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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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676 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Reformatio in peius: i limiti del giudice d’appello
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del potere del giudice d'appello, affermando che non può peggiorare la posizione dell'unico appellante modificando la statuizione sulle spese legali a suo sfavore, se la controparte non ha proposto appello incidentale. Questo principio, noto come divieto di reformatio in peius, è stato applicato in un caso relativo a un'opposizione a decreto ingiuntivo. La Corte ha anche dichiarato inammissibile un motivo di ricorso che non contestava adeguatamente la duplice ratio decidendi della sentenza impugnata.
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Recupero ore di permesso: obblighi dell’azienda
Una lavoratrice ha citato in giudizio la sua azienda per non averle concesso giorni specifici per il recupero ore di permesso, subendo decurtazioni stipendiali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lavoratrice, confermando che, in assenza di una specifica previsione nel regolamento aziendale, il datore di lavoro non ha un obbligo incondizionato di assegnare tali giornate. La Corte ha inoltre ribadito che l'onere di provare l'esistenza di una prassi aziendale più favorevole grava interamente sul lavoratore.
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Interposizione fittizia: no decadenza senza atto scritto
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa ma di fatto impiegato presso un istituto bancario, ha richiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro diretto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che in caso di interposizione fittizia di manodopera, il termine di decadenza per l'impugnazione non decorre se l'utilizzatore effettivo della prestazione non nega il rapporto con un atto scritto. Di conseguenza, il licenziamento da parte del datore di lavoro formale è irrilevante ai fini della decorrenza dei termini.
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Fondo di Garanzia TFR: quando interviene l’INPS?
Un'ordinanza della Cassazione analizza un caso sul Fondo di Garanzia TFR. La Corte d'Appello aveva negato l'intervento del fondo perché, a seguito di cessione d'azienda, il rapporto di lavoro era continuato. Il giudizio in Cassazione si è estinto per rinuncia della ricorrente, lasciando irrisolta nel merito la questione principale ma confermando la decisione di secondo grado.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 977/2026, ha stabilito che è legittima la compensazione spese legali quando l'ente debitore salda la prestazione dovuta dopo il deposito del ricorso ma prima della sua notifica. Secondo la Corte, il comportamento collaborativo dell'ente e il fatto che la lite prosegua al solo fine di recuperare le spese, costituiscono quelle 'gravi ed eccezionali ragioni' che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
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Compensazione spese legali: il mutamento di giurisprudenza
Una professionista si opponeva a una richiesta di pagamento da parte di un ente previdenziale, ottenendo ragione in appello per intervenuta prescrizione del credito. Tuttavia, la Corte d'Appello disponeva la compensazione delle spese legali a causa di un mutamento di giurisprudenza avvenuto nel corso della causa. La Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso della professionista e stabilendo che il mutamento giurisprudenziale costituisce una grave ed eccezionale ragione che giustifica la compensazione spese legali.
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Servizio scuole paritarie: non vale per la mobilità
Una docente ha richiesto il riconoscimento del suo servizio pre-ruolo svolto in una scuola paritaria ai fini della graduatoria di mobilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il "servizio scuole paritarie" non è equiparabile a quello svolto nelle scuole statali. La decisione si fonda sulla diversa natura giuridica del rapporto di lavoro (privato contro pubblico) e sull'assenza di una norma specifica che ne estenda la validità ai fini della carriera e della mobilità nel settore pubblico.
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Cessata materia del contendere: accordo e fine del caso
A seguito di un licenziamento, annullato in appello, le parti hanno proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, hanno raggiunto un accordo transattivo. La Suprema Corte, preso atto dell'accordo, ha dichiarato la cessata materia del contendere, annullando di fatto gli effetti della sentenza impugnata e compensando le spese legali.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Un Comune ricorre in Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha respinto il suo appello e quello di una ex Comandante di Polizia Municipale in una causa di demansionamento. La Cassazione rigetta il ricorso del Comune, confermando la legittimità della compensazione spese legali decisa dai giudici di merito per la complessità della vicenda, anche in caso di soccombenza della controparte.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e onere della prova
Un dipendente pubblico ha impugnato la sentenza di secondo grado che rigettava le sue richieste di reinquadramento superiore, risarcimento per demansionamento e mobbing, e annullamento di sanzioni. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando la genericità delle critiche mosse alla sentenza d'appello e la mancata autosufficienza dei motivi, che miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Patto non concorrenza prescrizione: la Cassazione decide
Un ex dirigente ha citato in giudizio la sua precedente azienda per il mancato pagamento del corrispettivo di un patto di non concorrenza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10680/2024, ha stabilito che il diritto a tale compenso è soggetto alla prescrizione quinquennale, e non a quella decennale. La Corte ha chiarito che, ai fini del patto non concorrenza prescrizione, il corrispettivo rientra tra le "indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro", data la sua stretta connessione funzionale con la fine dell'impiego. Di conseguenza, la domanda del dirigente è stata respinta perché presentata oltre il termine di cinque anni.
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Risarcimento danno ente previdenziale: il nesso causale
Un lavoratore ha richiesto il risarcimento danno a un ente previdenziale per essere stato escluso da una graduatoria a seguito di un presunto accertamento errato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni precedenti. La ragione principale è la mancanza di un nesso causale diretto tra l'azione dell'ente e il danno, poiché la cancellazione dalla graduatoria è stata un atto autonomo di un altro ufficio. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento è stata respinta.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una lavoratrice ha contestato il rigetto parziale delle sue pretese retributive, ritenute prescritte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che, a seguito delle riforme del lavoro dal 2012, la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto e non più in sua costanza, a causa della venuta meno della stabilità reale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Cessione contratto lavoro: serve il consenso?
Un gruppo di portieri si opponeva alla cessione del loro contratto di lavoro da un istituto finanziario a una sua controllata immobiliare, ritenendo necessario il proprio consenso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la **Cessione contratto di lavoro** era legittima perché disciplinata dall'art. 129 del CCNL di settore. Tale norma, richiamata nei contratti individuali, agisce come un'autorizzazione preventiva alla cessione, rendendo superfluo un consenso successivo da parte del lavoratore.
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Spese legali soccombenza parziale: chi paga?
Due lavoratrici, licenziate per motivo oggettivo, ottengono in primo grado la reintegrazione. La Corte d'Appello, pur confermando l'illegittimità del licenziamento, nega il carattere ritorsivo, converte la reintegra in indennità e le condanna a pagare parte delle spese legali della controparte. La Cassazione interviene sul punto, stabilendo un principio chiave sulle spese legali soccombenza parziale: la parte che vince, anche solo in parte, non può essere condannata a rimborsare le spese legali dell'avversario. Al massimo, il giudice può compensarle.
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Doppia conforme: quando il ricorso in Cassazione è out
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento di differenze retributive, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, applicando il principio della "doppia conforme", secondo cui non è possibile un nuovo esame dei fatti quando due sentenze di merito si basano sullo stesso percorso logico-argomentativo. Il caso chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione in presenza di decisioni conformi nei gradi precedenti.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
Una lavoratrice si oppone all'esclusione di parte dei suoi crediti dallo stato passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale aveva dichiarato la prescrizione dei crediti più vecchi, ritenendo il rapporto di lavoro stabile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che a seguito delle riforme del 2012 e 2015, la stabilità del posto non è più tale da giustificare la decorrenza della prescrizione crediti di lavoro in costanza di rapporto. Pertanto, il termine di cinque anni inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto stesso.
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Esposizione amianto: onere della prova e benefici
Un ex macchinista navale ha richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione amianto. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza ribadisce che spetta al lavoratore l'onere di provare l'esposizione qualificata all'amianto con un alto grado di probabilità. Una consulenza tecnica generica non è sufficiente e il principio di non contestazione non si applica a fatti così complessi e valutativi.
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Impugnazione licenziamento PEC: la Cassazione decide
Una lavoratrice impugna il licenziamento prima con una PEC contenente la scansione della lettera e poi con l'invio dell'originale cartaceo. I giudici considerano valida la data della PEC ai fini del decorso dei termini. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e valorizzando l'invio dell'originale come atto di ratifica con efficacia retroattiva della prima comunicazione, rendendo tardiva la successiva richiesta di conciliazione.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice del pubblico impiego a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine. L'ordinanza ribadisce che tale danno, definito 'comunitario', è presunto e non richiede una prova specifica da parte del dipendente, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. L'appello dell'ente pubblico è stato respinto in quanto basato su questioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità.
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