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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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676 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Risarcimento danno demansionamento: il giudicato
La Corte di Cassazione chiarisce che, in un giudizio per il risarcimento danno demansionamento, una precedente sentenza definitiva che ha già accertato l'illegittimità della condotta del datore di lavoro è vincolante. Il nuovo giudice non può richiedere nuovamente la prova del demansionamento, ma deve limitarsi a quantificare il danno, che può essere liquidato in via equitativa.
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Recupero indebito TFS: i termini per la P.A.
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per il recupero indebito TFS da parte dell'ente previdenziale. Se l'errore di calcolo deriva da dati errati forniti dall'amministrazione datrice di lavoro, il termine per la richiesta di restituzione non è di un anno, ma di 60 giorni decorrenti dalla ricezione della comunicazione di rettifica. La sentenza sottolinea la distinzione tra errori interni all'ente ed errori esterni, proteggendo l'azione di recupero quando l'ente non ha colpa.
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Indennità minima: 5 mesi garantiti nel Jobs Act
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di licenziamento orale illegittimo sotto il regime del Jobs Act, al lavoratore spetta un'indennità minima di cinque mensilità. Tale soglia non può essere ridotta o azzerata dalla detrazione di quanto percepito da una nuova occupazione (aliunde perceptum). La sentenza chiarisce che il diritto a questa tutela minima è incomprimibile, anche se il lavoratore trova un nuovo impiego subito dopo il licenziamento.
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Contrasto dispositivo-motivazione: Cassazione chiarisce
Una lavoratrice ottiene un risarcimento, ma la sentenza di primo grado indica 5 mensilità in motivazione e 4 nel dispositivo. La Cassazione, ribaltando l'appello, chiarisce che il contrasto dispositivo-motivazione nel rito del lavoro non causa nullità se la volontà del giudice emerge chiaramente dalla motivazione letta contestualmente, la quale deve quindi prevalere.
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Mansioni superiori avvocato: quando spetta la paga?
Una dipendente pubblica, inquadrata come collaboratore amministrativo, ha svolto di fatto mansioni di avvocato per un'Azienda Sanitaria Locale, chiedendo il riconoscimento delle relative differenze retributive. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione ha confermato tali decisioni, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo la Suprema Corte, per ottenere il riconoscimento di mansioni superiori avvocato non è sufficiente dimostrare di aver svolto l'attività legale, ma è necessario provare l'esercizio di compiti di livello dirigenziale, con autonomia e responsabilità gestionali, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Frazionamento del credito: il danno va chiesto subito
La Corte di Cassazione ha stabilito che una lavoratrice, che aveva già ottenuto una sentenza per licenziamento illegittimo, non poteva avviare una nuova causa per chiedere il risarcimento del danno da perdita di chance pensionistica. Tale richiesta, derivando dallo stesso fatto (il licenziamento), andava presentata nel primo giudizio, in applicazione del principio contro il frazionamento del credito.
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Spese processuali: no compensazione senza soccombenza
Una contribuente vince parzialmente un appello riguardante un'iscrizione ipotecaria basata su un debito prescritto. La Corte d'Appello, tuttavia, compensa le spese legali. La Suprema Corte chiarisce che l'accoglimento parziale di una singola domanda non giustifica la compensazione delle spese processuali basata sulla soccombenza reciproca, annullando la decisione.
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Litisconsorzio necessario: INPS in cause retributive
Una lavoratrice ha citato in giudizio un ente pubblico per l'applicazione di un contratto collettivo errato, chiedendo differenze retributive, il ricalcolo dei contributi e il risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo la nullità del procedimento di primo grado per la mancata partecipazione dell'INPS. La Suprema Corte ha chiarito che in casi di litisconsorzio necessario, dove le domande retributive e contributive sono connesse, l'ente previdenziale deve essere obbligatoriamente parte del giudizio sin dall'inizio.
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Compensazione spese: quando è giustificata? La Cassazione
Una dipendente pubblica impugna la decisione di compensazione delle spese legali emessa dalla Corte d'Appello, nonostante l'esito a lei favorevole nel merito della causa sulla ricostruzione di carriera. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la compensazione spese era giustificata dall'evoluzione della giurisprudenza sulla questione principale, che si è consolidata solo nel corso del giudizio, creando un'incertezza tale da legittimare la decisione del giudice di merito.
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Lavoro festivo: sì alla rinuncia con accordo individuale
Un dipendente di un'azienda di telecomunicazioni è stato sanzionato per essersi assentato durante due festività infrasettimanali. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il diritto al riposo durante il lavoro festivo è disponibile e può essere oggetto di rinuncia. Un accordo individuale, come un contratto che prevede turni a copertura continua (24/7), è sufficiente a manifestare il consenso del lavoratore a prestare servizio anche in tali giornate, legittimando la richiesta del datore di lavoro.
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Debiti da lavoro: la Cassazione sulla manleva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna solidale di due società di trasporto, una cedente e una cessionaria, per il pagamento di permessi compensativi non goduti dai lavoratori. Il ricorso della società cedente, che contestava la propria responsabilità e l'interpretazione di una clausola di manleva, è stato respinto. La Corte ha chiarito che i debiti da lavoro sorti prima della cessione restano a carico del datore di lavoro originario e che la manleva opera correttamente per le passività non esposte in bilancio, proteggendo l'acquirente. La decisione consolida i principi di responsabilità nella gestione dei debiti da lavoro durante le operazioni di trasferimento aziendale.
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Automaticità Prestazioni: No per i Co.co.co.
Un collaboratore coordinato e continuativo si è visto negare il diritto alla pensione a causa dei contributi non versati dal committente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il principio di automaticità delle prestazioni, valido per i lavoratori dipendenti, non si estende ai co.co.co. iscritti alla Gestione Separata, poiché la loro posizione è assimilata a quella dei lavoratori autonomi, i quali sono i diretti responsabili della propria posizione contributiva.
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Compensazione spese processuali: quando è legittima?
Un contribuente vince un ricorso contro una cartella esattoriale per contributi prescritti, ma la Corte d'Appello dispone la compensazione delle spese processuali. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo che un mutamento di giurisprudenza intervenuto durante la causa costituisce una grave ed eccezionale ragione per la compensazione, in base alla normativa applicabile 'ratione temporis'.
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Notifica avviso di addebito: eccezioni tardive
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento lamentando la mancata notifica dell'avviso di addebito sottostante. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le doglianze relative alla notifica avviso di addebito erano tardive, poiché formulate per la prima volta solo nelle note conclusive del giudizio di primo grado. La decisione sottolinea il principio fondamentale della tempestività delle eccezioni processuali.
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Compensazione spese legali: quando è inappellabile
Un lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello di compensare le spese legali in una causa contro un ente pubblico per il corretto inquadramento lavorativo. La Corte d'Appello, pur riconoscendo la giurisdizione del giudice ordinario a favore del lavoratore, aveva motivato la compensazione spese legali per la 'particolarità della questione trattata'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la valutazione sulla peculiarità della questione rientra nell'apprezzamento discrezionale del giudice di merito e non può essere contestata in sede di legittimità se non per una palese violazione di legge, che in questo caso non sussisteva.
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Compensazione spese legali: la serialità non basta
Una lavoratrice ottiene il pagamento di differenze retributive, ma la Corte d'Appello dispone una parziale compensazione spese legali a causa della "serialità della lite". La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la serialità non costituisce una di quelle "gravi ed eccezionali ragioni" richieste dalla legge per derogare al principio secondo cui chi perde la causa paga le spese. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova decisione sulle spese.
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