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Art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 — Anno 2024

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345 provvedimenti

Altri anni per Art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

Associazione mafiosa: quando la prova è insufficiente?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione mafiosa, ritenendo insufficiente la prova. Il tribunale inferiore aveva erroneamente basato la sua decisione sulla presunzione astratta che qualsiasi traffico di droga in un'area specifica dovesse essere collegato all'organizzazione criminale dominante, senza fornire prove concrete del coinvolgimento stabile dell'imputato. Le accuse per specifici episodi di spaccio, tuttavia, sono state confermate sulla base dell'interpretazione delle intercettazioni.
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Associazione di tipo mafioso: non basta il narcotraffico
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM contro la decisione di un Tribunale del Riesame che aveva annullato una misura cautelare per associazione di tipo mafioso. Secondo i giudici, per configurare il reato non basta il controllo di una piazza di spaccio, ma serve la prova di un dominio territoriale esteso ad altri settori, caratteristica essenziale dell'associazione di tipo mafioso.
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Ricorso inammissibile: accordo sulla pena in appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 42257/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una sentenza di condanna. La pena era stata ridotta in appello su accordo tra le parti. La Suprema Corte ha ribadito il principio consolidato secondo cui non è possibile impugnare la misura di una pena liberamente concordata, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Inammissibilità ricorso: analisi di un caso di cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un indagato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'appello contestava le esigenze cautelari, ma è stato ritenuto generico e infondato. La decisione conferma la misura degli arresti domiciliari, basata su video-riprese e sulla pericolosità sociale del soggetto.
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Ricorso inammissibile: quando è vago e non specifico
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per violazioni della legge sugli stupefacenti. I ricorsi sono stati giudicati manifestamente infondati, in quanto le argomentazioni erano vaghe, non specifiche e si limitavano a ripetere motivi già esaminati e respinti nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pena su richiesta e proscioglimento: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per violazione della legge sugli stupefacenti. I ricorsi lamentavano il mancato proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p. La Corte ha stabilito che la sentenza di patteggiamento è sindacabile solo se la causa di non punibilità è evidente dagli atti, cosa non avvenuta nel caso di specie, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per detenzione di stupefacenti. Il ricorrente sosteneva che la detenzione fosse per uso personale, una causa di non punibilità che il giudice avrebbe dovuto riconoscere. La Corte ha stabilito che, nel contesto di un ricorso patteggiamento, il controllo di legittimità è limitato: la causa di proscioglimento deve essere 'evidente' dagli atti, non semplicemente affermata dalla parte. La mancanza di tale evidenza ha portato alla conferma della condanna e a una sanzione pecuniaria per il ricorrente.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello per un reato di droga, aveva impugnato la sentenza. La Corte chiarisce che la rinuncia ai motivi di appello, elemento fondamentale del concordato, preclude la possibilità di sollevare nuovamente tali questioni in Cassazione, comprese quelle relative a misure di sicurezza e circostanze aggravanti.
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Giudicato cautelare: la Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che ripristinava la custodia in carcere per un indagato, basandosi su un presunto giudicato cautelare. La Suprema Corte ha chiarito che la rinuncia a un motivo di ricorso non crea una preclusione e che il giudice deve sempre valutare l'attualità delle esigenze cautelari, considerando anche i fatti sopravvenuti come la buona condotta dell'indagato durante gli arresti domiciliari.
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Acquirente stabile narcotraffico: quando è reato?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per il reato associativo, specificando i criteri per distinguere un acquirente stabile narcotraffico da un vero e proprio membro di un'organizzazione criminale. La sentenza sottolinea che acquisti periodici di stupefacenti non sono sufficienti, da soli, a dimostrare l'inserimento organico nel sodalizio, essendo necessaria la prova di un'adesione consapevole al programma criminale del gruppo.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione analizza un ricorso per cassazione presentato da quattro imputati per reati di droga ed estorsione. La sentenza chiarisce i motivi di inammissibilità, come l'accordo sulla pena in appello, e i poteri della Corte di correggere una pena illegale, rideterminando direttamente la sanzione per uno degli imputati a causa di un errato calcolo della recidiva.
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Inammissibilità ricorso per rinuncia: le conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso a seguito della formale rinuncia presentata dall'imputato. La decisione, basata sulla rinuncia stessa, comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, confermando le conseguenze dell'inammissibilità ricorso quando non è dimostrata l'assenza di colpa.
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Rinuncia al ricorso: costi e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due individui a seguito della loro formale rinuncia. La sentenza chiarisce che la rinuncia al ricorso, essendo un atto volontario, comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, in quanto la parte è ritenuta responsabile della causa di inammissibilità.
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Misure cautelari per droga: il ricorso è inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di un ingente quantitativo di droga. Il ricorso sulle misure cautelari è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e i motivi erano infondati.
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Ricorso per cassazione: inammissibile senza avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione avverso una condanna per violazione della legge sugli stupefacenti. La ragione risiede nel fatto che l'atto è stato sottoscritto personalmente dall'imputato e non, come richiesto dalla legge dopo la riforma del 2017, da un difensore iscritto all'albo speciale della Cassazione. La Corte ha ribadito che questa regola procedurale è inderogabile e non viola il diritto di difesa, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sulla normativa introdotta nel 2017, che impone la sottoscrizione del ricorso da parte di un difensore abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. Il cosiddetto ricorso in Cassazione personale non è più ammesso, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per detenzione di stupefacenti. L'appello si limitava a ripetere motivi già respinti, senza confrontarsi con la logica della sentenza d'appello che aveva stabilito la codetenzione della droga trovata in camera da letto e in garage sulla base della perfetta compatibilità della sostanza.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 39366/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. rinunciando a specifici motivi, li ha poi riproposti in sede di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito che la rinuncia ai motivi d'appello limita la cognizione del giudice e produce un effetto preclusivo, impedendo di riesaminare le questioni oggetto di rinuncia, incluse le cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. Il ricorso in Cassazione in questi casi è possibile solo per vizi specifici dell'accordo o per illegalità della pena.
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Ricorso inammissibile: quando è un ‘non motivo’
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per stupefacenti, definendolo un 'non motivo'. La decisione sottolinea che un'impugnazione deve contenere censure specifiche e non limitarsi a deduzioni generiche, pena la sua inammissibilità e la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati per spaccio di eroina avvenuto mentre si trovavano agli arresti domiciliari. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a ripetere le argomentazioni già disattese in appello, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata. La condanna, inclusa una sanzione pecuniaria, diventa così definitiva.
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