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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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947 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Decreto ingiuntivo: estinzione e competenza
La Corte di Cassazione chiarisce le sorti di un decreto ingiuntivo in un complesso iter processuale. Anche se il giudice dell'opposizione si dichiara erroneamente incompetente, revocando il decreto, la successiva decisione della Cassazione che ne riafferma la competenza annulla tale revoca. Se il giudizio di opposizione viene poi dichiarato estinto per tardiva riassunzione, il decreto ingiuntivo acquista piena efficacia esecutiva, superando ogni vizio procedurale intermedio.
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Compensazione spese: la Cassazione chiarisce i limiti
Un avvocato, pur avendo vinto una causa per il recupero dei suoi compensi, si vedeva compensare le spese legali a causa di espressioni offensive contenute nei suoi atti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla compensazione spese: l'ordine del giudice di cancellare frasi sconvenienti non equivale a una soccombenza parziale. La soccombenza si valuta solo sull'esito delle domande principali e non su aspetti accessori della condotta processuale. Pertanto, la compensazione delle spese è stata ritenuta illegittima.
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Liquidazione spese consulente: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25636/2025, ha stabilito l'inammissibilità dell'opposizione a un decreto di liquidazione spese consulente tecnico quando la contestazione riguarda l'individuazione del soggetto tenuto al pagamento. La Corte ha chiarito che il decreto di liquidazione ha natura provvisoria e serve solo a quantificare il compenso del consulente, mentre la decisione su chi debba sostenere definitivamente la spesa è demandata alla sentenza che conclude il giudizio. L'opposizione è stata quindi dichiarata inammissibile per carenza di interesse ad agire.
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Spese condominiali vendita: chi paga i lavori?
La Corte di Cassazione chiarisce la ripartizione delle spese condominiali in caso di vendita di un immobile. Con la sentenza in esame, si stabilisce che l'obbligo di pagare i lavori straordinari sorge al momento della delibera assembleare. Pertanto, se la decisione è anteriore al rogito, il costo spetta al venditore, anche se i lavori vengono eseguiti dopo la vendita. L'acquirente che anticipa tali somme ha diritto di regresso nei confronti del venditore. La Corte ha rigettato il ricorso del venditore, che tentava di opporre in compensazione un credito non provato e di invocare l'arricchimento senza giusta causa del compratore.
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Sopraelevazione abusiva: demolizione per rischio sismico
La Corte di Cassazione conferma la demolizione di una sopraelevazione abusiva realizzata in violazione delle norme antisismiche. La sentenza stabilisce che la non conformità a tali normative genera una presunzione di pericolosità, rendendo irrilevanti i permessi amministrativi ottenuti. Il costruttore ha l'onere di provare la sicurezza dell'intera struttura, non solo della nuova costruzione.
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Regolamento delle spese: la Cassazione chiarisce
Una società appellava una sentenza di primo grado che aveva compensato le spese legali tra le parti. La Corte d'Appello, pur confermando la decisione nel merito, condannava l'appellante al pagamento delle spese di entrambi i gradi. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il regolamento delle spese di primo grado non può essere modificato d'ufficio in appello se la sentenza di merito viene confermata e il capo sulle spese non è stato specificamente impugnato.
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Collegamento negoziale: divisione ereditaria e contratti
In una complessa disputa ereditaria tra due fratelli, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado. L'errore della Corte d'Appello è stato non aver considerato il collegamento negoziale tra una serie di contratti (vendite, divisioni) che, nel loro insieme, miravano a dividere il patrimonio paterno. Interpretando gli atti singolarmente, la corte inferiore aveva erroneamente qualificato parte dell'operazione come una donazione soggetta a collazione. La Cassazione ha rinviato il caso, stabilendo che i giudici devono valutare l'intento complessivo e la funzione economica unitaria degli atti, superando la loro forma individuale.
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Inadempimento contrattuale: quando la colpa è tua
Una società di ristorazione assume un consulente per ottenere un finanziamento regionale. Il finanziamento viene approvato in via provvisoria ma poi revocato perché la società non produce un permesso di costruire essenziale. La Cassazione conferma che la società deve pagare il compenso al consulente, attribuendo la colpa del fallimento al suo stesso inadempimento contrattuale, poiché il consulente aveva svolto correttamente il proprio incarico.
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Compenso avvocato: l’accordo e le spese generali
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul compenso di un avvocato in una disputa con un istituto di credito. La Corte ha confermato la validità di un accordo liquidatorio che definiva forfettariamente tutti i crediti per le attività svolte fino a una certa data. Tuttavia, ha cassato la decisione di merito su un punto cruciale: ha stabilito che il rimborso delle spese generali del 15% è sempre dovuto al professionista, anche in presenza di un accordo contrattuale sul compenso, se questo è stato stipulato dopo l'entrata in vigore del D.M. 55/2014.
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Indennità di occupazione: non si usa la clausola penale
La Corte di Cassazione chiarisce la netta distinzione tra clausola penale e indennità di occupazione. In un caso di contratto preliminare risolto per inadempimento del venditore, la Corte ha stabilito che la penale, prevista per un'ipotesi di inadempimento del compratore, non può essere usata come criterio per quantificare l'indennità dovuta dal compratore per aver detenuto l'immobile. La sentenza cassa la decisione d'appello che aveva erroneamente applicato tale criterio, riaffermando che i due istituti hanno funzioni giuridiche diverse e non sovrapponibili.
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Spese legali dirigente: quando paga la banca?
Un gruppo bancario ha impugnato una decisione che lo obbligava a coprire le spese legali di un ex dirigente, assolto dall'accusa di false comunicazioni sociali. La Cassazione ha stabilito che l'obbligo di copertura previsto dal contratto collettivo non si applica se il reato contestato crea un conflitto di interessi con l'azienda. Ha inoltre ritenuto erroneamente inammissibile la domanda di risarcimento della banca contro il dirigente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Errore materiale: Cassazione chiarisce la differenza
La Corte di Cassazione chiarisce la netta distinzione tra un appello e una richiesta di correzione di errore materiale. Nel caso di specie, un giudice di primo grado aveva omesso di inserire nel dispositivo un ordine inibitorio, pur avendolo concesso in motivazione. La Corte d'Appello aveva erroneamente trattato la richiesta di integrazione del dispositivo come un appello incidentale, rigettandolo. La Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che si trattava di un palese errore materiale da correggere e non di un capo della sentenza da impugnare, con importanti conseguenze anche sulla ripartizione delle spese legali.
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Sopraelevazione abusiva: sanatoria salva la demolizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sopraelevazione abusiva non deve essere demolita se il costruttore ottiene una sanatoria edilizia, anche dopo la sentenza di primo grado. La Corte ha chiarito che se la sanatoria attesta l'assenza di pregiudizio per la stabilità dell'edificio, la richiesta di demolizione non può essere accolta. In questo caso, al proprietario del piano sottostante spetta solo un'indennità economica per la sopraelevazione, come previsto dalla legge.
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Riduzione penale: quando il giudice può intervenire?
La Corte di Cassazione conferma il potere del giudice di merito di operare la riduzione penale di una clausola contrattuale manifestamente eccessiva. Il caso riguarda un diritto di passaggio negato, dove la corte ha valutato l'interesse del creditore e l'esistenza di percorsi alternativi per diminuire l'importo della penale pattuita, respingendo il ricorso della parte lesa.
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Potere amministratore condominio: sì all’azione danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che rientra nel potere dell'amministratore di condominio agire in giudizio per il risarcimento dei danni alle parti comuni, senza necessità di una specifica autorizzazione assembleare. Il caso nasceva dalla richiesta di pagamento di un'impresa edile, a cui il condominio si opponeva con una domanda riconvenzionale per vizi nelle opere. La Corte ha confermato che l'azione risarcitoria è uno strumento per la conservazione dei beni comuni, legittimamente esercitabile dall'amministratore.
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Danno da durata irragionevole: nesso causale e prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14811/2025, ha respinto la richiesta di risarcimento per danno patrimoniale avanzata dagli eredi di un creditore. Essi sostenevano che il danno da durata irragionevole di un processo avesse causato l'insolvenza del debitore. La Corte ha stabilito che non esiste un legame automatico: l'insolvenza è un evento autonomo che interrompe il nesso causale, a meno che il creditore non fornisca prova contraria rigorosa. L'onere della prova grava interamente su chi richiede il risarcimento.
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Lite temeraria: no a indennizzo per durata processo
Un cittadino ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di un processo amministrativo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di rigetto, stabilendo che in caso di lite temeraria, ovvero un'azione legale intrapresa pur sapendo di non averne diritto, viene meno il presupposto per l'equa riparazione. La sofferenza e l'ansia, normalmente indennizzate, non sussistono quando la parte è consapevole dell'infondatezza della propria pretesa.
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Compensazione spese legali: no se il contrasto è superato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che disponeva la compensazione delle spese legali in una causa per irragionevole durata del processo. La motivazione della corte inferiore, basata su un presunto contrasto giurisprudenziale, è stata giudicata 'apparente' e illogica, poiché lo stesso contrasto era stato dichiarato superato in una precedente sentenza relativa al medesimo caso. Viene riaffermato il principio per cui la parte soccombente è tenuta al pagamento delle spese.
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Soccombenza e spese legali: quando si perde la causa
Un avvocato ha citato in giudizio i suoi ex clienti per ottenere il pagamento di una parcella. I tribunali hanno stabilito che la parcella concordata era già stata pagata e che all'avvocato spettavano solo gli oneri accessori (tasse e contributi). La Corte di Cassazione ha confermato che, avendo perso sulla richiesta principale, l'avvocato è da considerarsi la parte soccombente e deve quindi sostenere tutte le spese legali del giudizio, applicando il principio della soccombenza.
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Compenso equa riparazione: è contenzioso?
La Cassazione chiarisce la natura del giudizio per il compenso equa riparazione. L'ordinanza stabilisce che tale procedimento è contenzioso, non di volontaria giurisdizione. Di conseguenza, la liquidazione delle spese legali deve seguire parametri più elevati. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva liquidato somme insufficienti a due legali, omettendo anche di considerare le attività esecutive svolte.
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