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Art. 97 Costituzione — Anno 2023

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308 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Somministrazione irregolare: risarcimento sì, posto fisso no
I Lavoratori, assunti tramite somministrazione irregolare da un'Azienda di Trasporti pubblica, hanno chiesto la conversione del rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la conversione è vietata per le società pubbliche che richiedono concorsi per le assunzioni. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso dei lavoratori sul diritto al risarcimento del danno da precarizzazione, quantificabile tra 2,5 e 12 mensilità, rinviando la decisione alla Corte d'Appello per la quantificazione.
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Mansioni superiori: lavoratrici battono l’ente pubblico
Due dipendenti di un ente pubblico hanno svolto di fatto compiti complessi riconducibili a un'area professionale più elevata rispetto al loro inquadramento formale. L'ente ha rifiutato il pagamento delle differenze stipendiali, sostenendo che le mansioni superiori non fossero immediatamente superiori a quelle di partenza e che mancassero i requisiti formali previsti dal contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno stabilito che nel pubblico impiego lo svolgimento di fatto di mansioni superiori dà sempre diritto alla retribuzione corrispondente, a prescindere dalla legittimità dell'assegnazione o dai limiti dei contratti collettivi. Questa tutela garantisce il principio costituzionale di una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro effettivamente prestato.
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Compenso per lavoro straordinario: il dipendente batte la PA
Un infermiere ha svolto ore di lavoro oltre il proprio orario per garantire il servizio di dialisi estiva ai turisti. L'Azienda Sanitaria si è rifiutata di pagare tali ore come prestazioni aggiuntive, evidenziando la mancanza delle necessarie autorizzazioni regionali e di bilancio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente, stabilendo che, anche in assenza dei requisiti formali per le prestazioni aggiuntive, il lavoratore ha diritto al compenso per lavoro straordinario se l'attività è stata svolta con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro. La tutela del lavoro effettivo, garantita dall'articolo 2126 del codice civile, prevale sui vincoli di spesa pubblica, i quali possono al massimo comportare la responsabilità dei dirigenti ma non la perdita della retribuzione per il dipendente.
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Concessione cimiteriale perpetua: stop alle tariffe del Comune
La titolare di una concessione cimiteriale perpetua, ottenuta nel 1974 dietro pagamento di una tariffa una tantum (in un'unica soluzione), si è opposta alla richiesta del Comune di pagare una somma aggiuntiva per l'adeguamento del canone. Il Comune sosteneva di poter rideterminare unilateralmente la tariffa in virtù dei suoi poteri pubblici di gestione del demanio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che l'amministrazione non può modificare unilateralmente le condizioni economiche di una concessione cimiteriale perpetua stipulata prima del 1975 in assenza di una specifica norma di legge. Il rapporto patrimoniale resta regolato dall'accordo originario.
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Rendita catastale: Fisco contro centrali geotermiche
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la rendita catastale proposta da una Società Energetica per una centrale geotermica, pretendendo di includere nel calcolo i pozzi di estrazione e reiniezione. La controversia riguarda l'applicazione della Legge di Stabilità 2016, che esclude dalla stima i macchinari funzionali al processo produttivo. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione di diritto, ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha rinviato la causa a una pubblica udienza. I giudici dovranno chiarire se l'aggiornamento catastale sia un onere del contribuente o se l'amministrazione debba applicare d'ufficio i nuovi criteri più favorevoli per il futuro.
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Recupero dell’indebito: dipendente paga ma salva le ferie
Un Ente Pubblico ha richiesto a un ex Dirigente la restituzione di oltre ventimila euro pagati come retribuzione di risultato, ritenendoli non dovuti. Il lavoratore si è opposto, chiedendo anche il pagamento delle ferie non godute. La Corte di Cassazione ha stabilito che la pubblica amministrazione può procedere al recupero dell'indebito direttamente nei confronti del dipendente che ha percepito somme illegittime, applicando le regole generali del codice civile. La legge speciale sul riassorbimento dei fondi non esclude infatti l'azione diretta di restituzione. Inoltre, la Corte ha confermato il diritto del lavoratore a ricevere l'indennità per le ferie non godute, poiché l'amministrazione non ha dimostrato di averlo formalmente invitato a fruirne prima del pensionamento.
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Contratto a progetto nullo: sì alla stabilità, no al Ministero
Il Lavoratore, assunto con contratto a progetto da un istituto privato poi soppresso e assorbito da un Ministero, ha chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato e il conseguente trasferimento presso l'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contratto a progetto per genericità del piano di lavoro, dichiarando la conversione del rapporto con l'ente originario. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che il trasferimento automatico presso il Ministero spetta solo al personale effettivamente in servizio al momento della soppressione, escludendo chi ottiene la conversione solo successivamente per via giudiziaria. Il Ministero vince il ricorso contro il trasferimento automatico.
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Trasferimento del personale: no al posto pubblico senza servizio
Una lavoratrice, assunta con contratto a progetto privo di un piano specifico da un'associazione privata poi soppressa, ottiene la conversione giudiziale del rapporto in contratto a tempo indeterminato. Tuttavia, la Cassazione stabilisce che il trasferimento del personale alle dipendenze del Ministero dello Sviluppo Economico, previsto dalla legge di soppressione dell'ente, si applica esclusivamente ai dipendenti effettivamente in servizio al momento della chiusura. Nonostante la conversione retroattiva del contratto, la lavoratrice non ha diritto all'assunzione automatica presso la Pubblica Amministrazione, poiché non era in servizio attivo al momento della soppressione. La Corte accoglie il ricorso del Ministero.
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Trasferimento del personale: ente soppresso ma niente assunzione
Una lavoratrice ha chiesto la conversione dei suoi contratti a progetto in un rapporto a tempo indeterminato con un'associazione privata vigilata dallo Stato, pretendendo il conseguente trasferimento del personale alle dipendenze del Ministero a seguito della soppressione dell'ente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la norma speciale sul trasferimento del personale si applica esclusivamente ai dipendenti effettivamente in servizio al momento della soppressione dell'ente. Anche se i contratti a progetto fossero stati illegittimi, la lavoratrice non era in servizio attivo alla data stabilita dalla legge. Di conseguenza, non sussiste alcun diritto all'assunzione automatica presso la pubblica amministrazione, poiché ciò violerebbe il principio costituzionale del concorso pubblico e le esigenze di bilancio dello Stato.
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Accertamento rendita catastale: scontro tra fisco e imprese
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la rendita catastale di una centrale geotermica di proprietà di una grande società energetica. Durante il procedimento, avviato nel 2014 e concluso nel 2016, è entrata in vigore una nuova legge che esclude alcuni macchinari dal calcolo della rendita. La Corte di Cassazione deve stabilire se il fisco debba applicare d'ufficio i nuovi criteri più favorevoli per il periodo successivo all'entrata in vigore della riforma. Data la novità e l'importanza della questione, i giudici hanno deciso di non decidere subito, ma di rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame approfondito. L'esito finale dell'accertamento rendita catastale resta quindi temporaneamente sospeso.
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Concorso truccato per la partner: Abuso sì, turbativa d’asta no
Un direttore di un ente pubblico viene accusato di aver manipolato una procedura di assunzione per favorire la propria partner. La Corte di Cassazione conferma la sua condanna per il reato di abuso d'ufficio, data la palese violazione dell'obbligo di astenersi a causa del loro legame sentimentale. Tuttavia, la Corte annulla la condanna per il reato di turbata libertà degli incanti. Viene stabilito un principio fondamentale: il reato di turbata libertà degli incanti nei concorsi pubblici non è applicabile, poiché questa norma riguarda esclusivamente le gare per l'affidamento di contratti di beni e servizi, e non le procedure per l'assunzione di personale. La pena dovrà essere ricalcolata solo per il reato di abuso d'ufficio.
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TFR Vigili del Fuoco Volontari: la Cassazione nega il diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto tra i vigili del fuoco volontari e l'Amministrazione non è un rapporto di lavoro subordinato, ma un 'rapporto di servizio' funzionale. Di conseguenza, ha negato il diritto al Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Un Vigile Volontario aveva ottenuto il pagamento del TFR nei primi gradi di giudizio, ma il Ministero dell'Interno ha fatto ricorso. La Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, chiarendo che la legge esclude esplicitamente la qualifica di 'rapporto di impiego' per i volontari. La sentenza sancisce un principio importante sul TFR per i vigili del fuoco volontari, negandolo in quanto non sono dipendenti pubblici.
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TFR Vigili del Fuoco Volontari: Servizio Sì, Lavoro No
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto tra i vigili del fuoco volontari e l'Amministrazione non è un rapporto di lavoro subordinato, ma un 'rapporto di servizio' onorario. Di conseguenza, viene escluso il diritto al Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Un Vigile Volontario aveva richiesto il pagamento del TFR per gli anni di servizio prestati, ma la sua domanda è stata definitivamente respinta. La Corte ha chiarito che la legge elenca tassativamente i compensi spettanti ai volontari, e tra questi non rientra il TFR. La sentenza nega quindi il TFR vigili del fuoco volontari, distinguendo nettamente la loro posizione da quella del personale di ruolo.
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TFR Vigile del Fuoco Volontario: la Cassazione nega il diritto
La Corte di Cassazione ha negato il diritto al TFR a un vigile del fuoco volontario. Il vigile sosteneva che i suoi ripetuti richiami in servizio configurassero un rapporto di lavoro subordinato. I giudici, però, hanno stabilito un principio chiaro: quello tra il volontario e l'Amministrazione è un 'rapporto di servizio' e non un 'rapporto di impiego'. La legge esclude esplicitamente questa possibilità. Di conseguenza, il diritto al TFR per il vigile del fuoco volontario non sussiste, poiché è una prestazione legata esclusivamente al lavoro dipendente. La vittoria è andata quindi al Ministero dell'Interno, che si era opposto alla richiesta del volontario.
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Contratto nullo ma senza assunzione: il divieto di conversione
Un lavoratore assunto a termine da un Consorzio di bonifica ha chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato, sostenendo l'illegittimità del termine. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo che il Consorzio non aveva provato le ragioni dell'assunzione a termine, ha respinto la domanda del lavoratore. La decisione si fonda su una legge regionale siciliana che impone un esplicito divieto di conversione contratto a termine per quella specifica categoria di enti. Di conseguenza, anche se il contratto è nullo nella sua parte a termine, la norma speciale impedisce la trasformazione in un posto stabile. Vince il Consorzio.
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Uso aziendale pubblico impiego: la prassi non batte il contratto
La Cassazione chiarisce i limiti dell'uso aziendale nel pubblico impiego. Alcuni medici sindacalisti chiedevano a un'Azienda Sanitaria di continuare a pagare i permessi sindacali in modo forfettario, come fatto per anni, basandosi su una prassi consolidata. L'Azienda aveva invece iniziato a rimborsare solo le ore di sostituzione effettive, seguendo una nuova interpretazione del contratto collettivo. La Corte ha dato ragione all'Azienda Sanitaria. Ha stabilito che una prassi, anche se duratura, non può creare diritti economici per i dipendenti pubblici se va oltre quanto previsto dalla contrattazione collettiva. La Pubblica Amministrazione ha il dovere di interrompere pagamenti non giustificati dal contratto.
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Uso aziendale pubblico impiego: la prassi non crea diritti
Un medico, rappresentante sindacale, si è opposto alla decisione dell'Azienda Sanitaria di interrompere il pagamento forfettario per le ore di attività sindacale, una prassi consolidata da anni. L'Azienda aveva iniziato a rimborsare solo le ore di sostituzione effettive, come previsto dal contratto collettivo. La Cassazione ha dato ragione all'Azienda Sanitaria, stabilendo un principio fondamentale: l'uso aziendale nel pubblico impiego non può creare diritti economici per i dipendenti se questi non sono previsti dalla contrattazione collettiva. Una prassi favorevole, anche se pluriennale, derivante da un'errata interpretazione del contratto, non diventa un diritto e la Pubblica Amministrazione ha il dovere di interromperla.
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Inquadramento dirigenziale: contratto nullo se la legge non lo prevede
Un dirigente di un'azienda pubblica di promozione turistica ha richiesto le differenze retributive, sostenendo di avere diritto alla paga da dirigente di prima fascia. La sua richiesta si basava sulla convinzione che l'ente da lui diretto fosse una 'struttura di massima dimensione'. La Corte di Cassazione ha respinto la sua domanda. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale per il pubblico impiego: l'inquadramento dirigenziale dipende esclusivamente dalla qualificazione formale prevista dalla legge. Un contratto individuale non può derogare alla legge, anche se più favorevole. Poiché la legge regionale non includeva l'azienda tra le strutture di vertice, la richiesta del dirigente è stata rigettata e l'Ente Pubblico ha vinto la causa.
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Agevolazioni fiscali ambientali negate a chi protegge l’ambiente
La Corte di Cassazione esamina il caso di un'azienda, la cui attività consiste nel ridurre l'inquinamento di terzi, a cui sono state negate le agevolazioni fiscali ambientali. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che il beneficio spetta solo a chi investe per diminuire l'impatto ambientale della propria attività produttiva. La Corte, riconoscendo la complessità della questione e la presenza di interpretazioni diverse, non ha emesso una decisione finale. Ha invece rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito, sottolineando l'importanza di definire correttamente i confini dell'agevolazione per non violare le norme europee sugli aiuti di Stato.
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Danno da insidia stradale: Cassazione sospende il caso
Un cittadino ha citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento, basando la sua richiesta sulla responsabilità per danno da insidia stradale prevista dall'articolo 2051 del codice civile. La questione è arrivata fino alla Corte di Cassazione. I giudici, tuttavia, non hanno emesso una sentenza definitiva. Hanno notato che l'interpretazione di questa norma era già oggetto di una discussione in una speciale udienza pubblica ('nomofilattica'), finalizzata a creare un principio di diritto uniforme per tutti. Per questo motivo, la Corte ha deciso di sospendere il caso e di attendere l'esito di quella udienza, rinviando la causa a data da destinarsi. Al momento, quindi, non c'è né un vincitore né un vinto.
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