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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Restituzione somme indebite: la Cassazione decide
Un dirigente di un ente locale è stato condannato alla restituzione di emolumenti accessori (retribuzione di posizione e di risultato) percepiti per anni, ma ritenuti illegittimi per vizi procedurali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14762/2024, ha rigettato il ricorso del dirigente, confermando l'obbligo di restituzione delle somme indebite. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela prevista per la retribuzione a fronte di una prestazione lavorativa di fatto (art. 2126 c.c.) non si estende agli emolumenti accessori erogati in assenza dei presupposti legali e contrattuali, come la contrattazione integrativa e la costituzione del relativo fondo. La buona fede del dipendente è stata considerata irrilevante ai fini della restituzione.
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Giudicato esterno: limiti alla riproposizione della domanda
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva un inquadramento superiore, già negato in un precedente giudizio. La decisione si fonda sul principio del giudicato esterno, che impedisce di ridiscutere questioni già decise con sentenza definitiva tra le stesse parti, anche se la nuova domanda si riferisce a un periodo lavorativo successivo ma basato sulla medesima causa petendi (le stesse mansioni).
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Doppia retribuzione: sì al doppio stipendio
In un caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata inefficace, la Corte di Cassazione ha stabilito il diritto del lavoratore a una doppia retribuzione. Il lavoratore, pur avendo prestato servizio per la società acquirente, ha diritto a ricevere lo stipendio anche dalla società cedente, la quale aveva illegittimamente rifiutato la sua prestazione lavorativa. La Corte ha chiarito che si configurano due distinti rapporti di lavoro, uno di diritto con il cedente e uno di fatto con il cessionario, giustificando così il doppio compenso senza possibilità di detrazione.
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Riduzione clausola penale: i criteri della Cassazione
Un dirigente, a seguito di demansionamento, ottiene in appello il pagamento di una cospicua clausola penale prevista da accordi aziendali. La società datrice di lavoro ricorre in Cassazione, lamentando la mancata riduzione della penale manifestamente eccessiva. La Suprema Corte accoglie il motivo, cassando la sentenza e chiarendo che la valutazione sulla riduzione della clausola penale non deve basarsi solo sull'interesse del creditore al momento della stipula, ma deve considerare tutte le circostanze concrete emerse durante il rapporto, in un'ottica di correttezza e buona fede.
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Compenso incentivante: limiti temporali e esclusioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso incentivante previsto dalla Legge 109/1994 non è dovuto per progetti la cui approvazione è anteriore ai limiti temporali fissati dalla disciplina transitoria (D.L. 101/1995). La Corte ha inoltre escluso il diritto all'incentivo per opere realizzate tramite "concessione di committenza", poiché la ratio della norma è premiare l'uso di risorse interne all'amministrazione, non l'affidamento a terzi. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva riconosciuto il compenso, è stata cassata con rinvio.
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Contribuzione previdenziale: un diritto irrinunciabile
Un lavoratore ha richiesto il corretto calcolo della contribuzione previdenziale per il suo prepensionamento. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda basandosi su un accordo transattivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il diritto a una corretta contribuzione previdenziale è indisponibile e non può essere oggetto di rinuncia tramite transazione, data la sua natura pubblica e obbligatoria. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Criteri scelta CIGS: legittimità e accordi sindacali
Una lavoratrice ha impugnato il suo collocamento in Cassa Integrazione a zero ore, sostenendo la genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la legittimità dei criteri scelta CIGS basati sulla non fungibilità delle mansioni e concordati con le organizzazioni sindacali. Secondo la Corte, tali criteri, seppur non nominativi, erano sufficientemente specifici da consentire una verifica ex ante e non arbitraria, escludendo dalla rotazione le posizioni professionali infungibili e strategiche per la riorganizzazione aziendale.
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Dichiarazione falsa: licenziamento legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di una dipendente pubblica per aver omesso di dichiarare due precedenti condanne penali al momento dell'assunzione. La Corte ha stabilito che la dichiarazione falsa viola i doveri di correttezza e buona fede, alterando il quadro conoscitivo dell'amministrazione e giustificando la risoluzione del rapporto di lavoro, a prescindere dalla natura dei reati omessi o dalla loro successiva estinzione.
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Assegno ad personam: la guida alla riassorbibilità
Un ex dipendente delle ferrovie, trasferito a un ente previdenziale, ha richiesto il controvalore di un benefit di viaggio. Una precedente sentenza aveva già riconosciuto il suo diritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo del valore deve rispettare i criteri fissati dalla precedente sentenza (giudicato), ma ha anche chiarito che la somma risultante, qualificata come assegno ad personam, è soggetta a riassorbimento con i futuri aumenti stipendiali, affermando un principio generale per il pubblico impiego.
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Contribuzione dottorato: obblighi per dipendenti
Una docente in aspettativa per un dottorato di ricerca con borsa di studio ha richiesto al Ministero il versamento dei contributi previdenziali per tale periodo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo una distinzione fondamentale: l'obbligo di contribuzione dottorato per il datore di lavoro pubblico sussiste solo se il dottorato è senza borsa e il dipendente conserva il trattamento economico. In caso di dottorato con borsa, il dipendente riceve l'assegno dall'università e deve provvedere autonomamente all'iscrizione e al versamento dei contributi alla Gestione Separata INPS.
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Ricorso per cassazione: il principio di specificità
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato mascherato da collaborazione, ha presentato ricorso per cassazione per ottenere un risarcimento maggiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di specificità, poiché la ricorrente non ha adeguatamente trascritto le sue domande originarie nell'atto di appello, rendendo impossibile la valutazione da parte della Corte. La decisione sottolinea l'importanza cruciale della corretta formulazione formale degli atti giudiziari.
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Valutazione delle prove: limiti del ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda contro la sentenza che riconosceva a un ex dipendente differenze retributive per lavoro subordinato non regolarizzato e straordinari. La Corte ribadisce che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva dei giudici di merito e il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti.
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Lavoro Subordinato: Prova e Indici Rivelatori
Un lavoratore si è visto rigettare la richiesta di riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che, in assenza di prova della soggezione del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore, il rapporto non può essere qualificato come subordinato. La Corte ha ritenuto che la relazione tra le parti avesse natura di accordo commerciale, respingendo i motivi di ricorso del lavoratore in quanto inammissibili.
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Licenziamento motivo oggettivo: inammissibile ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore contro il licenziamento per motivo oggettivo disposto da una società in liquidazione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso non erano conformi ai requisiti procedurali, in quanto miravano a una nuova valutazione dei fatti anziché a denunciare specifici errori di diritto, confermando la legittimità della decisione della Corte d'Appello.
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Contratto a progetto: nullo se è attività ordinaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando la decisione della Corte d'Appello di trasformare un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte ha stabilito che un contratto a progetto è nullo se il suo oggetto coincide con l'ordinaria attività aziendale del committente, come nel caso di un'operatrice di call center incaricata della promozione pubblicitaria, che rappresenta il core business dell'azienda.
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Indennità aggiuntiva: sì a ex AAMS assegnati a ETI
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto all'indennità aggiuntiva di fine servizio per un ex dipendente dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) che era stato temporaneamente assegnato all'Ente Tabacchi Italiani (ETI) senza mai essere trasferito in via definitiva. La Corte ha chiarito che, a differenza dei colleghi transitati stabilmente in ETI, il lavoratore rimasto nel ruolo provvisorio del Ministero ha diritto al computo di tale periodo per il calcolo del beneficio, poiché il rapporto di lavoro con l'amministrazione di origine non si è mai interrotto.
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Indennità aggiuntiva: spetta al dipendente distaccato
Un ex dipendente statale, assegnato temporaneamente a un ente poi privatizzato senza un trasferimento definitivo, ha diritto a vedersi riconosciuta l'indennità aggiuntiva di fine servizio per quel periodo. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Fondo di Previdenza, confermando che il rapporto di lavoro resta in capo all'amministrazione di origine, rendendo computabile ai fini del beneficio anche il servizio prestato presso l'altro ente.
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Indennità aggiuntiva: spetta al dipendente ex AAMS
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'ex dipendente di un'amministrazione autonoma statale, assegnata temporaneamente a un nuovo ente senza mai essere trasferita in via definitiva, ha diritto a percepire l'indennità aggiuntiva di fine servizio anche per il periodo lavorato presso il nuovo ente. La Corte ha chiarito che, non essendoci stato un trasferimento definitivo, il rapporto di lavoro originario con l'amministrazione di appartenenza e il relativo fondo di previdenza non si è mai interrotto, rendendo valido quel periodo ai fini del calcolo dell'indennità.
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Indennità aggiuntiva: spetta al dipendente distaccato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ex dipendente di un'amministrazione statale, temporaneamente assegnato a un altro ente senza un trasferimento definitivo, ha diritto a percepire l'indennità aggiuntiva di fine servizio. Il servizio prestato presso l'ente di destinazione deve essere computato, poiché il rapporto di lavoro originario non si è mai interrotto. La Corte ha rigettato il ricorso del Fondo di Previdenza, che sosteneva il contrario, chiarendo la distinzione cruciale tra assegnazione provvisoria e trasferimento definitivo.
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Contratti a termine agricoltura: stop agli abusi
Un lavoratore agricolo, impiegato per decenni da un ente pubblico con continui contratti a termine, ha visto riconosciuto il proprio diritto. La Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che un ente pubblico non economico non è un imprenditore agricolo e non può abusare delle deroghe sui contratti a termine agricoltura. L'eccezione della stagionalità va interpretata in modo restrittivo e la prova spetta al datore di lavoro.
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