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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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947 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Liquidazione compensi professionali: i minimi inderogabili
Un cittadino ha impugnato una decisione relativa alla liquidazione dei compensi legali in una causa per equa riparazione da irragionevole durata del processo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la liquidazione compensi professionali operata dalla corte di merito per alcune fasi era inferiore ai minimi tariffari, che sono inderogabili. Inoltre, ha censurato la mancata pronuncia sulla richiesta di maggiorazione del compenso per l'uso di strumenti telematici avanzati nella redazione degli atti. La causa è stata rinviata per una nuova e corretta determinazione delle spese.
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Equa riparazione: quando il credito è irrisorio?
Due società creditrici in una procedura fallimentare chiedevano l'equa riparazione per l'eccessiva durata del processo. La Corte d'Appello rigettava la domanda ritenendo il credito "irrisorio". La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che il criterio dell'irrisorietà non è meramente oggettivo ma va valutato alla luce della giurisprudenza europea, che considera anche le condizioni soggettive del ricorrente. La Corte ha quindi condannato il Ministero a pagare l'indennizzo.
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Compensi professionali forensi: minimi inderogabili
Una cittadina, dopo aver ottenuto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che aveva liquidato i compensi professionali forensi in misura inferiore ai minimi di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, riaffermando il principio dell'inderogabilità dei minimi tariffari e condannando il Ministero della Giustizia al pagamento delle corrette spese legali.
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Domanda di divisione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso riguardante una domanda di divisione immobiliare. I ricorrenti, comproprietari di un immobile, avevano citato in giudizio una banca e altri comproprietari che avevano venduto quote dell'immobile, dichiarando falsamente di aver usucapito le quote degli altri. La Cassazione ha confermato che la domanda di divisione è inammissibile se non vengono citati in giudizio tutti i comproprietari, in virtù del litisconsorzio necessario. Tuttavia, ha accolto il motivo di ricorso relativo al risarcimento dei danni, stabilendo che una domanda generica di condanna, da liquidarsi in un secondo momento, è pienamente valida e deve essere esaminata nel merito.
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Compenso avvocato: accordo scritto e spese legali
La Corte di Cassazione chiarisce due principi fondamentali sul compenso dell'avvocato: l'accordo scritto tra le parti prevale sempre sulle tariffe professionali e la successiva abrogazione di tali tariffe non invalida l'accordo. Inoltre, la Corte stabilisce che la parte che ottiene un accoglimento anche solo parziale della propria domanda è considerata vincitrice e non può essere condannata al pagamento delle spese legali della controparte.
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Foro del consumatore: il convenuto non può eccepirlo
Una professionista ha citato in giudizio un Condominio presso il foro del consumatore per ottenere il pagamento di compensi. Il Condominio si è opposto, eccependo l'incompetenza del tribunale a favore di un diverso foro previsto da una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito che il consumatore, quando è convenuto nel proprio foro di competenza, non può sollevare tale eccezione. La protezione del foro del consumatore non può essere usata per paralizzare l'azione legale correttamente intentata contro di lui. Di conseguenza, la Corte ha annullato la precedente decisione e ha dichiarato la competenza del tribunale originariamente adito.
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Spese divisione endo-esecutiva: la Cassazione decide
Un creditore avvia una procedura di divisione immobiliare (divisione endo-esecutiva) per soddisfare il proprio credito. La Corte d'Appello aveva compensato le spese legali tra le parti, ma la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. L'ordinanza stabilisce che nelle procedure di spese divisione endo-esecutiva, i costi seguono il principio della soccombenza: il creditore procedente, non essendo un comproprietario, ha diritto al rimborso delle spese sostenute per il miglior esito della procedura esecutiva.
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Godimento esclusivo bene ereditario: quando pagare?
Una coerede utilizzava in via esclusiva un immobile facente parte dell'eredità. La Corte di Cassazione ha stabilito che il godimento esclusivo bene ereditario non genera automaticamente l'obbligo di versare un'indennità agli altri coeredi. Tale obbligo sorge solo se gli altri eredi hanno manifestato l'intenzione di utilizzare il bene e ne sono stati impediti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva imposto il pagamento basandosi sul solo utilizzo.
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Risarcimento danno servitù: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12695/2025, chiarisce un principio fondamentale in materia di diritti reali: l'impedimento all'esercizio di una servitù di passaggio costituisce di per sé un danno risarcibile. Il proprietario del fondo dominante non è tenuto a fornire una prova specifica del pregiudizio economico subito, poiché la lesione consiste nella perdita della possibilità di godimento del proprio diritto. Il giudice può liquidare il risarcimento danno servitù in via equitativa. La Corte ha inoltre annullato la sentenza d'appello per non aver deciso su una domanda di 'negatoria servitutis' presentata contestualmente.
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Appello incidentale tardivo: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di onorari professionali in cui due avvocati e la loro associazione avevano citato in giudizio un'ex cliente. Il tribunale aveva negato la legittimazione attiva all'associazione, ma condannato la cliente a pagare i professionisti. La cliente ha appellato solo la parte relativa alla compensazione delle spese con l'associazione. Gli avvocati hanno proposto un appello incidentale tardivo su altri capi della sentenza. La Cassazione ha confermato la decisione d'appello, dichiarando l'inammissibilità dell'appello incidentale tardivo, poiché l'interesse dei legali a impugnare non nasceva dall'appello principale della cliente, ma già dalla sentenza di primo grado che li aveva visti parzialmente soccombenti.
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Patrocinio a spese dello Stato: le spese legali
Un cittadino, inizialmente ammesso al patrocinio a spese dello Stato, si oppone alla sua revoca. Dopo un rinvio dalla Corte di Cassazione, il tribunale ha stabilito che le spese legali per tutte le fasi del giudizio dovessero essere pagate dall'Erario (lo Stato), e non dal Ministero della Giustizia, risultato soccombente. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, chiarendo che l'ammissione originaria al patrocinio a spese dello Stato si estende automaticamente a tutti i procedimenti connessi e accessori, inclusa l'opposizione alla sua revoca. Di conseguenza, è corretto che sia l'Erario a farsi carico dei costi.
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Spese legali: il divieto di reformatio in pejus
In una causa per una donazione nulla tra familiari, il figlio appellante ottiene una riduzione della somma da restituire ma si vede aumentare le spese legali del primo grado. La Corte di Cassazione interviene, ribadendo che, in assenza di appello incidentale, la statuizione sulle spese legali non può essere peggiorata per chi ha impugnato la sentenza. Viene così cassata la decisione d'appello sul punto specifico delle spese, applicando il principio del divieto di "reformatio in pejus".
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Motivazione per relationem: quando è valida in appello
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della motivazione per relationem, rigettando il ricorso di alcuni eredi che contestavano una serie di atti patrimoniali compiuti dal loro parente defunto. La Corte ha stabilito che la sentenza d'appello può legittimamente richiamare le argomentazioni del giudice di primo grado, a condizione che dimostri di aver esaminato criticamente i motivi di gravame. Il caso verteva sulla presunta nullità di un preliminare di dazione in pagamento e di donazioni, ma il ricorso è stato respinto per carenze procedurali e infondatezza nel merito.
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Distanza alberi confine: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso sulla distanza alberi confine tra un privato e un condominio. Il condominio aveva acquisito per usucapione il diritto di mantenere gli alberi a una distanza inferiore a quella legale. La Corte ha stabilito che tale diritto prevale sulla norma che consente di tenere piante contro un muro divisorio, specialmente se questo è una recinzione mista. L'appello del privato è stato respinto, confermando che l'usucapione consolida la situazione e che le richieste di risarcimento per la caduta di foglie richiedono prove specifiche.
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Inammissibilità del ricorso: la prova dei pagamenti
La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di una società contro un avvocato per compensi professionali. La Corte conferma la decisione d'appello, respingendo la richiesta di riesame sulla prova dei pagamenti a causa della regola della 'doppia conforme' e della mancata individuazione di un fatto decisivo omesso.
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Interversione del possesso: non basta non pagare l’affitto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio fondamentale in materia di usucapione. Il caso riguarda un inquilino che, dopo aver smesso di pagare il canone di locazione a un ente pubblico, ha rivendicato la proprietà dell'immobile per usucapione. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che la semplice inadempienza contrattuale (il mancato pagamento del canone) non è sufficiente a trasformare la detenzione in possesso utile per l'usucapione. Per realizzare una valida interversione del possesso, è necessario un atto esterno inequivocabile, diretto contro il proprietario, che manifesti la volontà di possedere l'immobile come proprio.
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Indennizzo durata processo: il calcolo discrezionale
Un cittadino ha richiesto un indennizzo per la durata eccessiva di un processo. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che il calcolo dell'indennizzo durata processo è un potere discrezionale del giudice di merito, anche quando il ritardo supera i sei mesi. La sentenza chiarisce inoltre che le spese legali della fase monitoria e di quella di opposizione devono essere liquidate in modo unitario, in base al principio di soccombenza sull'intera vicenda processuale.
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Liquidazione spese legali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su un caso di equa riparazione per eccessiva durata di un processo, stabilendo principi chiave sulla liquidazione spese legali. La Corte ha chiarito che i compensi professionali devono essere calcolati in base al valore effettivo della causa, come rideterminato in sede di impugnazione, applicando le tariffe vigenti al momento della decisione. Inoltre, ha escluso che la mancata opposizione della controparte possa giustificare la compensazione delle spese, riaffermando il principio della soccombenza.
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Preliminare di cosa altrui: obblighi e rimedi
Un acquirente firma un contratto preliminare per un immobile che il venditore non possiede interamente. A seguito dell'inadempimento del venditore nel procurare la piena proprietà, l'acquirente chiede al tribunale di obbligarlo ad acquistare le quote mancanti. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, respinge la richiesta. Viene chiarito che in un preliminare di cosa altrui, l'obbligo del venditore è procurare il trasferimento, non necessariamente acquistare la proprietà. Il rimedio principale per l'acquirente di fronte a un inadempimento definitivo è la risoluzione del contratto, non un'azione per costringere il venditore all'acquisto. La domanda di risarcimento danni è stata respinta per mancanza di prova.
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Mancanza qualità promesse: la Cassazione sui vizi
Una società acquista macchinari industriali che si rivelano privi di una funzione chiave. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione nega la risoluzione del contratto, qualificando il difetto come una mancanza qualità promesse di non grave entità, che giustifica solo una riduzione del prezzo e il risarcimento. La sentenza stabilisce anche un importante principio sulla ripartizione delle spese legali: l'acquirente, parzialmente vittorioso, non deve pagare le spese dei terzi chiamati in causa dal venditore.
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