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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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676 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Pronta disponibilità e straordinario: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16147/2025, ha chiarito le regole per il calcolo del compenso per pronta disponibilità e straordinario. La Corte ha stabilito che le ore di assenza per ferie e malattia devono essere incluse nel computo dell'orario di lavoro ordinario. Di conseguenza, le ore di lavoro prestate in pronta disponibilità che eccedono tale soglia vanno retribuite come straordinario. La sentenza rigetta la tesi della società datrice di lavoro, secondo cui solo le ore di lavoro effettivamente prestate potevano essere considerate per determinare il superamento dell'orario normale, affermando la tutela dei diritti costituzionali al riposo e alla salute del lavoratore.
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Soccombenza reciproca: chi paga le spese legali?
Un datore di lavoro, pur vincendo parzialmente in appello, ricorre in Cassazione per la condanna alle spese legali. La Corte rigetta il ricorso, affermando che la soccombenza reciproca va valutata sull'esito complessivo della lite e non sul singolo grado di giudizio. La discrezionalità del giudice di merito nella compensazione delle spese è insindacabile se correttamente motivata.
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Prescrizione inquadramento: la decorrenza del termine
Un dipendente pubblico ha agito in giudizio per un errato inquadramento contrattuale avvenuto decenni prima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione del diritto alla superiore qualifica decorre dall'atto di inquadramento e non dalla successiva scoperta dell'errore da parte del lavoratore. L'ordinanza analizza il tema della decorrenza della prescrizione inquadramento e l'irrilevanza di atti interruttivi provenienti da soggetti terzi al rapporto di lavoro.
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Liquidazione spese legali: Cassazione e minimi tariffari
Un lavoratore ricorre in Cassazione contestando la liquidazione delle spese legali effettuata dalla Corte d'Appello, sostenendo la violazione dei minimi tariffari. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che per contestare la liquidazione delle spese legali è necessario non solo indicare le norme violate, ma anche dimostrare il pregiudizio subito utilizzando il corretto scaglione di valore per il calcolo, cosa che il ricorrente non ha fatto. La decisione sottolinea il rigore richiesto per questo tipo di impugnazioni.
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Recesso contratto a progetto: quando è nullo?
Un collaboratore si è visto terminare un contratto a progetto tramite recesso unilaterale della società committente, che si basava su una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità di tale atto, chiarendo che il recesso contratto a progetto è disciplinato da norme inderogabili di legge. Se la normativa in vigore al momento dei fatti non prevede il recesso libero (ad nutum), qualsiasi clausola contrattuale contraria è da considerarsi nulla. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Gestione Separata: Cassazione sulla Cassa Forense
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'iscrizione retroattiva di un avvocato alla propria Cassa di previdenza professionale esclude l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata dell'ente previdenziale nazionale. Tale principio vale anche se il professionista non ha materialmente versato i contributi soggettivi minimi dovuti alla cassa di categoria. La Corte ha chiarito che la Gestione Separata ha una funzione sussidiaria e interviene solo in assenza di una copertura previdenziale obbligatoria. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per riesaminare la legittimità dell'iscrizione d'ufficio alla luce di questo principio.
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Collaboratori Linguistici: no stipendio da ricercatore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16003/2025, ha stabilito che i collaboratori esperti linguistici assunti dalle università dopo il 1995 non hanno diritto alla stessa retribuzione dei ricercatori universitari. Questa pronuncia chiarisce la distinzione fondamentale con gli "ex lettori" di madrelingua straniera, i quali beneficiano di un trattamento economico più favorevole solo in virtù di una normativa specifica volta a sanare una pregressa discriminazione. La Corte ha rigettato il ricorso del collaboratore, confermando che il suo trattamento economico è correttamente disciplinato dalla contrattazione collettiva di comparto.
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Perdita di chance: onere della prova e motivazione
Una dirigente pubblica fa causa all'amministrazione per non essere stata nominata a un incarico apicale, lamentando una perdita di chance. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17672/2025, chiarisce aspetti fondamentali sull'onere della prova. Stabilisce che il danneggiato deve dimostrare una seria probabilità di successo non solo rispetto a chi ha ottenuto l'incarico, ma anche rispetto a tutti gli altri candidati. La Corte distingue tra motivazione 'mancante' e 'insufficiente' dell'atto di nomina, confermando la valutazione del giudice di merito che l'aveva ritenuta insufficiente. Infine, accoglie il ricorso solo sulla parte relativa alle spese legali, affermando che un accoglimento parziale della domanda non giustifica la compensazione totale delle spese.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Un dirigente medico vince una causa per danno da usura fisica ma la Corte d'Appello dispone la compensazione delle spese legali a causa di un contrasto giurisprudenziale. Il medico ricorre in Cassazione, che però dichiara il ricorso inammissibile. La Suprema Corte stabilisce che il contrasto giurisprudenziale costituisce una valida ragione per la compensazione spese legali, rientrando nella discrezionalità del giudice di merito la cui valutazione non è illogica.
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Liquidazione spese legali: il ricorso inammissibile
Una lavoratrice ha impugnato la decisione della Corte d'Appello riguardo la liquidazione delle spese legali, sostenendo che gli importi fossero inferiori ai minimi tariffari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per contestare la liquidazione delle spese legali è necessario dimostrare un pregiudizio concreto e specifico, basando la censura sul corretto scaglione di valore della causa. La ricorrente, invece, aveva fondato le sue lamentele su un parametro errato, rendendo la sua impugnazione non scrutinabile nel merito.
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Scorrimento graduatorie: nessun diritto all’assunzione
Una candidata idonea in una graduatoria pubblica ha citato in giudizio l'Amministrazione per non essere stata assunta, dato che i posti erano stati coperti con mobilità e incarichi ad interim. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che lo scorrimento delle graduatorie è una scelta discrezionale della P.A. e non un diritto soggettivo del candidato. La legge, inoltre, privilegia la mobilità rispetto allo scorrimento, e l'eventuale illegittimità di altre nomine non genera un automatico diritto all'assunzione.
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Omessa pronuncia e restituzione spese: la Cassazione
Una società ricorre in Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha parzialmente riformato una sentenza di primo grado in materia di lavoro. La Suprema Corte ha rigettato il motivo sulla compensazione tra crediti, ma ha accolto quello relativo all'omessa pronuncia sulla richiesta di restituzione delle spese legali pagate in base alla sentenza di primo grado, poi modificata. La sentenza è stata cassata con rinvio al giudice d'appello per decidere sulla domanda di restituzione.
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Sanatoria procura: i limiti retroattivi secondo la Corte
Un lavoratore ha agito contro la propria azienda, una società di trasporti, per ottenere il riconoscimento di una qualifica superiore e le relative differenze retributive. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda ritenendo prescritti i crediti, non considerando valide le lettere interruttive della prescrizione a causa di un difetto di procura. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso, ha chiarito che la sanatoria procura, introdotta dalla L. 69/2009, non ha efficacia retroattiva per atti compiuti prima della sua entrata in vigore. La Corte ha inoltre cassato la decisione sulla valutazione delle prove testimoniali, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Assegno ad personam negato: il caso del pubblico impiego
Un ex dipendente del Ministero della Difesa, divenuto insegnante presso il Ministero dell'Istruzione dopo dieci anni di contratti a termine, si è visto negare l'assegno ad personam. La Corte di Cassazione ha stabilito che il lungo periodo di precariato interrompe la continuità del rapporto di lavoro, requisito essenziale per qualificare il trasferimento come un "passaggio di carriera" e ottenere così il mantenimento del trattamento economico precedente. La decisione sottolinea che le dimissioni e la successiva riassunzione non equivalgono a una procedura di mobilità diretta.
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Spese processuali: quando non si pagano in appello
Una pensionata ha richiesto la riliquidazione della propria pensione. Dopo aver vinto in primo grado, la Corte d'Appello ha riformato la sentenza, condannandola anche al pagamento delle spese processuali di entrambi i gradi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione nel merito ma ha annullato la condanna alle spese, accogliendo il motivo di ricorso relativo all'esenzione per basso reddito, dimostrato da un'autocertificazione. La sentenza chiarisce l'importanza della dichiarazione reddituale per evitare il pagamento delle spese processuali in caso di sconfitta.
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Spese legali in appello: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore vince parzialmente contro un ente pubblico in appello. La Corte d'Appello, però, compensa solo le spese del secondo grado, omettendo di pronunciarsi su quelle del primo. La Cassazione interviene, stabilendo un principio fondamentale sulle spese legali in appello: quando una sentenza di primo grado viene riformata, anche solo in parte, il giudice d'appello deve obbligatoriamente riesaminare e ridefinire la ripartizione delle spese di entrambi i gradi di giudizio, in base all'esito finale della lite, anche senza una specifica richiesta delle parti.
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Regolamento spese processuali: la Cassazione decide
Un ente previdenziale ha impugnato una sentenza d'appello che, pur accogliendo parzialmente il suo gravame, lo aveva condannato al pagamento di una parte delle spese legali. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il regolamento spese processuali deve basarsi sull'esito complessivo della lite. In questo caso, la cessazione della materia del contendere su alcune domande, dovuta al riconoscimento del diritto da parte dell'ente, configurava una soccombenza virtuale che giustificava la compensazione delle spese.
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Demansionamento: quando la prova spetta al lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso di un lavoratore che chiedeva un risarcimento per demansionamento, straining e perdita di chance. La Corte ha ribadito che l'onere di provare concretamente il demansionamento spetta al dipendente, non essendo sufficienti affermazioni generiche. Anche la contestazione sul calcolo del TFR per il periodo estero è stata respinta, in quanto basata su una specifica e accettata previsione contrattuale.
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Decadenza dalla nomina: cosa succede se non si inizia
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza dalla nomina di un docente che non aveva preso servizio entro i termini stabiliti a causa di un impegno formativo all'estero. La Corte ha stabilito che un impegno preesistente non costituisce un 'giustificato motivo' sufficiente a ottenere un rinvio e che l'aspettativa non può essere richiesta prima dell'effettiva instaurazione del rapporto di lavoro. Viene ribadita la natura privatistica della gestione del rapporto di impiego pubblico dopo la sua costituzione e la rigidità delle scadenze per l'assunzione in servizio, poste a tutela dell'efficienza amministrativa.
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Spese di lite: chi paga se la vittoria è parziale?
Un lavoratore impugna due sanzioni disciplinari, ottenendo l'annullamento della più grave. Nonostante la vittoria parziale, la Corte d'Appello lo condanna a pagare parte delle spese di lite della controparte. La Corte di Cassazione interviene, ribaltando la decisione e affermando un principio fondamentale: la parte parzialmente vittoriosa non può mai essere condannata a pagare le spese legali dell'avversario. Il giudice può al massimo compensare le spese, facendo sì che ogni parte sostenga i propri costi.
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