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Trattamento di fine rapporto negato ai vigili volontari

Un vigile del fuoco volontario ha richiesto il pagamento del Trattamento di fine rapporto per l’attività prestata temporaneamente. La Corte d’Appello aveva accolto la domanda, ritenendo il rapporto di natura subordinata. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero dell’interno, stabilendo che il rapporto tra l’Amministrazione e i vigili del fuoco volontari non è di pubblico impiego, ma costituisce un mero rapporto di servizio temporaneo e funzionale. Di conseguenza, a questi soggetti non spetta il Trattamento di fine rapporto, poiché la legge elenca in modo tassativo le sole indennità loro dovute, escludendo quelle tipiche del lavoro subordinato stabile. La Cassazione ha quindi revocato il decreto ingiuntivo originario, respingendo definitivamente la domanda del lavoratore.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 18511 Anno 2023
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Pubblicato il 16 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il Trattamento di fine rapporto per i vigili del fuoco volontari

Il tema dei diritti economici dei lavoratori temporanei è sempre al centro del dibattito giuridico. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato un caso molto particolare riguardante il personale volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. La questione principale riguardava il diritto a percepire il Trattamento di fine rapporto al termine dei periodi di richiamo in servizio. Molti operatori ritenevano che, svolgendo le medesime mansioni dei colleghi di ruolo, spettasse loro lo stesso trattamento economico e previdenziale di fine rapporto. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno chiarito i confini di questa particolare collaborazione con la Pubblica Amministrazione.

La vicenda nasce dal ricorso di un cittadino che aveva prestato servizio come vigile del fuoco volontario. Il lavoratore aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per costringere il Ministero dell’interno a pagare le somme maturate a titolo di liquidazione. Nei primi gradi di giudizio, i tribunali di merito avevano dato ragione al volontario, equiparando la sua attività a un normale rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato.

La differenza tra rapporto di impiego e rapporto di servizio

Per comprendere la decisione della Suprema Corte, occorre analizzare la natura giuridica del legame che unisce il volontario all’Amministrazione. Il personale volontario viene richiamato in servizio temporaneo solo per fare fronte a emergenze straordinarie o necessità eccezionali. Questo richiamo non avviene tramite un concorso pubblico, come invece richiesto dalla Costituzione per l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni.

Inoltre, il volontario non è soggetto a un vincolo di esclusività e non entra a far parte stabilmente della struttura organizzativa dello Stato. Per queste ragioni, i giudici hanno ribadito che non si instaura un rapporto di impiego, cioè un lavoro dipendente pubblico, ma un semplice rapporto di servizio. Si tratta di una collaborazione funzionale in cui il cittadino, spontaneamente, si mette a disposizione dello Stato per compiti di soccorso pubblico, ricevendo un compenso parametrato al tempo di effettivo servizio, senza però acquisire lo status di dipendente pubblico di ruolo.

Le motivazioni della Cassazione sul Trattamento di fine rapporto

Nelle motivazioni della sentenza, la Corte di Cassazione ha spiegato dettagliatamente perché il Trattamento di fine rapporto non può essere riconosciuto in questi casi. I giudici hanno esaminato la legge speciale che disciplina il Corpo dei Vigili del Fuoco. La normativa stabilisce che al personale volontario spetta un trattamento economico iniziale pari a quello dei dipendenti di ruolo di pari qualifica, oltre alle indennità di missione e al compenso per il lavoro straordinario.

La legge elenca in modo preciso e tassativo le voci economiche spettanti ai volontari. Secondo la Cassazione, l’inclusione di specifiche indennità esclude automaticamente l’applicabilità di altre voci non menzionate, come appunto la liquidazione di fine rapporto. Se il legislatore avesse voluto equiparare totalmente i volontari ai dipendenti stabili, non avrebbe avuto bisogno di specificare le singole indennità spettanti. Pertanto, l’assenza del Trattamento di fine rapporto nella legge speciale non è una dimenticanza, ma una scelta precisa coerente con la natura temporanea e non professionale del servizio prestato.

Le conclusioni sul caso del vigile volontario

In conclusione, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal Ministero dell’interno e ha annullato la decisione precedente. Decidendo la causa nel merito, i giudici hanno revocato il decreto ingiuntivo emesso a favore del volontario e hanno rigettato definitivamente la sua richiesta di pagamento.

Questa pronuncia consolida un orientamento ormai chiaro: chi svolge attività di soccorso come volontario non può rivendicare i diritti tipici del lavoro subordinato stabile, compreso il Trattamento di fine rapporto. La natura eccezionale e temporanea del servizio giustifica un trattamento differenziato rispetto al personale di ruolo, escludendo l’insorgenza di automatismi contrattuali o indennità differite al termine della collaborazione.

I vigili del fuoco volontari hanno diritto al trattamento di fine rapporto?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che il personale volontario non ha diritto al trattamento di fine rapporto poiché il loro legame con l’amministrazione è un rapporto di servizio temporaneo e non un rapporto di impiego pubblico.

Qual è la differenza tra rapporto di impiego e rapporto di servizio?
Il rapporto di impiego è un lavoro subordinato stabile e continuativo, mentre il rapporto di servizio dei volontari è una collaborazione temporanea e funzionale per gestire esigenze straordinarie ed emergenze.

Quali compensi spettano ai vigili del fuoco volontari secondo la legge?
Ai volontari spetta il trattamento economico iniziale dei dipendenti di ruolo di pari qualifica, l’indennità di missione e il compenso per il lavoro straordinario, con esclusione di altre indennità non menzionate dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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