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Art. 7 Convenzione EDU — Anno 2025

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200 provvedimenti

Altri anni per Art. 7 Convenzione EDU

Sequestro preventivo: i limiti del ricorso del terzo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due soci di una società alberghiera, terzi estranei al reato, avverso un'ordinanza di sequestro preventivo. La sentenza chiarisce che i terzi possono contestare solo la propria titolarità del bene e l'assenza di un loro contributo al reato, ma non possono sindacare nel merito la sussistenza degli indizi a carico dell'indagato principale o l'adeguatezza della motivazione del giudice, se non in caso di vizio radicale. È stata inoltre ribadita la distinzione tra sequestro preventivo 'impeditivo' e quello finalizzato alla confisca.
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Estradizione e reciprocità: la Cassazione decide
La Cassazione conferma l'estradizione di un cittadino italiano verso Monaco, respingendo i motivi legati al principio di reciprocità, prescrizione e violazione dei diritti fondamentali. La sentenza chiarisce l'applicazione della Convenzione europea di estradizione, sottolineando che la reciprocità è una facoltà politica e che per la prescrizione vale la legge dello Stato richiedente, se ratificata dall'Italia.
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Confisca di prevenzione: legittima anche con legge nuova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo contro la confisca di prevenzione di un suo immobile. Il ricorrente sosteneva l'applicazione retroattiva di una legge a lui sfavorevole, ma la Corte ha chiarito che le misure di prevenzione, a differenza delle pene, sono regolate dalla legge in vigore al momento della loro applicazione. La sentenza ha confermato la legittimità della confisca basata sulla pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla sua abitudine a vivere con i proventi di attività delittuose, e sulla sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati.
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Confisca per lottizzazione abusiva: quando è lecita?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8067 del 2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro una decisione della Corte d'Appello che confermava la confisca di terreni oggetto di lottizzazione abusiva, nonostante la prescrizione del reato. Gli imputati lamentavano la violazione del diritto di difesa, poiché il processo si era concluso prima dell'assunzione delle prove a loro favore. La Suprema Corte ha stabilito che la confisca per lottizzazione abusiva è legittima anche dopo la prescrizione, a condizione che sia avvenuto un "pieno accertamento del fatto". Tale accertamento non richiede l'acquisizione di tutte le prove ammesse, ma si basa sul materiale probatorio raccolto fino al momento della prescrizione, se ritenuto dal giudice sufficiente e completo per dimostrare la sussistenza del reato, nel pieno rispetto del contraddittorio.
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Responsabilità amministratore non esecutivo: il caso
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione irrogata da un'autorità di vigilanza a un amministratore non esecutivo di un istituto di credito. La sanzione riguardava l'omissione di informazioni cruciali nei prospetti di offerta al pubblico. La Corte ha stabilito che la responsabilità dell'amministratore non esecutivo sussiste anche a titolo di colpa, sottolineando il suo dovere attivo di informarsi e vigilare, non potendo fare mero affidamento sulle informazioni fornite dagli organi esecutivi, specialmente in presenza di segnali di allarme.
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Confisca per equivalente: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro una confisca per equivalente disposta in esecuzione di una sentenza di San Marino. La Corte ha stabilito che la misura è legittima, anche se non prevista dalla legge italiana al tempo del reato, in base alle norme sulla cooperazione giudiziaria internazionale e alla Convenzione di Strasburgo, che prevalgono sul principio di stretta territorialità della sanzione.
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Ordine di demolizione: legittimo anche dopo 30 anni
L'erede di un immobile oggetto di un ordine di demolizione risalente a 30 anni prima ricorre in Cassazione, invocando la sproporzionalità della sanzione e la pendenza di un condono. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, affermando che il tempo trascorso a causa dell'inerzia del proprietario non rende illegittima la demolizione. La richiesta di condono, inoltre, non sospende l'esecuzione se il suo accoglimento è improbabile.
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Riduzione pena rito abbreviato: no al beneficio se appelli
Un imputato, condannato con rito abbreviato, ha impugnato la sentenza in appello. Successivamente, ha richiesto la riduzione di pena di un sesto, prevista per chi non impugna la condanna di primo grado. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il beneficio della riduzione di pena è strettamente legato alla mancata proposizione di qualsiasi impugnazione contro la sentenza di primo grado, con l'obiettivo di accelerare la definizione dei processi. Aver presentato appello esclude categoricamente l'accesso a tale sconto.
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Ricorso per cassazione: conversione in opposizione
Una società proponeva ricorso per cassazione avverso un'ordinanza della Corte d'Appello che rigettava la richiesta di revoca della confisca di un immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato che il rimedio corretto non era il ricorso, ma l'opposizione davanti allo stesso giudice dell'esecuzione. Applicando il principio della conservazione degli atti giuridici, ha qualificato l'impugnazione come opposizione e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello competente.
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Ne bis in idem: quando non si può eccepire in Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti per sollevare l'eccezione del principio ne bis in idem. Il caso riguarda una condanna per occupazione abusiva di un immobile pubblico. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, specificando che il divieto di un secondo processo per lo stesso fatto non può essere eccepito per la prima volta in Cassazione se richiede un'analisi fattuale, riservata ai giudici di merito.
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Rito abbreviato e ergastolo: no alla riduzione pena
Un condannato all'ergastolo ha richiesto la commutazione della pena in 30 anni di reclusione, basandosi sul diritto al rito abbreviato negatogli in primo grado. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il beneficio della riduzione di pena in fase esecutiva spetta solo a chi è stato effettivamente ammesso al rito abbreviato durante il processo. Poiché la richiesta iniziale fu dichiarata inammissibile e non riproposta in appello, il condannato non ha mai acquisito il diritto al trattamento più favorevole.
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Sentenza nulla: errore materiale e mancanza di motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato una sentenza nulla perché, pur indicando correttamente l'imputato nell'intestazione, la motivazione e il dispositivo si riferivano a un reato e a persone completamente diverse. Questo errore palese costituisce una mancanza di motivazione che porta alla nullità dell'atto, non alla sua inesistenza. Il caso è stato rinviato a un'altra Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Ordine di demolizione: è proporzionato e legittimo?
Un proprietario ha impugnato un ordine di demolizione per due unità abitative abusive, sostenendo fossero la sua unica casa e che vi fossero domande di condono in sospeso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'ordine di demolizione. La Corte ha stabilito che le domande di condono erano inammissibili poiché le opere erano state completate dopo la scadenza di legge. Inoltre, la demolizione è stata ritenuta una misura proporzionata, bilanciando il diritto all'abitazione con l'interesse pubblico al rispetto delle normative urbanistiche.
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Ordine di demolizione: non è una pena, no prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2607/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva l'estinzione dell'ordine per prescrizione, equiparandolo a una pena. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato: l'ordine di demolizione non è una sanzione penale, ma una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria. Pertanto, non si applica la prescrizione quinquennale e l'ordine deve essere eseguito indipendentemente dal tempo trascorso.
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Giudicato cautelare e overruling giurisprudenziale
La Corte di Cassazione ha stabilito che un mutamento consolidato della giurisprudenza (overruling) può superare l'efficacia del giudicato cautelare. Nel caso specifico, la Corte ha confermato la liberazione di un imputato per decorrenza dei termini, applicando un nuovo orientamento secondo cui la sospensione dei termini di custodia non si estende a chi era libero al momento dell'emissione del provvedimento di sospensione. Questa evoluzione del "diritto vivente" prevale sulla preclusione processuale per tutelare diritti fondamentali come la libertà personale e la parità di trattamento.
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Dichiarazione di domicilio appello: onere e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello a causa della mancata inclusione di un riferimento specifico alla dichiarazione di domicilio nell'atto di impugnazione. La sentenza ha stabilito che l'onere formale previsto dall'art. 581, comma 1 ter, cod.proc.pen. (norma all'epoca vigente), non violava il diritto di difesa ma ne regolava le modalità di esercizio, rendendo legittima la sanzione dell'inammissibilità in caso di omissione.
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Omesso versamento ritenute: quando il ricorso è nullo
Un imprenditore, condannato per omesso versamento delle ritenute previdenziali, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica dell'avviso di accertamento dall'INPS, atto che costituisce condizione di punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per tale notifica è sufficiente la raccomandata con compiuta giacenza. Inoltre, ha sottolineato come la recidiva specifica dell'imputato impedisse l'applicazione di benefici come la particolare tenuità del fatto, confermando la condanna.
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Estradizione processuale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino contro la sua consegna alla Svizzera, richiesta per reati di truffa. La sentenza ribadisce i principi in materia di estradizione processuale, specificando che la valutazione degli indizi di colpevolezza da parte del giudice italiano è sommaria e non segue i rigorosi criteri del processo interno. Inoltre, la Corte ha confermato che la decisione di rifiutare l'estradizione per reati commessi anche in Italia è una facoltà discrezionale che spetta al Ministro della Giustizia e non all'autorità giudiziaria.
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Peculato fondi pubblici: quando la spesa è reato
La Corte di Cassazione affronta un caso di peculato fondi pubblici a carico di un consigliere regionale, condannato per aver utilizzato fondi del gruppo consiliare per spese non istituzionali, come l'acquisto di regali di lusso. La sentenza chiarisce che tutti i fondi pubblici hanno un vincolo di destinazione istituzionale, anche in assenza di normative regionali specifiche. Parte dei reati è stata dichiarata estinta per prescrizione. La Corte ha inoltre stabilito che un giudice d'appello può redigere ex novo la motivazione di una sentenza di primo grado che ne sia totalmente priva, senza che ciò comporti una violazione del diritto di difesa.
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Rescissione del giudicato: il termine è la consegna
La Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla rescissione del giudicato. In caso di esecuzione di un Mandato d'Arresto Europeo, il termine di 30 giorni per presentare l'istanza non decorre dall'arresto all'estero, ma dal momento della consegna del condannato alle autorità italiane. La Corte ha annullato l'ordinanza che aveva dichiarato tardiva l'istanza, basandosi su una recente decisione delle Sezioni Unite penali.
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