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No al Trattamento di fine rapporto per i vigili volontari

Un gruppo di Vigili del Fuoco Volontari ha chiesto il pagamento del Trattamento di fine rapporto per i servizi temporanei prestati presso un Comando Provinciale. La Corte d’Appello aveva accolto la domanda, ritenendo il rapporto di natura subordinata. L’Amministrazione Pubblica ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il rapporto dei vigili volontari non è di impiego pubblico ma di mero servizio funzionale. Di conseguenza, non spetta loro il Trattamento di fine rapporto, poiché la legge riserva tale indennità solo al personale permanente di ruolo. La Cassazione ha quindi rigettato definitivamente la domanda dei lavoratori.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 18515 Anno 2023
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Pubblicato il 16 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso dei vigili volontari e il Trattamento di fine rapporto

La questione dei diritti economici dei lavoratori temporanei rappresenta da sempre un tema centrale nel panorama giuridico italiano. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato una complessa controversia riguardante la richiesta del Trattamento di fine rapporto da parte di alcuni vigili del fuoco volontari. Questi ultimi avevano prestato servizio temporaneo presso un Comando Provinciale e ritenevano di avere diritto alla liquidazione tipica dei lavoratori subordinati di ruolo. L’Amministrazione Pubblica ha contestato questa pretesa, dando inizio a una battaglia legale che si è conclusa davanti ai giudici di legittimità.

La differenza tra rapporto di servizio e rapporto di impiego

Per comprendere la decisione, occorre analizzare la natura del legame che unisce i volontari all’Amministrazione Pubblica. I vigili del fuoco volontari non entrano nei ranghi dello Stato tramite un concorso pubblico. Essi non sono soggetti al vincolo di esclusività che caratterizza i dipendenti pubblici di ruolo. La legge stabilisce che tra le parti si instaura un rapporto di servizio e non un rapporto di impiego. Il rapporto di servizio indica una collaborazione funzionale e temporanea per gestire emergenze straordinarie e imprevedibili. Al contrario, il rapporto di impiego presuppone un inserimento stabile e continuativo nell’organizzazione della Pubblica Amministrazione. Questa distinzione strutturale impedisce di applicare automaticamente ai volontari le tutele previste per il personale permanente.

Perché non spetta il Trattamento di fine rapporto ai volontari

La normativa vigente elenca in modo tassativo le voci economiche spettanti al personale volontario richiamato in servizio. La legge riconosce a questi soggetti il trattamento economico iniziale dei dipendenti di ruolo di pari qualifica, l’indennità di missione e i compensi per il lavoro straordinario. Il legislatore non menziona in alcun modo il Trattamento di fine rapporto tra queste voci. Secondo i principi di interpretazione della legge, l’esplicita indicazione di alcune indennità esclude automaticamente quelle non menzionate. Di conseguenza, l’estensione del beneficio della liquidazione non trova alcun fondamento nella legge. I volontari ricevono una remunerazione specifica per le ore di effettivo servizio prestato, senza che si possa configurare un accumulo di somme per la fine del rapporto.

Le motivazioni della Cassazione sul Trattamento di fine rapporto

I giudici della Suprema Corte hanno fondato la loro decisione su un orientamento ormai consolidato. La sentenza chiarisce che la parificazione economica tra vigili volontari e personale di ruolo non è totale. La legge ha voluto limitare i compensi alle sole componenti espressamente richiamate per via della natura temporanea del servizio. Inoltre, la Corte ha ricordato che la Costituzione impone l’accesso al pubblico impiego tramite concorso e richiede il regime di esclusività. I volontari non soddisfano questi requisiti costituzionali. Pertanto, qualificare il loro servizio come lavoro subordinato a tempo determinato violerebbe le norme costituzionali e la volontà del legislatore. Il richiamo in servizio temporaneo non genera un’aspettativa di stabilità e non può dare diritto al Trattamento di fine rapporto.

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso specifico

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Amministrazione Pubblica. I giudici hanno cassato la precedente sentenza della Corte d’Appello che aveva dato ragione ai lavoratori. Decidendo la causa nel merito, la Suprema Corte ha rigettato in via definitiva la domanda dei vigili del fuoco volontari. I lavoratori non riceveranno alcuna somma a titolo di liquidazione per il servizio prestato. Tuttavia, data la complessità della materia e il mutamento degli orientamenti giurisprudenziali nel tempo, i giudici hanno deciso di compensare interamente le spese di giudizio. Questo significa che ciascuna parte dovrà pagare i propri avvocati, senza dover rimborsare le spese legali della controparte.

I vigili del fuoco volontari hanno diritto al trattamento di fine rapporto?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che ai vigili del fuoco volontari non spetta il trattamento di fine rapporto poiché il loro legame con l’amministrazione è un rapporto di servizio temporaneo e non un rapporto di impiego subordinato.

Qual è la differenza tra rapporto di servizio e rapporto di impiego per i vigili volontari?
Il rapporto di servizio è una collaborazione temporanea e funzionale per emergenze straordinarie, mentre il rapporto di impiego è un inserimento stabile e continuativo nella Pubblica Amministrazione che richiede un concorso pubblico.

Quali compensi spettano per legge ai vigili del fuoco volontari?
Ai vigili volontari spettano il trattamento economico iniziale dei dipendenti di ruolo di pari qualifica, l’indennità di missione e i compensi per le prestazioni di lavoro straordinario, con esclusione di altre indennità non menzionate.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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