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Art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

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964 provvedimenti

Uso personale stupefacenti: quando è reato di spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto trovato in possesso di cocaina, hashish e marijuana. La presenza di 178 dosi e di materiale per il confezionamento è stata ritenuta decisiva per escludere l'ipotesi di solo uso personale di stupefacenti, confermando la finalità di spaccio.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 118,30 grammi di hashish, da cui si potevano ricavare oltre 2.000 dosi. La Corte ha stabilito che un quantitativo così ingente costituisce un elemento di 'pregnanza negativa assorbente' che esclude a priori la possibilità di riconoscere il fatto di lieve entità, rendendo irrilevanti le altre circostanze.
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Prova cessione stupefacenti: video e intercettazioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per cessione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la prova della cessione di stupefacenti può essere desunta logicamente da videoriprese e intercettazioni che mostrano le modalità del fatto, anche in assenza di una perizia tecnica sulla sostanza, confermando la solidità del compendio probatorio.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la decisione di non riconoscere il fatto di lieve entità in un caso di detenzione di stupefacenti. La presenza di un quantitativo di cocaina da cui si potevano ricavare oltre 264 dosi e il rinvenimento di una cospicua somma di denaro (€49.340,00) sono stati ritenuti elementi decisivi per escludere la minima offensività della condotta. La Corte ha inoltre confermato la confisca della somma per sproporzione, data l'assenza di giustificazione sulla sua lecita provenienza.
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Tenuità del fatto: quando lo spaccio non è lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti, a cui era stata negata l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla valutazione delle modalità della condotta (luogo, possesso di altra droga e di denaro ingiustificato), considerate indicative di abitualità e gravità, elementi che ostacolano il riconoscimento della tenuità del fatto secondo l'art. 131-bis del codice penale.
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Ricorso per cassazione patteggiamento: limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per cassazione proposto contro una sentenza di patteggiamento. La Corte chiarisce che i motivi di ricorso sono tassativi e non possono riguardare la valutazione delle prove, poiché l'accordo sulla pena implica una rinuncia a tale contestazione. Viene ribadito che, in caso di patteggiamento, il controllo del giudice sull'assenza di cause di proscioglimento non richiede una motivazione analitica, salvo la presenza di evidenti elementi contrari.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per reati di lieve entità in materia di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità e ripetitività dei motivi d'appello, che non costituivano una critica argomentata alla sentenza impugnata, ma si limitavano a riproporre questioni già risolte. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Inammissibile: Quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per la genericità dei motivi presentati. L'imputato contestava la pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche per un reato di lieve entità legato agli stupefacenti. La Corte ha ritenuto le doglianze vaghe e non specifiche, confermando la condanna e le motivazioni delle corti di merito.
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Ricorso inammissibile: motivazione generica della pena
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per reati di stupefacenti. La ricorrente lamentava una pena superiore al minimo edittale senza un'adeguata giustificazione. La Suprema Corte ha ritenuto il motivo di ricorso vago e non specifico, non costituendo una critica argomentata alla sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: inammissibile il ricorso senza critica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso, riguardanti la qualificazione del reato e la motivazione della pena per il reato continuato, erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte nei gradi di merito e, in parte, basati su un presupposto errato, poiché la motivazione richiesta era in realtà presente nella sentenza di primo grado. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
Un individuo condannato per reati legati agli stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'inutilizzabilità di alcune dichiarazioni e l'illogicità della motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando i motivi estremamente vaghi, non specifici e meramente ripetitivi di questioni già adeguatamente risolte in appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è vago e aspecifico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi presentati dall'imputato erano vaghi e non specifici. Condannato per un reato minore legato a stupefacenti, l'imputato aveva contestato la motivazione della sentenza e la recidiva, ma la Corte ha ritenuto le critiche generiche e infondate, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Ricorso personale in Cassazione: è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sulla modifica dell'art. 613 c.p.p., che ha eliminato la possibilità di un ricorso personale in Cassazione, rendendo obbligatoria la sottoscrizione di un difensore. La Corte ha inoltre rigettato la questione di legittimità costituzionale sollevata, confermando che tale requisito non lede il diritto di difesa.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i criteri di inammissibilità di un ricorso in materia di stupefacenti. Il caso riguarda una condanna per detenzione di eroina, dove il ricorso è stato respinto perché i motivi erano generici, ripetitivi di questioni già decise e privi di specificità. La Corte ha ribadito che la valutazione della pena è insindacabile in sede di legittimità se non è palesemente illogica o arbitraria, soprattutto quando la sanzione applicata è già vicina al minimo edittale con la concessione delle attenuanti generiche. Viene inoltre confermata la legittimità del rito cartolare in appello se non vi è una tempestiva richiesta di trattazione orale.
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Spaccio lieve: esclusione per condotta organizzata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre individui condannati per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che non può essere riconosciuta l'ipotesi di spaccio lieve quando l'attività criminale è organizzata, protratta nel tempo e rivolta anche a minorenni. Inoltre, ha confermato la legittimità delle nuove norme procedurali che richiedono un mandato specifico e l'elezione di domicilio per la proposizione dell'appello, anche per l'imputato espulso dal territorio nazionale.
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Reformatio in peius: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di estorsione, analizzando il divieto di reformatio in peius. La Corte ha annullato con rinvio la sentenza d'appello limitatamente all'aumento di pena per un reato satellite, poiché, pur essendo la pena complessiva inferiore, l'aumento specifico era stato quadruplicato senza adeguata motivazione. La sentenza ribadisce che ogni modifica peggiorativa, anche parziale, deve essere sorretta da una motivazione convincente e specifica.
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Principio devolutivo: no aumento pena se appello PM respinto
Un imputato, condannato in primo grado per detenzione di stupefacenti, si è visto aumentare la pena in appello nonostante la Corte avesse respinto l'impugnazione del Pubblico Ministero che chiedeva proprio un aggravamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale aumento, ribadendo la stretta applicazione del principio devolutivo: senza l'accoglimento dell'appello del PM, il giudice non può peggiorare la pena dell'imputato. È stata quindi ripristinata la sanzione originale, più mite.
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Appello penale specifico: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché basato su un appello penale non specifico. L'appellante non aveva contestato le dettagliate motivazioni del giudice di primo grado sulla determinazione della pena, limitandosi a censure generiche. La decisione ribadisce i rigorosi requisiti di specificità introdotti dalla Riforma Cartabia, sottolineando che i motivi di gravame devono confrontarsi puntualmente con la sentenza impugnata.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per spaccio di lieve entità. I motivi sono stati giudicati infondati: uno chiedeva il riconoscimento di un'attenuante già concessa in precedenza, l'altro era troppo generico e non contestava la sentenza d'appello. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e un'ammenda.
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Determinazione della pena: discrezionalità del giudice
Un imputato per reati di droga ha impugnato in Cassazione la sentenza d'appello, lamentando una pena eccessiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Se la decisione è motivata in modo logico, facendo riferimento a criteri come la gravità del fatto e i precedenti penali, non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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