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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1554 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Notifica cartella esattoriale via PEC: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19327/2024, ha stabilito che la notifica di una cartella esattoriale via PEC è valida anche se priva di firma digitale e proveniente da un indirizzo non presente nei pubblici registri. Secondo la Corte, l'assenza di firma non invalida l'atto se la sua provenienza è inequivocabile. Inoltre, l'uso di un indirizzo PEC non ufficiale non rende nulla la notifica, a meno che il destinatario non dimostri un concreto pregiudizio al suo diritto di difesa. Il ricorso della società contribuente è stato quindi respinto.
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Equiparazione giuridica: no senza concorso pubblico
Un ex dipendente di una società privata, transitato nei ruoli di un'amministrazione regionale, ha richiesto l'inquadramento come dirigente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che l'equiparazione giuridica a una qualifica superiore nel pubblico impiego non può avvenire senza un concorso pubblico, in ossequio ai principi costituzionali. La Corte ha chiarito che il riconoscimento di sole differenze economiche in un precedente giudizio non equivale a un inquadramento giuridico formale, sottolineando la necessità di procedure di selezione pubbliche per garantire l'imparzialità e l'efficienza della Pubblica Amministrazione.
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Spedizione assegno posta ordinaria: il concorso di colpa
Una società assicuratrice ha inviato assegni non trasferibili tramite posta ordinaria, che sono stati sottratti e incassati da terzi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo un concorso di colpa tra il mittente e l'ente pagatore. La scelta della spedizione assegno posta ordinaria, non tracciabile e rischiosa, è stata considerata una condotta negligente che ha contribuito al verificarsi del danno, giustificando la riduzione del risarcimento.
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Divieto di licenziamento: quando è nullo in appalto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19185/2024, ha stabilito che il divieto di licenziamento introdotto durante la pandemia COVID-19 si applica anche nei casi di cambio appalto. Se il lavoratore rifiuta legittimamente l'assunzione da parte della nuova impresa a causa di condizioni contrattuali peggiorative, il licenziamento intimato dall'azienda uscente è nullo. La Corte ha chiarito che l'eccezione alla norma emergenziale richiede un'effettiva riassunzione e non una semplice proposta di lavoro, tutelando così il lavoratore da un peggioramento del trattamento economico e normativo.
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Assorbimento motivi: Cassazione su omessa motivazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18966/2024, ha chiarito i limiti dell'assorbimento dei motivi di appello. In una controversia immobiliare riguardante una servitù di veduta e danni da costruzione, la Corte d'Appello aveva rigettato la domanda principale sulla servitù, dichiarando assorbite le altre domande relative a danni e rimozioni. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il rigetto di una domanda non giustifica automaticamente l'assorbimento di altre domande autonome, le quali richiedono una specifica e autonoma motivazione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Responsabilità direttore lavori: la Cassazione decide
In un caso di gravi difetti in un appalto condominiale, la Corte di Cassazione ha confermato la piena responsabilità del direttore dei lavori, in solido con l'impresa esecutrice. La sentenza stabilisce che il professionista ha un inderogabile dovere di alta sorveglianza per prevenire vizi e difformità, non potendo limitarsi a una mera constatazione ex post. Questa responsabilità non può essere esclusa da clausole contrattuali che la attribuiscano unicamente all'appaltatore, specialmente in presenza di gravi difetti che toccano la funzionalità e la sicurezza dell'immobile.
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Clausola sociale: onere della prova del lavoratore
Un lavoratore si è visto negare il diritto all'assunzione dalla nuova azienda in un cambio appalto. La Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la clausola sociale richiede la prova, a carico del lavoratore, di aver maturato l'anzianità di 240 giorni presso il cantiere. Le comunicazioni tra aziende non bastano se non supportate da prove concrete del servizio effettivo.
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Trasferimento dopo reintegra: quando è legittimo?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto un ordine di reintegrazione a seguito di un licenziamento illegittimo, veniva immediatamente trasferito in un'altra sede. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18892/2024, ha dichiarato illegittimo il trasferimento. Il principio chiave è che il datore di lavoro deve prima ottemperare all'ordine di reintegra riammettendo il lavoratore nella sede originaria. Solo successivamente, e solo dimostrando l'impossibilità di mantenerlo in quella sede, può disporre un legittimo trasferimento dopo reintegra. La semplice esistenza di ragioni organizzative nella sede di destinazione non è sufficiente.
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Obblighi restitutori: cosa restituire dopo il contratto
La Corte di Cassazione ha analizzato gli obblighi restitutori derivanti dalla risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare per inadempimento del venditore. È stato chiarito che se il venditore richiede solo la restituzione dei frutti civili effettivamente percepiti (canoni di locazione), il giudice non può liquidare una somma maggiore a titolo di equivalente pecuniario per il godimento del bene. La domanda processuale deve essere precisa per ottenere il risarcimento desiderato.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti alla deroga
Un lavoratore ha contestato l'abuso di contratti a tempo determinato da parte di un ente pubblico agricolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente, non essendo un imprenditore agricolo, non può beneficiare delle ampie deroghe previste dal settore. La Corte ha precisato che l'eccezione alla durata massima per i contratti a termine agricoltura è valida solo per attività comprovatamente stagionali, un principio che il giudice di merito non aveva applicato. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Prova del danno: Cassazione su onere probatorio
Una società ha citato in giudizio la propria banca per usura e anatocismo su un conto corrente, chiedendo un risarcimento danni. Dopo un'iniziale archiviazione, la Corte d'Appello ha dichiarato nulla la clausola di capitalizzazione trimestrale ma ha respinto la richiesta di risarcimento per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile perché la società non ha adempiuto all'onere della prova del danno, ovvero non ha dimostrato né l'esistenza né l'entità del pregiudizio subito.
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Agevolazione IMU prima casa: quando è necessaria?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile la richiesta di revocazione di un contribuente contro una precedente ordinanza in materia di agevolazione IMU prima casa. Il caso riguardava due unità immobiliari contigue, utilizzate di fatto come unica abitazione principale. La Corte ribadisce che, ai fini dell'esenzione IMU, è necessaria l'iscrizione catastale come unica unità immobiliare. La presunta svista del giudice non costituisce un 'errore di fatto' revocabile, ma una valutazione giuridica sulla questione, che era già stata discussa e decisa nel merito.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e CTD
Un centro di trasmissione dati, agendo per conto di un bookmaker estero, ha contestato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che anche gli intermediari privi di concessione sono soggetti passivi del tributo. La pronuncia stabilisce la piena compatibilità della normativa con il diritto nazionale ed europeo, in particolare per i periodi d'imposta successivi al 2010, escludendo che si tratti di un'imposta sul volume d'affari vietata.
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Indennizzo esproprio: escluso il valore dell’opera pubblica
Un proprietario ha richiesto un maggior indennizzo per un'espropriazione, sostenendo che dovesse includere il valore di un impianto sportivo pubblico costruito sul suo terreno. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che l'indennizzo esproprio per acquisizione sanante (art. 42 bis) si calcola solo sul valore del terreno, escludendo qualsiasi plusvalore derivante dall'opera pubblica per evitare un ingiusto arricchimento. La Corte ha inoltre confermato che la classificazione urbanistica legale prevale sulla cosiddetta "edificabilità di fatto".
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Giudizio di rinvio: l’obbligo del litisconsorzio
Un contribuente, dopo una sentenza della Cassazione che rinviava la causa alla Commissione Tributaria Regionale, riassumeva il giudizio omettendo di notificare l'atto a un altro socio, parte originaria del processo. La Suprema Corte, con l'ordinanza in esame, ha annullato la sentenza successiva, stabilendo la nullità del procedimento per violazione del litisconsorzio processuale necessario. Viene ribadito che nel giudizio di rinvio è obbligatorio citare tutte le parti del precedente grado per la valida costituzione del rapporto processuale.
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Domicilio Digitale: appello tardivo se notificato via PEC
Un istituto di credito ha visto il proprio ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile per tardività. La Corte ha stabilito che la notifica della sentenza d'appello via PEC al domicilio digitale dell'avvocato è pienamente valida per far decorrere il termine breve di 60 giorni per l'impugnazione. La vicenda originava da una truffa su polizze vita, in cui la banca era stata condannata a risarcire una compagnia assicurativa per aver erroneamente accreditato le somme liquidate su un conto non appartenente ai beneficiari.
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Spese legali parte civile: chi paga se appella il PM?
La Cassazione chiarisce il tema delle spese legali della parte civile. Se l'appello penale è proposto solo dal Pubblico Ministero e viene rigettato, l'imputato non è tenuto a rimborsare le spese legali della parte civile per il grado di appello. La Corte ha annullato la condanna alle spese, applicando il principio di soccombenza, poiché l'imputato non era la parte soccombente nel giudizio di secondo grado.
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Risarcimento danno debito di valore: la Cassazione
Una società, danneggiata da un'esondazione nel 1992, ha ottenuto una condanna al risarcimento del danno da parte di un Ministero. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso della società che lamentava la mancata rivalutazione e l'assenza di interessi dalla data del fatto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che quando il risarcimento danno debito di valore viene liquidato "all'attualità", tale importo già comprende la rivalutazione. Gli interessi compensativi, inoltre, non sono automatici ma devono essere provati dal danneggiato. Infine, l'omessa pronuncia sulle spese di consulenza doveva essere contestata con un rimedio specifico e non con il ricorso per cassazione.
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Lavoro subordinato: la continuità di fatto lo prova
Una società ha contestato la natura di lavoro subordinato di una collaborazione pluriennale, formalizzata solo in un secondo momento. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la continuità sostanziale delle mansioni e l'inserimento nell'organizzazione aziendale sono prove sufficienti a qualificare l'intero periodo come rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza di un contratto iniziale.
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Revocatoria fallimentare: pagamento a rischio
Un professionista riceve un pagamento da una società poco prima che questa fallisca. Tale pagamento, avvenuto a saldo di un credito maggiore a seguito di una transazione, è stato oggetto di una azione di revocatoria fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inefficace il pagamento e condannando il professionista alla restituzione della somma. La Corte ha ritenuto provata la conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) da parte del creditore, sulla base di una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come la necessità di un decreto ingiuntivo e l'accettazione di una somma inferiore per liberare l'unico bene della società.
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