LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

Pagina 34 di 37

738 provvedimenti

Confisca per sproporzione: onere della prova
La Corte di Cassazione conferma un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione di una somma di denaro trovata nell'abitazione di una persona indagata per spaccio. Se l'indagato non ha redditi leciti che giustifichino il possesso di ingenti somme, scatta una presunzione di illecita provenienza. Spetta quindi all'indagato fornire la prova contraria per evitare la confisca.
Continua »
Confisca denaro stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento nella parte in cui disponeva la confisca di una somma di denaro trovata insieme a sostanze stupefacenti. La Corte ha stabilito che, in caso di accusa per mera detenzione e trasporto, il denaro non può essere considerato automaticamente 'profitto del reato'. La confisca denaro stupefacenti è possibile solo dimostrando una sproporzione tra i beni e il reddito dell'imputato, secondo l'art. 240-bis c.p., cosa che il giudice di merito non aveva fatto. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
Continua »
Confisca allargata: sequestro per sproporzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata. La decisione conferma che, per la validità del sequestro, è sufficiente accertare la sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato, unita alla mancata giustificazione della loro lecita provenienza. Una dichiarazione dei redditi, prodotta dopo il sequestro e attestante un improvviso aumento delle entrate, è stata ritenuta inidonea a fornire tale prova se non supportata da altri riscontri oggettivi.
Continua »
Continuazione reati: no se c’è distanza temporale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione reati tra due sentenze per spaccio di stupefacenti. Nonostante un errore materiale della corte d'appello nel calcolare la distanza temporale tra i fatti (indicata in 17 anni anziché circa 3), la Suprema Corte ha ritenuto che il lasso di tempo fosse comunque troppo ampio. Inoltre, la diversa modalità di commissione dei reati (uno da solo, l'altro in concorso) è stata considerata un valido indice per escludere l'esistenza di un medesimo disegno criminoso.
Continua »
Affectio societatis nello spaccio: la nuova sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre individui condannati per traffico di droga. Mentre i ricorsi di due imputati sono stati respinti, quello di un terzo è stato accolto, annullando la condanna per partecipazione ad associazione a delinquere. La Corte ha ritenuto che mancasse una prova adeguata dell'affectio societatis, poiché il solo pagamento di una somma fissa a un gruppo criminale per poter operare sul suo territorio non è sufficiente a dimostrare un'effettiva partecipazione al sodalizio.
Continua »
Sequestro per sproporzione: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di una cospicua somma di denaro trovata in possesso di un indagato con redditi quasi inesistenti. La sentenza chiarisce che per il sequestro per sproporzione non è necessario dimostrare il nesso diretto tra il denaro e uno specifico reato, essendo sufficiente l'evidente sproporzione tra il patrimonio e il reddito dichiarato e l'impossibilità di giustificarne la lecita provenienza.
Continua »
Riparazione ingiusta detenzione e colpa grave: il caso
Un soggetto, assolto dall'accusa di spaccio, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il suo comportamento, caratterizzato da conversazioni telefoniche criptiche, integrava una colpa grave. Tale condotta aveva creato una falsa apparenza di reato, giustificando la misura cautelare iniziale e precludendo il diritto al risarcimento, nonostante la successiva assoluzione.
Continua »
Lieve entità: quando è esclusa nello spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non applicare l'ipotesi di lieve entità, prevista dall'art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/1990. Secondo gli Ermellini, la valutazione sulla lieve entità deve essere complessiva e anche un solo elemento di particolare gravità, come la professionalità dell'attività di spaccio, è sufficiente a escludere tale beneficio, rendendo la motivazione del giudice di merito non sindacabile se logicamente argomentata.
Continua »
Spaccio a minorenni: ignorare l’età è colpa grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti a un minore. L'imputato sosteneva di non conoscere l'età dell'acquirente, ma la Corte ha confermato che l'ignoranza dovuta a negligenza è sufficiente per applicare l'aggravante dello spaccio a minorenni, basandosi su indizi come il rapporto fiduciario e la conoscenza locale.
Continua »
Associazione mafiosa: la prova in Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa vicenda giudiziaria riguardante un'associazione mafiosa, delineando i criteri per la prova del vincolo associativo. La sentenza ha rigettato la maggior parte dei ricorsi, confermando le condanne per numerosi imputati. Tuttavia, ha accolto parzialmente alcune impugnazioni, annullando con rinvio le decisioni su specifici aspetti sanzionatori, come il calcolo della recidiva e la concessione delle attenuanti. Il fulcro della decisione risiede nella distinzione tra la forza intimidatrice del gruppo e il carisma del singolo capo, affermando che per configurare il reato di associazione mafiosa è necessaria la prova di un potere di assoggettamento derivante dall'intera compagine e non solo dalla fama di un suo membro.
Continua »
Corruzione propria: prescrizione e confisca del prezzo
La Corte di Cassazione ha annullato per intervenuta prescrizione le condanne per corruzione propria a carico di tre imputati. La sentenza è rilevante perché, pur dichiarando l'estinzione dei reati, chiarisce importanti principi di diritto. In particolare, ha riqualificato una delle condotte corruttive e ha annullato la confisca di una somma di denaro, stabilendo che non si può confiscare al corruttore il "prezzo" del reato se questo è stato versato a un terzo e non è entrato nel suo patrimonio.
Continua »
Traduzione atto: quando non è necessaria la forma scritta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'indagata straniera che lamentava la mancata traduzione scritta dell'ordinanza di custodia cautelare. Secondo la Corte, la traduzione orale effettuata durante l'udienza di convalida dell'arresto, con l'assistenza di un interprete, è sufficiente a garantire il diritto di difesa, a meno che la difesa non dimostri un concreto e specifico pregiudizio derivante dall'assenza del testo scritto. La semplice violazione formale non basta a determinare la nullità dell'atto se l'indagato ha potuto comprendere le accuse ed esercitare i propri diritti, come in questo caso, dove è stato proposto ricorso al Tribunale del riesame.
Continua »
Revoca affidamento in prova per violazioni
La Cassazione conferma la revoca dell'affidamento in prova per una donna che ha violato più volte le prescrizioni, come mancate presentazioni alla polizia e assenze ingiustificate dal lavoro. La condotta è stata giudicata incompatibile con il percorso di reinserimento sociale, giustificando la decisione del Tribunale di Sorveglianza.
Continua »
Sequestro preventivo auto: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo auto nell'ambito di un'indagine per traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce che il ricorso è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti, come il rapporto di pertinenzialità tra il veicolo e il reato, compiuta dal giudice di merito.
Continua »
Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti, il quale chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la valutazione globale degli elementi, tra cui la quantità di droga, l'organizzazione di una vera e propria rete di spaccio e la natura non occasionale delle condotte, impedisce di configurare l'ipotesi del reato minore.
Continua »
Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12086/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, poiché i motivi addotti non rientravano tra quelli tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p. Il caso sottolinea che il ricorso patteggiamento non può fondarsi su generiche censure relative alla motivazione della sentenza.
Continua »
Associazione mafiosa: la conferma della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Il ricorso, basato su presunti vizi di motivazione riguardo le prove, sulla nullità del capo d'imputazione per lo spaccio e sull'insussistenza dell'aggravante del carattere armato dell'associazione, è stato rigettato. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma controllare la logicità e la correttezza giuridica della sentenza impugnata, che in questo caso è stata ritenuta immune da censure.
Continua »
Partecipazione udienza sorveglianza: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato a cui era stata revocata la detenzione domiciliare. Il motivo del ricorso era la mancata partecipazione all'udienza di sorveglianza, ma la Corte ha stabilito che la richiesta, inviata via PEC la sera prima, non era tempestiva e quindi l'udienza si è legittimamente svolta in sua assenza. La sentenza sottolinea che la tempestività è un requisito fondamentale per la valida richiesta di partecipazione all'udienza di sorveglianza.
Continua »
Sequestro preventivo terzo: quando il ricorso è perso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una madre contro il sequestro preventivo di una somma di denaro. La donna sosteneva che i soldi fossero suoi e non legati ai reati del genero. La Corte ha ribadito che il terzo proprietario non può contestare i presupposti della misura cautelare, ma deve limitarsi a dimostrare la propria titolarità e l'assenza di collegamenti con l'indagato. Il sequestro preventivo su beni di un terzo rimane valido se la motivazione del giudice non è totalmente assente o illogica.
Continua »
Reato continuato: la pena base secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per esercizio abusivo dell'attività di parcheggiatore, il quale contestava il calcolo della pena per il reato continuato. La Corte ha confermato la legittimità della decisione della Corte d'Appello di individuare come reato più grave, e quindi come pena-base, una violazione diversa e più severamente punita rispetto a quella usata in precedenti sentenze irrevocabili. È stato inoltre confermato il diniego della sospensione condizionale della pena, data la pluralità di precedenti specifici.
Continua »