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Art. 97 Costituzione — Anno 2023

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308 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Arbitrato irrituale: quando la nullità è sanabile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria contro una casa di cura, stabilendo un principio chiave sull'impugnazione di un lodo da arbitrato irrituale. La Corte ha chiarito che la presunta nullità della clausola compromissoria, anche se basata su norme imperative, deve essere eccepita tempestivamente durante il procedimento arbitrale. Se sollevata solo in fase di appello contro la sentenza di primo grado, come nel caso di specie, l'eccezione è tardiva e il vizio si considera sanato, rendendo inammissibile il motivo di ricorso.
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Canone concessorio: obbligo di pagamento post-scadenza
Una società di distribuzione gas ha contestato l'obbligo di continuare a pagare il canone concessorio a un Comune dopo la scadenza del contratto, durante il periodo di gestione obbligatoria del servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'obbligo di pagamento. La decisione si fonda sull'esistenza di strumenti legali, come la revisione del contratto prevista dal Codice dei Contratti Pubblici, che il gestore può attivare per correggere eventuali squilibri economici, rendendo così legittima la richiesta di pagamento del canone.
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Canone concessorio: obbligo di pagamento post-scadenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31407/2023, ha stabilito che una società di distribuzione del gas deve continuare a versare il canone concessorio al Comune anche dopo la scadenza del contratto, durante il periodo di prosecuzione obbligatoria del servizio. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che, sebbene la situazione possa creare uno squilibrio economico, l'ordinamento prevede specifici rimedi (come la revisione del contratto o l'azione di risarcimento) che il concessionario ha l'onere di attivare.
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Interessi su indennizzo: quando decorrono?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31090/2023, ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo degli interessi su indennizzo dovuto dallo Stato. In un caso riguardante un'espropriazione di beni all'estero, la Corte ha confermato che per la somma aggiuntiva di indennizzo, riconosciuta solo in sede giudiziale, gli interessi decorrono dalla data della domanda giudiziale e non dai precedenti decreti di liquidazione amministrativa. Questo perché la somma aggiuntiva diventa certa, liquida ed esigibile solo con la sentenza, e la domanda giudiziale funge da atto di costituzione in mora.
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Stabilizzazione lavoratore: diritto all’assunzione vince
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente pubblico in liquidazione, confermando il diritto alla stabilizzazione di una lavoratrice. L'ordinanza chiarisce che il diritto all'assunzione, se accertato con sentenza dichiarativa, non può essere annullato da una legge successiva (ius superveniens) che ponga l'ente in liquidazione, poiché il diritto si era già consolidato nel patrimonio della lavoratrice.
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Natura giuridica associazione: quando è di diritto privato
Un'associazione controllata dalla Pubblica Amministrazione ha sostenuto che il suo status di ente 'in house' la sottoponesse alle regole del pubblico impiego, impedendo la conversione di un contratto a termine in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto tale tesi, chiarendo che la natura giuridica di un'associazione è stabilita per legge. Poiché la normativa qualifica l'ente come soggetto di diritto privato, i suoi rapporti di lavoro sono disciplinati dal diritto privato, che ammette la conversione del contratto in assenza di una valida causale per il termine.
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Stabilizzazione lavoro pubblico: contratto e requisiti
Una lavoratrice, assunta da un'amministrazione pubblica con un contratto di appalto di servizi, ha richiesto di essere ammessa a una procedura di stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per la stabilizzazione lavoro pubblico sono determinanti la natura formale del contratto e il metodo di selezione. Anche se il lavoro svolto era di fatto subordinato, l'essere stata assunta tramite un appalto di servizi, aggiudicato con il criterio del miglior ribasso economico e non tramite una selezione comparativa, impedisce l'accesso alla stabilizzazione.
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Tassazione separata: il ritardo fisiologico la esclude
Un professionista riceveva con ritardo i compensi da un'azienda sanitaria pubblica e chiedeva il rimborso IRPEF, sostenendo il diritto alla tassazione separata, più vantaggiosa. La Corte di Cassazione ha chiarito che questo regime fiscale non è applicabile se il ritardo nei pagamenti rientra nella normale tempistica delle procedure amministrative, definito come "ritardo fisiologico". Il caso è stato rinviato al giudice di merito per accertare se il ritardo superasse tale soglia.
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Spoil System: Inammissibile il ricorso per danni
Un professionista, il cui incarico presso un ente pubblico è stato interrotto prematuramente a causa di una legge regionale sullo spoil system, ha richiesto un risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La decisione non entra nel merito della legittimità dello spoil system, ma si fonda su un vizio procedurale: il ricorrente non ha criticato in modo specifico e pertinente le ragioni della sentenza d'appello, rendendo il suo gravame inefficace.
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Società in perdita sistematica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30627/2023, ha chiarito i presupposti per la disapplicazione della normativa sulla società in perdita sistematica. Il caso riguardava un'impresa le cui perdite derivavano da costi di garanzia per un prodotto rivelatosi difettoso. La Corte ha stabilito che la causa originaria delle perdite, se oggettiva e indipendente dalla volontà imprenditoriale, è l'elemento determinante. È stato ritenuto errato il giudizio di merito che si era focalizzato sulla successiva scelta aziendale di scissione, ignorando l'evento scatenante. La sentenza ha quindi cassato la decisione precedente, affermando che le situazioni oggettive che rendono impossibile il conseguimento di ricavi giustificano la disapplicazione delle norme antielusive.
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Stabilizzazione precari: no a proroghe successive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice che chiedeva la conversione del suo contratto di collaborazione in subordinato e l'accesso alla stabilizzazione precari presso un Comune. La Corte ha ribadito che i requisiti per la stabilizzazione dovevano essere maturati entro una data specifica e che le proroghe successive sono irrilevanti. Inoltre, la mancata prova della subordinazione nei gradi di merito ha precluso la riqualificazione del rapporto.
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Motivazione Apparente: Sentenza Annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il caso riguardava un accertamento ICI su terreni, dove il contribuente contestava la valutazione del Comune. La Corte ha stabilito che i giudici di merito non possono ignorare le prove specifiche fornite dal contribuente (come perizie e sentenze su terreni simili) e limitarsi a frasi di stile. La decisione è stata cassata con rinvio, affermando che una motivazione è apparente quando, pur esistendo, non rende comprensibile il ragionamento logico-giuridico seguito.
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Natura pubblica: no alla conversione del contratto a termine
Un lavoratore ha richiesto la conversione del suo contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato con un Ministero, a seguito della soppressione dell'ente per cui lavorava. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la natura pubblica dell'ente originario. Tale qualificazione impedisce la conversione del contratto, poiché l'accesso al pubblico impiego deve avvenire tramite concorso, salvo diverse disposizioni di legge.
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Rapporto di lavoro pubblico: no alla conversione
Una lavoratrice chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con un ente, successivamente soppresso e assorbito da un Ministero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che la natura pubblica dell'ente originario impedisce la conversione del contratto precario in un rapporto di lavoro pubblico stabile, che può essere costituito solo tramite concorso. Il caso è stato rinviato per la valutazione del risarcimento del danno.
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Ente Pubblico Natura: no alla conversione del contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29996/2023, ha stabilito che la qualificazione di un ente come pubblico preclude la conversione di un rapporto di lavoro a termine, anche se illegittimo, in un contratto a tempo indeterminato. A causa dell'ente pubblico natura dell'istituto in questione, la lavoratrice non ha diritto alla stabilizzazione ma solo al risarcimento del danno, annullando la decisione della Corte d'Appello e rinviando la causa per la quantificazione del risarcimento.
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Esenzione TARI rifiuti speciali: onere della prova
Una società richiedeva l'esenzione TARI per le aree destinate alla produzione di rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che per beneficiare dell'esenzione TARI rifiuti speciali non è sufficiente provare l'avvenuto smaltimento privato. È indispensabile che il contribuente presenti una specifica e tempestiva dichiarazione al Comune, identificando le aree escluse. L'omissione di tale adempimento dichiarativo comporta la decadenza dal beneficio.
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Comando pubblico impiego: nullità del contratto autonomo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29620/2023, ha stabilito la nullità di un contratto di lavoro autonomo stipulato da un dirigente in comando presso un ente pubblico economico. Il caso riguardava un dirigente regionale il cui incarico come Direttore Generale di un consorzio era stato revocato. La Corte ha chiarito che l'istituto del comando pubblico impiego non permette l'instaurazione di un nuovo e distinto rapporto di lavoro con l'ente di destinazione, ma solo una modifica funzionale del rapporto originario, che resta in essere con l'amministrazione di provenienza. Di conseguenza, il contratto stipulato in violazione di tale principio è nullo, rendendo infondate le pretese di risarcimento del dirigente.
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Ordinanza comunale NCC: limiti alla legittimità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune contro una società di trasporti, confermando l'illegittimità di una ordinanza comunale NCC. L'ordinanza creava un regime discriminatorio limitando l'accesso al centro storico lagunare per i servizi di noleggio con conducente (NCC) autorizzati da altri comuni. La Corte ha stabilito che tale pratica costituisce un eccesso di potere, poiché il Comune ha superato la sua competenza regolamentare introducendo una barriera basata sull'origine dell'autorizzazione dell'operatore, violando i principi di libera concorrenza.
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Proroga contratto e comando: l’interpretazione del CCDI
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Regionale contro la decisione di merito che aveva concesso la proroga del contratto a una lavoratrice in comando. Il caso verteva sull'interpretazione di una clausola di un contratto collettivo decentrato che escludeva dalla proroga chi fosse in comando "dietro propria richiesta". La Corte ha stabilito che l'interpretazione di tali clausole spetta ai giudici di merito e non può essere rivista in sede di legittimità. Anche il ricorso incidentale della lavoratrice per questioni economiche è stato respinto.
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Informativa interdittiva antimafia: no reato art.316ter
Un imprenditore ha ottenuto un finanziamento garantito dallo Stato durante l'emergenza Covid-19, pur essendo la sua società destinataria di un'informativa interdittiva antimafia. La Cassazione ha annullato il sequestro preventivo, stabilendo che tale misura non rientra tra le cause ostative previste dall'art. 67 del Codice Antimafia, unico riferimento normativo corretto. Pertanto, la dichiarazione resa non era falsa e il reato di indebita percezione non sussiste.
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