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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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947 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Equa riparazione: la decisione provvisoria limita l’indennizzo
Due cittadini hanno richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di una causa di lavoro. La Corte d'Appello ha ridotto l'indennizzo a 800 euro, basandosi su una sentenza non definitiva del giudizio presupposto. I ricorrenti hanno impugnato la decisione, sostenendo che una pronuncia non definitiva non potesse fare stato. Durante il giudizio di Cassazione, è sopravvenuto il giudicato definitivo sulla causa presupposta, che ha liquidato circa 1.100 euro. La Suprema Corte ha stabilito che anche le sentenze non definitive hanno immediata autorità nel determinare il tetto dell'indennizzo. Tuttavia, accogliendo il ricorso per via del giudicato esterno sopravvenuto, ha rideterminato nel merito l'indennizzo in 1.100 euro per ciascun ricorrente.
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Spese di CTU: la parte vittoriosa non paga mai la perizia
In una controversia sulle distanze tra edifici iniziata nel 1989, il costruttore ottiene ragione grazie a una nuova legge favorevole sopravvenuta durante il processo. La Corte d'Appello rigetta la richiesta di risarcimento danni della vicina, ma addebita interamente le Spese di CTU al costruttore, nonostante quest'ultimo sia risultato totalmente vittorioso. Il costruttore ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso stabilendo che le Spese di CTU rientrano tra le spese di lite e non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, poiché ciò violerebbe il principio di soccombenza. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Condanna alle spese di lite: niente rimborso al terzo estraneo
Una proprietaria impugna la decisione del Tribunale in merito a distanze edilizie. Nel giudizio di appello, notifica l'atto anche ad altri vicini estranei alla specifica contestazione, solo per dovere di informazione (litis denuntiatio). La Corte d'Appello rigetta l'impugnazione e dispone la condanna alle spese di lite della proprietaria anche verso questi soggetti estranei. La Cassazione accoglie il ricorso della donna: nei giudizi con cause scindibili, la parte notificata solo per informazione non è un vero avversario. Di conseguenza, non si applica il principio di soccombenza e la condanna alle spese di lite a suo favore è illegittima. I vicini estranei dovranno rimborsare le spese del giudizio di legittimità.
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Accertamento tecnico preventivo: paga chi lo chiede, non in solido
Un Condominio ha promosso un accertamento tecnico preventivo per individuare la causa di cattivi odori in alcune proprietà. Il Tribunale ha posto le spese del consulente tecnico d'ufficio a carico di tutte le parti in solido. I proprietari coinvolti hanno impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le spese dell'accertamento tecnico preventivo gravano provvisoriamente solo sulla parte che ha richiesto la procedura, ovvero il Condominio, in base al principio di causalità e anticipazione. La ripartizione definitiva avverrà solo nell'eventuale successivo giudizio di merito. I proprietari ottengono così l'annullamento della decisione errata e il rimborso delle spese legali.
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Compensazione delle spese di lite: chi vince a metà paga da sé
Un comproprietario ha chiesto la divisione di alcuni locali comuni di un palazzo. Il primo giudice ha accolto la richiesta principale, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, accogliendo solo la domanda subordinata. Di conseguenza, il giudice d'appello ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti. Il comproprietario ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le spese non dovessero essere compensate perché lui aveva vinto sulla domanda principale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il rigetto della domanda principale e l'accoglimento di quella subordinata configurano una soccombenza reciproca. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese del giudizio di legittimità e due sanzioni pecuniarie.
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Rinuncia al ricorso: quando l’abbandono azzera le spese legali
Un'azienda creditrice avvia un pignoramento immobiliare su beni in comproprietà. Nel corso della procedura esecutiva si apre un giudizio di divisione dei beni. Il Tribunale ordina la vendita dei beni e condanna i comproprietari alle spese, decisione confermata in appello. Alcuni comproprietari propongono ricorso in Cassazione, ma quaranta giorni prima dell'udienza depositano una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. In merito alle spese, la Corte applica l'articolo 391 del codice di procedura civile: poiché la rinuncia è avvenuta con largo anticipo, sollevando il creditore dall'onere di ulteriori difese, i giudici dispongono la compensazione integrale delle spese di lite. Ciascuna parte sostiene i propri costi.
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Iscrizione albo psicologi: vittoria professionale ma spese a carico
Una candidata ha impugnato il diniego di ammissione alla sessione speciale d'esame per l'iscrizione albo psicologi, istituita dalla riforma del 1989. La candidata non possedeva il requisito della laurea biennale al momento dell'entrata in vigore della legge. Durante il giudizio di Cassazione, la candidata ha superato l'esame di Stato ordinario, ottenendo l'abilitazione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse. Tuttavia, applicando il principio della soccombenza virtuale per decidere sulle spese processuali, la Corte ha rilevato che il ricorso originario sarebbe stato rigettato per mancanza dei requisiti temporali della laurea. Di conseguenza, ha condannato la candidata al pagamento delle spese di giudizio in favore del Ministero.
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Condanna alle spese parte vittoriosa: chi vince non paga
Un'impresa di costruzioni ha citato in giudizio una società ferroviaria per inadempimenti legati a un appalto di lavori stradali. In primo grado l'impresa ha ottenuto un risarcimento, poi ridotto in appello. Nonostante la vittoria parziale, la Corte d'Appello ha condannato l'impresa a pagare due terzi delle spese legali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa sul punto specifico, ribadendo il divieto di condanna alle spese parte vittoriosa. Il giudice non può condannare chi vince la causa, anche se ottiene meno di quanto richiesto, ma può solo compensare le spese. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova regolazione delle spese.
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Equa riparazione per irragionevole durata: no all’autentica del legale
Un cittadino ha richiesto l'equa riparazione per irragionevole durata di un processo civile durato oltre quindici anni. La Corte d'appello ha rigettato la domanda poiché la documentazione del vecchio processo, estratta da un fascicolo cartaceo, era stata autenticata dal difensore anziché dal cancelliere. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la validità dell'autentica del proprio avvocato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il potere del difensore di attestare la conformità non si estende ai verbali d'udienza cartacei, la cui certificazione spetta esclusivamente al cancelliere quale custode del fascicolo. Il cittadino perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese di giudizio.
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Firma falsa del terzo: esclusa compensazione delle spese di lite
I Comproprietari di un terreno citano in giudizio il Vicino per usurpazione di una porzione di fondo. Il Vicino, non costituitosi inizialmente, propone querela di falso contro la ricevuta di ritorno della notifica, sostenendo che la firma 'figlio' sia falsa, avendo egli solo una figlia. Accertata la falsità, il Tribunale condanna i Comproprietari alle spese di lite. Questi impugnano la decisione chiedendo la compensazione delle spese di lite, sostenendo di non essere gli autori della falsificazione. La Corte d'Appello e la Corte di Cassazione rigettano la richiesta: chi dichiara di volersi avvalere di un documento falso risponde delle spese processuali in base al principio di soccombenza, a prescindere dalla responsabilità materiale della falsificazione.
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Tubi sulla facciata: salvo il decoro architettonico in condominio
Alcuni condomini hanno impugnato una delibera assembleare che approvava l'installazione di nuove tubature idriche esterne sulla facciata del palazzo. I ricorrenti lamentavano la lesione del decoro architettonico e un pericolo per la sicurezza, temendo intrusioni di ladri. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di rimozione dei tubi poiché il condominio, durante la causa, aveva verniciato le tubature dello stesso colore della facciata e installato un collare metallico a punte per impedire le arrampicate. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che le modifiche apportate hanno eliminato ogni pregiudizio estetico e di sicurezza. Di conseguenza, il ricorso dei condomini è stato rigettato e gli stessi sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Condizione risolutiva impossibile: quando la caparra è persa
Il caso nasce dal mancato acquisto di un immobile commerciale. Il Promissario Acquirente e il Promittente Venditore firmano un secondo contratto preliminare che elimina la condizione del mutuo, inserendo una clausola generica di risoluzione automatica. Non ottenendo il mutuo, l'acquirente non si presenta al rogito. La Corte d'Appello, confermata dalla Cassazione, qualifica tale clausola come una condizione risolutiva impossibile per via della sua assoluta indeterminatezza. Di conseguenza, la clausola si considera come non apposta, lasciando valido il contratto. L'acquirente, non avendo adempiuto all'obbligo di acquisto, viene dichiarato inadempiente. Il venditore ottiene così il diritto di trattenere la caparra confirmatoria di centomila euro, mentre deve restituire ventimila euro versati come acconto. La Cassazione rigetta il ricorso dell'acquirente, condannandolo anche alle spese di giudizio.
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Spese di lite: chi vince parzialmente non deve pagare
Una geometra ha richiesto il pagamento di prestazioni professionali legate alla stima e alla vendita di immobili. I clienti si sono opposti, negando lo svolgimento delle attività. Nei gradi di merito, il credito della professionista è stato ridotto e la Corte d'appello l'ha condannata a pagare le spese del secondo grado, nonostante il parziale accoglimento della sua pretesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della professionista limitatamente alla ripartizione delle spese di lite. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accoglimento in misura ridotta di una domanda non configura una soccombenza reciproca e non permette di condannare la parte parzialmente vittoriosa al pagamento delle spese in favore della controparte. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova regolazione delle spese.
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Tubo rimosso: esclusa la cessazione della materia del contendere
Un proprietario ha ottenuto la condanna della vicina alla rimozione di un tubo del gas posto a distanza illegale. La vicina ha rimosso il tubo in esecuzione della sentenza provvisoriamente esecutiva, ma ha comunque proposto appello. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il primo giudizio perche non erano stati coinvolti tutti i comproprietari dell'immobile. Il proprietario ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la rimozione del tubo avesse determinato la cessazione della materia del contendere. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'adempimento di una sentenza esecutiva e un atto dovuto e non comporta l'accettazione della decisione, escludendo cosi la cessazione della materia del contendere. Il proprietario perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Indennità di trasferta: sì al rimborso anche senza hotel
Un avvocato ha chiesto il riconoscimento dell'indennità di trasferta per essersi spostato da Torino ad Aosta per un'udienza. Il Tribunale ha rigettato la richiesta sostenendo che mancasse un pernottamento in albergo e un accordo preventivo con il Ministero della Giustizia. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che l'indennità di trasferta spetta per il solo fatto dello spostamento fuori sede, indipendentemente dal pernottamento o da pattuizioni preventive. L'abrogazione delle vecchie tariffe fisse non cancella il diritto al compenso, ma affida al giudice il compito di liquidarlo in via equitativa. La decisione è stata cassata con rinvio.
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Compensazione delle spese di lite: no ai costi per l’appello tardivo
Il Proprietario di un terreno ha avviato una causa per ottenere una servitù di passaggio coattiva su un fondo vicino. Dopo l'estinzione della procedura di esproprio che bloccava l'accesso, il Tribunale ha dichiarato cessata la materia del contendere. Successivamente, L'Associazione ha proposto un appello tardivo. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'appello ma ha deciso per la compensazione delle spese di lite tra le parti. Il Proprietario ha impugnato questa scelta in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice inammissibilità dell'appello tardivo non costituisce un grave ed eccezionale motivo per evitare la condanna alle spese della parte soccombente.
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Compensazione delle spese di lite: stop ai tagli ingiustificati
Un avvocato, operando come difensore d'ufficio, ha impugnato il decreto di liquidazione dei propri compensi. Il Tribunale ha accolto la domanda aumentando l'importo, ma ha disposto la compensazione delle spese di lite basandosi sulla mancata costituzione del Ministero della Giustizia e sulla generica natura della causa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che la compensazione delle spese di lite richiede motivazioni specifiche ed eccezionali. La semplice contumacia della parte soccombente o il riferimento astratto alla tipologia di giudizio non giustificano la deroga al principio di soccombenza. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Specificità dei motivi d’appello: la forma vince sulle spese
I vicini di casa avviano una causa contro il proprietario confinante per ridefinire i confini dei terreni e chiedere i danni. Il Tribunale accerta i confini ma compensa le spese legali tra le parti. I vicini impugnano la decisione chiedendo più danni e il pagamento delle spese, ma inseriscono la richiesta sulle spese solo nelle conclusioni dell'atto, senza motivarla. La Corte d'Appello accoglie la richiesta sulle spese. La Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso del proprietario confinante. La Suprema Corte ribadisce il principio della specificità dei motivi d'appello: non basta inserire una richiesta nelle conclusioni finali, ma occorre contestare espressamente e con argomenti chiari il ragionamento del primo giudice. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Caparra confirmatoria: se entrambi sbagliano va restituita
Un Acquirente e una Venditrice firmano un contratto preliminare per la compravendita di un immobile. Entrambi, però, violano gli accordi: l'Acquirente non consegna le perizie nei tempi stabiliti, mentre la Venditrice non avvia le cause di usucapione necessarie a garantire la proprietà del bene. Entrambe le parti dichiarano di voler recedere dal contratto, pretendendo l'una il doppio e l'altra la ritenzione della caparra confirmatoria. I giudici di merito rilevano inadempimenti reciproci di pari gravità, dichiarando risolto il contratto per mutuo dissenso e ordinando la restituzione della caparra. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando i ricorsi di entrambi. Quando vi sono inadempienze reciproche ed equivalenti, il contratto si scioglie e la caparra confirmatoria va restituita, senza che nessuna parte possa trattenerla o pretenderne il doppio.
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Compensazione delle spese di lite: il cittadino vince ma paga?
Un cittadino ha impugnato una sanzione amministrativa davanti al Giudice di pace. Il giudice ha accolto l'opposizione ma ha disposto la compensazione delle spese di lite, obbligando il cittadino a pagare il proprio avvocato. Il Tribunale ha confermato la decisione, ritenendo che l'accoglimento di un solo motivo su quarantidue configurasse una parziale sconfitta reciproca. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del cittadino. I giudici hanno stabilito che l'accoglimento della domanda, anche per un solo motivo preliminare come il vizio di notifica, non attenua la totale sconfitta della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, non sussistono le gravi ed eccezionali ragioni necessarie per escludere il rimborso delle spese legali a favore del cittadino vittorioso.
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