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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

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750 provvedimenti

Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 537/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti (cannabis, hashish e cocaina). La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione della Corte d'Appello, che aveva escluso l'uso personale basandosi sulla diversità delle sostanze e sul materiale per il confezionamento. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto a causa di un precedente specifico.
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Spaccio di lieve entità: la quantità non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di quasi 500 grammi di marijuana. La Corte ha stabilito che la qualificazione del reato come spaccio di lieve entità non può basarsi solo sulla quantità, ma richiede una valutazione complessiva che include la professionalità dell'attività e la capacità di diffusione della sostanza, elementi che nel caso di specie erano tali da escludere la minima offensività. Confermata anche la confisca del cellulare, in quanto strumento del reato.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso patteggiamento presentato da quattro imputati condannati per reati di droga. La Corte ribadisce che, dopo la riforma del 2017, l'appello contro una sentenza di patteggiamento è consentito solo per motivi tassativi. In particolare, la contestazione sull'erronea qualificazione giuridica del fatto è ammissibile solo in caso di 'errore manifesto' e non per una diversa valutazione giuridica. Anche la presunta disparità di trattamento è stata respinta, poiché la pena era stata concordata dall'imputato stesso.
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Ricorso inammissibile: valutazione dei fatti del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha stabilito che le censure relative alla valutazione delle prove, come l'interpretazione del possesso di metadone, non possono essere riesaminate in sede di legittimità se la motivazione della Corte d'Appello è logica e coerente. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito esclusivo dei giudici di merito.
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Fatto di lieve entità: no con alta purezza della droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di quasi 100 grammi di cocaina. La richiesta di derubricare il reato a fatto di lieve entità è stata respinta, poiché l'elevata quantità, l'alto grado di purezza della sostanza e le modalità della detenzione indicavano una professionalità e una capacità di diffusione sul mercato incompatibili con la nozione di minima offensività.
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Coltivazione marijuana: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la coltivazione di tre piante di marijuana. La Corte ha stabilito che l'elevato numero di dosi ricavabili (195) esclude la destinazione a un uso puramente personale e impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Concordato in appello: limiti ricorso cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver definito la pena tramite concordato in appello, ha tentato di contestare la qualificazione giuridica del fatto. La sentenza chiarisce che l'accordo preclude la possibilità di sollevare in Cassazione i motivi oggetto di rinuncia, ammettendo l'impugnazione solo per vizi specifici legati alla formazione dell'accordo stesso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. La decisione si fonda sulla solidità delle motivazioni della Corte d'Appello, che aveva logicamente collegato l'imputato alla sostanza e all'intento di vendita tramite appunti manoscritti ritrovati sul luogo del sequestro. L'inammissibilità è stata dichiarata poiché il ricorso si limitava a riproporre argomenti già vagliati e respinti.
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Reato continuato: quando non si applica? Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato con una precedente sentenza. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che una notevole distanza temporale tra i reati e l'assenza di prova di un medesimo disegno criminoso sono elementi sufficienti per escludere l'applicazione di tale istituto.
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Attenuanti generiche: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che non contestavano specifici vizi di legittimità ma riproponevano argomentazioni già respinte. La Corte ha confermato il diniego delle attenuanti generiche e della fattispecie di lieve entità, data l'ingente quantità di droga (1156 dosi) e la professionalità dell'attività illecita.
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Fatto di lieve entità e droga: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in **fatto di lieve entità**. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la quantità e la diversità della droga, insieme alle modalità di detenzione, indicavano una professionalità incompatibile con la minima offensività richiesta per tale fattispecie.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione e la valutazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come fatto di lieve entità è stata respinta poiché gli elementi del caso, come quantità, diversità delle sostanze e modalità di detenzione, indicavano una professionalità e una capacità di diffusione incompatibili con la minima offensività.
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Giudizio abbreviato: i limiti alle prove in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La scelta del giudizio abbreviato "secco" implica l'accettazione del materiale probatorio esistente, precludendo la possibilità di lamentare in appello la mancata assunzione di nuove prove, come una perizia tossicologica. La Corte conferma che la decisione di procedere con tale rito processuale ha conseguenze vincolanti sulle successive facoltà difensive.
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Spaccio lieve entità: Cassazione inammissibile ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per spaccio. La richiesta di qualificare il reato come spaccio lieve entità è stata respinta, in quanto le modalità organizzative (piazza di spaccio in casa con videosorveglianza) erano incompatibili con la minore gravità. È stata inoltre confermata la confisca del denaro, ritenuto ingiustificato dato lo stato di disoccupazione degli imputati.
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Lieve entità: quando la quantità di droga la esclude
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato trovato in possesso di 221 grammi di cocaina purissima. La Corte ha stabilito che l'elevata quantità e l'alto grado di purezza della sostanza sono incompatibili sia con l'uso personale sia con l'ipotesi di reato di lieve entità, confermando la condanna.
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Trattamento sanzionatorio: calcolo della pena errato
Un imputato ricorre in Cassazione contestando il trattamento sanzionatorio applicato dal giudice dell'esecuzione dopo il riconoscimento della continuazione tra più reati. La Corte ha annullato la decisione, riscontrando errori nel calcolo della pena e una motivazione carente, rinviando gli atti per una nuova valutazione.
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Pena concordata in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44233/2024, ha dichiarato inammissibili due ricorsi in materia di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La decisione chiarisce che la pena concordata in appello preclude il ricorso in Cassazione, salvo i casi di pena palesemente illegale. Inoltre, la Corte ha ribadito che la mancata impugnazione di uno specifico motivo in appello impedisce di beneficiare dell'eventuale accoglimento dello stesso motivo sollevato da altri coimputati.
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Custodia cautelare per spaccio: carcere o domiciliari?
Un uomo, indagato per detenzione di 32 grammi di cocaina, ha contestato la custodia cautelare in carcere, chiedendo i domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la misura del carcere è adeguata quando, pur in presenza di quantitativi non esorbitanti, emergono elementi di un'attività di spaccio organizzata e professionale. In questo caso, il rischio concreto di recidiva ha reso insufficiente la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari.
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Tentativo di rapina: quando gli atti sono punibili?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati, confermando le loro condanne. Il primo per tentata rapina, ricettazione e spaccio, il secondo per spaccio. La Corte ha stabilito che gli atti preparatori, come il possesso di armi, fascette e un veicolo rubato in prossimità del luogo del crimine, costituiscono un tentativo di rapina punibile perché dimostrano in modo inequivocabile l'intenzione criminale. L'assoluzione di un complice in un processo separato è stata ritenuta irrilevante.
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Detenzione di droga: prova e rito abbreviato
Un individuo viene condannato per detenzione di droga trovata in parte in un armadio condiviso e in parte nel suo comodino esclusivo all'interno di un centro di accoglienza. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, sottolineando come un indizio (un cutter) trovato nello spazio privato dell'imputato possa collegarlo logicamente alla sostanza rinvenuta nello spazio comune. La sentenza evidenzia anche che la scelta del rito abbreviato preclude la possibilità di lamentarsi successivamente della mancanza di ulteriori accertamenti probatori.
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