della compensazione risiede nel fatto che, durante il giudizio, si era consolidato un orientamento giurisprudenziale sfavorevole all'ente, rendendo di fatto inutile la prosecuzione del ricorso.
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Assegno ad personam: la promozione lo annulla?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un assegno ad personam, riconosciuto a due dipendenti pubblici con sentenza passata in giudicato, non può essere revocato a seguito di una successiva progressione verticale. La Corte ha respinto il ricorso di un'amministrazione pubblica, sottolineando che l'argomento della promozione doveva essere sollevato nel giudizio originario. Essendo la promozione avvenuta prima della sentenza che ha accertato il diritto, la questione è coperta dal giudicato e non più discutibile.
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Indennità di coordinamento: quando è dovuta nel S.S.N.
Una dietista ha richiesto il riconoscimento dell'indennità di coordinamento e il relativo inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che la lavoratrice non aveva provato di svolgere effettive funzioni di coordinamento del servizio e del personale, ma solo compiti di controllo rientranti nel suo profilo professionale. La sentenza chiarisce che per ottenere l'indennità è necessario dimostrare un ruolo di coordinamento che va oltre le mansioni ordinarie del proprio profilo.
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Estinzione del giudizio: Cassazione chiarisce
Una società aveva impugnato una sentenza della Corte d'Appello che la condannava a pagare una somma a un lavoratore. In Cassazione, la società ha rinunciato al ricorso e il lavoratore ha accettato tale rinuncia. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che, data la reciproca adesione, non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali. Inoltre, ha chiarito che l'estinzione del giudizio non comporta l'obbligo per la ricorrente di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Indennità di coordinamento: no a progetti singoli
Un tecnico sanitario ha richiesto l'indennità di coordinamento e un inquadramento superiore, sostenendo di gestire vari progetti. La Cassazione ha negato il diritto, chiarendo che per ottenere l'indennità di coordinamento è necessaria la guida di un intero 'servizio' organizzativo, non di singole attività. La gestione di progetti non equivale alla direzione di un'unità produttiva con personale annesso.
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Carenza di interesse: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società per sopravvenuta carenza di interesse, a seguito di un accordo transattivo con un ex dipendente. La decisione chiarisce la distinzione tra cessazione della materia del contendere e la mancanza di interesse a proseguire il giudizio, con conseguente assorbimento del ricorso incidentale.
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Estinzione del giudizio: effetti della rinuncia
Un lavoratore aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua domanda di superiore inquadramento. Tuttavia, prima della decisione, ha rinunciato al ricorso con l'accettazione della società datrice di lavoro. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che tale esito esonera il rinunciante dal pagamento dell'ulteriore contributo unificato e, data l'accettazione, non comporta condanna alle spese.
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