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Art. 7 Convenzione EDU — Anno 2025

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200 provvedimenti

Altri anni per Art. 7 Convenzione EDU

Sorveglianza particolare: basta un solo episodio?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35164/2025, ha stabilito che per l'applicazione del regime di sorveglianza particolare ex art. 14-bis ord. pen. non è necessaria una pluralità di comportamenti illeciti. Anche una singola condotta, se qualitativamente grave e idonea a compromettere la sicurezza dell'istituto penitenziario, può giustificare la misura. Il caso riguardava un detenuto trovato in possesso di un micro-telefono, una scheda SIM e sostanze stupefacenti. La Corte ha annullato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva erroneamente ritenuto indispensabile la reiterazione delle condotte, sottolineando la natura preventiva della misura.
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Responsabilità amministratore: doveri e sanzioni Consob
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la sanzione Consob a carico di un amministratore non esecutivo di un istituto di credito. La Corte ha stabilito che la sua posizione non lo esonera da precisi doveri di vigilanza attiva. È stata rigettata la richiesta di applicare principi penalistici come il 'favor rei', ribadendo che la responsabilità dell'amministratore non esecutivo deriva dal mancato esercizio del potere-dovere di informarsi e intervenire, specialmente in presenza di segnali di allarme sulla gestione societaria.
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Confisca urbanistica: società schermo e mala fede
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca urbanistica di un complesso immobiliare, respingendo il ricorso di una società che ne rivendicava la proprietà. La Corte ha stabilito che la società non poteva essere considerata terza in buona fede, bensì una 'società schermo' creata dai familiari condannati per lottizzazione abusiva. Anche se la socia accomandataria è stata assolta, i legami familiari e la consapevolezza dell'illecito hanno escluso la buona fede, rendendo legittima la confisca.
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Confisca per equivalente: limiti del terzo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della confisca per equivalente disposta a seguito di una sentenza di patteggiamento. Due società, terze rispetto al procedimento penale, hanno impugnato la confisca dei loro beni, sostenendo la sproporzione della misura e la loro estraneità ai fatti. La Corte ha rigettato i ricorsi, stabilendo un principio fondamentale: in sede di esecuzione, il terzo proprietario può solo rivendicare la titolarità effettiva del bene, ma non può contestare i presupposti e la legittimità della confisca stessa, questioni che dovevano essere sollevate nel processo di cognizione dagli imputati.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la prescrizione
Tre individui condannati per usura hanno presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali, un errato calcolo della prescrizione e la violazione del divieto di peggiorare la loro condanna in appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando i motivi generici e infondati. Ha chiarito che le prove erano state acquisite correttamente nel rispetto del contraddittorio, che la prescrizione non era maturata a causa della natura continuata del reato e delle aggravanti, e che non vi era stata alcuna violazione del principio di 'reformatio in peius'.
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Sanzioni CONSOB: la responsabilità dell’amministratore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un amministratore di un istituto di credito, confermando le sanzioni CONSOB a suo carico. L'ordinanza stabilisce che anche gli amministratori senza deleghe hanno un dovere di agire informati e di vigilanza, non potendo invocare l'ignoranza di fronte a evidenti segnali di allarme. La Corte ha inoltre ribadito che, in materia di illeciti amministrativi, vige una presunzione di colpa, spettando all'amministratore l'onere di provare di aver agito con la dovuta diligenza.
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Responsabilità amministratori banca: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione inflitta dall'autorità di vigilanza a un ex componente del consiglio di amministrazione di una banca. Il caso riguarda la responsabilità degli amministratori della banca per l'omissione di informazioni cruciali nei prospetti destinati al pubblico. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, chiarendo che anche gli amministratori privi di deleghe operative hanno un dovere di vigilanza e informazione. È stato inoltre ribadito che la sanzione ha natura amministrativa e non penale, e che vige una presunzione di colpa, per cui spetta all'amministratore dimostrare di aver agito diligentemente per evitare la violazione.
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Inammissibilità appello: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello che aveva dichiarato l'inammissibilità di un appello per eccessivo formalismo e genericità dei motivi. La Suprema Corte ha censurato l'approccio formalistico, ritenendo che le finalità della norma fossero state raggiunte. In via decisiva, ha rilevato che il reato era già estinto per prescrizione prima ancora della sentenza di primo grado, annullando così la condanna senza rinvio.
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Appello licenza internato: la Cassazione chiarisce
Un internato ha impugnato il diniego di una licenza. La Cassazione ha riqualificato il ricorso, stabilendo che l'appello licenza internato va presentato al Tribunale di Sorveglianza, non direttamente in Cassazione, e ha trasmesso gli atti all'organo competente.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente sanzionato per l'omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. Il caso verteva sulla legittimità dell'applicazione retroattiva del raddoppio dei termini per l'accertamento. La Suprema Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che la norma sul raddoppio dei termini ha natura procedimentale e non sostanziale. Pertanto, in base al principio 'tempus regit actum', si applica anche ai periodi d'imposta antecedenti alla sua entrata in vigore, respingendo tutte le altre doglianze del ricorrente.
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Estinzione del reato: quale legge si applica?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che negava l'estinzione del reato perché non era stata pagata la pena pecuniaria. La Cassazione ha chiarito che la nuova legge, introdotta dalla Riforma Cartabia, che subordina l'estinzione al pagamento, non può essere applicata retroattivamente ai reati commessi prima della sua entrata in vigore, in applicazione del principio della legge più favorevole al reo.
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Regime 41-bis: la Cassazione conferma la proroga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto condannato per reati di mafia, confermando la legittimità della proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che le norme sul 41-bis hanno natura procedurale e non penale sostanziale, pertanto si applica il principio del "tempus regit actum", rendendo le modifiche normative applicabili anche ai reati commessi in precedenza. Inoltre, ha ritenuto sufficiente la motivazione del Tribunale di Sorveglianza basata sulla probabilità della persistente pericolosità sociale e sulla capacità del detenuto di mantenere legami con l'organizzazione criminale.
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Revoca giudizio abbreviato: scelta irrevocabile?
Un imputato, condannato all'ergastolo, ha richiesto in fase esecutiva la conversione della pena in trent'anni di reclusione. Sosteneva che la sua precedente decisione di revoca del giudizio abbreviato era stata viziata da una norma poi dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la revoca del giudizio abbreviato è una scelta processuale consapevole e definitiva. Tale scelta genera una preclusione che impedisce di tornare sui propri passi, poiché gli atti processuali sono regolati dal principio del 'tempus regit actum' e non dalla retroattività della legge più favorevole.
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Divieto di reformatio in pejus: quando è precluso?
Un imputato, condannato per peculato, ricorre in Cassazione lamentando la violazione del divieto di reformatio in pejus da parte della Corte d'Appello in sede di rinvio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, poiché la censura sulla determinazione della pena non era stata sollevata nel precedente ricorso, risultando quindi preclusa.
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Confisca per equivalente: no alla retroattività
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13518/2025, ha annullato una confisca per equivalente disposta a carico di due amministratori per reati tributari. I reati, commessi nel 2012, erano stati dichiarati prescritti, ma la Corte d'Appello aveva confermato la misura ablativa. La Cassazione ha stabilito che la norma che consente la confisca anche dopo la prescrizione (art. 578-bis c.p.p.), avendo natura sostanziale e sanzionatoria, non può essere applicata retroattivamente a fatti antecedenti la sua entrata in vigore, in ossequio al principio di irretroattività della legge penale sfavorevole.
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Confisca per equivalente: quando colpisce i terzi?
Una terza persona ricorre in Cassazione contro l'ordinanza che dispone la confisca di un immobile a lei intestato, sostenendo che tale bene non fosse nella disponibilità del condannato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente può colpire beni di terzi quando, pur non essendone formalmente proprietari, il condannato ne abbia la 'disponibilità' di fatto. La Corte ha inoltre confermato che l'individuazione di tali beni spetta al Pubblico Ministero in fase esecutiva, garantendo al terzo la possibilità di opporsi successivamente davanti al giudice dell'esecuzione. La decisione della corte di merito, basata su una valutazione complessiva di vari indizi (rapporto di lavoro tra le parti, prezzo di vendita anomalo, diritto di abitazione mantenuto dal condannato), è stata ritenuta logicamente corretta.
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Sospensione patente e reato: la Cassazione decide
Una persona condannata per guida in stato di ebbrezza ha impugnato la sentenza, sostenendo che la precedente sospensione patente amministrativa violasse il principio del 'ne bis in idem' (divieto di doppio processo). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la sanzione amministrativa e quella penale sono due misure complementari e coordinate, che insieme costituiscono una risposta unitaria all'illecito. Pertanto, non si configura una duplicazione di sanzioni. Sono stati rigettati anche i motivi relativi all'affidabilità dell'etilometro e alla richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Responsabilità amministratore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione pecuniaria a carico di un amministratore non esecutivo di un istituto di credito per le omissioni informative contenute nei prospetti relativi a due aumenti di capitale. L'ordinanza stabilisce che la responsabilità amministratore sussiste anche in assenza di deleghe specifiche, a causa del generale dovere di agire informati e di vigilare. La Corte ha ritenuto che l'amministratore, pur essendo in carica solo per una parte del periodo rilevante, avesse l'obbligo di conoscere e intervenire su criticità note, come il fenomeno del "capitale finanziato" e le modalità di determinazione del prezzo delle azioni. Il ricorso è stato rigettato, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva già ridotto la sanzione iniziale.
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Responsabilità disciplinare notaio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la sanzione disciplinare di sei mesi di sospensione a un notaio per molteplici violazioni, tra cui l'aver operato al di fuori degli studi autorizzati, aver rogato atti di compravendita basati su usucapione non accertata giudizialmente e aver trasferito immobili rurali non correttamente censiti al catasto. La sentenza ribadisce l'elevato dovere di diligenza che grava sul professionista, sottolineando come la responsabilità disciplinare del notaio sussista indipendentemente dalla validità civilistica dell'atto.
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Protezione complementare: no all’automatismo ostativo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19672/2025, ha accolto il ricorso di un cittadino straniero a cui era stata negata la protezione complementare a causa di un precedente penale. La Corte ha stabilito che non può esistere un automatismo ostativo: il giudice deve sempre effettuare una valutazione attuale e concreta della pericolosità sociale, bilanciandola con il percorso di integrazione della persona, come il lungo soggiorno in Italia, i legami familiari e la stabilità lavorativa. La decisione del tribunale, basata su un'automatica presunzione di pericolosità, è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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