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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1554 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Estratti conto incompleti: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio un istituto bancario per addebiti illegittimi, ma ha fornito estratti conto incompleti. Mentre i tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda per mancanza di prove, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. In caso di estratti conto incompleti per periodi intermedi, il giudice non può respingere automaticamente la domanda ma deve applicare specifici criteri, come l'azzeramento del saldo per i periodi non documentati, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Valutazione CTU: limiti al sindacato in Cassazione
La Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro la condanna al pagamento di differenze retributive. La Corte ha stabilito che la critica alla valutazione CTU da parte del giudice di merito non è ammissibile in sede di legittimità se si traduce in una richiesta di riesame dei fatti. Il giudice può legittimamente basare la sua decisione sulle conclusioni del consulente tecnico d'ufficio.
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Licenziamento nullo: è possibile la rinnovazione?
Un lavoratore contesta un licenziamento orale seguito da uno scritto. La Cassazione, confermando la decisione di merito, stabilisce che un licenziamento nullo per vizio di forma può essere validamente rinnovato. Il risarcimento del danno per il lavoratore è limitato al solo periodo intercorrente tra i due atti. La Corte dichiara inoltre inammissibili i motivi di ricorso volti a una nuova valutazione dei fatti, come le richieste di differenze retributive e la contestazione di una compensazione con crediti vantati dall'azienda.
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Soccombenza: chi perde paga, anche se vince su un punto
Un avvocato ha perso una causa per danni e ha fatto ricorso in Cassazione contestando solo la condanna al pagamento delle spese legali. Sosteneva che, essendo state respinte alcune difese della controparte, le spese andavano compensate. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio di soccombenza: chi perde nel merito della domanda paga integralmente le spese, indipendentemente dall'esito delle singole eccezioni. Il ricorrente è stato anche condannato per lite temeraria.
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Licenziamento ritorsivo dopo rifiuto part-time: è nullo
Un'azienda di supermercati licenzia un dipendente per giustificato motivo oggettivo, adducendo una crisi del reparto. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, qualificando il recesso come un licenziamento ritorsivo, poiché avvenuto subito dopo il rifiuto del lavoratore di trasformare il suo contratto in part-time. La Corte ha ritenuto il licenziamento nullo, con diritto alla reintegrazione.
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Licenziamento collettivo: limiti e criteri di scelta
Un lavoratore impugna un licenziamento collettivo, sostenendo che i criteri di scelta avrebbero dovuto includere tutti gli stabilimenti aziendali. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la legittimità della decisione aziendale di limitare la platea dei lavoratori a una singola unità produttiva, a condizione che tale scelta sia sorretta da valide e comprovate motivazioni tecnico-organizzative comunicate in modo trasparente.
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Mutuo usurario: la Cassazione chiarisce i limiti
Due mutuatari hanno presentato ricorso alla Suprema Corte dopo che i tribunali di merito avevano rigettato le loro accuse di mutuo usurario e anatocismo contro un istituto di credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il suo ruolo non è quello di riesaminare le valutazioni di fatto, come il calcolo dei tassi di interesse. Ha inoltre ribadito che la decisione di ammettere o meno una consulenza tecnica d'ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Notifica al difensore: valida anche su PEC non eletta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18534/2024, ha confermato un principio fondamentale del processo telematico: la notifica al difensore di una sentenza è sempre valida se eseguita all'indirizzo PEC risultante dai pubblici registri, anche se la parte aveva eletto un diverso domicilio digitale o la notifica era stata indirizzata a uno solo dei codifensori. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, il cui appello era stato dichiarato tardivo, stabilendo la prevalenza del domicilio digitale ufficiale sull'elezione di domicilio fatta negli atti processuali.
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Prova del credito: la data certa è decisiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di un credito maggiore rispetto a quello riconosciuto dal curatore. La decisione ribadisce che per la prova del credito, e in particolare dell'accordo sull'ammontare del compenso, è necessaria una scrittura con data certa anteriore al fallimento, non essendo sufficienti fatture o annotazioni contabili. La Corte ha inoltre escluso la prededucibilità del credito, in quanto le prestazioni non erano direttamente funzionali alla procedura concorsuale.
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Estratti conto mancanti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18514/2024, ha stabilito un importante principio in materia di contenzioso bancario. In un caso in cui un correntista chiedeva la restituzione di somme indebitamente pagate, ma non era in grado di produrre tutti i documenti, la Corte ha chiarito che la presenza di estratti conto mancanti non comporta automaticamente il rigetto della domanda. Il giudice di merito deve invece procedere a una ricostruzione del saldo utilizzando la documentazione disponibile e applicando il principio dell'azzeramento del saldo per i periodi non documentati. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver seguito questo criterio.
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Liquidazione spese legali appello: il criterio del disputatum
Un cittadino ha impugnato una sentenza d'appello relativa alla liquidazione delle spese legali in una causa contro il Ministero della Salute. La Corte di Cassazione ha stabilito che, quando l'appello riguarda unicamente la condanna alle spese del grado precedente, il valore della controversia per la nuova liquidazione spese legali appello (il cosiddetto 'disputatum') è l'importo delle spese contestate, non il valore originario della domanda. Di conseguenza, ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva liquidato un importo eccessivo.
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Decadenza processuale: errore del legale non scusabile
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La controversia è stata decisa su una questione preliminare: la tardiva costituzione in giudizio del lavoratore nel grado precedente, causata da un errore del suo avvocato nel deposito telematico. La Suprema Corte ha ribadito che l'errore del difensore non costituisce una "causa non imputabile" che possa giustificare una rimessione in termini. Questa decadenza processuale ha impedito l'utilizzo delle prove testimoniali, risultando decisiva per il rigetto della domanda nel merito.
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Retribuzione festività: no alla compensazione in banca ore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una cooperativa sociale al pagamento della retribuzione festività a favore dei suoi dipendenti. È stato stabilito che la specifica disciplina dell'art. 59 del CCNL Cooperative Sociali per le festività è incompatibile con il sistema generale della 'banca ore' previsto dall'art. 52, non potendo quest'ultimo sostituire il diritto al pagamento o al riposo compensativo.
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Indennità di condotta: quando spetta al macchinista?
Un macchinista ha richiesto che l'indennità di condotta fosse estesa anche alle attività accessorie e complementari svolte prima e dopo la guida effettiva del treno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in base ai contratti collettivi, l'indennità spetta esclusivamente per il tempo trascorso nella guida del treno. Le attività accessorie sono considerate una diversa tipologia di lavoro, con una diversa quantificazione dell'indennità, a meno che non vengano assorbite in un periodo di 'condotta continuativa' senza interruzioni significative.
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Appalto illecito: Cassazione su onere della prova
Un gruppo di lavoratori ha contestato un contratto di servizi di pulizia ferroviaria, sostenendo si trattasse di un appalto illecito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare le prove e ha chiarito che un appalto è legittimo quando l'appaltatore mantiene un'effettiva autonomia organizzativa e gestionale sul proprio personale, anche in presenza di un coordinamento con l'azienda committente.
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Appalto di manodopera: quando è lecito e quando no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che contestava un presunto appalto di manodopera illecito. Il caso riguardava un addetto alla pulizia dei vagoni ferroviari, formalmente dipendente di una società di servizi ma operante presso una grande azienda di trasporti. La Corte ha stabilito che, per configurare un'interposizione fittizia, non è sufficiente un mero coordinamento, ma è necessaria la prova che il committente eserciti un potere direttivo, organizzativo e disciplinare diretto sui dipendenti dell'appaltatore, prova che in questo caso non è emersa.
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Equo indennizzo: calcolo e motivazione della Corte
Un lavoratore ha richiesto un equo indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare in cui era creditore. La Corte di Cassazione ha respinto sia il ricorso del lavoratore, che chiedeva un importo maggiore, sia quello del Ministero, che contestava la data di inizio del calcolo del ritardo. La Corte ha confermato che il ritardo decorre dalla data di presentazione della domanda di ammissione al passivo e che una motivazione concisa sull'importo dell'indennizzo è sufficiente, purché tenga conto degli elementi chiave del caso.
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Inadempimento locazione: chi ha la colpa?
Un conduttore sospendeva il pagamento del canone a causa di vizi dell'immobile che ne limitavano il godimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che l'inadempimento del conduttore (mancato pagamento) era più grave di quello del locatore (aver taciuto i vizi). La sentenza sottolinea come l'autoriduzione del canone debba essere proporzionata e conforme a buona fede, chiarendo la gerarchia delle colpe in un caso di inadempimento locazione reciproco.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18358/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse e di un bookmaker estero, confermando la loro responsabilità solidale per il pagamento dell'imposta unica scommesse. La Corte ha stabilito che la tassazione si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano, anche da operatori privi di concessione, senza violare i principi del diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: CTD responsabile in solido
Un gestore di un centro trasmissione dati (CTD) che raccoglieva scommesse per un bookmaker estero è stato ritenuto responsabile per il pagamento della imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando il principio della responsabilità solidale tra il gestore del CTD e il bookmaker. La Corte ha ribadito che l'imposta si applica a tutte le scommesse raccolte in Italia, indipendentemente dalla sede dell'operatore, basandosi su una giurisprudenza ormai consolidata.
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