Ricorso Inammissibile: la Cassazione Spiega Quando l’Appello è Solo Apparente
L’ordinanza n. 39360/2024 della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sulla tecnica di redazione dei ricorsi, chiarendo perché un ricorso inammissibile non è solo un errore formale, ma una carenza sostanziale che impedisce l’esame nel merito. Il caso riguarda una condanna per spaccio di stupefacenti, aggravata dal fatto che il reato è stato commesso durante gli arresti domiciliari. Analizziamo la decisione per comprendere i principi affermati dalla Suprema Corte.
I Fatti del Processo
Due persone venivano condannate in primo e secondo grado per la cessione di una modica quantità di eroina. L’elemento di particolare gravità del caso risiedeva nel contesto: la vendita era avvenuta all’interno dell’abitazione dove gli imputati stavano scontando gli arresti domiciliari per un’altra fattispecie legata agli stupefacenti. La condanna si basava su una serie di elementi, tra cui le dichiarazioni iniziali dell’acquirente, l’osservazione diretta degli agenti di polizia che avevano visto l’acquirente entrare nell’abitazione e il successivo sequestro della sostanza.
I Motivi del Ricorso in Cassazione
Gli imputati, attraverso il loro difensore, proponevano ricorso in Cassazione lamentando diversi vizi della sentenza d’appello. In sintesi, i motivi erano:
- Vizio di motivazione: La condanna si sarebbe basata esclusivamente sulle dichiarazioni contraddittorie dell’acquirente, che aveva poi ritrattato.
- Mancata applicazione della particolare tenuità del fatto: Si trattava della cessione di meno di 3 grammi di eroina, una quantità che, a detta della difesa, avrebbe dovuto portare all’applicazione dell’art. 131-bis c.p.
- Mancato riconoscimento delle attenuanti generiche: La difesa contestava la mancata concessione delle attenuanti, con conseguente vizio nella commisurazione della pena.
La Decisione della Cassazione: un Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, senza entrare nel merito delle questioni sollevate. La decisione si fonda su un principio procedurale cruciale: la specificità dei motivi di ricorso. Secondo i giudici, i motivi presentati non erano altro che una “pedissequa reiterazione” di quelli già esposti e puntualmente respinti dalla Corte d’Appello.
Le Motivazioni della Corte
La Suprema Corte ha spiegato che un ricorso per essere ammissibile deve contenere una critica argomentata e specifica della decisione impugnata. Non è sufficiente riproporre le stesse lamentele, ma è necessario confrontarsi con la ratio decidendi, ovvero il nucleo logico-giuridico della sentenza di secondo grado.
Nel caso specifico, la Corte d’Appello non aveva basato la sua decisione solo sulle dichiarazioni dell’acquirente, ma su una valutazione complessiva degli elementi probatori, inclusa l’osservazione diretta degli agenti e il sequestro dello stupefacente. Il ricorso non ha affrontato questo punto, limitandosi a insistere sulla presunta inattendibilità di un singolo elemento.
Inoltre, per quanto riguarda la tenuità del fatto e le attenuanti, la Cassazione ha sottolineato come la Corte territoriale avesse correttamente escluso tali benefici in ragione della gravità della condotta. Lo spaccio effettuato in costanza di una misura cautelare per un reato analogo dimostra una particolare inclinazione a delinquere e rende la condotta non meritevole di un trattamento sanzionatorio più mite. Riproporre tali richieste senza contestare specificamente questa valutazione rende il ricorso inammissibile.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia
Questa ordinanza ribadisce un insegnamento fondamentale per chi opera nel diritto: il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono semplicemente ridiscutere i fatti. È un giudizio di legittimità che richiede un’analisi critica e mirata dei vizi logici o giuridici della sentenza impugnata. La mera riproposizione di argomenti già vagliati e respinti trasforma l’impugnazione in un atto solo apparente, destinato a essere dichiarato inammissibile. La conseguenza, come in questo caso, è la condanna definitiva degli imputati e l’obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Perché un ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile sebbene sollevasse questioni sulla prova e sulla pena?
La Corte lo ha dichiarato inammissibile perché si trattava di una ‘pedissequa reiterazione’, ovvero una semplice ripetizione dei motivi già presentati e respinti dalla Corte d’Appello. Un ricorso in Cassazione, per essere valido, deve contenere una critica specifica alla motivazione della sentenza impugnata, non limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni.
Commettere un reato mentre si è agli arresti domiciliari ha un impatto sulla valutazione del fatto e sulla pena?
Sì, in modo significativo. La Corte ha stabilito che lo spaccio di stupefacenti effettuato durante una misura cautelare per un reato simile è una circostanza che denota una particolare gravità della condotta e una maggiore pericolosità sociale. Questo ha giustificato l’esclusione sia della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) sia delle attenuanti generiche.
Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, la sentenza impugnata diventa definitiva e irrevocabile. Inoltre, i ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro, in questo caso 3.000 euro ciascuno, a favore della Cassa delle ammende, a titolo di sanzione per aver proposto un’impugnazione inammissibile.