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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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842 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Incentivi opere pubbliche: no per manutenzione
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio un ente per ottenere il pagamento di incentivi legati a progetti di opere pubbliche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto centrale è la distinzione tra "lavori" e "servizi": gli incentivi opere pubbliche, secondo la legge, spettano solo per i primi. Le attività di manutenzione del verde e sgombraneve sono state qualificate come servizi di manutenzione ordinaria, escludendole così dal beneficio economico.
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Retribuzione feriale: le indennità variabili contano
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che nella retribuzione feriale devono essere incluse anche le indennità variabili corrisposte in modo continuativo e collegate all'esecuzione delle mansioni. La decisione si fonda sul principio europeo secondo cui la paga durante le ferie non deve essere inferiore a quella ordinaria, per non dissuadere il lavoratore dal godere del proprio diritto al riposo. La sentenza ha inoltre ribadito che, in assenza di un regime di stabilità forte, la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Condanna alle spese: il principio di causalità
Un contribuente impugna un'intimazione di pagamento. Durante il processo d'appello, aderisce alla rottamazione-ter, causando la cessazione della materia del contendere. Tuttavia, un Comune propone appello incidentale per le spese del primo grado. La Cassazione, confermando la decisione di merito, stabilisce che la condanna alle spese a carico del contribuente (soccombente virtuale) è legittima, basandosi sul principio di causalità, secondo cui chi dà origine alla lite ne sopporta i costi, anche se la controparte non aveva indirizzato la richiesta di spese specificamente contro di lui.
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Immissioni rumorose: limiti e onere della prova
Due cittadini hanno citato in giudizio un comune e una società sportiva a causa di immissioni rumorose provenienti da un parco acquatico. Dopo una vittoria iniziale, la Corte d'Appello ha respinto le loro richieste. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il rumore rientrava nei limiti di legge e che l'interesse pubblico prevaleva. La Corte ha anche chiarito che le spese legali sono determinate dall'esito finale dell'intera causa, non da vittorie intermedie.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere della prova
Una società committente impugnava in Cassazione la sentenza d'appello che la condannava al pagamento di una fornitura. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché la società ricorrente, pur avendo dichiarato che la sentenza impugnata era stata notificata, non ha depositato la copia autentica con la relativa relata di notifica. Questa omissione costituisce un vizio insanabile che impedisce alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione, a prescindere dai motivi di merito.
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Equa riparazione e spese legali: la Cassazione decide
Un cittadino ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di una causa civile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33740/2023, ha stabilito un principio fondamentale sulle spese legali: anche se il giudice liquida un importo inferiore a quello richiesto, non si verifica una 'soccombenza parziale'. Di conseguenza, il Ministero della Giustizia è tenuto a rimborsare integralmente le spese legali al cittadino, poiché la richiesta di risarcimento è solo uno stimolo all'esercizio del potere equitativo del giudice e non una domanda rigida.
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Accordo conciliazione giudiziale: quando è vincolante?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che riteneva vincolante un accordo di conciliazione giudiziale, nonostante le parti avessero chiesto ripetuti rinvii per "concretizzare" la transazione. La Suprema Corte ha ravvisato una "motivazione apparente", poiché è illogico considerare un accordo come definitivo se le stesse parti dimostrano, con il loro comportamento processuale, di non ritenerlo ancora perfezionato. La controversia originaria riguardava il rilascio di un immobile concesso in comodato.
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Rappresentanza processuale: procura inammissibile
Una compagnia aerea ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna al risarcimento danni per ritardo aereo e smarrimento bagaglio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione non riguarda il merito della causa, ma un vizio di procedura: la mancata produzione della procura notarile che conferiva al rappresentante della società il potere di nominare un difensore. Senza tale documento, la Corte non ha potuto verificare la legittimità della rappresentanza processuale, rendendo l'intero ricorso nullo.
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Risarcimento danni fallimento: a chi spetta il denaro?
In un caso di errata perizia di un immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che il risarcimento danni fallimento ottenuto in giudizio spetta alla massa fallimentare e non direttamente alla persona fallita. Anche se è il fallito ad agire in giudizio a causa dell'inerzia del curatore, la somma recuperata deve essere destinata a soddisfare i creditori, rispettando i principi della procedura concorsuale. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva liquidato la somma direttamente al soggetto fallito, è stata annullata con rinvio.
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Lavoro subordinato ricercatore: la Cassazione decide
Una ricercatrice contesta la qualificazione del suo rapporto come autonomo. La Corte di Cassazione, evidenziando la complessità della distinzione nel caso del lavoro subordinato ricercatore e la presenza di giurisprudenza contrastante, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza risolvere il merito della questione.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema della compensazione spese legali. Anche se i venditori formali di un immobile sono risultati estranei alla vendita, dichiarata nulla, la Corte ha ritenuto legittima la decisione del giudice di compensare le spese, invece di condannare l'acquirente a pagarle. La decisione si fonda su specifiche circostanze del caso, come l'incertezza sulla reale identità del venditore e un'evoluzione della giurisprudenza in materia urbanistica, confermando l'ampia discrezionalità del giudice in materia.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
Una società di servizi ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna al pagamento per interventi di manutenzione. La Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per Cassazione perché la società ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la copia autentica con la relativa relata di notifica entro i termini di legge. Questo adempimento è essenziale per dimostrare la tempestività dell'impugnazione secondo il termine breve.
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Arbitrato irrituale: quando il ricorso non è ammesso
Un fornitore cita in giudizio un'azienda per inadempimento contrattuale. L'azienda eccepisce la presenza di una clausola compromissoria. La Corte di Cassazione, analizzando il contratto, qualifica l'arbitrato come 'arbitrato irrituale', poiché la decisione degli arbitri era intesa come un accordo diretto tra le parti. Di conseguenza, dichiara inammissibile l'istanza di regolamento di competenza proposta dal fornitore, confermando che tale rimedio è previsto solo per l'arbitrato rituale.
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Giudizio di ottemperanza: quando è inammissibile?
Un contribuente avvia un giudizio di ottemperanza per forzare l'annullamento di una cartella di pagamento, come stabilito da una precedente sentenza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33407/2023, chiarisce un punto fondamentale: il giudizio di ottemperanza non è lo strumento corretto per le sentenze di annullamento. Tali decisioni, avendo effetti 'caducatori', sono considerate 'autoesecutive' e non richiedono un'ulteriore azione per essere attuate. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per ottemperanza, cassando la decisione precedente.
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Termine procedimento disciplinare: da quando decorre?
La Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale sul calcolo del termine procedimento disciplinare nel pubblico impiego. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il termine di 120 giorni per la conclusione del procedimento decorre dalla data in cui la notizia dell'infrazione perviene all'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) e non da quando viene ricevuta da altri uffici, come l'Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP). La sentenza cassa la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente annullato una sanzione calcolando il termine da un momento precedente.
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Recesso preliminare: agibilità valida e sue conseguenze
Un promissario acquirente esercita il recesso da un contratto preliminare, sostenendo l'invalidità del certificato di agibilità dell'immobile. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, dichiara il recesso illegittimo. La motivazione risiede nel fatto che il certificato, rilasciato nel 1994, era pienamente valido secondo la normativa all'epoca vigente. Di conseguenza, l'inadempimento è stato attribuito al promissario acquirente, con la sua condanna a risarcire i danni e la perdita della caparra. L'ordinanza sottolinea inoltre l'importanza della specificità dei motivi di ricorso.
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Soccombenza virtuale: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore contro la sua condanna al pagamento delle spese legali basata sul principio di soccombenza virtuale. La controversia originava da un'opposizione di terzo a un'esecuzione immobiliare, poi estinta. La Corte ha confermato che, ai fini della decisione sulle spese, il giudice di merito aveva correttamente valutato la fondatezza dell'opposizione, basandosi sulla corrispondenza sostanziale e non meramente formale dei dati identificativi dell'immobile nelle note di trascrizione.
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Valutazione delle prove: Cassazione e limiti del ricorso
Un imprenditore agricolo ricorre in Cassazione contestando una condanna al pagamento di fatture per forniture. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Anche gli altri motivi, relativi alla validità dei contratti e alla ripartizione delle spese legali, sono stati respinti per vizi procedurali.
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Responsabilità amministratore per concorrenza sleale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per responsabilità dell'amministratore di una società agente per atti di concorrenza sleale contro la società mandante. Il ricorso dell'amministratore è stato dichiarato inammissibile in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La decisione ribadisce la distinzione tra legittimazione processuale e titolarità del diritto, e sottolinea i rigorosi oneri di specificità del ricorso in Cassazione.
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Esecuzione in forma specifica: vendita forzata del bene
Una parte chiede l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Durante il giudizio d'appello, l'immobile viene venduto in una procedura esecutiva. La Corte di Cassazione stabilisce che la vendita forzata non è un motivo d'appello nuovo e inammissibile, ma un fatto sopravvenuto che rende impossibile il trasferimento della proprietà e che il giudice deve valutare, cassando la decisione che lo aveva ignorato.
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