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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

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750 provvedimenti

Vizio di motivazione: Cassazione annulla la pena
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un palese vizio di motivazione. I giudici di secondo grado, pur affermando di voler ridurre gli aumenti di pena per la continuazione tra i reati, li avevano in realtà incrementati in modo contraddittorio rispetto a quanto deciso in primo grado. La Suprema Corte ha quindi rinviato il caso per una nuova e più logica determinazione della pena.
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Recidiva: la Cassazione annulla senza motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per spaccio di stupefacenti, limitatamente alla valutazione della recidiva. La Corte ha stabilito che i giudici d'appello hanno omesso di fornire una motivazione specifica sulla maggiore pericolosità sociale del condannato, un requisito essenziale per l'applicazione dell'aumento di pena legato alla recidiva, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Vizio di motivazione: Cassazione annulla una condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati in appello per tentato riciclaggio. Per uno degli imputati, la Corte ha annullato la sentenza a causa di un grave vizio di motivazione, sia nella determinazione sproporzionata della pena rispetto ai coimputati, sia nella valutazione illogica della detenzione di stupefacenti. Per il secondo imputato, il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti e non rispettava il principio di autosufficienza.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due fratelli contro una condanna per stupefacenti. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso una mera riproposizione di censure già esaminate e respinte, confermando la valutazione delle prove (intercettazioni) e il diniego di circostanze attenuanti e della riqualificazione del reato come fatto di lieve entità. La decisione sottolinea come un contributo non trascurabile al reato e la recidiva giustifichino la conferma della pena.
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Appello generico e tenuità del fatto: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello di Bari. Il motivo risiede nell'aver presentato un appello generico, privo di specifiche ragioni di fatto e di diritto, riguardo la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha inoltre evidenziato come i precedenti penali specifici dell'imputato avrebbero comunque impedito il riconoscimento di tale beneficio.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1488/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso patteggiamento presentato da un imputato. L'appello si basava su una richiesta di riqualificazione del reato e su un presunto vizio di motivazione, motivi che non rientrano tra quelli tassativamente previsti dalla legge per l'impugnazione di una sentenza di applicazione della pena su richiesta.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado tramite un concordato in appello, ha tentato di impugnare la decisione in Cassazione lamentando la mancata assoluzione e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il concordato in appello limita fortemente le possibilità di un ulteriore ricorso, che è consentito solo per vizi procedurali specifici e non per riesaminare il merito della causa.
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Fatto lieve: spaccio online esclude l’attenuante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, il quale richiedeva l'applicazione dell'ipotesi di fatto lieve. Secondo la Corte, la notevole quantità di droga (97 grammi di hashish) e soprattutto le modalità organizzate della vendita, avvenuta tramite piattaforme digitali, sono elementi incompatibili con la qualificazione del reato come fatto lieve, rendendo irrilevanti altre considerazioni.
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Fatto di lieve entità: i criteri per l’esclusione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di 70 grammi di cocaina, che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte ha confermato che l'ipotesi attenuata deve essere esclusa quando elementi come la notevole quantità di stupefacente, le modalità organizzate dell'attività e gli ingenti guadagni risultano incompatibili con la minore gravità del reato, rendendo irrilevanti altri fattori potenzialmente favorevoli.
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Circostanze attenuanti generiche: no se manca il merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di negare le circostanze attenuanti generiche, sottolineando che la sola incensuratezza non è sufficiente. La motivazione del diniego si è basata sull'assenza di elementi positivi e sul comportamento processuale negativo dell'imputato, nonché sulla natura non occasionale dell'attività di spaccio.
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Pene sostitutive: no senza rinuncia alla sospensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La sentenza chiarisce che le pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, sono incompatibili con la sospensione condizionale della pena già concessa, a meno che l'imputato non vi rinunci espressamente e personalmente. La Corte ha inoltre confermato il diniego della causa di non punibilità per tenuità del fatto, data l'offensività della condotta.
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Spaccio lieve: quantità e traffico escludono l’ipotesi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. I giudici hanno confermato che la notevole quantità di droga (114g di cocaina) e l'inserimento in un vasto traffico escludono l'applicazione dell'ipotesi di spaccio lieve (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), rendendo irrilevanti altri elementi.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per un reato di lieve entità. La Corte ha stabilito che un ricorso inammissibile patteggiamento si configura quando le motivazioni sono generiche e non evidenziano un 'errore manifesto' nella qualificazione giuridica del fatto, come richiesto dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione: limiti al patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione proposto contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato aveva richiesto una nuova valutazione dei fatti per ottenere una qualificazione giuridica più favorevole (fatto di lieve entità in materia di stupefacenti), ma la Corte ha ribadito che tale istanza non rientra tra i motivi consentiti per impugnare un accordo di applicazione della pena, che sono limitati a specifici vizi di legittimità e non a riesami del merito.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile un ricorso proposto contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La Corte ha chiarito che, una volta raggiunto l'accordo processuale, i motivi di ricorso sono limitati a un 'numerus clausus' e non possono riguardare questioni di merito rinunciate, come la qualificazione giuridica del fatto.
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Ricorso inammissibile concordato: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile concordato in appello. L'imputato, dopo aver patteggiato la pena, ha impugnato la sentenza per mancata riqualificazione del reato. La Corte ha ribadito che i motivi di ricorso sono limitati e non includono questioni rinunciate con l'accordo.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione e attenuanti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La Corte conferma la decisione dei giudici di merito, che avevano escluso le attenuanti e la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, basandosi sul quantitativo di droga, le modalità di occultamento e i precedenti penali dell'imputato, che aveva commesso il reato durante la detenzione domiciliare.
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Circostanze attenuanti generiche: no con precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La difesa contestava il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha confermato che i precedenti penali allarmanti dell'imputato costituiscono una motivazione sufficiente per negare il beneficio, senza che il giudice debba analizzare tutti gli altri elementi previsti dalla legge.
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Spaccio di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte conferma la decisione di merito che aveva escluso la qualificazione del reato come spaccio di lieve entità, basandosi su elementi indicativi di professionalità quali il rilevante quantitativo, la diversa tipologia di droghe e le modalità operative. Viene inoltre confermata la mancata concessione delle attenuanti generiche e la confisca del denaro ritenuto provento del reato.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La decisione si fonda su elementi oggettivi quali la quantità non minima della sostanza (7,2 dosi), la sua suddivisione in dosi e le circostanze del trasporto (in auto di notte), considerati indici chiari della destinazione alla vendita e non all'uso personale, confermando la solidità della motivazione della Corte d'Appello.
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