LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 92 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 4 di 34

676 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Cessione di ramo d’azienda illegittima: stipendio pieno
Un dipendente ottiene dal tribunale l'accertamento di una cessione di ramo d'azienda illegittima, con ordine di ripristino del rapporto di lavoro presso la società cedente. L'azienda rifiuta di riammetterlo in servizio. Il lavoratore ingiunge quindi il pagamento delle retribuzioni maturate e non percepite. La società propone ricorso sostenendo di poter scalare i guadagni esterni o potenziali del lavoratore tramite la compensazione del danno. La Corte di Cassazione respinge la tesi datoriale: le somme dovute dopo la messa in mora hanno natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, il datore di lavoro deve versare l'intero stipendio maturato senza alcuna detrazione di quanto percepito altrove. I giudici accolgono inoltre il ricorso del dipendente sulle spese legali, vietando la compensazione basata sulla semplice serialità della causa.
Continua »
Collocazione in CIGS: lite tra azienda e lavoratore chiusa
Un lavoratore ha contestato la sua illegittima collocazione in CIGS protrattasi per oltre nove anni. I giudici di merito hanno accolto la domanda del dipendente, condannando l'azienda al risarcimento del danno mediante il pagamento delle differenze tra la normale retribuzione e l'integrazione salariale percepita. La società ha impugnato la decisione in Cassazione con diciannove motivi. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo e depositato un verbale di conciliazione. La Suprema Corte ha preso atto della transazione, dichiarando la cessata materia del contendere e disponendo l'integrale compensazione delle spese.
Continua »
Tempo di vestizione: l’Azienda cede e paga l’infermiera
Un'infermiera ha agito in giudizio contro l'Azienda Sanitaria per ottenere la retribuzione per il tempo di vestizione della divisa e il passaggio di consegne a inizio e fine turno. I giudici territoriali hanno riconosciuto il suo pieno diritto al compenso, qualificando tali attività come parte integrante dell'orario di lavoro. L'Azienda Sanitaria ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma successivamente ha depositato memorie dichiarando di non voler più contestare la sentenza. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'Azienda Sanitaria è stata condannata al pagamento delle spese legali.
Continua »
Retribuzione tempo di vestizione: l’azienda paga le spese
Un'infermiera ha richiesto all'azienda sanitaria il pagamento dei minuti impiegati a inizio e fine turno per indossare la divisa e scambiare le consegne cliniche. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto della dipendente alla retribuzione tempo di vestizione, qualificando queste attività come parte integrante dell'orario di lavoro. L'Azienda Sanitaria ha presentato ricorso per cassazione, ma in seguito ha depositato una memoria dichiarando di rinunciare all'azione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, confermando in via definitiva il compenso economico per la lavoratrice e condannando il datore di lavoro al pagamento delle spese legali.
Continua »
Tempo di vestizione e svestizione: stop al ricorso dell’Azienda
Un'infermiera ha agito in giudizio contro l'Azienda Sanitaria per ottenere la retribuzione legata alle attività preparatorie di inizio e fine turno. I giudici di merito hanno accertato il suo diritto al compenso per il tempo di vestizione e svestizione della divisa e per il passaggio di consegne con i colleghi. L'Azienda Sanitaria ha presentato ricorso per cassazione, ma in seguito ha dichiarato formalmente di rinunciare all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, confermando in via definitiva la spettanza economica per la lavoratrice e condannando il datore di lavoro al rimborso delle spese legali.
Continua »
Cessazione della materia del contendere: lite sanitaria chiusa
Una lavoratrice della sanità pubblica ha avviato una causa contro l'Azienda Sanitaria per ottenere l'inquadramento contrattuale superiore e le relative differenze retributive. Dopo alterne vicende giudiziarie, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione su ricorso dell'ente pubblico. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole depositando una formale memoria di conciliazione. La Suprema Corte ha preso atto della transazione e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questa pronuncia sancisce il venir meno dell'efficacia della precedente sentenza di merito e dispone la compensazione delle spese legali, chiudendo definitivamente il contenzioso tra lavoratrice e amministrazione.
Continua »
Rimborso spese legali dipendente pubblico: assolto ma paga tutto
Un Segretario Comunale chiedeva al Comune il rimborso delle spese legali sostenute in un processo penale per falso, conclusosi con la sua piena assoluzione. La Corte d'Appello respingeva la domanda per mancanza dei presupposti di legge. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che il rimborso spese legali dipendente pubblico richiede l'assenza di un conflitto di interessi valutata ex ante (prima del giudizio) e la scelta di un legale di comune gradimento con l'amministrazione. L'assoluzione finale non sana la mancanza di questi requisiti iniziali. Di conseguenza, il Segretario Comunale perde la causa e viene condannato a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Licenziamento per giusta causa: la rinuncia chiude il giudizio
Un lavoratore ha impugnato il licenziamento per giusta causa intimato dalla società datrice di lavoro. Dopo la conferma della legittimità della sanzione da parte della Corte d'Appello, il dipendente ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, il difensore del lavoratore ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha preso atto della scelta, rilevando il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile e disposto la totale compensazione delle spese di lite tra le parti.
Continua »
Vincere la causa non evita la compensazione delle spese di lite
Alcuni lavoratori agricoli hanno chiesto il riconoscimento dell'indennità di disoccupazione e l'annullamento della richiesta di restituzione inviata dall'Ente Previdenziale. L'Ente aveva contestato le prestazioni a causa di controlli ispettivi che avevano evidenziato truffe e rapporti di lavoro fittizi presso l'azienda agricola. I lavoratori hanno vinto la causa sul merito, dimostrando la bontà della propria posizione. Tuttavia, la Corte d'Appello ha stabilito la compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. L'incertezza generata dalle frodi aziendali e il dovere dell'Ente di tutelare l'interesse pubblico costituiscono gravi ed eccezionali ragioni per disporre la compensazione delle spese di lite. I lavoratori hanno perso il ricorso e devono versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
Continua »
TFR pagato in ritardo: no alla cessazione della materia del contendere
La Lavoratrice ha richiesto un decreto ingiuntivo all'Ente Previdenziale per ottenere il TFR tramite il Fondo di Garanzia. L'Ente Previdenziale ha pagato la somma principale durante il giudizio, ma è rimasto un debito residuo per interessi e rivalutazione. La Corte d'Appello ha dichiarato la cessazione della materia del contendere e compensato le spese di lite. La Cassazione ha accolto il ricorso della Lavoratrice, stabilendo che il pagamento parziale o tardivo in corso di causa non determina la cessazione della materia del contendere se permangono contestazioni sulla fondatezza della pretesa originaria e sulla ripartizione delle spese di lite. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Compensazione delle spese giudiziali: no se la vittoria è netta
Una lavoratrice agricola ha ottenuto il riconoscimento del diritto all'iscrizione negli elenchi dei braccianti e all'indennità di disoccupazione, grazie a una precedente sentenza definitiva. Nonostante la vittoria totale contro l'INPS, la Corte d'Appello ha deciso per la compensazione delle spese giudiziali, obbligando la donna a pagare il proprio legale. La lavoratrice ha fatto ricorso in Cassazione, contestando questa scelta. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la compensazione delle spese giudiziali non può fondarsi su motivi illogici o sulla semplice difesa dell'ente previdenziale basata su propri verbali ispettivi, specie quando la soccombenza dell'ente è evidente. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova decisione sulle spese.
Continua »
Vittoria totale ma spese azzerate: stop alla compensazione delle spese di lite
Un cittadino ha richiesto l'accertamento del requisito sanitario per ottenere una prestazione assistenziale dall'ente previdenziale. Il Tribunale ha accolto la domanda, confermando lo stato di salute, ma ha disposto la compensazione delle spese di lite senza fornire alcuna motivazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la parte totalmente vittoriosa non può subire la compensazione delle spese di lite in assenza di gravi ed eccezionali motivi esplicitamente indicati dal giudice. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato l'ente previdenziale al pagamento delle spese legali sia per la fase di accertamento tecnico sia per il giudizio di legittimità.
Continua »
Compensazione delle spese di lite: no a formule generiche
Una lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento di differenze sull'indennità di disoccupazione. Tuttavia, la Corte d'Appello ha deciso per la compensazione delle spese di lite, giustificandola genericamente con la "complessità tecnica della questione". La lavoratrice ha fatto ricorso in Cassazione, contestando questa scelta. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può azzerare le spese di giudizio usando formule vaghe o di stile. La compensazione delle spese di lite richiede infatti l'indicazione specifica di gravi ed eccezionali ragioni, non potendosi limitare a una generica complessità senza spiegazioni dettagliate. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Procedimento disciplinare: il ritardo cancella il licenziamento
Un'Azienda Sanitaria ha licenziato un dipendente per recidiva basandosi su sanzioni disciplinari precedenti. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il licenziamento, ordinando la reintegrazione del lavoratore e la restituzione di un bonus, poiché l'amministrazione era decaduta dai termini per l'azione disciplinare. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che per gli illeciti commessi prima del 22 giugno 2017 si applicano i vecchi e più brevi termini del procedimento disciplinare previsti dal D.Lgs. 165/2001, e non le modifiche più favorevoli introdotte dal D.Lgs. 75/2017. Di conseguenza, l'azione disciplinare tardiva ha reso nullo il licenziamento.
Continua »
Compensazione delle spese di lite: no alla beffa per chi vince
Una lavoratrice autonoma ottiene l'annullamento dell'iscrizione d'ufficio alla Gestione coltivatori diretti e dei relativi avvisi di addebito INPS. Il Tribunale compensa a metà le spese di lite. La lavoratrice fa appello solo sulla compensazione, ma la Corte d'Appello riduce l'importo totale delle spese di primo grado e compensa quelle d'appello perché l'INPS è rimasto contumace. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la compensazione delle spese di lite non può tradursi in un danno per chi ha fatto appello (divieto di reformatio in peius) e che la contumacia della controparte non giustifica la compensazione delle spese d'appello, dovendo applicarsi il principio di causalità.
Continua »
Minimi tariffari inderogabili: la Cassazione corregge i giudici
Un lavoratore ha promosso un giudizio contro l'ente previdenziale per ottenere l'indennità di disoccupazione agricola. Nel corso della causa, l'ente ha pagato la prestazione, determinando la cessazione della materia del contendere. I giudici di merito hanno compensato le spese legali per due terzi, ponendo il restante terzo a carico dell'ente, ma calcolando l'importo totale sotto la soglia minima di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore limitatamente al calcolo dei compensi. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non può liquidare le spese di lite in misura inferiore ai minimi tariffari inderogabili previsti dai parametri forensi, riducendo la somma oltre il limite massimo del cinquanta per cento. Di conseguenza, ha rideterminato l'importo totale a favore del difensore del lavoratore.
Continua »
Compensazione delle spese di lite: il lavoratore vince
Un lavoratore ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato la compensazione delle spese di lite stabilita in primo grado. I giudici di merito avevano giustificato la decisione basandosi sulla serialità delle cause, in quanto molti dipendenti avevano promosso azioni identiche contro la stessa azienda, sebbene i giudizi non fossero stati riuniti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha chiarito che la compensazione delle spese di lite non può essere giustificata solo dalla serialità delle cause o dalla scelta difensiva di agire con ricorsi separati. Se le cause non vengono formalmente riunite, l'avvocato ha diritto a onorari distinti per ciascun procedimento. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per una nuova decisione sulle spese.
Continua »
Compensazione delle spese di lite: illegittima se cause separate
Il Lavoratore ha promosso un giudizio autonomo contro l'Azienda. I giudici di merito hanno disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti, motivando la scelta con la serialità delle cause simili intentate da altri dipendenti e non riunite in un unico processo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che la semplice serialità delle cause e la scelta difensiva di agire separatamente non costituiscono gravi ed eccezionali ragioni per derogare al principio di soccombenza. Di conseguenza, l'avvocato che assiste più parti in processi distinti e non riuniti ha diritto a onorari separati. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Compensazione delle spese di lite: no se i processi sono separati
Un lavoratore ha fatto causa all'azienda datrice di lavoro. Il giudice di merito ha deciso per la compensazione delle spese di lite tra le parti, motivando la scelta con la serialità delle cause, ossia l'esistenza di molti ricorsi simili presentati da altri dipendenti, non riuniti formalmente in un unico processo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la semplice somiglianza delle cause non permette di negare il rimborso delle spese legali a chi vince. Se i processi rimangono separati, l'avvocato ha diritto a un compenso autonomo per ciascuno di essi. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza, rinviando la decisione alla Corte d'Appello.
Continua »
Compensazione delle spese: stop ai tagli sotto i minimi di legge
L'Erede di un beneficiario di assegno sociale vince la causa contro l'Ente Previdenziale, che pretendeva la restituzione di alcune somme erogate. Tuttavia, la Corte d'Appello decide per la compensazione delle spese per metà, giustificandola con una generica evoluzione giurisprudenziale, e liquida un importo inferiore ai minimi di legge. L'Erede ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che la compensazione delle spese non può basarsi su formule astratte e che il giudice non può scendere sotto i limiti minimi previsti dai parametri forensi. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »