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Spese di CTU: la parte vittoriosa non paga mai la perizia

In una controversia sulle distanze tra edifici iniziata nel 1989, il costruttore ottiene ragione grazie a una nuova legge favorevole sopravvenuta durante il processo. La Corte d’Appello rigetta la richiesta di risarcimento danni della vicina, ma addebita interamente le Spese di CTU al costruttore, nonostante quest’ultimo sia risultato totalmente vittorioso. Il costruttore ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso stabilendo che le Spese di CTU rientrano tra le spese di lite e non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, poiché ciò violerebbe il principio di soccombenza. La sentenza viene cassata con rinvio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 16404 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Chi vince la causa non deve pagare le spese di CTU

La gestione dei costi di un processo rappresenta spesso una preoccupazione centrale per i cittadini. Tra queste voci di spesa, le spese di CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio, ovvero la perizia del tecnico nominato dal tribunale) occupano un ruolo economico rilevante. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale a tutela di chi vince una causa. La Suprema Corte ha stabilito che la parte totalmente vittoriosa non deve sopportare, nemmeno in minima parte, i costi della perizia tecnica d’ufficio. Questo principio garantisce che il diritto di difesa non si traduca in un danno economico ingiusto per chi ha agito nel pieno rispetto delle regole.

La lunga vicenda giudiziaria sulle distanze edilizie

La vicenda trae origine da una controversia di vicinato iniziata nel lontano 1989. Il proprietario di un immobile aveva realizzato un ampliamento in sopraelevazione attraverso la ristrutturazione di un edificio. La vicina di casa aveva avviato un’azione legale lamentando la violazione delle distanze minime dal confine, stabilite dal regolamento edilizio comunale dell’epoca in cinque metri e mezzo. La richiedente pretendeva la demolizione delle parti dell’edificio costruite in violazione delle norme. Il costruttore si era difeso sostenendo la legittimità dell’opera in base all’allineamento verticale con un preesistente manufatto. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la situazione normativa era cambiata. Una nuova disposizione urbanistica locale aveva infatti eliminato l’obbligo del rispetto delle distanze minime dal confine per quel tipo di interventi.

Il nodo dei costi della perizia nel giudizio di rinvio

La Cassazione, in un primo intervento, aveva applicato la nuova legge favorevole al costruttore. Questo meccanismo, noto come applicazione della legge sopravvenuta, aveva legittimato il mantenimento dell’edificio alla distanza inferiore. La causa era stata quindi rinviata alla Corte d’Appello per decidere sulle restanti questioni, in particolare sulla richiesta di risarcimento dei danni avanzata dalla vicina per il periodo precedente alla nuova legge. Il giudice di rinvio aveva rigettato la domanda di risarcimento perché la vicina non aveva fornito prove del danno subito. Di conseguenza, il costruttore era risultato totalmente vittorioso. Tuttavia, la Corte d’Appello aveva deciso di compensare le spese legali tra le parti e di addebitare interamente le spese di CTU al costruttore vittorioso. Questa decisione ha spinto il costruttore a ricorrere nuovamente in Cassazione per contestare l’ingiusto addebito economico.

Le motivazioni della decisione sulle spese di CTU

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto fondato il ricorso del costruttore riguardo all’addebito della perizia tecnica. La Corte ha spiegato che le spese di CTU rientrano a pieno titolo tra le spese processuali complessive. Di conseguenza, queste somme sono soggette alla disciplina generale sul rimborso delle spese di lite. Il codice di procedura civile vieta espressamente di porre le spese processuali a carico della parte che ha vinto interamente la causa. Anche in presenza di una compensazione delle altre spese legali, dovuta al mutamento della legge durante il processo, la perizia tecnica non può essere accollata a chi ha ottenuto ragione su tutta la linea. Il giudice non può utilizzare la discrezionalità per violare il principio cardine della soccombenza, che tutela il vincitore da esborsi ingiustificati.

Le conclusioni della Cassazione sulla perizia tecnica

La decisione della Cassazione ripristina la corretta applicazione delle regole processuali a tutela del cittadino. La sentenza impugnata è stata cassata limitatamente alla ripartizione delle spese della perizia tecnica. La causa torna ora davanti alla Corte d’Appello in diversa composizione, che dovrà applicare il principio di diritto enunciato e ridistribuire correttamente i costi. Chi vince una causa non deve subire il peso economico degli accertamenti tecnici necessari a dimostrare le proprie ragioni. Questa pronuncia offre una guida chiara per tutti i futuri contenziosi in materia immobiliare e civile in generale.

La parte che vince la causa può essere condannata a pagare la perizia del consulente tecnico?
No, la parte totalmente vittoriosa non deve sopportare le spese di CTU, in quanto ciò violerebbe il principio di soccombenza.

Cosa succede se la legge cambia a favore di una parte durante il processo?
Il giudice applica la nuova norma favorevole, ma le spese di perizia precedentemente sostenute non possono comunque essere addebitate a chi vince la causa.

Le spese per il consulente tecnico d’ufficio sono considerate spese di lite?
Sì, le spese di CTU rientrano tra le spese processuali e seguono le stesse regole di ripartizione stabilite dal codice di procedura civile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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