LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 — Anno 2023

Pagina 2 di 4

67 provvedimenti

Altri anni per Art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

Coltivazione di stupefacenti: Cassazione nega nuovo esame dei fatti
Un uomo condannato per la coltivazione di stupefacenti si rivolge alla Corte di Cassazione. Sostiene che la coltivazione era rudimentale, destinata all'uso personale e che il reato era di lieve entità. La Corte, però, dichiara il suo ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: la Cassazione non può effettuare una nuova valutazione dei fatti. Il suo compito è solo verificare la corretta applicazione della legge. Poiché le richieste dell'uomo implicavano un riesame delle prove, la Corte le ha respinte, confermando la condanna e condannandolo al pagamento delle spese.
Continua »
Concordato in Appello: Accetta la Pena ma fa Ricorso, Cassazione lo Blocca
Un imputato, condannato per spaccio di droga con l'aggravante dell'ingente quantità, accetta una pena ridotta tramite un concordato in appello. Successivamente, però, presenta ricorso in Cassazione proprio contro quell'aggravante che aveva accettato nell'accordo. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Il principio sancito è chiaro: aderire al concordato in appello equivale a una rinuncia a contestare i punti dell'accordo. L'imputato non può accettare i benefici di un accordo e poi ripensarci, impugnando le condizioni che lui stesso aveva concordato.
Continua »
Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una sentenza di concordato in appello per un reato in materia di stupefacenti. La decisione ribadisce che, dopo l'accordo sulla pena, i motivi di ricorso sono limitati a vizi procedurali sulla formazione della volontà o sul consenso del PM, escludendo questioni di merito considerate rinunciate.
Continua »
Ricorso patteggiamento: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento contro una condanna per reati legati agli stupefacenti. La Corte ribadisce che, secondo l'art. 448, comma 2-bis c.p.p., i motivi di impugnazione sono tassativi e non includono la contestazione sulla sussistenza del reato.
Continua »
Ricorso inammissibile concordato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di 'patteggiamento in appello'. La Suprema Corte ha chiarito che, dopo un accordo sulla pena, il ricorso è possibile solo per vizi legati alla formazione della volontà di accordo e non per riesaminare il merito della causa, come la mancata valutazione di cause di proscioglimento. Si tratta di un'importante pronuncia che definisce i limiti del ricorso inammissibile concordato.
Continua »
Ricorso patteggiamento: limiti e motivi di inammissibilità
Un imputato ha impugnato una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti, lamentando che il giudice non avesse valutato adeguatamente le possibili cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente elencati dalla legge, tra i quali non rientra un generico difetto di motivazione sulla colpevolezza, poiché la scelta del rito speciale implica una rinuncia a contestare l'accusa.
Continua »
Ricorso inammissibile per concordato in appello: il caso
Una donna ricorre in Cassazione contro una condanna per cessione di stupefacenti, ma il suo appello viene respinto. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile perché la sentenza di secondo grado era basata su un accordo sulla pena (il cosiddetto 'concordato in appello'). Questo accordo preclude la possibilità di contestare successivamente altri aspetti della sentenza, rendendo di fatto ogni ulteriore impugnazione su quei punti manifestamente infondata.
Continua »
Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per detenzione di stupefacenti, ha impugnato la sentenza chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che tale richiesta è incompatibile con la scelta del patteggiamento, poiché i motivi di ricorso sono limitati dalla legge e non possono rimettere in discussione la qualificazione giuridica accettata dalle parti, salvo casi di palese incongruità non ravvisabili nella fattispecie.
Continua »
Inammissibilità del ricorso: quando è manifestamente infondato
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. I motivi risiedono nella manifesta infondatezza degli appelli: uno è stato ritenuto vago e aspecifico, l'altro meramente ripetitivo di questioni già decise dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea i requisiti di specificità necessari per un ricorso e le conseguenze economiche in caso di inammissibilità.
Continua »
Legittimo impedimento imputato: la sentenza è nulla
La Cassazione annulla una sentenza di condanna perché il giudice d'appello non ha riconosciuto il legittimo impedimento imputato, soggetto a obbligo di dimora, che aveva chiesto di partecipare all'udienza. La mancata autorizzazione a presenziare viola il diritto di difesa e causa la nullità assoluta del provvedimento.
Continua »
Lieve entità e droga: la valutazione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per spaccio, confermando che l'ipotesi di lieve entità va esclusa non solo sulla base della quantità (quasi 88 grammi di cocaina), ma attraverso una valutazione complessiva che include le modalità di confezionamento, la qualità della sostanza e gli strumenti detenuti, elementi che nel loro insieme delineano una condotta non marginale.
Continua »
Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 45584/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza basata su un concordato in appello. L'imputato lamentava l'eccessività della pena, ma la Corte ha ribadito che tale motivo è precluso dall'accordo stesso, che implica una rinuncia a contestare la sanzione, a meno che questa non sia palesemente illegale.
Continua »
Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza di concordato in appello. L'imputato contestava l'applicazione di un'aggravante, ma la Corte ha ribadito che l'accordo tra le parti in appello comporta la rinuncia a motivi di merito, limitando l'impugnazione ai soli vizi di volontà, di consenso del PM o di illegalità della pena.
Continua »
Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati contro una sentenza emessa a seguito di un concordato in appello. L'ordinanza chiarisce che tale accordo, basato sulla rinuncia ai motivi di impugnazione, preclude la possibilità di contestare nel merito la responsabilità penale o la determinazione della pena, salvo i casi di pena illegale. La decisione sottolinea la natura vincolante dell'accordo e le limitate vie di ricorso disponibili.
Continua »
Reformatio in peius: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per violazione del divieto di reformatio in peius. La sentenza chiarisce che la Corte d'Appello può esplicitare le componenti del calcolo della pena, omesse dal primo giudice, senza peggiorare la situazione dell'imputato, a condizione che la pena finale rimanga invariata. Il caso riguardava la determinazione della pena base e l'aumento per la recidiva in un procedimento per reati legati agli stupefacenti.
Continua »
Concorso nel reato: la Cassazione e la connivenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44903/2023, ha annullato con rinvio la condanna di un imputato per traffico di droga, sottolineando l'insufficiente motivazione sulla distinzione tra concorso nel reato e semplice connivenza non punibile. Per un altro coimputato, la sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio a causa di un errore di calcolo. I ricorsi degli altri due imputati sono stati invece dichiarati inammissibili.
Continua »
Associazione per delinquere: la fornitura di droga
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un individuo accusato di essere fornitore stabile di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorso, basato sulla presunta insussistenza del vincolo associativo, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito che la continuità e ripetitività dei rifornimenti a un sodalizio criminale sono sufficienti a integrare la prova della partecipazione, ovvero dell'affectio societatis.
Continua »
Morte dell’imputato: inammissibile ricorso del difensore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore di un imputato deceduto. Il caso riguarda una condanna per reati legati agli stupefacenti, seguita dal decesso dell'imputato e dalla dichiarazione di estinzione del reato da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che la morte dell'imputato estingue il mandato del difensore, privandolo della legittimazione a impugnare, anche se l'obiettivo fosse ottenere un'assoluzione nel merito.
Continua »
Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario, chiarendo la distinzione tra errore di fatto ed errore di giudizio. Il caso riguardava un imputato che contestava una precedente sentenza della Cassazione, sostenendo che i giudici avessero erroneamente percepito la mancata allegazione di documenti cruciali sulle intercettazioni. La Corte ha stabilito che non si trattava di un errore percettivo, ma di una critica alla valutazione dei documenti, un errore di giudizio non impugnabile con questo strumento. L'analisi sottolinea i rigidi presupposti per l'ammissibilità del ricorso per errore di fatto.
Continua »
Ingiusta detenzione: quando la colpa la esclude
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44632/2023, ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione a una persona assolta. La decisione si fonda sulla condotta dell'imputata che, tentando di occultare della sostanza stupefacente durante una perquisizione, ha contribuito con colpa grave a creare l'apparenza di reato che ha portato alla sua carcerazione, rendendo irrilevante la successiva assoluzione.
Continua »