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Art. 97 Costituzione — Anno 2023

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308 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Regressione tariffaria: ritardo ASL non salva la clinica privata
Una struttura sanitaria privata ha chiesto il pagamento di prestazioni eseguite in eccedenza rispetto al budget assegnato. L'Azienda Sanitaria ha applicato la regressione tariffaria per il superamento del tetto di spesa. La struttura ha contestato la tardività dei provvedimenti dell'amministrazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della struttura sanitaria. I giudici hanno chiarito che il ritardo dell'amministrazione nel monitorare i tetti di spesa non comporta alcuna decadenza dal potere di verifica, né fa sorgere un obbligo di pagamento oltre le risorse pubbliche disponibili. Pertanto, l'applicazione della regressione tariffaria è legittima anche se deliberata in ritardo, poiché il rapporto di convenzionamento non si considera esaurito fino al saldo definitivo delle fatture.
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Abuso d’ufficio: assolto l’imprenditore per la proroga tecnica
Un imprenditore, rappresentante di una cooperativa, era stato condannato per concorso in abuso d'ufficio. L'accusa contestava lo slittamento temporale di una proroga tecnica per la gestione dei parcheggi comunali, concordato con i funzionari pubblici per consentire alla cooperativa di regolarizzare la propria posizione contributiva (DURC). La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno chiarito che, a seguito della riforma del 2020, il reato di abuso d'ufficio richiede la violazione di specifiche e precise regole di condotta previste dalla legge. La semplice violazione dei principi generali di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, o l'uso della discrezionalità amministrativa nella proroga di un servizio, non è più sufficiente a integrare il reato. Di conseguenza, l'imprenditore è stato assolto.
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Trattamento illecito di dati personali: trasparenza contro privacy
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione di 20.000 euro inflitta dal Garante della Privacy a un Ente Pubblico regionale. L'ente aveva pubblicato online una delibera riguardante il trasferimento per incompatibilità ambientale di un dipendente, rivelandone il nome e dettagli lesivi del suo decoro professionale. La Suprema Corte ha chiarito che la pubblicazione integrale di tali atti costituisce un trattamento illecito di dati personali. Anche se sussistono obblighi di trasparenza amministrativa, la pubblica amministrazione deve sempre rispettare il principio di minimizzazione dei dati, oscurando i nomi e le informazioni non pertinenti o eccedenti rispetto alle finalità di pubblicità dell'atto.
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Trattamento retributivo speciale: la Cassazione tutela i docenti
Una docente ha richiesto il riconoscimento del trattamento retributivo speciale previsto per il personale delle Scuole Europee di tipo I, superiore a quello del normale contratto collettivo della scuola statale. L'istituto scolastico speciale ha rifiutato il pagamento, sostenendo l'applicabilità del contratto collettivo nazionale e subordinando l'aumento al superamento di un concorso interno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della scuola. I giudici hanno stabilito che la legge istitutiva garantisce l'equiparazione degli stipendi a quelli europei. Tale diritto deriva direttamente da una norma di legge nazionale e non può essere limitato da regolamenti successivi o contratti collettivi, né subordinato a procedure concorsuali. Di conseguenza, l'insegnante ha diritto a ricevere le differenze retributive spettanti.
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Rimborso del credito IVA: perché il fisco può negarlo dopo anni
Un istituto di credito ha richiesto il rimborso di un credito d'imposta accumulato tra il 1988 e il 2002, riportato a nuovo fino al 2016. L'Amministrazione Finanziaria ha negato parzialmente la richiesta a causa della mancata presentazione dei documenti giustificativi. Il contribuente ha impugnato il diniego, sostenendo che il fisco non potesse più contestare il credito per decorrenza dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'ufficio impositore può sempre verificare la sussistenza del credito quando viene richiesto il rimborso del credito IVA, anche oltre i termini di decadenza previsti per l'accertamento. Spetta infatti al contribuente l'onere di provare l'esistenza del diritto vantato.
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Reclutamento personale società in house: privato e non pubblico
Un candidato ha impugnato davanti al TAR la nomina del Direttore Generale di una società pubblica, ritenendo che la procedura avesse natura di concorso pubblico poiché il bando utilizzava tale termine. Il candidato ha successivamente proposto regolamento preventivo di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che le controversie relative al reclutamento personale società in house spettano al giudice ordinario. Anche se queste società devono rispettare principi di trasparenza e imparzialità, le loro procedure di selezione mantengono natura privatistica e negoziale. Di conseguenza, la giurisdizione appartiene al giudice civile ordinario e non al giudice amministrativo.
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Reclamo generico del detenuto: no al ricorso per l’uso del PC
Il Detenuto ha proposto ricorso lamentando limitazioni nell'uso del computer per motivi di studio e ritardi nella comunicazione degli esiti dei suoi esami universitari. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato le istanze. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le questioni sollevate rientrano nell'organizzazione interna del carcere e non ledono diritti soggettivi. Trattandosi di un reclamo generico del detenuto ai sensi dell'articolo 35 dell'ordinamento penitenziario, non è ammessa alcuna impugnazione contro la decisione del magistrato di sorveglianza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Perdita di chances: quando la mancata promozione non va risarcita
Una dipendente ha impugnato la selezione interna di un ente pubblico economico per la copertura di un posto da quadro, contestando i criteri di attribuzione dei punteggi che valorizzavano la laurea in giurisprudenza o economia rispetto alla sola esperienza pratica. La lavoratrice ha richiesto il risarcimento del danno per la perdita di chances di ottenere la promozione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'ente datore di lavoro può legittimamente valorizzare i titoli di studio coerenti con il ruolo da ricoprire. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento per perdita di chances richiede la prova rigorosa, anche presuntiva, di una concreta probabilità di vittoria qualora la selezione si fosse svolta regolarmente, prova che nel caso specifico non è stata fornita.
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Trattamento di fine rapporto: negato ai vigili volontari
Un vigile del fuoco volontario ha chiesto il pagamento del Trattamento di fine rapporto per i servizi prestati tra il 2007 e il 2012. La Corte d'Appello aveva accolto la sua richiesta, ritenendo il rapporto di natura subordinata. Il Ministero dell'Interno ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'amministrazione, stabilendo che tra lo Stato e i vigili del fuoco volontari non esiste un rapporto di impiego subordinato, ma solo un rapporto di servizio di natura funzionale. Di conseguenza, a questi operatori non spetta il Trattamento di fine rapporto, poiché la legge elenca in modo tassativo le sole indennità loro dovute, escludendo la liquidazione di fine rapporto. La Cassazione ha quindi revocato il decreto ingiuntivo originario, respingendo definitivamente la domanda del lavoratore.
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Conversione del contratto a termine: risarcito ma senza posto
Un lavoratore ha impugnato il proprio contratto di lavoro stipulato con un Consorzio di bonifica siciliano, ritenendo illegittimo il termine di scadenza applicato. I giudici di merito avevano dichiarato nullo il termine, disponendo la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato e condannando l'ente al risarcimento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Consorzio. I giudici di legittimità hanno stabilito che, sebbene il termine fosse illegittimo per mancanza di prove sulle esigenze temporanee, la conversione del contratto a termine è giuridicamente impossibile. La legislazione regionale siciliana impone infatti un divieto assoluto di nuove assunzioni a tempo indeterminato per questi enti senza concorso pubblico. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto solo all'indennità risarcitoria, ma non al posto di lavoro fisso.
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Mansioni superiori nel pubblico impiego: no a promozioni facili
Un dipendente di un Ente Pubblico, inquadrato in categoria C, chiedeva il riconoscimento della categoria D e le relative differenze retributive per aver svolto l'attività di ispettore fitosanitario. I giudici di merito accoglievano la domanda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente Pubblico, stabilendo che il semplice possesso della qualifica di ispettore non comporta l'automatico passaggio alla categoria superiore. Per configurare le mansioni superiori nel pubblico impiego occorre verificare in concreto lo svolgimento di compiti ad alta specializzazione e il possesso dei requisiti richiesti dal contratto collettivo, fermo restando il divieto di progressione verticale automatica senza concorso pubblico. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento per perdita di chance: dipendente batte l’ente
Un lavoratore, trasferito presso un ente pubblico di ricerca, viene illegittimamente escluso da una selezione interna per il passaggio a un livello superiore. L'amministrazione nega il riconoscimento dell'anzianità maturata presso l'ente di provenienza. La Corte d'Appello accerta l'illegittimità dell'esclusione e condanna l'ente al pagamento delle differenze retributive a titolo di risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che il danno da perdita di chance può essere liquidato in misura pari all'intera retribuzione persa se la probabilità di successo del lavoratore era vicina alla certezza. Nel caso specifico, i posti disponibili erano superiori ai candidati, rendendo la promozione del dipendente estremamente probabile.
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Appalti e DURC: i limiti della responsabilità solidale
Un'azienda committente è stata condannata a pagare in solido i contributi previdenziali non versati dall'appaltatrice poi fallita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della committente, stabilendo che il possesso o il rilascio del DURC non esonera il committente dalla responsabilità solidale negli appalti. L'obbligo contributivo deriva direttamente dalla legge e le attestazioni dell'ente previdenziale hanno valore meramente ricognitivo, non potendo sanare l'effettivo mancato versamento dei contributi dovuti per i lavoratori.
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Incarico dirigenziale pubblico: l’accordo cancella i ricorsi
Un dirigente pubblico ha impugnato la cessazione anticipata del suo contratto di lavoro, avvenuta a causa di una legge regionale di riorganizzazione. Il dirigente chiedeva il pagamento delle retribuzioni originarie, contestando la legittimità del nuovo termine contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto delle sue richieste. I giudici hanno stabilito che la risoluzione del precedente rapporto era stata concordata e accettata dalle parti con l'accettazione di un nuovo incarico dirigenziale pubblico per la durata residua. Di conseguenza, l'accordo transattivo non è sindacabile in sede giudiziale e il dirigente perde la causa, dovendo anche pagare le spese processuali aggiuntive.
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Abuso d’ufficio: niente sequestro se la norma è solo interna
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del sequestro probatorio a carico di un Direttore Generale, accusato di abuso d'ufficio e altri reati per presunte irregolarità in concorsi pubblici e affidamenti di incarichi. Il Tribunale del Riesame aveva escluso il reato poiché le condotte contestate non violavano norme di legge specifiche e vincolanti, ma solo regolamenti interni o principi generali. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che, dopo le recenti riforme, il reato di abuso d'ufficio non si configura in caso di violazione di norme regolamentari o in presenza di spazi di discrezionalità amministrativa. Vince il Direttore Generale, che ottiene la restituzione definitiva dei beni sequestrati.
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No al Trattamento di fine rapporto per i vigili volontari
Un gruppo di Vigili del Fuoco Volontari ha chiesto il pagamento del Trattamento di fine rapporto per i servizi temporanei prestati presso un Comando Provinciale. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ritenendo il rapporto di natura subordinata. L'Amministrazione Pubblica ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il rapporto dei vigili volontari non è di impiego pubblico ma di mero servizio funzionale. Di conseguenza, non spetta loro il Trattamento di fine rapporto, poiché la legge riserva tale indennità solo al personale permanente di ruolo. La Cassazione ha quindi rigettato definitivamente la domanda dei lavoratori.
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Trattamento di fine rapporto negato ai vigili volontari
Un vigile del fuoco volontario ha richiesto il pagamento del Trattamento di fine rapporto per l'attività prestata temporaneamente. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ritenendo il rapporto di natura subordinata. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero dell'interno, stabilendo che il rapporto tra l'Amministrazione e i vigili del fuoco volontari non è di pubblico impiego, ma costituisce un mero rapporto di servizio temporaneo e funzionale. Di conseguenza, a questi soggetti non spetta il Trattamento di fine rapporto, poiché la legge elenca in modo tassativo le sole indennità loro dovute, escludendo quelle tipiche del lavoro subordinato stabile. La Cassazione ha quindi revocato il decreto ingiuntivo originario, respingendo definitivamente la domanda del lavoratore.
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Usucapione della Pubblica Amministrazione: da abuso a proprietà
Una Fondazione ha contestato l'acquisto per usucapione di un terreno da parte di un Comune, sostenendo che l'occupazione iniziale fosse illegittima (occupazione usurpativa) e quindi incompatibile con l'usucapione. Anche una Privata cittadina rivendicava una parte dello stesso terreno. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando che l'usucapione della Pubblica Amministrazione è pienamente valida anche se l'occupazione iniziale è avvenuta senza un regolare provvedimento di esproprio. Il possesso ultraventennale, pacifico e pubblico del Comune sana l'illecito iniziale, estinguendo anche il diritto al risarcimento dei danni del proprietario originario. Di conseguenza, il Comune mantiene la proprietà dell'intera area e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Trattamento di fine rapporto: negato ai vigili del fuoco volontari
Alcuni Vigili del Fuoco Volontari hanno richiesto il pagamento del Trattamento di fine rapporto per i periodi di servizio temporaneo prestati. La Corte d'Appello aveva accolto la loro domanda, equiparando l'attività a un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero dell'interno, stabilendo che il legame tra l'amministrazione e i vigili del fuoco volontari costituisce un mero rapporto di servizio e non un rapporto di impiego. Di conseguenza, non spetta loro il Trattamento di fine rapporto, poiché la legge speciale prevede per questa categoria solo specifiche indennità economiche, escludendo il TFR.
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Impugnazione avviso bonario: solo una facoltà, nessun obbligo
Un Comune ha richiesto a un cittadino, in qualità di erede, il pagamento della tassa sui rifiuti (TARSU) per il 2014. L'ente riteneva che le superfici degli immobili fossero ormai definitive perché il contribuente non aveva contestato un precedente avviso bonario. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione avviso bonario è solo una facoltà e non un obbligo. Di conseguenza, la mancata contestazione di questo atto informale non rende definitiva la pretesa del fisco. Il contribuente mantiene il diritto di difendersi e contestare i dati di calcolo delle superfici direttamente contro l'atto impositivo vero e proprio. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame del merito.
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