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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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676 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Contributo specialisti esterni: onere della prova
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso contro una richiesta di pagamento per il contributo specialisti esterni. Il caso vedeva contrapposti un istituto di diagnostica e un ente previdenziale. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di entrambe le parti, confermando le decisioni dei giudici di merito e ribadendo il principio della "doppia conforme", che preclude un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità.
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Cessazione materia del contendere: caso in Cassazione
Un istituto di credito aveva impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello che riteneva antisindacale il trasferimento di un suo dipendente, rappresentante sindacale. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, risolvendo la controversia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, annullando di fatto la sentenza d'appello e chiudendo il caso sulla base dell'accordo privato raggiunto.
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Notifica sentenza PEC: quando decorre il termine breve
Un Ente Locale ha impugnato una sentenza che annullava il licenziamento di alcuni dipendenti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La decisione chiarisce che la notifica della sentenza via PEC all'avvocato difensore è sufficiente a far decorrere il termine breve per impugnare, anche se la parte aveva eletto domicilio presso un altro legale. Questo principio si basa sulla prevalenza del domicilio digitale.
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Perequazione pensione: no al blocco per le integrative
Un ex dipendente ha citato in giudizio un istituto bancario per ottenere l'adeguamento della sua pensione integrativa al costo della vita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21572/2024, ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il blocco della perequazione pensione, previsto dalla L. 449/1997, si applica esclusivamente alle pensioni pubbliche obbligatorie e non a quelle integrative aziendali, che hanno natura retributiva. La Corte ha rigettato sia il ricorso della banca sia quello incidentale del pensionato relativo alla compensazione delle spese legali, ritenuta giustificata da un pregresso contrasto giurisprudenziale.
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Compenso avvocati pubblici: il CCNL prevale sempre
La Corte di Cassazione, con la sentenza 21520/2024, ha negato il diritto al compenso professionale a tre avvocati dipendenti di un'azienda ospedaliera per le cause con spese compensate. La Corte ha stabilito la prevalenza del Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) sugli accordi individuali. Poiché il CCNL di settore prevedeva il pagamento degli onorari solo in caso di recupero delle spese dalla controparte, le clausole dei contratti individuali che estendevano tale diritto anche ai casi di compensazione sono state dichiarate nulle. Questa decisione riafferma il principio di inderogabilità della contrattazione collettiva nel pubblico impiego per quanto riguarda il compenso avvocati pubblici.
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Contratti a termine agricoltura: stop agli abusi
Un lavoratore agricolo ha contestato la reiterazione di contratti a termine da parte di un Ente Pubblico, chiedendo il risarcimento per l'abuso. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'Appello, ha stabilito che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come imprenditore agricolo. Di conseguenza, non può beneficiare delle deroghe più ampie previste per il settore. La sentenza chiarisce che la deroga legata alla stagionalità nei contratti a termine in agricoltura si applica solo a mansioni strettamente e provatamente stagionali, ponendo fine a interpretazioni estensive che giustificavano abusi.
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Onere della prova lavoro: ricorso inammissibile
Un lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione dopo che i giudici di merito avevano respinto le sue richieste di differenze retributive, straordinari e TFR. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la centralità dell'onere della prova lavoro. La decisione si fonda sul principio della "ragione più liquida", per cui il rigetto nel merito per mancanza di prove assorbe le questioni preliminari, e sulla genericità delle censure mosse dal ricorrente, che non hanno scalfito le valutazioni dei giudici precedenti.
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Blocco contratti PA: valido per dipendenti privati?
Un gruppo di dipendenti comunali, il cui rapporto di lavoro è regolato da un contratto collettivo di diritto privato (CCNL Edili), ha richiesto il riconoscimento di aumenti retributivi. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, applicando il blocco contratti PA in vigore per il pubblico impiego, sostenendo la prevalenza della natura pubblica del datore di lavoro. I lavoratori hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, ritenendo la questione di particolare importanza e non ancora risolta in giurisprudenza, ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui rinvia il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza quindi pronunciarsi sul merito della controversia.
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Blocco contrattazione pubblica: si applica a CCNL privati?
La Corte di Cassazione affronta un caso cruciale riguardante l'applicabilità del blocco contrattazione pubblica a dipendenti di un ente locale assunti con un contratto collettivo del settore privato (CCNL Edilizia). I lavoratori chiedevano l'adeguamento salariale negato dall'ente in virtù delle norme sul contenimento della spesa pubblica. Riconoscendo la novità e la rilevanza della questione, mai affrontata prima in questi termini, la Suprema Corte ha deciso di non pronunciarsi immediatamente, disponendo il rinvio della causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Decadenza impugnazione contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20579/2024, ha confermato la decadenza dall'impugnazione del contratto per un lavoratore in somministrazione. L'impugnazione tempestiva dell'ultimo contratto non salva dalla decadenza per i contratti precedenti, se non contestati nei termini di legge. La Corte ha stabilito che l'eccezione di decadenza, anche se formulata genericamente citando le norme, è valida se il fatto generatore (il decorso del tempo) è desumibile dagli atti.
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Compensazione spese processuali: la decisione del giudice
Una società ricorre in Cassazione contestando la condanna al pagamento parziale delle spese legali, sostenendo che le domande della ex dipendente fossero state accolte solo in parte. La Corte Suprema rigetta il ricorso, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito nel disporre la compensazione spese processuali basandosi sul principio della soccombenza globale, ovvero valutando l'esito complessivo della lite.
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Vizio del consenso: quando l’accordo è nullo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20429/2024, ha stabilito che per annullare un accordo transattivo per vizio del consenso non è sufficiente il generico timore di perdere il posto di lavoro. La lavoratrice che lamenta di essere stata costretta a firmare deve fornire prove concrete della minaccia e della coazione subita. Nel caso di specie, una lavoratrice aveva firmato quattro accordi in cui si riconosceva l'occasionalità del rapporto, ma la sua richiesta di annullamento è stata respinta perché non ha dimostrato gli elementi specifici della violenza morale, come richiesto dalla legge.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Una lavoratrice ha citato in giudizio la sua ex datrice di lavoro per omissioni contributive, ottenendo la condanna alla costituzione di una rendita. Entrambe le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. La lavoratrice ha contestato la totale compensazione spese legali disposta dal giudice. La Suprema Corte ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando che la complessità della causa e l'accoglimento solo parziale delle domande costituiscono ragioni sufficienti a giustificare la compensazione.
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Contratti a termine agricoli: limiti e stagionalità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20383/2024, ha accolto il ricorso di un lavoratore contro un ente pubblico agricolo, stabilendo principi chiari sui contratti a termine nel settore. La Corte ha precisato che un ente pubblico non economico non è un imprenditore agricolo e che la deroga ai limiti di durata dei contratti a termine è applicabile solo per attività genuinamente stagionali, il cui onere della prova spetta al datore di lavoro. Di conseguenza, è stata cassata la sentenza d'appello che giustificava la reiterazione dei contratti sulla base della generica natura agricola dell'attività.
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Giudicato nazionale: resiste al diritto europeo?
Un dipendente pubblico, dopo un complesso iter giudiziario conclusosi con un giudicato nazionale a lui sfavorevole, si è opposto alla richiesta di restituzione di somme precedentemente percepite, invocando sentenze europee successive. La Corte d'Appello ha confermato la prevalenza del giudicato nazionale. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente rinunciato. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali in considerazione del comportamento processuale del rinunciante.
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Blocco stipendi PA: si applica a contratti privati?
Un lavoratore, dipendente di un Comune ma con contratto del settore privato edile, ha richiesto gli aumenti retributivi negati a causa del blocco stipendi PA. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, privilegiando la natura pubblica del datore di lavoro. La Corte di Cassazione, ritenendo la questione inedita e di particolare importanza, ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per definire l'applicabilità del blocco a questi rapporti di lavoro ibridi.
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Equiparazione giuridica: no senza concorso pubblico
Un ex dipendente di una società privata, transitato nei ruoli di un'amministrazione regionale, ha richiesto l'inquadramento come dirigente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che l'equiparazione giuridica a una qualifica superiore nel pubblico impiego non può avvenire senza un concorso pubblico, in ossequio ai principi costituzionali. La Corte ha chiarito che il riconoscimento di sole differenze economiche in un precedente giudizio non equivale a un inquadramento giuridico formale, sottolineando la necessità di procedure di selezione pubbliche per garantire l'imparzialità e l'efficienza della Pubblica Amministrazione.
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Indennità di perequazione: no a retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di perequazione per i dipendenti universitari in servizio presso aziende ospedaliere non include automaticamente la retribuzione di posizione. Tale emolumento è legato all'effettivo svolgimento di un incarico dirigenziale, che i ricorrenti non ricoprivano. La Corte ha così confermato un orientamento consolidato, distinguendo tra trattamento economico fondamentale e componenti accessorie legate a specifiche funzioni.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti alla deroga
Un lavoratore ha contestato l'abuso di contratti a tempo determinato da parte di un ente pubblico agricolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente, non essendo un imprenditore agricolo, non può beneficiare delle ampie deroghe previste dal settore. La Corte ha precisato che l'eccezione alla durata massima per i contratti a termine agricoltura è valida solo per attività comprovatamente stagionali, un principio che il giudice di merito non aveva applicato. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Licenziamento per giusta causa: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento per giusta causa di un autista di una ditta di servizi ambientali che si era rifiutato di scaricare i rifiuti, tornando in azienda con il camion carico. La Corte ha qualificato la condotta non come semplice insubordinazione, ma come un comportamento ostruzionistico talmente grave da ledere irrimediabilmente il vincolo di fiducia, legittimando il recesso. La sentenza ha inoltre accolto il ricorso dell'azienda sulla compensazione delle spese legali, stabilendo che la parte totalmente vittoriosa non deve sostenerle.
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