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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

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750 provvedimenti

Particolare tenuità del fatto e spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La particolare tenuità del fatto è stata negata per la gravità della sostanza (cocaina) e il numero di dosi (34). La Corte ha inoltre ribadito che l'assenza di precedenti penali non garantisce automaticamente le attenuanti generiche.
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Spaccio di stupefacenti: prova della colpevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto che deteneva hashish, marijuana e coltivava canapa. La decisione si fonda sul rinvenimento di strumenti per il confezionamento, sull'elevato numero di dosi ricavabili e sulle frequenti telefonate da parte di clienti, elementi che hanno escluso l'ipotesi dell'uso esclusivamente personale.
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Concordato sui motivi di appello: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato sui motivi di appello, ha tentato di contestare la qualificazione giuridica del reato di detenzione di stupefacenti. La decisione ribadisce che l'accordo sulla pena implica una rinuncia a doglianze successive sulla natura del reato, rendendo il ricorso nullo.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in materia di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi d'appello, che si limitavano a riproporre argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata. Questa pronuncia ribadisce il principio di specificità necessario per l'ammissibilità del ricorso.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47771/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. Nonostante la modesta quantità (9g di hashish e 0,6g di cocaina), la Corte ha confermato che elementi come la divisione in dosi, il possesso di denaro non giustificato e il trovarsi in una nota piazza di spaccio costituiscono indizi sufficienti a escludere l'uso personale e a configurare il reato di spaccio.
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Motivazione pena reato continuato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47393/2023, interviene su un caso di traffico di stupefacenti, precisando i criteri per la motivazione della pena in caso di reato continuato. La Corte ha annullato parzialmente la sentenza d'appello per un imputato a causa di un errore nel calcolo della riduzione per il rito abbreviato, rideterminando la pena. Per gli altri ricorrenti, i ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili, confermando che la motivazione sulla pena per i reati satellite deve essere distinta e proporzionata, e che non si possono riproporre in Cassazione motivi d'appello a cui si era rinunciato.
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Erronea qualificazione giuridica: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo un patteggiamento per detenzione di stupefacenti, lamentava una erronea qualificazione giuridica del fatto. La Corte ribadisce che il ricorso è ammesso solo in caso di 'errore manifesto', ossia un errore palesemente eccentrico e immediatamente riscontrabile, e non per ottenere una mera rivalutazione degli elementi di merito.
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Reato continuato: onere di allegazione in esecuzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46472/2023, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra due sentenze per spaccio di stupefacenti. La Corte ha chiarito che, in fase esecutiva, non è sufficiente indicare le sentenze da unificare o la somiglianza dei reati. Il richiedente ha l'onere di allegare elementi specifici e concreti che dimostrino un 'medesimo disegno criminoso', cioè un piano unitario preesistente al primo reato. In assenza di tale prospettazione, il giudice non è tenuto a indagare d'ufficio e può legittimamente rigettare l'istanza.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti, che richiedeva l'applicazione del 'fatto di lieve entità'. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che elementi come la detenzione di diverse tipologie di droga (cocaina ed eroina) e l'inserimento in una rete di spaccio organizzata sono circostanze incompatibili con la concessione dell'attenuante, rendendo il ricorso generico e infondato.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione e la quantità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la coltivazione di tre piante di marijuana. La Corte ha stabilito che la qualificazione del reato come 'fatto di lieve entità' è esclusa quando la quantità di sostanza producibile (in questo caso, 1399 dosi) è così rilevante da assorbire ogni altra valutazione, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Fatto lieve spaccio: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due soggetti, confermando l'esclusione del cosiddetto 'fatto lieve spaccio'. La decisione si basa sulla notevole quantità di cocaina (oltre 74 grammi) e sull'inserimento degli imputati in una rete di spaccio organizzata, elementi ritenuti incompatibili con la minore gravità del reato prevista dalla legge, a prescindere da altre circostanze.
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Fatto lieve stupefacenti: quando la quantità esclude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 46276/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa puntava al riconoscimento del fatto lieve stupefacenti, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito: l'ingente quantità di droga (1500 dosi) è un elemento talmente negativo da escludere l'ipotesi di minore gravità, rendendo irrilevanti altre valutazioni.
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Ricorso inammissibile per droga: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per detenzione di 21 kg di marijuana. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, compito esclusivo del giudice di merito, e non a contestare vizi di legittimità. La motivazione della Corte d'Appello è stata ritenuta logica e adeguata, soprattutto in considerazione dell'eccezionale quantitativo di stupefacente, che giustificava l'esclusione di attenuanti.
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Destinazione allo spaccio: gli indizi secondo la Corte
La Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio di un individuo trovato con 9 dosi di marijuana. Nonostante la modesta quantità, elementi come la divisione in dosi, il luogo e l'occultamento sono stati ritenuti decisivi per provare la destinazione allo spaccio, escludendo l'uso personale e la particolare tenuità del fatto.
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Sanzioni sostitutive Cartabia: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati che chiedevano l'applicazione delle nuove sanzioni sostitutive Cartabia. La sentenza chiarisce che, per le decisioni di appello emesse prima dell'entrata in vigore della riforma (D.Lgs. 150/2022), la richiesta non va presentata in sede di legittimità, bensì al giudice dell'esecuzione, come previsto da un'apposita norma transitoria. La scelta del percorso procedurale errato ha comportato l'inammissibilità del ricorso.
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Motivi nuovi appello: quando sono inammissibili?
Un soggetto, condannato in appello per detenzione e spaccio di hashish, ricorre in Cassazione. Tra le varie doglianze, presenta una memoria con motivi nuovi appello, chiedendo l'applicazione della non punibilità per tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che i motivi nuovi devono essere tempestivi e avere una connessione funzionale con quelli originari, condizioni mancate nel caso di specie.
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Particolare tenuità del fatto: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per la detenzione di 9,9 grammi di eroina, rigettando il suo ricorso. La Corte ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, valorizzando non solo il quantitativo e la pericolosità della sostanza, ma anche un precedente penale e numerosi precedenti di polizia. Tali elementi, nel loro complesso, delineano una condotta non occasionale, ostacolando il riconoscimento del beneficio. È stata inoltre confermata la legittimità del diniego delle attenuanti generiche, ritenendo sufficiente una motivazione implicita desumibile dalla valutazione complessiva della gravità del reato e della personalità dell'imputato.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
Un individuo, condannato con patteggiamento per detenzione di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove sulla destinazione della sostanza. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che, a seguito della Riforma Orlando, l'impugnazione è limitata a questioni di qualificazione giuridica, illegalità della pena o vizi del consenso, escludendo riesami nel merito dei fatti.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti (cocaina e hashish), che chiedeva la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità della droga, ma deve considerare l'intera condotta. Nel caso specifico, l'attività di spaccio non era rudimentale, ma organizzata, con diverse tipologie di sostanze, ingenti proventi e canali di rifornimento stabili, elementi che escludono la minima offensività richiesta per il riconoscimento del fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina e crack. La difesa chiedeva di riconoscere l'ipotesi del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato che la grande quantità di stupefacente, capace di generare centinaia di dosi, e la natura organizzata dell'attività sono elementi sufficienti per escludere tale attenuante, delineando un'offensività ben superiore a quella minima richiesta dalla norma.
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