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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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1206 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Compensazione spese legali: il caso dell’INPS
Un cittadino ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere un certificato contributivo. L'ente ha rilasciato il documento dopo il deposito del ricorso ma prima della sua notifica. I giudici di merito hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione spese legali. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ritenendo che l'incertezza giurisprudenziale sulla questione e il comportamento collaborativo dell'ente costituissero 'gravi ed eccezionali ragioni' per derogare al principio della soccombenza.
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Contributi previdenziali: la rinuncia è nulla
Gli eredi di un ex lavoratore del settore minerario hanno contestato il calcolo dei suoi contributi per il prepensionamento. Le corti inferiori avevano ritenuto valida la rinuncia del lavoratore a tali diritti, considerandoli volontari. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i contributi previdenziali in questione derivano da un obbligo di legge di natura pubblica e non sono volontari. Di conseguenza, qualsiasi accordo di rinuncia da parte del lavoratore è legalmente nullo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Ricorso per mobbing: quando è inammissibile
Una dipendente pubblica ha intentato una causa per mobbing contro il proprio datore di lavoro, un Comune. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per mobbing inammissibile. La Corte ha stabilito che l'appello non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione dei fatti, ma solo per contestare errori di diritto. La decisione ha confermato la legittimità delle azioni del Comune, inclusi i trasferimenti e le sanzioni, ribadendo i limiti del giudizio di legittimità.
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Rimborso chilometrico: negato senza richiesta aziendale
La Corte di Cassazione ha negato il diritto al rimborso chilometrico a un gruppo di lavoratori. La decisione si fonda sul fatto che l'azienda aveva imposto l'uso di veicoli di servizio e non aveva mai richiesto formalmente ai dipendenti di utilizzare le proprie auto, come invece previsto dal contratto collettivo. Inoltre, i lavoratori non hanno fornito prove specifiche delle trasferte effettuate. L'ordinanza chiarisce che il rimborso non è un diritto automatico ma è subordinato a precise condizioni contrattuali e oneri probatori.
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Patto non concorrenza: indennità nelle provvigioni
Un agente commerciale ha contestato la validità del suo patto di non concorrenza, sostenendo che l'indennità non poteva essere pagata in anticipo come parte delle provvigioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le parti possono liberamente derogare alle modalità di pagamento previste dall'art. 1751-bis c.c., rendendo legittima l'inclusione dell'indennità nelle provvigioni corrisposte durante il rapporto.
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Verbale ispettivo: valore di prova e termini di legge
La Corte di Cassazione conferma la validità di un'ordinanza ingiunzione per assunzioni irregolari, chiarendo il valore probatorio del verbale ispettivo. La Corte stabilisce che il termine di 90 giorni per la notifica decorre dalla conclusione delle complesse indagini, non dalla data della violazione. Le dichiarazioni raccolte dagli ispettori costituiscono un valido elemento di prova, liberamente valutabile dal giudice.
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Inammissibilità appello: quando il giudice sbaglia
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che dichiarava l'inammissibilità di un appello presentato da alcuni medici. La Corte d'Appello aveva ritenuto il gravame inammissibile a causa della presunta genericità dell'atto introduttivo del primo grado. La Cassazione ha chiarito che se un giudice di primo grado non rileva la nullità di un atto e decide nel merito, tale nullità si converte in un motivo di impugnazione e non può essere usata per dichiarare l'inammissibilità dell'appello, che deve invece essere esaminato nel merito.
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Nullità ricorso introduttivo: errore della Corte d’Appello
Un gruppo di medici si è visto rigettare in primo grado una domanda per il ricalcolo di compensi. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello inammissibile per carenze nell'atto iniziale. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la potenziale nullità del ricorso introduttivo, se non eccepita e decisa nel merito in primo grado, non può essere usata per bloccare l'appello. Il vizio si converte in motivo di impugnazione e la corte di secondo grado deve decidere nel merito.
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Nullità ricorso introduttivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sulla nullità del ricorso introduttivo. Se il giudice di primo grado decide la causa nel merito, senza rilevare vizi, la Corte d'Appello non può successivamente dichiarare l'atto inammissibile per genericità, a meno che non sia uno specifico motivo di impugnazione. La questione era sorta in una controversia tra medici e un'azienda sanitaria per il ricalcolo di compensi. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando per una decisione sul merito.
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Inammissibilità dell’appello: errore della Corte
Un gruppo di medici fa causa per un ricalcolo di compensi. Il Tribunale rigetta la domanda nel merito. La Corte d'Appello dichiara l'inammissibilità dell'appello per genericità della domanda originaria. La Cassazione annulla la decisione, stabilendo che la Corte d'Appello non poteva dichiarare l'inammissibilità dell'appello su una presunta nullità del ricorso di primo grado, ma doveva decidere nel merito.
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Diritto di sciopero: limiti e requisiti collettivi
Alcuni dipendenti di una società concessionaria autostradale sono stati sanzionati per assenza ingiustificata dopo aver interrotto il lavoro senza una proclamazione formale. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, stabilendo che per esercitare il diritto di sciopero è indispensabile una deliberazione collettiva, anche se non sindacale. Un'astensione decisa individualmente non costituisce sciopero legittimo.
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Licenziamento disciplinare: la negligenza del lavoratore
Un addetto alla vigilanza è stato licenziato per un ritardo di 40 minuti causato dalla disattenta lettura di un SMS di cambio turno. La Corte di Appello ha ritenuto legittimo il provvedimento, valorizzando la gravità della negligenza nel contesto di un servizio di sicurezza presso un istituto di credito e la storia disciplinare del dipendente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore e ribadendo che la valutazione del licenziamento disciplinare si basa sui principi legali di proporzionalità e gravità della condotta, indipendentemente dalle specifiche previsioni del contratto collettivo (CCNL).
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Impugnazione secondo licenziamento: quando è inutile?
Una lavoratrice, licenziata una prima volta e reintegrata, opta per l'indennità sostitutiva ma viene licenziata di nuovo. Impugna il secondo licenziamento, ma nel frattempo una sentenza d'appello dichiara il rapporto di lavoro già risolto alla data del primo. La Cassazione, con ordinanza 26769/2024, dichiara inammissibile il ricorso contro il secondo licenziamento per sopravvenuto difetto di interesse, poiché il rapporto di lavoro era legalmente inesistente al momento del secondo atto espulsivo.
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Clausola di ultrattività CCNL: recesso datoriale nullo
Un'associazione sanitaria recede da un CCNL, ma la Cassazione conferma l'illegittimità. La clausola di ultrattività estende l'efficacia del contratto fino al suo rinnovo, impedendo al singolo datore di lavoro il recesso unilaterale. La decisione si fonda sulla natura a termine del contratto collettivo e sul principio di rappresentanza sindacale.
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Demansionamento: limiti del giudicato precedente
Un dipendente pubblico accusa l'Ente locale datore di lavoro di demansionamento. La Corte di Cassazione conferma il diritto del lavoratore al risarcimento, chiarendo che una precedente sentenza sulle mansioni svolte in un determinato periodo non ha valore vincolante per un periodo successivo. La Corte ha inoltre respinto il ricorso dell'ente sulla quantificazione del danno, ribadendo l'ampia discrezionalità del giudice di merito.
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Liquidazione spese legali: Cassazione e tariffe minime
Una cittadina ha contestato l'importo delle spese legali riconosciutele in una causa previdenziale, ritenendolo inferiore ai minimi di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che la liquidazione spese legali deve rispettare i parametri tariffari inderogabili. La Corte ha annullato la decisione precedente e ha ricalcolato il compenso secondo le tariffe più recenti, vigenti al momento della decisione finale.
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Indennità di preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di preavviso spetta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione da parte della nuova impresa. La cessazione del rapporto, dovuta a un fatto riconducibile al datore di lavoro, non costituisce una risoluzione consensuale. La Suprema Corte ha inoltre confermato la natura retributiva dell'indennità, estendendo la responsabilità solidale per il suo pagamento a tutta la filiera dell'appalto, inclusa la società committente.
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Cessione del contratto: effetti sul licenziamento
Un lavoratore, il cui contratto era stato trasferito a una nuova società tramite cessione del contratto, era stato precedentemente licenziato dal datore di lavoro originario. La Corte di Cassazione ha stabilito che la nuova società (cessionaria) subentra in tutti i diritti e gli obblighi, compresi gli effetti del licenziamento precedente. Di conseguenza, una volta che il licenziamento è stato giudicato legittimo, il nuovo datore di lavoro ha il pieno diritto di darvi esecuzione, anche se la controversia non era stata esplicitamente menzionata nell'accordo di cessione.
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Prescrizione quinquennale: accordo non ferma il tempo
Un agente si è visto ridurre drasticamente un credito per minimi garantiti a causa della prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo del 2010, che ribadiva il diritto dell'agente, non costituiva un'efficace interruzione della prescrizione, poiché non conteneva un esplicito riconoscimento del debito pregresso. La Corte ha quindi confermato la decisione di merito che aveva calcolato il credito solo a partire dai cinque anni antecedenti al primo atto interruttivo valido, un'email del 2014.
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Indennità preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennità sostitutiva del preavviso spetta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione presso la nuova impresa. La Corte ha ribadito che tale indennità non ha natura risarcitoria, ma retributiva, e prescinde dalla prova di un danno effettivo. Viene inoltre confermata la responsabilità solidale tra l'azienda uscente, quella subentrante e il committente per il pagamento di tale somma.
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