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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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842 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Recesso contratto: quando il termine non è essenziale
Un acquirente esercitava il recesso contratto da una compravendita immobiliare per il mancato rispetto del termine per il rogito. La Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che il termine non era essenziale, poiché lo stesso acquirente aveva causato ritardi richiedendo numerose modifiche al progetto, rendendo impossibile per il venditore rispettare la scadenza. Di conseguenza, il recesso è stato ritenuto illegittimo e l'acquirente non ha avuto diritto alla restituzione del doppio della caparra.
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Retratto agrario: la prova della proprietà del confinante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32043/2023, ha rigettato il ricorso contro una decisione che riconosceva il diritto di retratto agrario a dei coltivatori confinanti. La questione centrale era la prova della loro piena proprietà, contestata dagli acquirenti che li ritenevano semplici 'livellari'. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso poiché contestavano l'accertamento dei fatti del giudice di merito, ribadendo che la valutazione delle prove non è sindacabile in sede di legittimità.
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Diritto di difesa: sentenza nulla senza avviso d’udienza
Una società di pubblicità esterna ha impugnato una sentenza della Commissione tributaria regionale che le negava il rimborso di canoni pubblicitari versati a un Comune. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza non per il merito della questione fiscale, ma per un grave vizio procedurale: alla società non era stato comunicato l'avviso di trattazione dell'udienza. Questa omissione ha violato il suo fondamentale diritto di difesa, rendendo la decisione nulla. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Estinzione Giudizio Tributario: la definizione agevolata
Una lunga controversia fiscale, giunta in Cassazione, si conclude con una declaratoria di estinzione del giudizio tributario. La contribuente ha utilizzato la definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022, presentando istanza e pagando la prima rata. La Suprema Corte ha dichiarato il processo estinto, stabilendo che le spese legali restano a carico di chi le ha anticipate e che non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Responsabilità del custode: la Cassazione decide
Un'automobilista subisce danni urtando una ruota di camion in autostrada. La Corte di Cassazione, riformando la sentenza d'appello, riafferma il principio della responsabilità del custode (art. 2051 c.c.). Spetta all'ente gestore dimostrare il caso fortuito per escludere la propria colpa, non al danneggiato provare l'assenza di condotte alternative. La Corte ha ritenuto illegittima la decisione di secondo grado basata su mere congetture sulla velocità del veicolo.
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Rappresentanza processuale: poteri e validità
Un fideiussore ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che aveva convalidato un decreto ingiuntivo. I motivi principali del ricorso riguardavano presunti vizi nella rappresentanza processuale sia dell'istituto di credito originario sia della società cessionaria del credito. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che il potere di transigere una controversia implica necessariamente il conferimento di un potere sostanziale, sufficiente a fondare una valida procura per agire in giudizio. Inoltre, ha ribadito che per le cessioni di crediti in blocco, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale costituisce prova sufficiente della titolarità del credito.
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Vizio immobile: tutele per il compratore nel preliminare
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vizio immobile, specificamente un porticato abusivo, scoperto dopo la firma di un contratto preliminare. La Corte ha rigettato il ricorso del promissario acquirente, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano concesso solo una riduzione del prezzo e il rimborso per i costi di demolizione. È stata dichiarata inammissibile la richiesta di risarcimento per la mancata disponibilità giuridica del bene, in quanto considerata domanda nuova in appello. La sentenza chiarisce che in casi di difformità urbanistiche si applica l'art. 1489 c.c., con prescrizione decennale, anziché i termini brevi della garanzia per vizi.
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Servitù di passaggio: accordo e trasferimento
Una recente ordinanza della Cassazione affronta un complesso caso di servitù di passaggio tra fratelli, sorto in seguito alla modifica del tracciato. La Corte ha confermato la validità di un accordo di trasferimento, anche se non formalizzato per iscritto, chiarendo la relazione tra azione petitoria e possessoria e la gestione delle opere accessorie, come le condutture idriche. La decisione rigetta sia il ricorso principale che quello incidentale di un terzo intervenuto, stabilendo principi importanti sulla modifica delle servitù e sulla tutela dei diritti reali.
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Responsabilità intermediario: la scelta dell’investitore
Due investitori, dopo aver affidato ingenti somme a un trader non qualificato per operazioni speculative e aver perso l'intero capitale, hanno citato in giudizio le banche presso cui erano aperti i conti e l'organo di vigilanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, escludendo la responsabilità dell'intermediario finanziario (le banche) poiché gli investitori avevano agito di propria autonoma iniziativa, scegliendo consapevolmente il loro mandatario. Le banche erano all'oscuro della riconducibilità dei fondi agli investitori e quindi non potevano essere ritenute responsabili.
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Compenso incentivante: no per servizi di manutenzione
Un dipendente pubblico ha richiesto un compenso incentivante per attività di manutenzione del verde e sgombraneve. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, negando il diritto all'incentivo. La Corte ha stabilito che tali attività rientrano nella categoria dei "servizi" e non delle "opere pubbliche", poiché non comportano una modifica fisica e permanente della realtà, requisito essenziale per il riconoscimento del compenso incentivante previsto dalla legge.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un'azienda agricola citava in giudizio una società venditrice per vizi della merce. La domanda veniva rigettata sia per difetto di legittimazione attiva che per prescrizione. Nonostante il rigetto, i giudici di merito disponevano una parziale compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il rigetto basato su una duplice motivazione, sia procedurale che di merito (prescrizione), configura una soccombenza piena dell'attore. Pertanto, la compensazione spese legali è illegittima e si deve applicare il principio generale per cui le spese seguono la soccombenza.
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Incentivo pubblico impiego: no per i servizi
Un dipendente pubblico ha richiesto un incentivo per attività di manutenzione del verde e sgombraneve. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al compenso, chiarendo che l'incentivo pubblico impiego spetta solo per 'opere e lavori' che modificano la realtà fisica, e non per 'servizi' come quelli in questione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: il nesso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un musicista licenziato due volte da una fondazione per ragioni economiche. Con l'ordinanza n. 31660/2023, la Corte ha stabilito che non basta invocare una generica necessità di riduzione dei costi. Il datore di lavoro deve provare il nesso di causalità, ovvero dimostrare perché ha scelto di sopprimere proprio quel posto di lavoro e non altri, anche più costosi. La Corte ha cassato la sentenza precedente, affermando che il controllo giudiziale deve verificare l'effettività della ragione economica addotta, senza che ciò costituisca un'indebita interferenza nelle scelte aziendali. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Licenziamento motivo oggettivo: prova e reintegra
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31645/2023, ha rigettato il ricorso di una fondazione contro la sentenza che annullava il licenziamento di un dipendente. Il caso verteva su un licenziamento per motivo oggettivo basato su una riorganizzazione aziendale. La Corte ha confermato che spetta al datore di lavoro dimostrare il nesso causale tra la riorganizzazione e la soppressione del posto di lavoro. In assenza di tale prova, il licenziamento è illegittimo e, alla luce delle recenti sentenze della Corte Costituzionale, si applica la tutela reintegratoria.
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Spese processuali: la rinuncia agli atti non basta
Una società si opponeva a un precetto, notificava la rinuncia all'azione alla controparte ma non la depositava telematicamente in tribunale. La controparte si costituiva in giudizio e otteneva la condanna della società al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società e chiarendo che la rinuncia, per essere efficace e bloccare le spese, deve essere formalizzata con il deposito in cancelleria prima che per la controparte scada il termine per costituirsi.
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Spese legali soccombenza parziale: Cassazione chiarisce
Una cittadina ha citato in giudizio una società di fornitura idrica per un ricalcolo dei consumi, ottenendo una vittoria solo parziale. I giudici di merito l'avevano condannata a pagare le spese legali della controparte. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 31577/2023, ha ribaltato la decisione, affermando un principio fondamentale in tema di spese legali e soccombenza parziale: chi vince, anche solo in parte, non può essere condannato a pagare le spese del soccombente. Al massimo, il giudice può disporre la compensazione delle spese.
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Obbligo di repêchage: la Cassazione fa chiarezza
Una lavoratrice, licenziata per giustificato motivo oggettivo a seguito della soppressione della sua posizione di cassiera, ha impugnato il licenziamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31561/2023, ha accolto il suo ricorso, ribaltando la decisione di merito. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'impossibilità del repêchage spetta al datore di lavoro. Tale prova deve essere concreta e non basata su astratte "massime di esperienza". Inoltre, la Corte ha sottolineato la rilevanza del livello di inquadramento contrattuale: non può essere considerato un dato "neutro" se l'azienda assume nuovo personale a un livello pari o inferiore a quello del lavoratore licenziato, poiché indica una potenziale fungibilità delle mansioni. La valutazione sull'obbligo di repêchage deve quindi considerare la specifica professionalità del lavoratore e le posizioni disponibili, anche inferiori.
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Onere della prova interessi: chi deve provare il patto?
Una società si opponeva a un'azione di recupero crediti derivante da un mutuo, sostenendo che fosse un "mutuo solutorio" destinato a coprire un debito precedente illegittimo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova interessi: in caso di contestazione da parte del debitore, spetta al creditore, e non al debitore, dimostrare l'esistenza del patto sugli interessi e la correttezza del loro calcolo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Onere della prova: dirigente perde in Cassazione
Un dirigente apicale, dopo aver citato in giudizio l'azienda per il pagamento di ferie non godute, si è visto opporre una domanda riconvenzionale per appropriazione indebita. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna. L'ordinanza ribadisce che spetta al dirigente l'onere della prova di non aver potuto fruire delle ferie a causa di eccezionali esigenze aziendali e che la valutazione dei fatti operata dai giudici di merito non è riesaminabile in sede di legittimità.
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Ricorso tardivo: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un datore di lavoro contro una sentenza che aveva qualificato come ritorsivo il licenziamento di una dipendente. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il ricorso tardivo, depositato oltre il termine di 60 giorni decorrente dalla comunicazione integrale della sentenza d'appello via PEC. Questo caso sottolinea l'importanza perentoria dei termini processuali.
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