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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1554 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Responsabilità del committente: quando si risponde?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del committente in caso di danni causati dall'impresa appaltatrice. A seguito di un incendio divampato durante lavori di ristrutturazione, che ha distrutto uno studio legale, la Corte ha escluso la colpa dei proprietari dell'immobile. La responsabilità è stata attribuita esclusivamente all'appaltatore per l'errata esecuzione dei lavori. La sentenza, tuttavia, accoglie le doglianze della danneggiata sulla liquidazione del danno esistenziale e sulla valutazione del nesso causale per la chiusura di una sede secondaria, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Usucapione e Animus Possidendi: il caso del socio
La Corte di Cassazione nega l'usucapione a due coniugi che abitavano un immobile di proprietà di una società di famiglia. La Corte ha stabilito che il marito, essendo socio e garante di un mutuo per la stessa società, era privo dell'animus possidendi necessario. Di conseguenza, anche la moglie convivente non poteva vantare un possesso utile all'usucapione. Il caso evidenzia come il riconoscimento della proprietà altrui impedisca l'acquisto del bene per possesso prolungato.
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Responsabilità proprietario strada: la Cassazione chiarisce
Un cittadino ha citato in giudizio un comune per le lesioni subite a seguito di una caduta su una strada provinciale che attraversava il suo territorio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del proprietario della strada spetta alla Provincia, e non al Comune, quando il tratto di strada in questione attraversa un centro abitato con una popolazione inferiore a 10.000 abitanti, anche se la popolazione totale del Comune è superiore a tale soglia. Di conseguenza, la richiesta del cittadino è stata definitivamente respinta.
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Fallimento in estensione: soci e creditori
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17546/2024, ha stabilito che i creditori istanti per il fallimento di una società non sono parti necessarie nel successivo procedimento di fallimento in estensione a carico del socio illimitatamente responsabile. La Corte ha chiarito che l'oggetto dei due giudizi è distinto, riguardando il primo l'insolvenza della società e il secondo la responsabilità personale del socio. La decisione si fonda sull'evoluzione della normativa fallimentare, che ha superato il precedente carattere ufficioso del procedimento di estensione. Viene inoltre ribadito che l'ingerenza del socio accomandante nella gestione, anche attraverso atti isolati, ne determina la responsabilità illimitata.
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Contratto a termine agricoltura: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico agricolo non può essere considerato un imprenditore agricolo e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe speciali previste per il contratto a termine agricoltura. La reiterazione di contratti a termine per oltre trent'anni con un lavoratore è stata ritenuta abusiva, poiché le eccezioni alla durata massima dei contratti sono applicabili solo a mansioni strettamente stagionali, la cui prova spetta al datore di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Apprezzamento del giudice e prova della proprietà
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che rivendicava la titolarità di un sottotetto e di un cortile. La decisione si fonda sul principio del libero apprezzamento del giudice di merito nella valutazione delle prove, che non può essere riesaminato in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente. La Corte ha sottolineato che trasformare una critica alla valutazione dei fatti in una presunta violazione di legge non è un motivo valido per il ricorso.
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Beni dell’impresa e società semplice: la Cassazione chiarisce
Un contribuente è stato tassato per l'uso gratuito di un immobile di proprietà di una società semplice da lui controllata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma sui redditi diversi per l'uso di beni dell'impresa (art. 67, co. 1, lett. h-ter, TUIR) non si applica, poiché la società semplice non svolge attività d'impresa e i suoi non sono 'beni dell'impresa'. Tuttavia, ha rinviato il caso al giudice di merito per verificare se l'intestazione alla società semplice fosse fittizia e mascherasse la proprietà di una società commerciale.
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Beni in godimento al socio: esclusione società semplice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17441/2024, ha stabilito un importante principio in materia di tassazione dei beni in godimento al socio. Il caso riguardava un contribuente a cui era stato accertato un maggior reddito per l'utilizzo gratuito di un immobile di proprietà di una società semplice a lui riconducibile. La Corte ha chiarito che l'art. 67, comma 1, lett. h-ter del T.U.I.R. si applica solo ai beni di un'impresa. Poiché la società semplice, per sua natura, non può svolgere attività commerciale, la norma non è applicabile. Di conseguenza, la concessione in godimento di un immobile da parte di una società semplice al proprio socio non costituisce reddito tassabile per quest'ultimo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Liquidazione spese legali: il valore indeterminabile
Una lavoratrice impugna con successo una sanzione disciplinare minima, ma le vengono liquidate spese legali irrisorie. La Corte di Cassazione interviene, stabilendo che per la liquidazione spese legali il valore di tali cause è indeterminabile, poiché ledono lo status professionale del dipendente, e non può essere ancorato al mero valore economico della sanzione. Di conseguenza, le spese devono essere ricalcolate secondo i parametri corretti.
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Azione revocatoria: quando la vendita al figlio è inefficace
La Corte di Cassazione ha confermato una decisione di merito che accoglieva un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile da una madre al figlio. La Corte ha stabilito che il pregiudizio per il creditore (eventus damni) va valutato al momento dell'atto di vendita, rendendo irrilevante un successivo acquisto di un bene di valore inferiore da parte della debitrice. Inoltre, la consapevolezza del danno da parte del figlio acquirente è stata legittimamente presunta in base allo stretto legame di parentela e alla vicinanza temporale con le azioni del creditore.
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Equo indennizzo fallimento: decorrenza del termine
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull'equo indennizzo fallimento. Con l'ordinanza n. 17343/2024, ha stabilito che il termine di sei mesi per la richiesta di risarcimento per irragionevole durata della procedura decorre dalla conclusione definitiva per tutti i creditori. Se il decreto di chiusura non viene comunicato a tutti, la procedura diventa definitiva solo dopo la scadenza del termine lungo di impugnazione, rendendo irrilevante la notifica ricevuta da un singolo creditore ai fini del calcolo generale. La Corte ha anche accolto un ricorso incidentale per errata liquidazione delle spese legali.
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Responsabilità banca negoziatrice: quando è diligente?
Una compagnia assicurativa ha citato in giudizio una banca per aver pagato assegni non trasferibili, smarriti e alterati, a un soggetto non legittimato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia, confermando la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità della banca negoziatrice. La Corte ha ritenuto che il giudice d'appello avesse correttamente valutato la diligenza dell'istituto di credito nell'identificazione del presentatore, e ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso che miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso in sede di legittimità.
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Notifica tardiva: l’errore sull’indirizzo è fatale
Una società di servizi finanziari ha impugnato una condanna per il pagamento negligente di un assegno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di una notifica tardiva. La Corte ha chiarito che è onere della parte notificante verificare l'indirizzo aggiornato del legale avversario, specialmente se iscritto nello stesso foro, rendendo l'errore di notifica non scusabile e il ricorso improcedibile.
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Liquidazione spese legali: il criterio del decisum
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17254/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla liquidazione spese legali. In caso di accoglimento parziale della domanda, le spese devono essere calcolate sulla base della somma effettivamente riconosciuta alla parte vittoriosa ('decisum') e non su quella originariamente richiesta. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente liquidato le spese del primo grado basandosi sul valore iniziale della causa, anziché sull'importo ridotto del risarcimento concesso, violando così i parametri della tariffa forense.
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Oneri consortili: quando sono dovuti al consorzio?
Un proprietario immobiliare ha contestato il pagamento di oneri consortili, sostenendo l'inutilità del consorzio dopo la cessione di alcune aree al Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che gli oneri sono dovuti finché il consorzio continua a gestire e manutenere le aree private di uso comune, come strade e spazi verdi, indipendentemente dalla cessione di altre aree all'ente pubblico.
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Domanda riconvenzionale tardiva: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17174/2024, ha stabilito che la nullità di una sentenza di primo grado per un vizio di costituzione del giudice non fa rivivere i termini processuali già scaduti. Di conseguenza, una domanda riconvenzionale tardiva, proposta per la prima volta in modo compiuto solo nel giudizio di rinvio, deve essere dichiarata inammissibile. Il caso riguardava una richiesta di pagamento di compensi professionali da parte di un avvocato, a cui le clienti si erano opposte, formulando una domanda di risarcimento per colpa professionale solo dopo la cassazione con rinvio della prima decisione. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che le preclusioni maturate nel rito originario restano valide, anche se la sentenza è stata annullata per motivi procedurali.
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Obbligo di assunzione: vale il capitolato d’appalto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda al risarcimento per non aver assunto un lavoratore dopo un cambio appalto. La decisione si fonda sull'obbligo di assunzione previsto non dal CCNL, ma da una clausola specifica e più ampia del capitolato speciale d'appalto, volta a salvaguardare i posti di lavoro della precedente società in liquidazione. Il ricorso dell'azienda è stato respinto perché non coglieva la vera ragione giuridica della decisione della Corte d'Appello.
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Clausola sociale appalti: vale il contratto di servizio
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di assunzione per un'azienda subentrante in un appalto pubblico, basando la decisione non sul contratto collettivo, ma su una specifica clausola sociale appalti inserita nel capitolato d'appalto con il Comune. Questa clausola, volta a salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti della precedente società, è stata ritenuta un obbligo contrattuale autonomo e vincolante per la nuova impresa.
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Regolamento di competenza: estinzione del giudizio
Una società ha proposto un regolamento di competenza contro la decisione di un Giudice di Pace che, pur dichiarando la propria incompetenza territoriale come richiesto dalle parti, l'aveva condannata al pagamento delle spese. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha esaminato il merito della questione perché la società ricorrente ha rinunciato al ricorso, portando alla dichiarazione di estinzione del giudizio.
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Azione revocatoria: quale legge applicare a terzi?
La Corte di Cassazione chiarisce che in un'azione revocatoria, la scelta della legge applicabile effettuata dalle parti in un contratto non è vincolante per il creditore agente, in quanto terzo rispetto a tale accordo. La sentenza conferma l'applicazione della legge italiana per revocare atti di disposizione patrimoniale ritenuti pregiudizievoli, respingendo le tesi dei ricorrenti che invocavano l'applicazione della legge inglese. Viene inoltre ribadito che il termine di prescrizione dell'azione revocatoria decorre dalla data di pubblicità dell'atto ai terzi.
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