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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

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750 provvedimenti

Attenuante danno patrimoniale: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per spaccio di lieve entità. La Corte ha ribadito che l'attenuante danno patrimoniale di speciale tenuità (art. 62 n. 4 c.p.) richiede una duplice prova: la speciale tenuità sia del lucro conseguito sia della gravità dell'evento dannoso. Il ricorso è stato respinto perché le censure erano mere doglianze di fatto, già correttamente valutate nei gradi di merito.
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Ricorso patteggiamento: i limiti per l’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, chiarendo che l'impugnazione per errata qualificazione giuridica è valida solo in caso di errore manifesto ed evidente. Il provvedimento conferma la consolidata giurisprudenza sui rigidi limiti per contestare una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti.
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Motivi nuovi Cassazione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per spaccio. Il motivo principale è la presentazione di motivi nuovi in Cassazione, non proposti in appello, come la mancata verifica dell'efficacia drogante della sostanza. La Corte ribadisce che le questioni di fatto e i motivi nuovi non possono essere esaminati in sede di legittimità.
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Concorso nel reato: la Cassazione chiarisce il ruolo
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre imputati per traffico di stupefacenti. Due ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne. Decisivo è stato il rigetto del ricorso della moglie di uno degli spacciatori, inizialmente assolta. La Corte ha stabilito che la sua condotta - fornire il proprio cellulare, accompagnare il marito e incitare alla vendita - integra un vero e proprio concorso nel reato e non una semplice connivenza passiva, giustificando così la condanna in appello.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per detenzione e spaccio di cocaina, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla presenza di un precedente specifico (recidiva), sulle modalità della condotta (cessione dall'abitazione), sul quantitativo di droga (12 grammi per 45 dosi) e sulla disponibilità di materiale per il confezionamento. Questi elementi, valutati complessivamente, sono stati ritenuti ostativi al riconoscimento della speciale tenuità.
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Particolare tenuità del fatto e spaccio: la Cassazione
Un individuo, trovato in possesso di 122 grammi di hashish e materiale per il confezionamento, ha sostenuto che la sostanza fosse per uso personale. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando la condanna per spaccio. La sentenza chiarisce i criteri per escludere la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, distinguendola dall'ipotesi di reato di lieve entità, basandosi sulla quantità della sostanza e sulle modalità della condotta che suggerivano un'attività non occasionale.
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Rinuncia appello: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto, sottoposto a misura cautelare per detenzione di sostanze stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, a seguito della concessione degli arresti domiciliari, il suo difensore ha presentato una formale rinuncia appello. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prova associazione mafiosa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, confermando l'assoluzione di diversi imputati dall'accusa di associazione di tipo mafioso. La Corte ha ritenuto logica la motivazione della Corte d'Appello, secondo cui, sebbene fossero stati provati gravi reati come estorsioni, mancava la prova associazione mafiosa, ovvero di una struttura stabile e di una forza intimidatrice collettiva. Le condanne per i singoli reati fine sono state in gran parte confermate.
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Traffico di stupefacenti: Cassazione e prove
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti. La sentenza conferma la validità delle prove basate su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e servizi di osservazione, anche in assenza di sequestro diretto della sostanza. Vengono inoltre chiariti i criteri per l'applicazione dell'aggravante dell'ingente quantitativo e la distinzione tra reato continuato e una generica 'carriera criminale', negando la continuazione per reati commessi a grande distanza di tempo.
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Custodia cautelare: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati contro l'ordinanza di custodia cautelare. Uno accusato di spaccio, l'altro di estorsione aggravata. I ricorsi sono stati ritenuti aspecifici e le motivazioni del Tribunale sulla pericolosità sociale e l'adeguatezza della misura carceraria sono state pienamente confermate.
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Impugnazione patteggiamento: i limiti del ricorso
Un'imputata ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti, sollevando tre motivi: la mancata assoluzione, un'erronea qualificazione giuridica del fatto e l'illegittima condanna al pagamento delle spese di custodia, nonostante fosse agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i primi due motivi, ribadendo i rigidi limiti dell'impugnazione del patteggiamento dopo la riforma del 2017. Tuttavia, ha accolto il terzo motivo, correggendo l'errore materiale e annullando la statuizione sulle spese di custodia non dovute.
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Lieve entità: quando è escluso lo spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti, il quale chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che elementi come il quantitativo significativo di droga, la sua suddivisione in dosi, il rinvenimento di un bilancino di precisione e la disponibilità di un locale per il confezionamento sono incompatibili con la fattispecie di 'piccolo spaccio', giustificando così il rigetto della richiesta.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è professionalità
Un soggetto condannato per la detenzione di 2 grammi di crack ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, l'esclusione del beneficio è legittima quando emerge una professionalità nell'attività illecita, desunta dalla sua natura non occasionale e dal fatto che costituisca una fonte di sostentamento, elementi che sono incompatibili con la particolare tenuità del fatto.
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Presenza imputato detenuto: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti, stabilendo un principio chiave sulla presenza imputato detenuto in appello. La Corte ha chiarito che, nel giudizio camerale d'appello che segue un rito abbreviato, non vi è obbligo di traduzione dell'imputato se quest'ultimo non ne fa espressa richiesta. La semplice istanza di trattazione orale da parte del difensore non è sufficiente a generare tale obbligo. La Corte ha inoltre confermato la gravità del reato, escludendo l'ipotesi lieve a causa della purezza e varietà delle sostanze.
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Prescrizione dopo assoluzione: obbligo di motivazione
Un imputato, assolto in primo grado per detenzione di stupefacenti, si è visto dichiarare la prescrizione del reato in appello. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di prescrizione dopo assoluzione, il giudice d'appello non può limitarsi a una motivazione generica. Deve, invece, accertare positivamente la colpevolezza con una motivazione rafforzata, altrimenti l'assoluzione di primo grado deve prevalere.
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Detenzione stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio nei confronti di un individuo trovato in possesso di marijuana, hashish, due piantine, un bilancino di precisione e un coltello intriso di sostanza. La Corte ha stabilito che la compresenza di droghe diverse e di strumenti per il confezionamento sono indizi sufficienti per escludere sia l'uso personale che la non punibilità per particolare tenuità del fatto, rendendo irrilevante la tesi difensiva sulla coltivazione domestica.
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Pena base: motivazione del giudice e attenuanti
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la decisione del giudice di merito di fissare una pena base superiore alla media edittale era correttamente motivata dalla gravità del fatto e dalla personalità degli imputati, respingendo le doglianze sulla mancata concessione delle attenuanti generiche nella massima estensione e sulla negazione della sospensione condizionale della pena.
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Correlazione sentenza richiesta: annullata pena parziale
Un imputato concorda una pena detentiva con richiesta di sostituzione in lavori di pubblica utilità. Il giudice applica solo la pena detentiva, ignorando il resto. La Cassazione, rilevando il difetto di correlazione sentenza richiesta, annulla la decisione e rinvia gli atti per un nuovo giudizio che tenga conto dell'accordo completo.
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Determinazione della pena: Cassazione e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità, che lamentava un'eccessiva severità della sanzione. La Corte ha chiarito che la determinazione della pena da parte del giudice di merito è insindacabile in sede di legittimità se motivata in modo logico, facendo riferimento a elementi concreti come la quantità di droga e la professionalità della condotta, senza che sia necessario un esame analitico di ogni singolo criterio previsto dalla legge.
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Partecipazione associativa: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre individui condannati per partecipazione associativa finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano generici, ripetitivi e miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una doppia sentenza conforme dei giudici di merito.
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