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d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater — Anno 2025

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487 provvedimenti

Altri anni per d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater

Regime fiscale pensione: no agevolazioni per vecchi fondi
Un pensionato ha richiesto il rimborso dell'Irpef versata sulla sua pensione complementare, sostenendo l'applicabilità di un regime fiscale più favorevole. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il regime fiscale pensione complementare agevolato, introdotto dal D.Lgs. 252/2005, non si applica ai montanti maturati prima del 2007 da 'vecchi iscritti' a fondi pensione soppressi. La Corte ha anche chiarito che una precedente sentenza favorevole su annualità diverse non è vincolante per il nuovo giudizio (giudicato esterno).
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Arricchimento senza causa: no se il diritto è prescritto
Una partecipante a un progetto formativo non ha ricevuto l'ultima rata della borsa di studio. Dopo aver vinto in primo grado, la sua richiesta è stata respinta in appello perché il diritto si era prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che l'azione per arricchimento senza causa non può essere utilizzata come rimedio quando la domanda principale è prescritta per inerzia del titolare del diritto.
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Esenzione COSAP per Province: la Cassazione chiarisce
Un Comune richiedeva il pagamento del COSAP a una Provincia e a un'impresa edile per l'occupazione di suolo pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato l'esenzione COSAP per la Provincia, stabilendo che tale beneficio, ereditato dalla normativa sulla TOSAP, si applica in modo incondizionato agli enti territoriali, indipendentemente dalla finalità specifica dell'occupazione.
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Concessione parcheggi pubblici: quando si paga il canone
In un caso di concessione parcheggi pubblici, una società si opponeva al pagamento del canone di occupazione suolo. La Cassazione ha stabilito che il canone è dovuto quando l'accordo non si limita alla gestione del servizio ma affida le aree per uno sfruttamento autonomo e a scopo di profitto, come desumibile dall'interpretazione degli atti.
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Canone Occupazione Suolo: quando è dovuto dal gestore
Una società che gestisce parcheggi pubblici si oppone al pagamento del canone occupazione suolo pubblico (COSAP) richiesto da un Comune. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il canone è dovuto quando la società non si limita a gestire il servizio per conto dell'ente, ma riceve l'area in affidamento per gestirla in autonomia e a proprio profitto. In tal caso, la società stessa è considerata l'occupante del suolo e tenuta al pagamento, anche se il canone non è esplicitamente indicato nell'atto di affidamento ma è desumibile dalla volontà delle parti e dai regolamenti comunali.
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Factoring Pro Solvendo e Fallimento: la regola
Una società di factoring ha presentato istanza di ammissione al passivo fallimentare di un'azienda cliente per recuperare le somme anticipate in virtù di un contratto di factoring pro solvendo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che in caso di fallimento del cedente, il credito del factor è condizionale. L'ammissione al passivo in via definitiva è subordinata alla prova dell'infruttuosa escussione del debitore ceduto, un principio cardine del factoring pro solvendo che tutela la parità di trattamento tra i creditori.
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Consumi presunti: onere della prova del fornitore
Una società fornitrice di energia ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per consumi presunti, derivanti da un allaccio abusivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La motivazione risiede nella mancata prova da parte della società creditrice sia del momento esatto in cui è iniziata la manomissione, sia delle tariffe applicabili, non avendo depositato il contratto di fornitura. La Corte ha ribadito che l'onere di provare l'esatto ammontare del credito spetta al fornitore.
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Indennità di occupazione: chi paga se cambia il gestore?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22487/2025, ha stabilito un importante principio in materia di espropriazione per pubblica utilità. In un caso di successione tra due società concessionarie per la realizzazione di un'opera autostradale, la Corte ha chiarito che la responsabilità per il pagamento dell'indennità di occupazione legittima ricade esclusivamente sul concessionario che ha gestito tale fase. Il concessionario subentrante, che ha poi regolarizzato l'occupazione illegittima tramite 'acquisizione sanante', non è solidalmente responsabile per le indennità maturate nel periodo precedente al suo subentro. La Corte ha inoltre ribadito che le domande di manleva tra i soggetti coobbligati sono inammissibili nel giudizio speciale di determinazione dell'indennità.
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Responsabilità amministratori: quando scatta il danno
Una ex amministratrice di S.r.l. viene condannata per il danno causato dal mancato pagamento di imposte, nonostante al momento delle sue dimissioni il patrimonio sociale fosse ancora capiente. La Cassazione conferma la condanna, chiarendo che la responsabilità amministratori sorge dall'atto illecito che impoverisce la società (in questo caso, l'omissione fiscale che genera sanzioni e interessi), anche se l'insufficienza patrimoniale si manifesta in un secondo momento. La prescrizione dell'azione, inoltre, decorre non dall'atto ma dal momento in cui l'incapienza del patrimonio diventa oggettivamente percepibile ai creditori.
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Definizione agevolata: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili sia il ricorso del contribuente che quello dell'Agenzia Fiscale in un caso relativo al diniego di una definizione agevolata. La decisione si fonda su vizi procedurali: l'Agenzia ha errato nel motivare la richiesta di revoca dell'estinzione, mentre il contribuente ha omesso di richiederla. La sentenza sottolinea che, a seguito di un diniego di definizione agevolata, per contestarlo è indispensabile chiedere contestualmente la revocazione del precedente provvedimento di estinzione del giudizio.
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Rottamazione quater: estinzione del processo tributario
Una società, in pendenza di un ricorso per cassazione relativo a una controversia sulla tassa sui rifiuti (TARSU), ha aderito alla "Rottamazione quater", versando integralmente le somme dovute. La Corte di Cassazione, preso atto del pagamento e della mancata opposizione dell'ente impositore, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La sentenza chiarisce che tale esito esclude l'obbligo per il ricorrente di versare il doppio del contributo unificato, data la natura eccezionale della norma sulla sanatoria.
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Estinzione giudizio tributario: niente doppio contributo
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di estinzione del giudizio tributario a seguito di rinuncia al ricorso per adesione a una definizione agevolata, il ricorrente non è tenuto a versare il doppio del contributo unificato. La sentenza distingue nettamente tra estinzione e rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Notifica PEC: valida anche se il mittente non è in INI-PEC
Una società ha contestato una cartella di pagamento ricevuta tramite Posta Elettronica Certificata, sostenendo la nullità della notifica PEC perché l'indirizzo del mittente (Ente di Riscossione) non era presente nei pubblici registri. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'assenza dell'indirizzo dal registro INI-PEC non invalida di per sé la notifica, a meno che il destinatario non dimostri un concreto pregiudizio al proprio diritto di difesa. Inoltre, la Corte ha escluso l'applicabilità del Regolamento europeo eIDAS a questo tipo di notifiche nazionali.
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Licenziamento dirigente tempo determinato: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento di un dirigente a tempo determinato, ribadendo che per la risoluzione anticipata del contratto è necessaria una 'giusta causa' e non la meno stringente 'giustificatezza'. L'azienda, non avendo provato un inadempimento grave, è stata condannata al pagamento delle retribuzioni residue e di un'indennità per mancata proroga, poiché il suo recesso illegittimo ha impedito al contratto di giungere a scadenza. Questo caso sottolinea la forte tutela del contratto a termine, anche per le figure dirigenziali.
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Appello generico: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un contribuente contro un preavviso di iscrizione ipotecaria. La Corte chiarisce che la censura di un appello generico deve essere supportata da specifiche prove nel ricorso per Cassazione, altrimenti è inammissibile. Viene inoltre confermata la legittimità della produzione di documenti in appello, anche se depositati tardivamente in primo grado, secondo la normativa all'epoca vigente.
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Inammissibilità sopravvenuta: quando si perde l’interesse
Una contribuente impugna un avviso di accertamento IMU. Durante il giudizio in Cassazione, a seguito di un pignoramento, salda il debito con il Comune. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile per "inammissibilità sopravvenuta", poiché la ricorrente ha perso l'interesse a una decisione nel merito. La sentenza chiarisce anche che in questi casi non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Cessazione materia del contendere: estinzione processo
Un Comune impugnava in Cassazione una sentenza sfavorevole in materia di ICI. Durante il giudizio, le parti raggiungevano un accordo stragiudiziale. La Suprema Corte, preso atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali tra le parti e chiarendo la non applicabilità del doppio contributo unificato in questi casi.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Una società di trasporti ha contestato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto le relative cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, applicando una normativa sopravvenuta, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso originario. La decisione chiarisce che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è più uno strumento valido per far valere la mancata notifica degli atti presupposti, con effetti anche sui giudizi pendenti.
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Accertamento ante tempus: quando l’urgenza lo valida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento ante tempus emesso dall'Amministrazione Finanziaria prima della scadenza del termine di 60 giorni. La decisione si basa sulla dimostrazione, da parte dell'Ufficio, di una 'particolare urgenza' legata all'entità dell'evasione e alla connessione con reati tributari, ritenendo tali elementi sufficienti a giustificare la deroga al contraddittorio preventivo per tutelare il credito erariale.
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Notifica atti fiscali: il termine per l’opposizione
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo di non aver mai ricevuto la cartella esattoriale originale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo, chiarendo che in caso di notifica atti fiscali tramite deposito presso la Camera di Commercio (per PEC non valida), il termine per opporsi decorre dal quindicesimo giorno dalla pubblicazione dell'avviso, e non dalla data di ricezione della successiva raccomandata informativa.
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